Bentornati a “Ciò che un gioco ci lascia“, dove esaminiamo ciò che le avventure videoludiche che ci hanno accompagnati durante la nostra vita sono state in grado di lasciarci a livello emotivo.

Oggi parliamo di Life is Strange, gioco sviluppato da Dontnod Entertainment e distribuito da Square Enix. Questa avventura grafica si presenta come un titolo la cui colonna portante rimane una storia sostenuta da una narrazione che immedesima il giocatore all’interno del titolo tramite un sistema di scelte che, man mano, andranno a modificare gli eventi del gioco, portandolo a due diversi finali, preceduti da una serie di situazioni, che andranno a determinare l’esperienza di gioco del giocatore e l’esperienza di vita della protagonista. Andiamo ora, come di consueto, a parlarvi della storia del gioco e di cosa andremo ad affrontare.

Life is Strange si apre su una lezione di fotografia, cui Max Caulfield, la protagonista, sta partecipando nel giorno del suo diciottesimo compleanno. Essa si rende conto proprio durante questa lezione di avere la capacità di riavvolgere il tempo, potere che prova rispondendo ad alcune domande da parte del suo professore. Uscita dalla classe e successivamente entrata nei servizi igienici per ragazze assiste ad un litigio tra Chloe Price, una sua amica d’infanzia che non vede da anni, e uno studente della scuola, litigio che si conclude in tragedia con la ragazza vittima di un colpo sparato dalla pistola che il ragazzo aveva con sé. Conscia dei suoi nuovi poteri, Max riavvolge il tempo per poter salvare la ragazza distraendo il “futuro” assassino facendo cadere attrezzi da pulizia dando così il tempo a Chloe di fuggire.
Da qui, insieme a quest’ultima, esploreremo questa capacità, trovandoci davanti alle numerosissime scelte citate prima che ci porteranno ad altrettante situazioni ma, a differenza di molte avventure grafiche, il nostro potere ci darà la capacità di riavvolgere quanto accaduto e di provare ogni scelta più e più volte.

Passando invece al motivo principale per cui siete qui, quello che Life is Strange è in grado di lasciare in noi giocatori non si può riassumere in poche parole: il titolo fa provare una moltitudine di emozioni, oltre al divertimento classico che si può percepire quando si ha un pad o una tastiera tra le mani, si può sentire anche il divertimento che la protagonista prova quando è felice, la sua rabbia quando è frustrata, la sua disperazione nei momenti più bui nel gioco o anche la sua paura negli attimi di maggior tensione e ansia.
Il toccare temi molto delicati come depressione, suicidio o abuso di potere influisce enormemente su come il titolo sia in grado di trasmettere tutte queste emozioni al giocatore che, trovandosi di fronte a una storia il cui esito dipenderà esclusivamente dalle sue scelte, percepirà la tensione come se egli fosse realmente li, in quella situazione che la protagonista Max Caulfield sta affrontando.
Il poter scegliere addirittura cose semplici come il tipo di colazione potrà sembrare una sciocchezza senza senso, una cosa su cui ridere, ma il fatto di avere il controllo anche su queste piccole cose quotidiane in alcuni punti del gioco ci aiuta a immergerci nell’ambiente di gioco, in quella cittadina che impareremo ad amare o a odiare come se ci vivessimo noi.
Altro motivo per cui il titolo è in grado di coinvolgerci spaventosamente, è il suo metterci in situazioni che, nel contesto sovrannaturale in cui si svolgono, sono estremamente normali, situazioni nelle quali potremmo trovarci facilmente o in cui ci siamo già trovati. L’essere vittime di bullismo, fuggire dalla famiglia per potersi sentire liberi, la paura e la preoccupazione di essere scoperti nel fare qualcosa che non dovremmo e le situazioni di pericolo in cui molti di noi potrebbero essersi cacciati durante l’adolescenza sono ciò che ci fa provare empatia per le protagoniste, agendo sulle nostre menti e riesumando ricordi di emozioni provate in quei precisi istanti delle nostre vite.

Parlando invece delle scelte menzionate prima, il gioco riesce a far immergere il giocatore all’interno del suo mondo, non soltanto mettendolo di fronte a numerose scelte, dandogli l’illusione di poter riavvolgere a piacimento il tempo per poter prendere le decisioni più vantaggiose per lui senza preoccuparsi di ciò che accadrà dopo, ma facendo anche man mano pesare lentamente le conseguenza delle nostre azioni, che si faranno sentire dall’inizio, seppur in modo quasi impercettibile, sino alla fine del gioco. Il tutto diviene un perfetto esempio per la teoria dell’effetto farfalla, trattata nel gioco in modo molto attivo con rappresentazioni pratiche di come, nel tempo, anche una piccola azione può provocare un enorme effetto valanga che ci investirà in tutta la sua violenza.
Il darci un potere per poi farci capire, spesso in modo brutale, che ciò che facciamo ha sempre e comunque una ripercussione su ciò che ci circonda, ci invoglia a continuare cercando un modo per risolvere le situazioni che si verranno a creare.

Per concludere, Life is Strange merita un posto in questa rubrica per la sua capacità di rendere il giocatore fautore del suo destino, dandogli allo stesso tempo controllo sulle situazioni ma facendogli prendere la responsabilità delle sue azioni.

Come al solito, se volete provare questo fantastico titolo potrete trovarlo a questo link per PC, Xbox One e PlayStation 4. Per il resto, vi posso solamente salutare e invitarvi a continuare a seguire “Ciò che un gioco ci lascia”. A presto gente!