Sono trascorsi ormai sette anni dall’ultimo capitolo videoludico, tratto dall’omonimo romanzo di Tom Clancy. Rainbow Six ritorna in grande stile con questo rifacimento che rende omaggio alla serie. Finalmente dopo anni di attesa e travagliato sviluppo, tra cui un titolo annunciato e poi cancellato (ricordate Patriots?), Ubisoft il 23 Settembre 2015 ha deciso di rilasciare una Closed Beta, due mesi prima della pubblicazione ufficiale sul mercato.

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Due squadre. Dieci giocatori. Obiettivi differenti.

Parte in questo modo la Beta di Rainbow Six Siege. Due squadre, composte da cinque membri ciascuna, si affrontano in uno scenario con un diverso obiettivo. Il concept è semplice quanto profondo. Sulla scia dei precedenti capitoli, avremo di fronte un primo schieramento, composto da militari appartenenti a forze speciali, dall’altro dei terroristi che cercheranno di contrastarli.

Le due modalità di gioco si suddividono in PvE (Player versus Environment) e PvP (Player versus Player) con riscontri simili. Nel primo caso la squadra dovrà fronteggiare l’IA del gioco, seguendo un percorso prefissato. Il Terrorist Hunt (modalità PvE) racchiude in matchmaking cinque giocatori, con l’unico scopo di eliminare tutti i terroristi presenti in zona. In questa tipologia, si potrà scegliere il livello di difficoltà: normal, hard e realistic. Ciascuna opzione modificherà il tipo di intelligenza artificiale che controlla i terroristi, in modo da cambiare l’esperienza di gioco in base alle proprie abilità.

In multiplayer il concetto resta lo stesso, tranne per la variante IA, sostituita da giocatori in carne ed ossa, in grado di agire diversamente rispetto alle meccaniche osservate in PvE.

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A ciascuno il proprio soldato

Durante la partita avremo la possibilità di selezionare una classe a noi congeniale, a patto che la si sia sbloccata tramite la moneta specifica. Abbiamo quindi a disposizione una varietà di operatori tra cui SAS (inglesi), GSG-9 (tedeschi), SWAT (americani), GIGN (francesi) e Spetsnaz (russi). Ciascuna di queste classi dispone di una sottoclasse con caratteristiche ed equipaggiamento differenti, suddivisi tra assaltatori e difensori. Nel caso in cui saremmo impossibilitati nella scelta, si potrà comunque utilizzare una recluta generica.

Il team si avvale di un sola classe univoca per giocatore, quindi in squadra c’è posto per una sola tipologia. Dopo aver completato la scelta ed aver assegnato il loadout, verranno composte le due fazioni ed il relativo compito (questo solo nella modalità multiplayer). Gli assaltatori avranno il compito di disinnescare le bombe, in un punto random della mappa o in alternativa ripulire la zona dai terroristi. I difensori, al contrario, dovranno fungere da opposizione, cercando di difendere le bombe o creando punti di interdizione.

Come la logica impone, il tipo di approccio è lasciato alla libertà del giocatore. Gli assaltatori potranno irrompere dall’ingresso principale, sfondando muri, calandosi dalle finestre o agire in solitaria (anche se il concetto si basa sulla cooperazione strategica), così come i difensori utilizzeranno qualsiasi modo per eliminare la squadra avversaria, con utilizzo di gadget, trappole e scontri ravvicinati.

La fase preparatoria della squadra d’assalto è cruciale. Utilizzando dei piccoli droni, il team dovrà scoprire la posizione dei terroristi e delle bombe, in modo da agire di conseguenza. Certo non è un obbligo, ma preclude un grosso vantaggio. I difensori, da canto loro, possono entrare nel circuito delle telecamere di sicurezza ed individuare la posizione della squadra speciale. Quindi meglio prestare maggior attenzione alla strategia iniziale…

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Mappe a sorpresa

Ebbene sì, un titolo di questo spessore, coadiuvato dal fatto che in realtà molte delle nostre azioni risultano efficaci e logiche, non poteva permettersi un passo falso relativo alle mappe. La vera protagonista in questa storia è senza dubbio la distruttibilità e l’interazione con l’ambiente circostante.

Sebbene il level design sia all’altezza della situazione, dove non mancheremo di arrampicarci sui tetti o sporgenze, grazie anche all’utilizzo di rampini, l’aspetto più interessante è il poter distruggere pareti, finestre, pavimenti e qualsiasi superficie vogliamo, affinché la nostra strategia abbia successo. Il maggior spessore lo si ottiene quando una determinata sottoclasse si avvale delle proprie abilità per poter rinforzare oppure abbattere ciò che gli altri non possono fare. Infatti capiterà spesso di non poter far saltare in aria un muro, in quanto questo è stato rinforzato e dovremmo ricorrere ad personaggio specifico per poter passare, meglio ancora poter sparare attraverso le pareti per scovare il nemico nascosto, oppure l’interazione con porte e pareti per riuscire a difendere le bombe o creare diversivi. Insomma la libertà di scelta è ampia, ma soprattutto grazie ad un gameplay che offre moltissime possibilità.

A complicare le cose ci pensa il sistema di respawn. E’ molto efficiente in quanto non esiste. Se un operatore viene ucciso, tornerà in vita al prossimo round (5 in totale), quindi bisogna prestare molta attenzione e non lasciarsi sconfiggere dalla tensione. Proprio per questo motivo i match risultano molto veloci e dinamici, anche se il tempo a disposizione è limitato.

Le cose funzionano sia per quanto riguarda il multiplayer che per Terrorist Hunt, con l’unica variante della difficoltà, per quest’ultimo, data da una IA imprevedibile ed il timer da tenere in considerazione.

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Un po’ di test

Avendo avuto la possibilità di testare questo Rainbow Six Siege, abbiamo constatato qualche difetto sia dal punto di vista grafico che tecnico. Se visivamente risulta comunque ben superiore ai vecchi titoli ed al passo con la nuova generazione, non c’è stato quel balzo di qualità come ci si aspettava, ma stiamo parlando comunque di una Beta e si è altresì certi che Ubisoft corregga il tiro, perfezionando tutto per la data di uscita, confermata a Dicembre 2015. Sono presenti bug e glitch grafici che comunque hanno minato in minima parte la componente di gameplay. Abbiamo rilevato strane compenetrazioni dei gadget con l’ambiente circostante, droni che finivano fuori mappa, ricompense non assegnate a fine round, texture non renderizzate in modo ottimale e qualche freeze del personaggio durante alcune azioni.

Il matchmaking invece ha dato qualche problema in più. Ci son state diverse disconnessioni o problemi nella creazione delle squadre in ambito multiplayer, mentre nella modalità PvE è sembrato più stabile e veloce. In partita con cinque membri amici, l’assegnazione delle squadre, per la maggior parte del tempo, è apparsa stabile e reattiva, discorso diverso se si partecipa in solo, dove la coda di connessione sembra allungarsi ed il match stenta ad avviarsi.

In definitiva Rainbow Six Siege è un titolo che ha riportato in auge una serie abbandonata, differenziandosi dagli altri FPS odierni in virtù di una componente cooperativa a stampo strategico, dove la comunicazione tra i membri è essenziale, mettendo in evidenza un connubio tra realismo e giocabilità del tutto riuscito. Questa componente può comunque trasformarsi in un’operazione azzardata, in quanto non è prevista una vera e propria campagna single player, ma il comparto PvE sarà utilizzato come addestramento per provare i membri a disposizione. Non ci resta che attendere la sua versione definitiva per godercelo in tutta la sua integrità.

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Articolo a cura di
Francesco Marchionna
Gianluca Musso