Ogni gioco è diverso. E fin lì, ovvio, non ci piove. Le modalità di sfida hanno differenze che vanno a colpire tratti dell’esperienza durante il proprio approccio a un titolo.

Va detto: se c’è un limite, da videogiocatore, è lecito quanto naturale fermarsi e scegliere la difficoltà meno impegnativa. Invece se amanti della sfida a tutto tondo, di quelle che logorano e mettono in difficoltà, allora non si può che cercare l’estremo. Consapevoli di quello che potrebbe scaturire da un’esperienza più impegnativa, si sceglie la difficoltà più estenuante, a tratti anche sfiancante, capace di portarci a guardare male la console e il pad e voler attentare alla loro incolumità. Ovviamente auspico che non si arrivi mai a nulla del genere, considerati i costi di una console e di un pad, e che voi lettori siate coscienziosi. Ogni esperienza è soddisfacente a modo suo.

Sebbene esistano videogiochi molto recenti in cui è impossibile scegliere una difficoltà perché già preimpostata, come Sekiro: Shadows Die Twice, Dark Souls e Cuphead, ce ne sono altrettanti – se non di più – in cui la si può scegliere dall’inizio, o cambiare in corso d’opera.
Penso alla difficoltà Supernova del recente The Outer Worlds, una vera e propria modalità survival in cui il nostro personaggio proverà i rigori della fame, della sete e della stanchezza. Oppure al gameplay di Don’t Starve, tanto profondo quanto complesso per sopravvivere nel Costante, in cui è l’impegno protratto a portare alla vittoria.

Modalità Supernova, in grado di cambiare l’intera esperienza.

Call of Duty: Modern Warfare, uscito lo scorso 25 ottobre, possiede nelle opzioni di difficoltà la modalità Realismo. Sebbene simile alla difficoltà Veterano, il videogiocatore si trova senza hud e aiuti di ogni tipo. Nessun suggerimento. Svaniscono le munizioni e il numero di granate. I nemici si fanno più agguerriti e caparbi e noi veniamo freddati con un singolo colpo, se questo viene ben assestato.

Ora, alcuni di voi a causa di queste premesse potrebbero lasciare da parte la modalità Realismo in fede ai propri limiti e sceglierne una più facile, com’è naturale che sia. Tuttavia perdereste un elemento importante che, ai fini dell’esperienza, porta a un importante coinvolgimento.

In fatto di direzione artistica Modern Warfare riesce a essere evocativo, ma per rendere l’immersione ancora più profonda, come se fossimo noi a impugnare un’arma, è proprio questa modalità a essere un connubio perfetto attraverso gli istanti più tragici della campagna e la fluidità del gunplay. L’impatto visivo è decisivo e tagliente. Sentirsi in ansia, nella modalità Realismo, soprattutto nei luoghi chiusi durante blitz notturni o in uno scontro a fuoco più ampio, sottolinea cura e attenzione molto più di quanto questo sia già palese in difficoltà più basse.
A essere percettibile è anche il coinvolgimento emotivo. Non si ha idea né di quanti colpi ci siano nel caricatore né di quante granate risolveranno i nostri problemi… Poiché, in Call of Duty, di problemucci ce ne sono in ogni angolo, pronti a palesarsi all’improvviso se non si presta la dovuta attenzione.

La modalità Realismo è permeata di sicurezza e decisione, ma al videogiocatore trasmette insicurezza. Trasmette panico, ansia, momenti in cui è necessario fermarsi a pianificare l’azione con tutti gli strumenti necessari affinché si raggiunga l’obiettivo per completare la missione.

Il ragionamento, in un titolo come Call of Duty: Modern Warfare, spesso supera il solito sparare, ricaricare e trovare una copertura. La modalità Realismo si propone alla logica in funzione dell’intera campagna, della profondità in termini emozionali. Il motivo perché consiglio di provare la modalità Realismo ha un fondamento corale alla qualità del titolo, la quale riesce a espandere anche la sua durata, a portare a soddisfazioni evidenti per migliorarsi.

Sebbene possa essere avvilente e frustrante, il senso di appagamento, anche come obiettivo Xbox One o Trofeo PlayStation, è realmente tangibile. L’esperienza non solo porterebbe all’inizio di un’esperienza ma alla fine, alla sua conclusione, a un amore crescente per le sfide più complesse, anche laddove, a volte, pensiamo assolutamente di non trovarle.