Benvenuti nel secondo articolo di questa rubrica, oggi vorrei parlare di uno dei titoli più famosi delle ultime due generazioni.
Per quanto molti di voi potrebbero non apprezzarlo, è innegabile che Dark Souls sia una delle saghe videoludiche che più ha segnato il mondo del gaming negli ultimi anni.
In questo articolo andremo a esaminare ciò che, a mio personale avviso, Dark Souls merita di essere ricordato per “ciò che un gioco ci lascia”.

Come sempre, eccovi una piccola storia del titolo, tengo a precisare però che oggi parlerò solamente del primo capitolo, in quanto è quello che più mi ha colpito della trilogia.

Dark Souls è un action/RPG sviluppato da From Software, erede spirituale di Demon’s Souls, inizialmente uscì nel 2011 solamente su PlayStation 3 e Xbox 360, approdando poi su PC circa un anno dopo (con un porting non proprio di successo) solo successivamente nella sua versione completa con il contenuto scaricabile Artoryas of the Abyss, mentre nel 2018 il titolo è arrivato anche su Xbox One, PlayStation 4 e Nintendo Switch grazie alla sua versione Remastered, anch’essa completa di DLC.
Il titolo presenta un mondo in cui dovremo muoverci con attenzione, in quanto esso è creato per punire gli errori dei giocatori.
Possiamo naturalmente scegliere lo stile di gioco a noi più congeniale, optando quindi per un potente guerriero in armatura pesante, un agile ma fragile combattente oppure potremo adottare uno stile di combattimento più arcano, potendo scegliere tra incantesimi, miracoli o piromanzie.
Il mondo di gioco presenta varie aree interconnesse tra loro, permettendo al giocatore di intraprendere varie strade sin dall’inizio del gioco, donando un senso di libertà e di immedesimazione capaci di coinvolgere come pochi altri giochi della sua generazione.

Ciò che un gioco ci lascia
I momenti per riposare non mancheranno.

Passiamo ora a parlare delle vere motivazioni che mi hanno spinto a scrivere questo articolo.
Come sempre vi avviso che da qui saranno presenti anche spoiler piuttosto pesanti, per cui se non avete ancora avuto il piacere di toccare con mano questo titolo procedete a vostro rischio e pericolo.

Dark Souls è capace di fare ciò che pochissimi giochi sono stati in grado di fare nell’ultimo decennio, esso infatti ha la capacità di “far salire di livello” il giocatore insieme al suo personaggio.
A cosa mi riferisco è presto detto, il gioco infatti è strutturato in modo che non siano solamente le statistiche o semplicemente “i numeri” del nostro avatar a determinare la vittoria o la sconfitta, la cosa davvero determinante infatti sarà la nostra abilità come giocatore di muoversi con abilità e scaltrezza mentale nell’ambiente di gioco.
Questo non si riduce solamente a capire come e quando attaccare ma anche al capire dove e come posizionarsi, muoversi e spostarsi nelle varie aree di gioco, tenendo conto di tutte le variabili come spostamenti dei nemici, possibili trappole o imboscate.
Se a inizio gioco siamo propensi a esporci a spada tratta e scudo alla mano o se sparare dardi incantati, man mano nel gioco sapremo utilizzare al meglio le risorse che abbiamo, tra le più importanti stamina, numero di incantesimi utilizzabili e relativi slot e infine gli oggetti come Fiaschette Estus e Umanità.
Ciò che porta davvero a comprendere appieno il titolo permettendogli di dare il meglio di sé è capire che la morte non è di per se una sconfitta, ma forse la più grande insegnante all’interno del gioco, dal momento che essa funge da monito e da punizione per i giocatori che commettono errori, portando loro a cambiare approccio e man mano a migliorare la loro strategia preparandoli così alle aree successive, che porteranno con loro nuove sfide che una volta superate sapranno dare al giocatore una soddisfazione non indifferente.

Ciò che un gioco ci lascia
Le arene costituiranno un enorme ostacolo… oppure una gigantesca occasione.

Parlando proprio della soddisfazione, essa è un altro fattore importante per quanto riguardo ciò che questo titolo è capace di lasciarci, se da una parte abbiamo infatti la frustrazione di non riuscire a superare determinate aree o alcuni boss, il continuare a provare non farà altro che migliorarci fino ad uscire vincitori dalla difficoltà che ci teneva bloccati.
Con quel successo arriva infatti una soddisfazione che pochi altri giochi sono in grado di dare, in quanto la difficoltà quasi per nulla artificiale sta proprio nel nostro approccio in una determinata situazione.
Questo concetto ci accompagna fino alla fine del gioco, dandoci un costante senso di crescita sia come personaggio che come giocatore, cosa che porta al naturale desiderio di mettere alla prova le proprie capacità in aree difficoltose, contro determinati boss o utilizzando determinati equipaggiamenti mai usati in precedenza, rendendo di fatto frustrazione, successo e soddisfazione un circolo vizioso che contribuisce unicamente ad aumentare la nostra voglia di giocare.

Oltre a questo bisogna riconoscere a Dark Souls un merito importante, ma prima una piccola premessa.
Molti criticano il modo in cui il titolo ti lancia in questo mondo senza una spiegazione, senza una “trama“, senza alcuna delucidazione su dove andare e cosa fare per capire ciò che succede attorno a noi.
Tutto questo però è ciò che invece contribuisce a coinvolgere il giocatore ancora di più facendolo sentire immerso appieno nel mondo di gioco, questo per il semplice fatto che il gioco al suo interno ha tali informazioni, ma esse sono sparse, frammentate, e il giocatore deve cercarle e metterle insieme usando la sua testa per poterle capire, deve comprendere la storia del mondo di gioco per poter poi comprendere anche la sua.
Tutto questo ci porta ai finali del titolo, uno in cui potremo dire di aver prolungato l’epoca d’oro del mondo sacrificando noi stessi e uno in cui prenderemo il controllo di ogni cosa dando inizio a una nuova era.
Tali finali sono entrambi capaci di lasciare il giocatore a fissare i titoli di coda scorrere a schermo riflettendo su ciò che ha appena fatto oltre che su cosa ha visto, e questo grazie al modo in cui Dark Souls e il suo mondo si presentano al giocatore, rendendolo parte integrale di essi utilizzando metodi visti raramente in altri giochi.

Ciò che un gioco ci lascia
La varietà di boss e nemici è per noi fonte di ispirazione per nuove tattiche e strategie.

Questo signori è ciò che per me è stato Dark Souls, un viaggio, un’esperienza, una serie di difficoltà, traguardi e soddisfazioni che sono stati in grado di regalarmi centinaia di ore di emozioni.

Detto questo, se desiderate provare questo titolo o se volete anche solo rigiocarlo, potrete acquistarlo al seguente link.

Acquista Dark Souls Remastered su Amazon.

Se per voi è stato lo stesso, o anche se è stato del tutto diverso, fatemi sapere la vostra opinione nei commenti, per il resto posso solamente salutarvi e invitarvi a seguire anche il prossimo episodio della rubrica “Ciò che un gioco ci lascia“!