Rivivere Skyrim – Una piccola premessa

Come avrete capito dal titolo, oggi vi porto a rivivere Skyrim, la punta di diamante della serie The Elder Scrolls. Ci tengo a fare una piccola premessa, però. Diciamoci la verità, la quarantena ci sta affossando tutti quanti. Chi più chi meno, sentiamo il peso non tanto della reclusione, ma della convivenza forzata magari in dinamiche familiari non proprio brillanti e pacifiche. Potrei tirar giù un elenco infinito di situazioni ma non mi pare il caso.
Sappiate solo che, comunque, non siete soli. Proprio per i motivi di cui sopra, faticavo a trovare idee valide per buttare giù un articolo che fosse interessante e piacevole da leggere. Ho macinato, ci ho pensato a lungo… fino a giungere alla più semplice delle conclusioni: portarvi quello che mi piace. Ho avuto modo di rivivere Skyrim in questa quarantena, da suo affezionato giocatore (ci ho giocato non stop dalla prima release), ora che il tempo me l’ha permesso. Volevo quindi esplorare con voi le ragioni per cui su Skyrim, bene o male, ci si torna sempre. Magari non abbiamo più voglia di seguire la storia principale, eppure ci attrae ugualmente, come se fosse la nostra casa, che ci accoglie ogni volta che ne abbiamo bisogno. Ecco, parleremo di questo.

Questo non sarà un articolo carico di tecnicismi. No, probabilmente non ne avremo affatto. Sarà un viaggio per giocatori, un’immersione in un gioco che non è scevro di difetti, anzi, ma che sa abbracciare il giocatore che sa ascoltare, regalandogli una delle esperienze più preziose di sempre.

Rivivere Skyrim – Mondo Vibrante

Perché proprio questo, nella linea dei The Elder Scrolls? Perché proprio un gioco Bethesda? Mille domande che avranno risposta parziale. Vi avrei volentieri parlato di Oblivion, il mio capitolo preferito della saga più prolifica di Bethesda, ma nessuno mi impedisce di poterlo fare più avanti.
Skyrim, perché quando l’hanno annunciato ero un adolescente disperato, in piena crisi emozionale. Skyrim perché mi ha dato un’alternativa, mi ha permesso di razionalizzare il caos della mia mente quando il mondo esterno non faceva altro che prendermi a pedate nello sterno. Mi forniva un respiro, mi dava equilibrio. Mi lasciava libero, libero di riflettere, per poi tornare nella vera giungla che è la vita di tutti i giorni.
C’è una differenza sostanziale fra questo quinto capitolo e il suo predecessore, Oblivion, ed è una differenza che esiste soltanto per me. Quando mi perdevo per i boschi di Cyrodill, a caccia di portali daedrici in quel di Chorrol, la mia vita era sì complicata, ma non ne subivo gli effetti. Ero troppo piccolo.
Le foreste del Falkreath, in Skyrim, mi hanno accolto invece quando più ne avevo bisogno. Sono state una terapia, in un certo qual modo, come tutti quei giochi capaci di toccarti l’anima e lasciarti viaggiare in un mondo così vicino al tuo, ma allo stesso tempo ben lontano dalla tua comprensione. Vedi Shadow of the Colossus, di cui ormai ho parlato già troppo.

Mondo Vibrante – Dritti nel gioco

Ci ritroviamo su un carro, appena superati i confini della regione, verso un destino a quanto pare ignoto. Ecco, questa scena è diventata meme material di prima qualità, pure io fatico a prenderla sul serio adesso, ma fermatevi un momento a pensare a quanto sia iconico quel momento, a quanto sia d’impatto la prima volta. Legato, costretto su un carro con sconosciuti o semi-conosciuti – Ulfric Manto di Tempesta, per dirne uno, con una benda sulla bocca per la pericolosità della sua Voce.

Venti minuti o giù di lì per passare il prologo, poi finiamo catapultati nel mondo vibrante di Skyrim. Creiamo il nostro personaggio (e qui i più puntigliosi come me ci perderanno minimo otto giorni per la personalizzazione) e poi scopriamo subito dopo di dover farci tagliare la testa come dei salami. Bene. Se non fosse che, però, sarebbe troppo strano. Giunge un drago, una bestia nera che oscura il cielo con le sue grandi ali membranose, gridando parole arcane in una lingua che a molti è ormai ignota. Qui comincia la nostra storia.

Rivivere Skyrim – Ancora un passo avanti

Per vie trasverse scappiamo, decidendo quale sia il nostro compare, e ci gettiamo fuori da Helgen, la fortezza che sarebbe stata la nostra tomba, per vivere una nuova vita a Skyrim. Se hai scelto un Nord, conosci bene queste contrade. È la tua terra, e ora hai un’occasione per ricominciare. Se hai scelto un’Imperiale o un Redguard, piuttosto che un Orco o un Elfo, magari è la prima volta che ci metti piede. Questo ruolo, questa scelta, dipende unicamente da voi, dalla vostra immaginazione, dalla vostra capacità di immedesimarvi. Ma ci arriveremo, passo dopo passo.

Rivivere Skyrim, e perché no, rivivere il suo trailer

Per ora lasciate la mano di chi vi ha salvato e dirigetevi a Riverwood, stando attenti ai lupi sulla strada e al circolo di pietre che vi chiama, invocando il vostro nome dall’antico cielo…

Questo è Skyrim: un prodotto che si impara ad amare dopo qualche istante, ma che è capace di offrirti un’esperienza di gioco unica a ogni giocata.

Rivivere Skyrim – Galline giganti e Trenino Thomas

Se stai leggendo quest’articolo, probabilmente avrai giocato a Skyrim così tanto che la Bethesda ti ha mandato per posta la residenza a Riverwood. Bene, quindi possiamo aprire il vaso di Pandora: le mod, le mod! Modificazioni in gioco che vanno dal semplice rimodernare le texture all’aggiunta di contenuti totalmente nuovi, coi propri modelli e la propria regolamentazione. Ecco, in tal senso sono un po’ la miccia che tiene vivo ogni TES, seppure costituiscano una lama a doppio taglio.
Ricercare una struttura moderna dell’acqua, una geofisica più curata dei fondali è esaltante, e inserire nel gioco le texture in HD degli alberi, delle foglie, aumentare la massa della vegetazione in gioco lo è ancora di più. Aggiungere nuovi aspetti al proprio personaggio, partorire razze totalmente personalizzate come gli Spriggan giocabili è divertente. Ricercare la bellezza estetica per risollevare un gioco è la dichiarazione d’amore più grande verso quell’opera. E per Skyrim, questo amore è infinito quanto le sue mod.


Abbiamo di tutto, veramente di tutto: dal rifacimento stilistico di Riverwood all’aggiunta di tutta Cyrodill esplorabile; dalle armi della Terra di Mezzo a veri e propri nuovi universi narrativi che usano Skyrim come tela bianca, per esempio Enderal. Poi ci sono le mod più immersive, quelle che permettono a Skyrim di continuare a vivere così tanto, grazie a una community amorevole e in continua espansione anche dopo tutti questi anni.
Nuovi NPC, dialoghi estesi per i personaggi esistenti, la possibilità di scegliere, da noi, il nostro destino, senza per forza cominciare come prigionieri, senza dover abbracciare il destino del Dovahkiin.

Rivivere Skyrim – Il lato oscuro delle mod

C’è poi quella sezione di mod grigie, neutrali: non fanno né male né bene, va a discrezione del giocatore. Riempirsi il gioco di donnine promiscue e garzoni ben dotati può anche starci. Accompagnarli tutti in terme segrete nascoste sotto le locande per attività ludiche particolari… Be’, vi strizzo l’occhio, anche se sono mod estremamente situazionali che lasciano il tempo che trovano, in un gioco in cui il focus principale è l’immersione.

Poi abbiamo il male puro. Dimenticatevi Alduin, c’è il Trenino Thomas a fare le sue veci. Galline? Vi siete divertiti così tanto a ucciderle, e adesso i modder le hanno trasformate in draghi. Oppure, dove sono finiti i draghi? Be’, guardate al posto delle galline. Ho visto veramente di tutto, negli anni, e mi stupisco continuamente di quanto contenuto satirico la gente possa creare, il che va bene, fino a un certo punto. Provare una mod del genere, riderci su e buttarla nel dimenticatoio è una cosa eccellente; deturpare la vostra esperienza di gioco, invece, con tali goliardie, è stupido.

Rivivere Skyrim – Sangue di Drago, cuore di fungo

“Dovahkiin, Dovahkiin! Torna il Sangue di Drago per sconfiggere Alduin!” – l’euforia della questline principale.
Ci sono affezionato così tanto che dopo averla rigiocata una quindicina di volte, ormai la evito. Non ve lo aspettavate, vero? Penso che sia così un po’ per tutti i veterani di questo titolo.
Si torna a Skyrim per provare emozioni nuove, si torna a Skyrim per vedere quanto altro abbia da offrire: i Barbagrigia, la riscoperta delle Blades, la faida tra Alduin e Paarthurnax sono tutti elementi affascinanti, piacevoli ed epici. Ma non è qualcosa che il giocatore vorrebbe sperimentare così spesso. No, perché le profondità del quinto capitolo delle antiche pergamene va ben oltre.
La trama principale è la punta dell’iceberg di un quadro infinito di possibilità.

Mettiamo che io voglia diventare Arcimago di Winterhold, Eroe dei Compagni o, perché no, un Nightingale, attraverso la fama e la benedizione nella gilda dei ladri. No, mi oppongo! Voglio invece fare il bandito fuori dalle porte di Riverwood, e strappare la faccia perennemente sorridente di Faendal. Anzi, ho cambiato idea: voglio essere un Rinnegato, e ascendere al legame del corvo facendomi strappare il cuore – lì ci aiutano le mod, come ho detto sopra.
Pensate, una delle mie partite è stata decisamente la più divertente, anche se io mi diverto con cose parecchio strane. Mi sono messo in testa di leggere e trovare tutti i libri del gioco, incluse le lettere. Be’, posso vantarmi di aver letto ottocentoventi libri di un mondo così lontano dal nostro. Sia mai che a una cena, senza argomenti da tirare in ballo, possa fregiarmi di raccontare tutta la vita di Septimus Signus invece che tirare in ballo il solito, ritrito Voltaire…

Rivivere Skyrim – Imparare a immedesimarsi

Skyrim funziona soprattutto con l’immaginazione, e col tempo si impara ad apprezzare le cose più piccole e semplici, piuttosto che i soliti affari da avventuriero. O almeno, questo è quello che capita a me. Spaccare il cranio a un bandito, nell’ennesima caverna alla ricerca di un vecchio artefatto dwemer? No grazie: spacco legna tutto il giorno per procurarmi frecce, così da poter cacciare lepri, orsi e quant’altro per sostentare me stesso, poi per vederne le pelli.

È così che, in questi giorni di quarantena, è nato Ludr Bertelan. Ludr, nord di quarantadue anni, è tornato al nord dopo quindici anni passati nella provincia imperiale. Ha servito nell’esercito della legione per parecchio tempo. Ha avuto una moglie, una figlia – poi tutto è crollato. Il suo passato da mercenario l’ha raggiunto, è decaduto.
Gli hanno trucidato gli affetti e l’impero ha fatto sì di cacciarlo dai suoi ranghi, tacciandolo come fuorilegge. Così ha cominciato a scappare, inseguito da due terribili schieramenti: la giurisdizione di Cyrodill da una parte e la malavita criminale dall’altra. Ottenendo un passaggio da una carovana kahjiti è riuscito a eludere i controlli, raggiungere Skyrim e stabilirsi a Riverwood, con una nuova identità: Vorak Jorson. Ha cominciato a lavorare come manovale alla segheria di Hod, prestando la sua arte pure ad Alvor il fabbro. Diviene presto ben visto a Riverwood, e, dopo aver alloggiato fin troppo tempo alla locanda del Gigante Addormentato, si costruisce una modesta casa fuori dalle porte del villaggio. Comincia a desiderare un nuovo amore, ed è lì che adocchia Camilla Valerius… e nell’aria veleggia il sentimento di tornare alle armi, come guardia del villaggio.

Che vuoi che siano un paio di frecce conficcate nel corpo!

Serve solo fantasia

Ecco, avete letto un paio di righe rozze sull’ultima avventura che Skyrim mi ha offerto. Come vedete, c’entra poco con la trama principale. Come vedete, questo contenuto non è presente nel gioco. “Living Another Life” mi ha permesso di attuare tale scelta narrativa per Vorak, slegandolo completamente dalla questline del Dovahkiin. Ho aggiunto una casa fuori Riverwood – e all’improvviso, avevo la mia storia. Avevo la storia di Vorak – con una buona dose di immaginazione e spirito di roleplay. Questo è Skyrim, mod o non. Skyrim ti permette di vivere quello che vuoi, se veramente lo vuoi. La scelta è tua. È chiaro che per Vorak i guai con l’impero siano solo all’inizio, come le magagne con gli aguzzini… L’unico limite a questo è la fantasia. Il gioco mi concede mille libertà, senza frenarmi. Scelgo chi essere, scelgo come farlo.

Scorci pregiati, che si aprono solo a chi sa osservare…

Anche io ero un avventuriero come te…

In questo articolo ho parlato di sentimenti. Niente trafili di testo, triti e ritriti, su quanta varietà ci sia in Skyrim: armi, incantesimi, equipaggiamenti o combo di build possibili. No, perché se state leggendo questo articolo queste cose ce le avete ben radicate dentro. Sono certo che pure voi avete, lì da qualche parte, il vostro Vorak: un personaggio fuori dagli schemi del gioco, che persegue una sua precisa questline, narrata da voi e soltanto per voi, come un abitante comune di un mondo che aspetta ancora il Dovahkiin.
È per questo che Skyrim è intramontabile: che voi lo carichiate di mod o meno, il gioco vi offre scelta, vi dona libertà, vi lascia annusare l’aria fresca sotto i pini delle foreste. Apprezzerete, spero, il mio tentativo di portarvi indietro in un viaggio nostalgico verso una terra che vive degli spasmi dei suoi giocatori, che pure però si mantiene da sola.


Quando l’affetto supera la ragione, quando la bellezza riesce ad appannarci gli occhi davanti ai numerosi difetti di un titolo (perdonabili, nel caso di Skyrim), signori, è lì che ci troviamo davanti a un videogioco eterno. Quanto ancora verrà giocato questo titolo? Certo, fino all’uscita di The Elder Scrolls VI, che stando ai rumors è ben lontana, ma forse ben oltre, come accade tutt’ora per Oblivion, curato come un figlio amorevole da una comunità di giocatori (e di modder) che non smettono di trasmettere passione in ciò in cui credono.
Il freddo nord di Tamriel vi aspetta, che voi vogliate essere il Dovahkiin o il capo di una banda di riekling non vi preoccupate; il gioco saprà stupirvi ancora a distanza di nove anni dalla sua uscita.

…poi mi sono buscato una freccia nel ginocchio.

Io spero davvero di non avervi annoiato. Scorporare Skyrim dal suo contesto e parlarne in modo malinconico è l’unico modo che mi è venuto in mente per trattare di un gioco su cui è stata scritta veramente ogni cosa possibile, e che ancora non riesce ad annoiare i consumatori. Se siete tra quelli che brucerebbero volentieri la Bethesda e i TES, probabilmente avrete già chiuso l’articolo senza arrivare alla fine. Se state ancora leggendo, invece, allora un po’ di ragione devo avercela. Tu che sei arrivato fino infondo, invece, col sorriso sulle labbra, rispecchiandoti in quello che hai visto: be’, spero di averti trasmesso ciò che ho nel cuore.
Se siete curiosi di sapere come se la sta cavando Vorak, già ve lo dico: ha sposato Camilla (alla faccia di Faendal e Sven) e sta per adottare due bambini, promosso a capo della guardia di Riverwood. Pattuglia i dintorni del villaggio ogni giorno, certe volte spingendosi nel Falkreath, giusto per scongiurare ogni possibile minaccia. Ma un generale imperiale è sulle sue tracce…

Io, fossi in voi, non mi concentrerei su Vorak. Correrei ad aprire Skyrim per dare vita a un personaggio unico. Basta poco: il vostro cuore e la vostra immaginazione.

Le lande fredde vi aspettano. Buon rientro a Skyrim!