Bentornati in Ciò che un gioco ci lascia, dova esaminiamo che cosa nelle opere videoludiche permette loro di lasciare un segno nelle nostre menti e nei nostri spiriti. Oggi parliamo del recentissimo The Last of Us 2, gioco che ha raccolto numerosissimi consensi da parte di tutta la critica, diventando il miglior lancio su PlayStation 4 con oltre quattro milioni di copie vendute nei quattro giorni successivi al Day One. Andiamo ora a parlare brevemente della trama del gioco, naturalmente senza fare alcuno spoiler per chi ancora non avesse avuto modo di giocare questo capolavoro.

Sono passati cinque anni dalle vicende del primo capitolo, e possiamo vedere una nuova Ellie vivere la propria vita a Jackson, comunità in cui è andata a vivere insieme a Joel, dopo che questi la portò via dalle Luci quando il gruppo cercò di creare un vaccino sfruttando la sua immunità, cosa che però l’avrebbe uccisa. Qui possiamo osservare la giovane protagonista alle prese con i compiti di pattuglia e ricognizione per conto della comunità, assieme a quella che sembra essere una nuova compagna di vita, Dina.
Nonostante le prime ora passino in modo spensierato, la trama prenderà il via molto rapidamente quando Ellie verrà costretta da vari avvenimenti a viaggiare lontana da Jackson, accompagnata da Dina, verso un luogo dove gli infetti saranno solo l’ultimo dei suoi problemi, costringendo le due ad adoperarsi per poter sopravvivere sia contro il fungo, sia contro nuovi gruppi di sopravvissuti pronti a strappare le loro vite, portando Ellie a un profondo cambiamento.

Ed è qui che abbiamo il primo dei concetti chiave che portano questo gioco a rimanere impresso nei cuori dei giocatori. Il cambiamento, assieme all’adattamento, è ciò che rende ogni personaggio di questo titolo estremamente credibile. La crescita delle persone all’interno dell’opera, proprio come fu nel primo capitolo, porta noi giocatori a provare una fortissima empatia verso ognuno di quegli individui che vediamo agire nello schermo. Vedere come le persone possono cambiare in base a ciò che devono proteggere o in base a quello che desiderano distruggere e strappare via è una cosa spaventosa, molto più degli infetti, perché sono comportamenti che tutt’ora sono ben presenti e radicati nell’essere umano, e sono tali aspetti che fin troppo spesso creano veri e propri mostri.

Dopo il cambiamento, un altro importante concetto che fa di questo gioco degno di essere ricordato vengono l’empatia e i sentimenti. Stavolta, però, non parliamo di ciò che proveremo noi giocatori verso i personaggi, cosa che comunque sarà ben presente all’interno del titolo, bensì delle emozioni reciproche presenti tra gli stessi. Ad accentuare questo elemento vi saranno infatti numerosissime interazioni tra Ellie e altre persone, ma il gioco, complice il voler raccontarci la storia da diversi punti di vista, riesce ad approfondire i legami e i sentimenti tra una moltitudine di personaggi diversi. Avremo modo di osservare le loro reazioni alle disgrazie che vivono i propri cari o di vedere come individui si comportano nei confronti di qualcuno che hanno appena conosciuto, non solo nelle cutscene, ma anche durante il gameplay: qui potremo osservare interazioni fra noi e nemici umani, oppure ascoltare dialoghi che, se ascoltati con attenzione, faranno notare la cura che gli sviluppatori e gli sceneggiatori hanno messo per poter riprodurre al meglio quei sentimenti e quell’empatia che vedremo nel gioco, riuscendo perfino a sottolineare quando questi aspetti dell’animo umano siano assenti, cosa per nulla semplice da fare senza rischiare di creare un personaggio piatto.

Questi due elementi ci portano così ad un’altra caratteristica che rende questo gioco un vero capolavoro narrativo, ovvero la caratterizzazione dei personaggi. Per poter esprimere al meglio sentimenti, emotività ed empatia, bisogna naturalmente essere in grado di incastrare tutti questi elementi in modo che essi non creino caos, portando così a dei personaggi piatti. Qui, Naught Dog è riuscita a riprodurre quegli aspetti in modo magistrale, facendoci trovare quindi dei personaggi completi in ogni aspetto, mostrando ognuno di essi non solo in base al ruolo che hanno all’interno della trama, ma dipingendoli come esseri umani in un mondo crudele oramai prossimo alla totale distruzione, e questo ci porta finalmente alla cosa che più di tutte rende The Last of Us Episodio 2 un titolo in grado di lasciare davvero qualcosa nei giocatori: il coinvolgimento.

Coinvolgere un giocatore potrà sembrare a primo impatto il minimo per un gioco, ma spesso è una cosa che si dà talmente per scontata, che si scambia il semplice mostrare qualcosa che piace al pubblico come vero coinvolgimento. The Last of Us 2, invece, è capace di coinvolgerci non solo mostrandoci un’opera visivamente splendida e narrata in modo quasi perfetto, ma lo fa rendendo ogni momento significativo per chi si trova all’interno del mondo di gioco significativo anche per noi, andando a colpirci quasi sul personale e portando alla luce emozioni dirette non solo verso ciò che vediamo sullo schermo, ma anche verso noi stessi, facendoci provare gioia, divertimento, profonda tristezza, disperazione, rabbia e odio, e rendendo ognuno di questi sentimenti mutevoli e in continua evoluzione e cambiamento, esattamente come è per Ellie e ogni altra persona del titolo.

Conclusa questa analisi, non posso fare altro che dire che The Last of Us Episodio 2 è un meraviglioso canto del cigno per PlayStation 4, un’opera che ci fa ridere e piangere, gioire e adirare, ma per chiunque sappia giocare non solo con le mani e con la mente, ma anche con il cuore, questo titolo rimarrà per sempre nei ricordi come un’opera che, sebbene non sia priva di difetti, esattamente come i suoi personaggi, è e rimarrà una pietra miliare nella storia videoludica.

Sperando vivamente che questa analisi sia stata di vostro gradimento, vi invito sempre a condividere le vostre opinioni, anche se discordanti, per poter condividere il vostro pensiero a riguardo mentre, se ancora non avete avuto modo di recuperare questo titolo, potrete trovarlo a questo link.

Grazie per aver letto fin qui, alla prossima con un altro episodio di “Ciò che un gioco ci lascia“, ogni due settimane solo su 17K Group.