Anno 2552. L’umanità è in guerra contro i Covenant, una confederazione formata da varie razze extraterrestri che, lottando in nome della loro fede, vedono nella razza umana degli eretici da estirpare. Sul pianeta Reach, che ha dato i natali ai potenti soldati Spartan, geneticamente modificati per essere immensamente più potenti di un normale essere umano, i Covenant hanno lanciato un’offensiva conclusasi con la totale devastazione del pianeta, annientando quasi tutti gli Spartan esistenti, ma facendosene sfuggire uno in particolare, non il più forte, il più veloce o il più intelligente. Quel soldato, ibernato a bordo della Pillar of Autumn, si ritroverà presto in un mondo artificiale ad anello chiamato Halo, e da li la sua storia diventerà col tempo una leggenda. Per noi tuttavia l’anno è il 2001, e sulle console Microsoft, le nuove Xbox, approda Halo, un titolo che diventerà uno dei pilastri portanti del mondo videoludico, trasformando ciò che un gioco ci lascia da emozioni a veri e propri sentimenti.

Sono passati 19 anni ormai, e Halo è diventato parte delle nostre vite come ben più di una saga cui ci siamo appassionati. Il gioco è diventato un fenomeno che, a chi ha imparato ad apprezzarlo, non ha fatto altro che donare un immenso universo di storie che, canoniche o meno, abbiamo amato. Dall’epopea di John-117 sino alle peripezie di marines o altri Spartan sopravvissuti, Halo è riuscito ad insinuare quasi un senso di famiglia in noi che lo abbiamo vissuto. Il titolo, che ha delineato una rotta su cui ogni sparatutto in prima persona moderno sta viaggiando ancora oggi, è riuscito a emozionare non solamente grazie a un gameplay che ha sorpreso in positivo la critica e soprattutto i giocatori, ma anche per merito di un comparto artistico, sia da un punto di vista musicale, con una colonna sonora che accompagna in modo a dir poco perfetto ogni momento di gioco, facendo venire la pelle d’oca a ogni nota o verso, sia da un punto di vista puramente visivo, elemento che ha saputo meravigliare milioni di giocatori in tutto il mondo, continuando a farlo ancora oggi.

Ciò che un gioco ci lascia

Proprio quest’ultimo è da sempre stato uno dei punti focali del brand, offrendo panorami che rimangono impressi nella mente dal primo momento in cui l’occhio si posa su di essi. Il momento in cui per la prima volta alziamo gli occhi al cielo e osserviamo l’anello su cui siamo stagliarsi sopra di noi, dividendo il cielo a metà, è tutt’oggi considerato uno dei momenti più iconici della storia dei videogiochi. Ogni luogo, che si tratti di natura o di strutture artificiali, è in grado di far nascere nel giocatore una moltitudine di emozioni e di sentimenti estremamente variegati, mantenendo però come comune denominatore il farci sentire di trovarci di fronte a qualcosa di immensamente più grande di noi, non solo in senso letterale.

Nel corso degli anni, infatti, Halo ha espanso il suo universo con una moltitudine di elementi e di media che vanno dai film, alle serie a ovviamente i numerosi libri divisi in trilogie. Tutto questo ha contribuito a creare non solo un brand, ma una vera e propria immensa mitologia che rende Halo qualcosa di estremamente profondo. Iniziando come una “semplice” guerra tra umanità e razze aliene, la storia arriva a toccare elementi quasi mistici, portando il giocatore a essere coinvolto in argomenti quali le origini dell’umanità come la si conosce, scoprire chi sono e addirittura incontrare i suoi precursori, facendoci confrontare con il nostro passato come razza fino a farci costruire e affrontare il futuro della stessa, rendendoci allo stesso tempo pionieri e successori di un’eredità che ancora non siamo in grado di comprendere, proprio a causa della natura umana che pesa sulle nostre spalle.

Ciò che un gioco ci lascia

Ed è anche questo un punto focale che ci porta a sentirci in sintonia con questa serie. L’uomo viene dipinto in molti modi, da più punti di vista. Possiamo vedere come l’umanità possa essere fautrice di enormi opere di bene, come può essere vittima, ma anche come può essere carnefice, come il più forte opprime il debole, e addirittura come mero servitore o schiavo. Questo ci porta naturalmente a sentirci parte attiva del mondo di gioco, identificando molte situazioni in esso rappresentate come realistiche, facendoci anche riflettere e, nel migliore dei casi, realizzare di avere ideali che fino ad allora non ci saremmo sognati di sostenere. Halo, da questo punto di vista, è un gioco politico, un brand che lancia messaggi molto forti di ogni tipo, di accettazione, come possiamo vedere dall’amicizia tra Master Chief e l’Arbiter, di giustizia e di coscienza di sapere quale sia la cosa giusta da fare al di là di ciò che ordinano la società o le autorità, di impegno e costanza, e anche di volontà di prendere decisioni che potrebbero a primo impatto sembrarci dannose.

Una delle cose più importanti di Halo, però, è di sicuro ciò che esso ha creato al di fuori dei nostri schermi. Ha creato una vera e propria comunità mondiale, partendo dai salotti di casa, dove ci trovavamo con gli amici durante i pomeriggi e le sere e passavamo ore a giocare fra noi, sfidandoci e cooperando per raggiungere ogni tipo di obiettivo, sia che fosse prefisso dal gioco sia che fosse personale. Da lì ha lentamente dato vita a un fenomeno di massa che è stato origine di ciò che è Halo oggi, che da videogioco si è trasformato in qualcosa che ha unito le persone in tutto il mondo tramite confronti sul web, creazione di gruppi di gioco, arrivati a contare decine di migliaia di persone, tra cui questo sito, 17K Group, dove tutti abbiamo potuto conoscere amici che ancora oggi fanno parte della nostra vita, unendo persone che col tempo hanno cominciato a considerarsi quasi come una famiglia. Certo, non siamo perfetti, molte volte nascono discussioni che sfociano in liti dai toni molto forti, alcune volte addirittura volgari, ma ciò che Halo ha creato non verrà rovinato da momenti dimenticabili, perché nel tempo ha sempre continuato a farsi amare e a essere l’origine di molti legami che perdurano ancora oggi, ad anni dalla loro nascita.

Ciò che un gioco ci lascia

Signori, vorrei concludere qui questa mia analisi sul brand ringraziandovi come sempre di essere arrivati fino a questo punto. Se siete come noi appassionati di questa serie che possiamo ormai considerare arte, vi posso solo augurare di avere vissuto bei momenti grazie a esso, e che ne possiate passare altrettanti in futuro. Grazie ancora e al prossimo episodio di Ciò che un gioco ci lascia!