Bentornati ad un nuovo episodio di Ciò che un gioco ci lascia; stavolta parleremo di uno dei migliori giochi di ruolo di questa generazione, The Witcher 3.

Sviluppato dallo studio polacco CD Projekt Red, il gioco trae ispirazione dalla serie di romanzi di Andrzej Sapkowski, la cui penna ha dato vita al fantastico mondo in cui hanno luogo le avventure del witcher Geralt di Rivia, di Ciri, Yennefer e ogni altro personaggio che vive in quell’universo. In questo articolo poseremo la nostra attenzione sull’ultimo capitolo della famosa saga videoludica, naturalmente volgendo come sempre la nostra attenzione su cosa il gioco ci lascia a livello emotivo. Andiamo prima a riassumere in breve la trama di uno dei migliori titoli della scorsa generazione.

A caccia

The Witcher 3 si presenta come un gioco di ruolo in cui riprendiamo il viaggio di Geralt di Rivia, in cerca della maga Yennefer nella speranza di ricevere il suo aiuto per trovare Ciri, la quale, per il famoso strigo, è come una figlia. Raggiunto da Yennefer, Geralt viene scortato dall’imperatore di Nilfgaard e padre di Ciri Emhyr var Emreis, il quale richiede i servigi del protagonista proprio per trovare la figlia, braccata dalla Caccia Selvaggia.

Qui comincerà il nostro vero viaggio in un mondo vastissimo che ci metterà a disposizione una moltitudine di possibilità per quanto riguarda non solo le destinazioni del nostro viaggio ma anche la personalizzazione del nostro personaggio sarà estremamente varia. Tutto cio è possibile grazie alle innumerevoli armi, armature, oggetti e incantesimi disponibili. Uno dei lati migliori del gioco infatti è senz’altro la libertà di azione e i vari approcci ad ogni situazione che ci si presenterà. Come Witcher infatti potremo accettare vari contratti che ci verranno commissionati da una moltitudine di persone diverse per i più svariati motivi. Magari incontreremo un giovane uomo che ci chiederà di spezzare una maledizione che lo affligge oppure un capovillaggio potrebbe chiederci di terminare un mostro giunto da poco che uccide bestiame e persone. Quale che sia il motivo, l’importante è ricordare che quello è il nostro lavoro e, in quanto tale, sarà possibile contrattare sul prezzo per il nostro servizio. Dopotutto, il denaro non sarà mai abbastanza.

Ma veniamo ora a ciò di cui davvero trattano questi articoli, ovvero lo spirito del gioco e le emozioni che esso trasmette.

The Witcher 3

Un mondo in movimento

The Witcher 3 è ciò che io definisco un gioco “vivo”. Esso non ti catapulta in un mondo governato da algoritmi, codici e software. Ogni movimento che facciamo, ogni passo che compiamo, ci sembrerà di essere in tutto e per tutto in un universo dove facciamo parte di qualcosa che sembra essere più grande di noi. Guardando l’orizzonte ci sembrerà di essere estremamente piccoli e non degli invincibili eroi attorno a cui ruota tutto. Non parliamo solamente di una IA che muove gli abitanti in modo realistico in base all’ora del giorno e al luogo. Le voci che circolano per le strade, i commenti dei villici, la caratterizzazione di ognuno di loro, a partire dall’aspetto, dal primo impatto, dall’accento, fino ad arrivare al modo di porsi nei nostri confronti e delle altre persone. Tutto ciò contribuisce a rendere il gioco un capolavoro nel campo dell’immersione, catapultandoci in luoghi dove i dilemmi morali ci saranno di peso non solo per le conseguenze che avranno nel gioco ma anche per come le nostre scelte ci faranno sentire a livello emotivo. Prendere una decisione di dubbia moralità, anche a fin di bene, dover scegliere “il male minore“, concetto ricorrente all’interno del brand, è qualcosa che avrà su di noi un peso non indifferente. Le nostre scelte infatti daranno luogo a conseguenze che possono andare dal semplice arresto di una persona fino al decidere le sorti di interi regni e naturalmente esse influenzeranno anche il progredire della storia principale e il suo finale.

Politica nei videogiochi? Sì grazie

Un discorso che emerge mentre si parla di The Witcher 3 è senza ombra di dubbio quello della politica nei videogiochi. Sebbene molti negli ultimi tempi denunciano la cosa come inappropriata e poco consona al mondo videoludico, come già menzionato in un nostro precedente articolo il videogioco, essendo di fatto una forma d’arte e come tale anche un mezzo di comunicazione, va a braccetto con tale argomento. Innumerevoli sono i titoli considerati capolavori dove la politica gioca un ruolo fondamentale. La saga di Metal Gear Solid è senz’altro un esempio ma anche The Witcher fa parte di questa branca. In un mondo dove la guerra imperversa noi saremo infatti chiamati a prendere parte a tale conflitto. Naturalmente potremmo decidere di restarne fuori ma anche il non prendere una decisione avrà delle conseguenze. Potremmo infatti vivere in un regno prospero ma estremamente intollerante verso ogni forma di non umano e di magia, vivere in un impero la cui cultura permetterà una totale integrazione di ogni razza ed etnia assieme ad un notevole progresso scientifico oppure in un mondo dove l’industria e la produzione portano enorme profitto. Tuttavia, il prezzo sarà una sorta di dittatura che priverà gran parte della popolazione della propria libertà. Ogni scelta, ogni decisione, ogni percorso, anche quelli che decideremo di non prendere, daranno il via ad eventi che verranno ad influenzare anche noi. The Witcher 3 è in grado di lasciarci non solo emozioni meravigliose ma anche pesanti fardelli che graveranno sia sul personaggio che staremo controllando sia che su di noi.

The Witcher 3

Siamo arrivati anche oggi alla conclusione di questa nostra analisi. Per finire, possiamo dire che The Witcher 3 immerge il giocatore come pochissimi giochi dello stesso genere hanno saputo fare, grazie ad un mondo in movimento e ad una caratterizzazione di ogni personaggio degna di ogni lode. Il coinvolgimento del giocatore nelle scelte riguardanti non solo la storia principale ma tutto il mondo di gioco, sia che esse riguardino una singola persona o un intero regno, rende l’esperienza estremamente “reale”, al punto da farci sviluppare una fortissima empatia con chiunque ci troviamo davanti. Come titolo possiamo dire che ha sicuramente meritato il Goty e che ci auguriamo che la prossima e ormai vicinissima fatica dei CD Projekt Red, Cyberpunk 2077, in uscita il 10 dicembre, non sia da meno.

Detto questo vi salutiamo gente! Arrivederci e a presto con altri episodi di Ciò che un gioco ci lascia!