Secondo il sempre bene informato Jason Schreier sarebbe in lavorazione un remake di The Last of Us, ma quest’ultima, a quanto pare, potrebbe diventare una vera e propria odissea. Analizziamo alcuni aspetti dell’inchiesta pubblicata su Bloomberg e anche di come la stampa di settore ha reagito a questa notizia.

Un remake inutile

The Last of Us è senz’altro il canto del cigno di una generazione – quella di PlayStation 3 – partita con non poche difficoltà. È stato anche la definitiva conferma delle capacità di Naughty Dog che, alzando ulteriormente l’asticella rispetto agli Uncharted, aveva finalmente prodotto qualcosa di davvero diverso. Sia Uncharted che The Last of Us, peraltro, sono stati tra i primi ad aver avuto un’edizione remastered per PlayStation 4. Tutti, o quasi, hanno avuto modo di giocarli negli anni a venire: noi, per questo motivo, fatichiamo a capire i motivi alla base della produzione di un remake. Perché qualcuno dovrebbe anche solo pensare di realizzarne uno? Per motivi commerciali? Ma soprattutto, che senso avrebbe avuto far partire l’operazione legata al remake prima dell’uscita di The Last of Us Part II?

Se prendiamo per vero ciò che riporta la firma di Bloomberg, l’idea non è partita né da Sony né da Naughty Dog ma da Visual Arts Support Group. Questi ultimi, nati come studio di supporto in seno ai PlayStation Studios e al loro primo progetto importante, avevano dapprima ricevuto il via libera ma, dopo aver addirittura realizzato una sezione del gioco a mo’ di vertical slice (non è dato saper quale e neanche con quale engine), si sono visti recapitare il parere negativo di Sony e del capo degli Studios stessi, l’ex Guerrilla Hermen Hulst. Lo scetticismo tuttavia non era dovuto all’effettiva inutilità di un remake, quanto ad una questione di costi. L’Head of PlayStation’s Studios (ruolo che gli viene assegnato nel novembre 2019) ha infatti ritenuto The Last of Us Remake troppo costoso da produrre, perché avrebbe richiesto un nuovo engine specifico per PlayStation 5.

The Last of Us
È davvero necessario un Remake?

L’operazione sarebbe stata giustificabile (anche come tempistiche) se realizzata in maniera simile a Marvel’s Spider Man su PS5 (pochi aggiustamenti visivi e qualche limatura a volti e animazioni facciali), ma qui le date proprio non tornano. Ricostruiamo alcune tappe. Le prime info su PS5 sono arrivate per la prima volta da Mark Cerny, che ha rilasciato un’intervista a Wired il 16 aprile 2019. Il 24 settembre del 2019, allo State of Play, fu mostrato The Last of Us Part II, con data d’uscita per il 21 febbraio 2020 (poi spostata di qualche mese). Ma non solo. Furono annunciati anche i giochi mensili destinati al Plus, tra i quali c’era The Last of Us Remastered. Da novembre in poi (mese in cui si insedia Hulst) ogni giorno sarebbe potuto essere quello buono per discutere su un remake da fare su una console che non si era neanche vista. Anche applicando tutte le migliorie che abbiamo visto nel sequel, proponendo il remake assieme a una versione del secondo capitolo aggiornato a PS5, sembra una cosa senza senso. Aggiungiamo un ulteriore tassello a questo mosaico: chi ha preso l’ultima console di casa Sony ha anche accesso alla PlayStation Plus Collection e tra i titoli disponibili c’è nuovamente The Last of Us Remastered. Per chi possiede anche la versione PS3, dovrebbe spendere ancora 80 euro (nella peggiore delle ipotesi) per un titolo che ha già giocato su due console? Quale valore aggiunto potrebbe mai portare un’esclusiva in grado di uscire su tre generazioni di console consecutive?  

Abbiamo avuto il privilegio di recensire il secondo capitolo, attendiamo la serie TV, ma il remake non ci convince per niente.

Le persone sono sempre importanti

Noi siamo rimasti di sasso solo a leggere l’articolo e ancora di più nel pensare che ci sia qualcuno in grado anche solo di pensare ad un remake del primo The Last of Us, ma non è finita qui. Schreier infatti, ha poi aggiunto su Twitter una stoccata diretta alla stampa, colpevole, a seguito del suo scritto, di parlare solo dei titoli e non dei veri protagonisti: le persone.

 

Qual era il primo punto di contatto tra PlayStation e i giocatori? Esatto, i forum ufficiali. Ovviamente chiusi con un messaggio di preavviso, dopo essere stati appena spostati un anno prima. Ebbene, è stata data la notizia da tutti ma non si è mai saputo chi abbia optato per tale decisione ne per quale motivo. Dietro quei forum c’erano persone impegnate da anni in un vero lavoro, spesso ingrato e difficile, non certo considerabili di serie B, specie se consideriamo quella che dovrebbe essere la filosofia di PlayStation, da sempre vicina ai giocatori.

PlayStation Forum nel 2014

Shuhei Yoshida o l’ex Shawn Layden, per citare due nomi a caso nei quadri dirigenziali del recente passato, non avrebbero mai preso una decisione simile, e ci giochiamo quel che volete nel dirlo. Ne aggiungiamo un’altra, che è passata quasi sotto traccia: la migrazione del PlayStation Blog, con conseguente sparizione del blog Europeo (di cui rimangono solo account Twitter e Facebook). Anche in questo caso, silenzio totale. Anche qui, altre persone sacrificate sull’altare del profitto. Francamente, quando leggiamo di community abituate troppo bene ci viene da ridere: pensate alla “gioia” della community PlayStation europea nell’apprendere che la Ellie Edition di The Last of Us part II sarebbe stata riservata al solo mercato statunitense. O ancora: possiamo parlare del programma MVP PlayStation, chiuso da Sony senza troppe spiegazioni e del quale in Europa, si son viste le briciole. Potremmo andare avanti per molto senza timor di smentita per dimostrare che i problemi in Sony ci sono anche altrove.

La stampa è morta

Di tutta l’intera vicenda raccontata da Schreier, lascia interdetti come l’eventuale The Last of Us Remake sia stato raccontato come un annuncio da E3 e non il frutto di una decisione decisamente discutibile di Sony, con team che cambiano continuamente. Per quanto riguarda il mancato sequel di Days Gone non abbiamo abbastanza elementi per giudicarne la scelta fatta da Sony in quanto non l’abbiamo ancora giocato. Nemmeno la petizione lanciata da una parte della community ci aiuta a fare una valutazione di pro e contro. Ci è capitato invece di leggere in giro una Sony che all’improvviso non ha più la capacità di creare nuove IP o di gestire i suoi studi (come se PlayStation avesse solo Bend Studio e Naughty Dog). Non bastasse questo, alcuni tendono sistematicamente a sminuire produzioni “minori” quali Astro’s Playroom, Dreams, Concrete Genie e altre.

The Last of Us
Astro’s Playroom è una perla non una semplice tech demo

Una narrazione un po’ sterile, che neanche tiene conto della pandemia e nemmeno per sogno cita il VR su cui Sony continua ad investire. Troviamo altrettanto assurdo pensare a complotti o peggio ancora che non si possa criticare PlayStation. Il diritto di critica anche duro c’è sempre stato ma quando il platform owner giapponese sbagliava certa stampa non faceva un plissé. Potremmo ricordare le arrabbiature dell’utenza PlayStation quando fu introdotto il Plus obbligatorio per il multiplayer o tutte le critiche pesantissime ai giochi indie durante i primi anni di PlayStation 4 o ancora la totale assenza del lettore Blu-Ray 4K abbastanza curiosa per chi come Sony produce anche film. Visto che ci siamo, rammentiamo a chi legge le critiche che si prese il colosso nipponico dopo aver sborsato 3,4 miliardi di dollari per l’acquisto di Columbia Pictures nel 1989. Dopo quella spesa, Sony continuava a collezionare fallimenti al botteghino e il Washington Post se ne uscì così. Tornando ai videogiochi, ci si è dimenticati troppo in fretta cosa disse Shawn Layden, non meno di un anno fa, quando nel corso di un intervento a GameLab Live poi ripreso da gamesindustry.biz disse che produrre titoli AAA stava raggiungendo costi troppo alti e che si sarebbe potuti arrivare ad un possibile aumento dei prezzi, oppure un approccio diverso. Titoli più brevi in modo da scongiurare un aumento dei costi di produzione e del costo di un videogioco. Ecco bastava riportare queste dichiarazioni, non i like che Layden mette ora (abbiamo ricevuto anche noi in altre circostanze like da Yoshida ma restiamo umili). Ultima considerazione che ci viene spontanea dopo averne lette di ogni, sull’impossibilità da parte di PlayStation di creare un abbonamento simile al Game Pass di Microsoft, confidiamo di desiderarlo non perché ci piace l’idea piuttosto per vedere cosa scriverà la stampa che oggi sostiene che non è possibile (che è la medesima che si è dimenticata troppo in fretta le dichiarazioni di Shawn Layden a cui facevamo riferimento sopra). Viene da chiederci perché dobbiamo sempre aspettare che a far questo tipo d’inchieste in questo settore devono anzi, deve essere sempre e solo lui e quando lo fa, nessuno si fa due domande. Ci sorprendiamo come si parli in maniera superficiale di “community PlayStation” quando lanciano petizioni senza che nessuno si chieda chi ha chiuso quelle ufficiali.