Oggi vi proponiamo una riflessione su quello che, probabilmente, è uno dei titoli più attesi di quest’anno e forse, per una parte di utenza, l’opera più attesa di questa generazione. Parliamo di The Last of Us Part II. Tuttavia, non parleremo del gioco in sé e non scriveremo il solito “dov’eravamo rimasti?”. Esamineremo invece ciò che non sapete.

Partiamo da un concetto semplice, anzi banale: immaginiamo che tutti abbiate visionato i vari trailer di The Last of Us Part II. Certamente vi sarete domandati chi sia in grado di creare un gioco del genere e come abbia iniziato. È una domanda lecita a cui cercheremo di dare una risposta: “non si nasce imparati” nemmeno se si lavora in Naughty Dog!

Emilia Schatz è Co-Lead Game Designer di Uncharted 4 e adesso ricopre il medesimo ruolo per TLU2. Quando ha avuto luogo il Press Tour per la stampa, tanti colleghi l’hanno intervistata per la sua ultima opera in uscita, ma forse non tutti sanno che un gioco al quale lei ha lavorato come Game Designer era appena ritornato in edizione remastered. Il titolo? Ghostbusters – The Videogame!

Emilia infatti, prima di unirsi allo studio di proprietà di Sony, lavorava presso Terminal Reality, dove oltre al già citato Ghostbusters ha lavorato anche a Bloodrayne 2. Fa parte di Naughty Dog anche Kurt Margenau, Co-Game Director di The Last of Us Part II e Game Director di Uncharted: The Lost Legacy, che ha lavorato a un’altra versione di Ghostbusters: quella per WII. Ecco come ha reagito alla notizia della remastered del titolo:

Ghostbusters? Ghostbusters? È uscito Ghostbusters! Non gliene frega niente a nessuno.

Le vie del marketing sono imperscrutabili, quindi non staremo qui a dare lezioni a PlayStation sul perché non ha mai promosso un titolo come Ghostbusters, il cui brand è di proprietà di Columbia Pictures e, quindi, della stessa Sony. Quello che ci lascia alquanto perplessi è che chi all’epoca dell’uscita del titolo sugli Acchiappafantasmi tacciava il team che lo ha creato di incapacità nello sviluppo su sistemi PlayStation, adesso stia aspettando con la bava alla bocca ogni titolo che ha i medesimi Lead designer e Game director. Il web è pieno di “leoni da tastiera” pronti ad accusare chiunque d’incapacità, ma se poi dalla prima esperienza in Terminal Reality passi a Naugthy Dog, d’incapace c’è solo chi giudica. Stando sempre dietro una tastiera, ovviamente.

Tutti devono giocare a tutto.

Il 19 Maggio 2016 viene pubblicato un video sul canale YouTube PlayStation, che vi invitiamo a osservare bene:

Di fronte a queste immagini e parole potremmo dire tante cose. Siamo certamente felici che Uncharted 4 sia accessibile e che possa esser giocato da tutti. Questo era il traguardo principale ed è stato raggiunto. All’epoca arrivarono anche i complimenti di Phil Spencer a Naughy Dog per il lavoro svolto:

 

Fa riflettere che questo video abbia solo 246.000 visualizzazioni, sia per il meraviglioso messaggio che include, ma anche perché c’è dell’altro. Apriamo questa parentesi: da un po’ di tempo, stiamo leggendo ovunque notizie, rumors, foto ed esperti sul nulla cosmico, che espongono teorie bizzarre sul Dev Kit di Playstation 5. Nel video sopra, Naughty Dog mostra un Dev Kit di PS4 e nessuno s’è accorto di nulla. Quando la finirete di giocare all’allegro sviluppatore o al piccolo ingegnere informatico sarà sempre troppo tardi.

Chiusa la parentesi, torniamo sull’accessibilità: Naughy Dog ne parla nuovamente qualche mese dopo a quel PlayStation Experience in cui venne mostrato per la prima volta The Last of Us Part II, oltre a Uncharted: The Lost Legacy. Durante quel panel, intervengono anche Josh Straub e Alexandria Neonakis.

Josh è editor in chief di D.A.G.E.R.S. (Disabled Accessibility for Gaming Entertainment Rating System), non il solito sito con recensioni che tanto piacciono ai P.R., piuttosto vengono valutati i videogiochi in base al grado di accessibilità. Mettetevi nei panni di questi ragazzi quando giocano a un titolo: 60 fps, 1080p e tutti questi numeri perdono completamente di significato (ammesso che poi siano quelli a render un gioco migliore o meno) di fronte a un’opera non accessibile o accessibile solo in parte.

Alexandria invece, esattamente come Emilia e Kurt, è la rappresentazione perfetta di quanto descritto nel nostro pezzo: senza girarci troppo intorno, ha completamente rivisto l’interfaccia del primo The Last of Us rispetto a quella che era stata mostrata nella demo all’E3, peraltro molto simile a quella di Uncharted. Ne scrive lei stessa su Kotaku. Successivamente, come abbiamo visto, assieme a Emilia ha reso accessibile Uncharted 4.

Passiamo a The Last of Us Part II, a quel Playstation Experience, con una immagine:

The Last of Us: cosa non sapete

 

Il tatuaggio sul braccio di Ellie è stato realizzato da Natalie Hall, artista che ha prestato le proprie mani anche per girare il trailer da cui è tratta l’immagine. Il tatuaggio fu testato proprio su Alexandria Neonakis, come conferma un tweet di Neil Druckmann

Qual è il sunto del nostro pezzo? La narrazione dell’attesa del sequel di The Last of Us porta a fagocitare tutti i lavori e meriti antecedenti di alcuni membri del team di Naughty Dog. Il perché accade tutto ciò può avere sostanzialmente due spiegazioni: la prima è la fretta di dare notizie su un gioco atteso e di cui s’è visto poco, che porta a una diminuzione di precisione nel darle. La seconda, ancora peggiore, è una utenza o lettori che, abituati ad aver la pappa pronta, non sono minimamente interessati a chi sviluppa un gioco e a come lo fa, l’importante è quando esce.

Speriamo che questa lettura vi abbia arricchito e, chissà, magari nell’attesa del prossimo gioco Naughty Dog potete sempre recuperare Ghostbusters o BloodRayne 2.