Un 2019 sfavillante e senza fiaschi videoludici? Certo che no.

Dopo aver analizzato, infatti, quelli che secondo noi sono stati i migliori Videogiochi usciti durante questo ultimo anno solare, è il momento di tirare le somme su quei titoli che ci hanno fatto pentire amaramente di aver messo mano al portafoglio.

Non è mai facile dover stilare una lista del genere ma, come per la Top 5, li elencheremo in ordine di uscita, senza dar loro una (impietosa) posizione in classifica.

  • Jump Force – 15 febbraio

L’inizio del 2019 ci regala Jump Force, picchiaduro targato Bandai Namco e sviluppato con l’obiettivo di celebrare i 50 anni della storica rivista Weekly Shonen Jump. Il titolo arriva sul mercato in un febbraio che si rivelerà estremamente ricco di uscite da (non) ricordare, carico di enormi aspettative.

Sì, perché Jump Force si preannuncia come il più grande e ambizioso crossover videoludico degli universi Manga: possiamo trovare, tra gli altri, personaggi di Dragonball, Naruto e One Piece, tutti uniti in un’unica grande storia.

Già dopo qualche ora di gioco, tuttavia, le aspettative e l’hype che un appassionato può avere per questa tipologia di titolo subiscono dei contraccolpi durissimi.

Un gameplay piatto e privo di profondità, una gestione della camera non ottimale, un comparto tecnico che non brilla, unito a un sistema di combattimento 3vs3 con un’unica barra di salute condivisa, stroncano l’esperienza di un titolo dalle ambizioni altissime.

“Jump Force era partito con un carico di aspettative forse eccessivo nei suoi confronti, e alla fine quando si è trovato sul banco d’esame ha deluso e non poco. Un gameplay molto basilare, frenetico e a tratti totalmente caotico lo escludono di netto da un futuro panorama competitivo, e questo lo penalizza non poco anche nel presente ma, se preso con le dovute aspettative, può rivelarsi un passatempo tutto sommato molto divertente. Un bottom mashing pirotecnico e dall’alto tasso di effetti speciali può sempre fare il suo effetto, soprattutto grazie all’ampio roster di personaggi che lo consacra come crossover dal più elevato coefficiente di fanservice, e questo fa sicuramente più di metà del suo voto. Tecnicamente non brilla e inciampa su se stesso più di una volta, ma in nome della spettacolarità e della possibilità di incrociare un Rasengan con un Bankai possiamo quasi chiudere un occhio, ovviamente con i dovuti pretesti.”

dalla recensione di Pierfrancesco Lucchetti

  • Crackdown 3 – 15 febbraio

Ci sono titoli che si fanno attendere anni, che rischiano di cadere rovinosamente nell’oblio della cancellazione, ma che ripagano l’utenza con un’esperienza completa e indimenticabile. Crackdown 3 si è fatto attendere nove, lunghissimi anni sì, ha rischiato la cancellazione certo, ma non appartiene a questa categoria e rientra a pieno titolo in questa lista degli orrori del 2019.

Un comparto tecnico limitato forse è una delle poche cose che si possono perdonare a un titolo dall’anima spiccatamente arcade, che fa della estrema distruttibilità dell’ambiente il suo fulcro, ma che scivola miseramente su di una moltitudine di aspetti non proprio di poco conto.

Su tutti, un multiplayer che soffre la mancanza non solo di un semplice sistema di ranking, ma addirittura che impedisce, al lancio, di creare lobby insieme ai propri amici. A tutto ciò si aggiunge un sistema di mira automatica che rende praticamente nulla l’esperienza competitiva.

Se il multigiocatore non brilla, nemmeno in singolo Crackdown 3 riesce a esprimere il suo potenziale. Tante le attività disponibili sulla mappa di gioco, tutte purtroppo simili tra loro. Ne esce un insieme piatto, in grado di stancare molto presto il giocatore.

“Crackdown 3 arriva sul mercato dopo anni di travaglio e il risultato risente decisamente dei problemi riscontrati in fase di sviluppo. Decisamente sotto gli standard per la categoria, il prodotto offerto fa molta fatica a piazzarsi in un panorama videoludico che ha fatto passi da gigante per quanto riguarda i free-roaming, aggravando non poco la già precaria situazione del titolo. La modalità multiplayer inoltre risulta totalmente inadeguata, anche se l’esordio del cloud computing è decisamente positivo, mostrando una certa potenzialità. Sotto il lato prettamente tecnico ci sono svariati problemi, ma in parte potranno essere risolti se il gioco sarà seguito a dovere. A salvare il titolo da una caduta fragorosa è la sua presenza nel programma Gamepass, che giustifica almeno in parte l’idea di dare una chance al titolo, che altrimenti non varrebbe mai il prezzo pieno.”

dalla recensione di Pierfrancesco Lucchetti

  • Anthem – 22 febbraio

Chiaccherato, atteso, rinviato e infine sbarcato a febbraio 2019, Anthem avrebbe dovuto rappresentare l’opera di redenzione di BioWare, chiamata a riscattare la delusione di Mass Effect Andromeda. Missione riuscita? Semplicemente, no.

Accreditato come l’ennesimo Destiny-Killer (non porterà sfortuna?), Anthem si presenterà al grande pubblico con dei piacevoli e per nulla invalidanti (ironia!) gravi problemi di accesso ai server già dalla beta e da funambolici crash in grado persino di spegnere le console. Problemi che saranno risolti solo nei mesi successivi.

Pur potendo contare su un’ambientazione incantevole, resa molto bene grazie al Frostbite Engine, e su un gameplay che sfrutta le capacità di volo delle armature (gli Strali), il titolo soffre una serie di problemi e mancanze tali da provocare un crollo verticale dell’utenza attiva a poco più di un mese dopo il lancio.

Anthem

Oltre agli improvvisi crash, i giocatori hanno dovuto fare i conti con caricamenti estenuanti, anche durante l’esplorazione libera del mondo di gioco. Svariati minuti per entrare in un dungeon, avviare una missione e, al lancio, persino per accedere al configuratore della nostra armatura.

A tutto questo va aggiunta un’assoluta penuria di contenuti, un sistema di loot assolutamente rivedibile e soprattutto la simpatica scelta da parte di BioWare di gettarsi sulla testa un mantello dell’invisibilità al fioccare delle prime critiche. Gli sviluppatori infatti, dopo aver comunicato per mesi attraverso Twitter e Reddit, rispondendo alle domande e chiedendo apertamente feedback in merito a determinate tematiche, sono letteralmente scomparsi poco dopo il lancio. In aggiunta, la Roadmap di contenuti annunciata è stata interamente cancellata. Una mossa non propriamente furba, che ha provocato ulteriori malumori nei giocatori rimasti ancora speranzosi in una rinascita del titolo. Ce la farà Anthem a risalire la china?

Servono più contenuti e soprattutto una maggior varietà di meccaniche di gioco, anche a livello di gestione del loot. Un Raid o un’attività con ricompense uniche e diverse da quello che attualmente offre il gioco, Quest dedicate ad armamento leggendario e imprese che portino il giocatore a scoprire maggiori dettagli loristici. “

I 4 elementi su cui BioWare deve lavorare per migliorare Anthem” di Davide Barbieri

  • Left Alive – 5 marzo

Non abbiamo stilato una classifica, ma Left Alive ha tutti i requisiti per candidarsi al primo posto del peggio di questo 2019.

Square Enix (ma che combini?) ci consegna un titolo che ci riporta direttamente negli anni ’90. Non per la sua ambientazione storica, ma per il suo comparto tecnico: il titolo infatti non sembra affatto appartenere alla generazione attuale.

Left Alive è, infatti, graficamente scadente in tutti i suoi aspetti, dai modelli alle texture, dalle espressioni facciali alle animazioni. L’intelligenza artificiale dei nemici, inoltre, fatica anche solo a colpirvi mentre siete allo scoperto. Il tutto condito da un gameplay monotono, che dovrebbe focalizzarsi su di una fantomatica componente stealth e sui robot da guerra Wanzer. Infine una trama piatta e noiosa, 14 atti di fantapolitica che stroncano qualsivoglia intenzione del giocatore a continuare. Unica nota positiva? La componente social: qualche ora di gioco sarà sufficiente per farvi staccare il PC o la vostra PS4 per uscire a bere qualcosa di forte con qualche amico.

  • One Piece World Seeker – 15 marzo

Non c’è stata pace per Namco Bandai nel primo trimestre del 2019. One Piece World Seeker avrebbe dovuto rappresentare il titolo definitivo per gli amanti delle avventure di Rufy e della sua ciurma, un open world ricco di attività e avventure tutte da vivere.

Purtroppo, anche in questo caso il boccone per i fan si è rivelato assai deludente. A far da contraltare a un comparto tecnico abbastanza solido, a un mondo di gioco ben disegnato e liberamente esplorabile, troviamo una componente narrativa estremamente debole, caratterizzata da una trama banale che non offre spunti di sorta, limitando il tutto ad una mera messa in mostra di personaggi della saga.

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A tutto questo va aggiunta una IA dei nemici tutt’altro che brillante e un sistema di combattimento piatto e monotono, che non subisce alcuna impennata nemmeno negli scontri con i vari boss.

One Piece World Seeker rappresenta quindi una gigantesca occasione mancata, forse il meno peggio tra i cinque titoli più deludenti di questo 2019, ma capace a stento di raggiungere la sufficienza complessiva.

L’anno che si avvia verso il tramonto ci ha regalato alti e bassi, capolavori che resteranno impressi nei giocatori e delusioni capaci di gettarci nello sconforto più totale. E voi, avete giocato qualcuno di questi titoli? Siete d’accordo con questa lista? Quali sono secondo voi i peggiori videogiochi di questo 2019? Fateci sapere la vostra lista nei commenti!