Bentornati in Ciò che un gioco ci lascia, dove quelle che oggi sono opere d’arte videoludica vengono trattate per ciò che sono in grado di trasmettere a livello emotivo.

Oggi, complice la recente uscita di The Last of Us Parte 2, parleremo di una delle esclusive Sony più amate e apprezzate dai giocatori e dalla stampa, ovvero il primo capitolo della serie. Uscita inizialmente su PlayStation 3, The Last of Us propone un’esperienza di gioco che fa di trama e narrazione i suoi punti di forza, avvicinando tale esperienza a quella di opere quali libri o spettacoli teatrali. Andiamo ora, come è nostra consuetudine, a parlarvi della trama del gioco, così da potervi dare un piccolo contesto di ciò di cui discuteremo ora.

In un mondo perfettamente normale, una famiglia formata da padre e figlia si trova ad affrontare l’inizio di una catastrofe che metterà il mondo in ginocchio. Mentre il caos dilaga tra le strade, questi due, assieme al fratello di lui, partono per fuggire dalla città, ma trovano solamente morte e distruzione. Dopo un feroce incidente in auto, padre e figlia tentano di fuggire a piedi, ma vengono fermati da un militare che, invece di aiutarli, spara a entrambi, uccidendo la figlia dodicenne di quello che sarà Joel, il protagonista del titolo.
Gli anni passano, e la catastrofe si è rivelata essere un fungo in grado di prendere controllo di un corpo ospite controllandone le azioni, esattamente come un parassita e analogo a ciò che nella realtà molti funghi sono in grado di fare con insetti e aracnidi.
Joel, che ormai si limita a sopravvivere preoccupandosi solamente di arrivare al giorno successivo con la vita ancora in corpo, vive in una delle varie città fortificate e militarizzate che tengono i cittadini sotto un ferreo regime quasi dittatoriale. Qui, a Joel viene dato l’incarico di scortare Ellie, una ragazza quattordicenne all’apparenza del tutto normale, sino a una locazione segreta, senza che gli venga dato un preciso motivo. Da qui, il viaggio si intreccerà con quello di molte persone, cambiando e rafforzando il legame tra i due, sino a farlo diventare il perno sul quale si compiranno scelte che decreteranno il destino di molte persone oltre a loro.

Fermandoci qui per evitare spoiler a chi volesse recuperare questo piccolo capolavoro, ci tengo ora a parlare dei motivi per cui ho deciso di trattare questo titolo in questa rubrica.

Da molti considerato il canto del cigno della PlayStation 3, questo gioco, grazie alla minuziosa cura che la famosa casa di sviluppo Naughty Dog ha messo in elementi quali trama e narrazione, è in grado di far provare al giocatore una serie di emozioni che raramente si erano mai sentite grazie a un gioco prima di allora. Un altro elemento che ha dato un enorme contributo all’impatto che The Last of Us ha avuto nei giocatori sono le ambientazioni estremamente suggestive ed evocative. Poter viaggiare in un mondo dove la civiltà è stata cacciata via dalla natura, con comunità ridotte a piccoli avamposti e cittadine e con il verde di prati, alberi e intere foreste che invade gli edifici, riprendendosi ciò che in origine era suo, è un’esperienza che colpirebbe chiunque. In questo titolo, però, il modo in cui hanno ricreato queste atmosfere è al tempo stesso surreale ma realistico, lasciando a bocca aperta il giocatore, che si ritroverà a vagare per questi scenari provando un senso di meraviglia misto ad angoscia.

Ciò che però rende il dono emotivo che questo titolo offre veramente speciale, è come esso mostra in modo diretto e brutale quanto l’umanità riesce a essere se stessa anche in un momento simile, dipingendo su una tela la miseria e la crudeltà che questa è in grado di infliggere ai suoi simili. Vengono messi da parte legami, empatia e pietà in favore della mera legge del più forte, condannando i più fragili o, semplicemente, chi non si sottomette ciecamente alle regole imposte, alla morte o all’esilio, che spesso equivale a morte certa, dal momento che il mondo al di fuori delle mura non è altro che un oscuro scenario, ove infetti di ogni tipo sono pronti a uccidere tutto ciò che non è un infetto a sua volta.

Di questi legami ve n’è uno in particolare: quello accennato prima tra Joel e Ellie, i due protagonisti di questa storia. Ellie conosce un Joel che, a distanza di anni dalla perdita della figlia, rimane una persona dilaniata e il cui animo è stato fatto a pezzi. Pezzi che vedremo man mano ricomporsi, andando a vedere come un amore, simile a quello che vi è tra un genitore e una figlia che si vogliono davvero bene, può essere così potente da sanare anni di dolore.
Ellie si rivela per Joel non solo una ragazza da proteggere. Grazie a lei, Joel impara anche a essere migliore, a lottare per una vita migliore e non solo per sopravvivere un giorno in più senza essere fucilato o sbranato. Vediamo così come la ragazza sia in grado di far crescere chi sta attorno a lei, riuscendo a creare un rapporto sano in un mondo dove di sano non è rimasto sostanzialmente nulla. Joel, da parte sua, insegna a Ellie come fidarsi delle persone, anche se questo vuol dire esporsi, cosa per niente facile per un ragazzo di quattordici anni che vive in un mondo normale e che, di conseguenza, per una ragazza che ha vissuto in un mondo come quello, dove si uccide o si viene uccisi, diventa una cosa al limite dell’impossibile. Imparando a fidarsi di Joel, Ellie riesce a lottare per gli altri oltre che per se stessa, cosa che nel gioco possiamo vedere chiaramente.

Questo ci porta a esaminare un altro elemento che coinvolge il giocatore in modo estremo, ovvero la crescita dei personaggi. Dall’inizio alla fine del gioco assistiamo a una crescita costante dei protagonisti, rapida forse, ma che si rivela al tempo stesso, ovviamente nel contesto nel quale è costruito il gioco, molto realistica. Vederli cambiare porta quasi a provare la sensazione di viaggiare insieme a loro, fino ad arrivare a provare empatia nei loro confronti. La crescita dei due non è solo dovuta al tempo che trascorre, ma sono anche le esperienze vissute insieme che cambiano profondamente i protagonisti, aprendo loro nuovi modi di vedere la vita e permettendo loro di variare punto di vista, così da guardare le cose da diverse prospettive. Poter osservare questi cambiamenti è estremamente affascinante e ci permette di capire al meglio la psicologia dei personaggi. Durante il titolo, vivendo queste esperienze insieme a Joel ed Ellie, ci troveremo a trattenere il fiato, sorridere, piangere, provare gioia e timore, fino a voler continuare il titolo non per noi o per vedere come finisce, ma per poter portare a termine un compito che a noi sembrerà giusto.

Possiamo concludere qui questa analisi, e possiamo solamente augurarci che questo titolo possa aver emozionato molti di voi o, per chi non avesse avuto modo di recuperarlo, che potrà farlo. Infatti, se desiderate recuperare The Last of Us, potrete farlo acquistando il prodotto in edizione rimasterizzata per PlayStation 4 a questo link. Vi ricordo che il titolo è disponibile sia per PlayStation 3, sia per PlayStation 4. Naturalmente, il prossimo articolo di questa rubrica sarà dedicato a The Last of Us 2.

A presto con un nuovo episodio di Ciò che un gioco ci lascia!