L’immaginario collettivo è cosparso di miti e leggende, miscelandosi talvolta tra loro per caratterizzare una specifica rimembranza storica all’interno di un contesto sociale ben definito. Non a caso, le creature della notte note come vampiri hanno da sempre destato curiosità, instillato terrore e donando fonte di fascino a seconda del periodo storico narrato. Oltre alle dicerie popolari, probabilmente il primo influsso che ne hanno caratterizzato il loro valore, le leggende sui vampiri si sono estese anche in altre sfere culturali. La cinematografia o arte letteraria ne hanno esaltato il ruolo, finendo col tramutare queste creature in perfetti esseri amalgamati nella società attuale.

Code Vein

Tenere vivo il ricordo è certamente un pregio, ma il vampiro è probabilmente una delle creature più sfruttate e abusate nel mondo virtuale in cui è apparso, proprio come i loro lontani cugini non-morti (ancora troneggianti in classifica, saldi al primo posto). Ne abbiamo assaporato la vena emozionale con Bram Stoker, ripercorrendo le gesta di un temibile guerriero forgiato dalla maledizione di poter osservare la morte di tutto ciò che lo circonda, oppure assimilare la disperazione di Lestat alle prese con la sua Regina dei Dannati attraverso la penna di Anne Rice, non da meno il terrore instillato da Nosferatu nel pieno del cuor di tenebra, nonché morire dentro per la scoperta di veder codeste creature brillare alla luce del sole (sì, siamo sadici nel ricordarlo, ma ce ne dissociamo da questa libera interpretazione).

Code Vein

Tuttavia, il mondo videoludico ha seguito le orme del tema letterario o cinematografico, cercando di rendere giustizia alle creature notturne e dando loro un importante ruolo di rilievo. Avventure grafiche che ricalcano le gesta di Van Helsing e Dracula hanno poi mutato il rispettivo concetto verso un nuova tipologia di vampiro, evolutasi nel tempo come retaggio del proprio passato. Col passare delle ere, i vecchi mostri si sono tramutati, svestiti di quell’abito avvolto da una coltre di fumo e arricchiti da una nuova forma caratteristica. Il ramo generazionale si scinde, diramando nuove stirpi a seconda del proprio genitore, quindi non paghi dell’utilizzo forzato nelle opere minori, vi è la nascita di ibridi o consanguinei, conoscendo i Dampyr e i loro surrogati. Nuove nemesi riaffiorano in luce, così come la vecchia dinastia è destinata ad essere soppiantata dalle nuove specie. Le vecchie leggende sono ormai relegate ad antichi testi, capaci di rendere reale ciò che non è mai esistito. Il terrore e la paura si sono quindi tramutati in mero intrattenimento.

Code Vein

Spaziando tra i vari Buffy, Angel, Rayne e Blade, Bandai Namco tira fuori i canini e cerca di dare una propria rivisitazione a carattere videoludico, dove poco tempo prima si era avventurata Dontnod, in modo che possa apparire più originale, senza tuttavia snaturare il concetto originale dei vampiri. Code Vein rimescola ambientazione e genere, elevando tutto su un piano più fantasy e caratterizzando al massimo il contesto. Presentato nell’aprile 2017, il suo processo evolutivo ha conosciuto qualche incidente di percorso, ma che non ha minimamente minato la sua riuscita, anzi, potrebbe addirittura renderlo più maturo. Concettualmente si cala nel filone dedicato ai Souls-like (ormai divenuto un genere a sé stante che gode di un proprio nome), quindi dedizione alla concentrazione massima e un invito più moderato alla spericolatezza.
Dopo i continui rimandi, dovuti a problemi tecnici, bilanciamenti e revisioni di ogni sorta, finalmente un piccolo Network Test ha permesso di assaporare il mondo di Vein e il ruolo dei protagonisti, ovviamente sotto le spoglie dei vampiri. Quello che trasuda dalle ore passate a girovagare per i luoghi morenti ha destato l’interesse sia sulla parte tecnica (che non tratteremo qui in quanto sarebbe superfluo e di poco conto sulla base di un Network Test) che in quella narrativa. Questi articoli nascono soprattutto dalla necessità di ricapitolare ciò che un primo assaggio è riuscito a trasporre, cercando di resistere fino al prossimo 27 settembre. Il primo di una lunga serie è relativo proprio alla genesi dei personaggi principali, scaturita fino ad ora dalla prova.

Code Vein

Di fronte a morte certa, noi vivremo

Sarebbe riduttivo caratterizzare i personaggi di Code Vein come semplici vampiri. Non chiamateli mai così. Appartengono sì a quel ramo notturno darwiniano, ma il loro vero titolo appare più aleatorio: Revenant. Da ciò che emerso, i redivivi sono creature in grado di ridestarsi dalla morte. Un tempo comuni esseri mortali, hanno ottenuto la maledizione di ritornare dal mondo dei defunti come figli del soprannaturale potere impiantatogli. In verità il merito è da attribuire ad un parassita innestato nel cuore dei soggetti. Ogni parassita sfrutta l’organismo ospite per sopravvivere, ma al contrario di altri suoi simili, il BOR mantiene in vita il soggetto. Con i valori del parassita sotto una soglia predefinita, l’organismo ospite mantiene la propria capacità di ragionamento, comprese scelte morali da effettuare in base ad ogni situazione.

Code Vein

Gli infetti dal BOR non possono morire, risvegliandosi dal regno delle tenebre dopo aver subito un trauma letale. Ridestatosi, il redivivo paga un prezzo: la propria memoria. Alcuni dei suoi ricordi finiscono per essere dimenticati, provocato da un processo denominato dispersione. Le conseguenze però non si limitano solo alla perdita di memoria. il BOR, eradicatosi nel cuore, stimola il sistema nervoso del redivivo alimentando la sua fame. Il redivivo sarà costretto, in questo modo, a cibarsi di sangue ed evitare così di tramutarsi in qualcosa di ancora più differente.

Code Vein

A causa della Grande Rovina, le riserve di plasma scarseggiano. In Code Vein gli esseri umani, ormai decimati dal collasso, non garantiscono più l’unica fonte di sopravvivenza dei redivivi, che in mancanza di sostentamento sono costretti a soccombere alla sete. Durante tale periodo, gli erranti vagano per le terre desolate in cerca di sangue e mantenere quel poco di libero arbitrio che ancora possiedono. Quello che sappiamo è che ogni redivivo ha poteri differenti, espresso dal proprio codice sanguigno, di un solo tipo che ne caratterizza gli attributi fisici e mentali. Esistono tuttavia redivivi in grado di incanalare differenti codici sanguigni, rendendoli Vuoti. Questi ultimi sono in grado di assorbire i codici sanguigni di altri redivivi, come accade per il nostro protagonista, risvegliatosi dalla morte, privo di ricordi e con caratteristiche fuori dal comune.

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