Non è di certo sfuggito agli appassionati del più famoso gioco di Toby Fox, Undertale (2015), la demo giocabile di Deltarune.
Deltarune, un anagramma di Undertale, è il prossimo capitolo che l’autore in questione intende sviluppare e Toby Fox ha voluto rendere disponibile il prima possibile il primo capitolo di tale titolo come demo gratuita.
Come da lui dichiarato su Twitlonger, Deltarune è un titolo che sì si rivolge a coloro che hanno giocato e amato Undertale… ma non è un sequel di Undertale. Così come non è nemmeno un prequel.
Anzi, sembra quasi di trovarsi in un gioco ben diverso, con intenzioni ben diverse, ma che vuole mantenere lo stesso setting e gli stessi personaggi per un qualche motivo.
E allora ciò che ci vien detto nei primi secondi di gioco, durante la creazione del personaggio assume un senso diverso: le scelte, perfino a partire dal nome che decidiamo di dare al nostro personaggio, non contano assolutamente niente in questo mondo.

In uno specchio oscuro

Il finale “canonico” di Undertale è quello ottenuto dopo la run cosiddetta “true pacifist”, ovvero quel playthrough in cui il giocatore non uccide nessun nemico e completa tutte le quest principali disponibili. Quel finale porta a conclusione tutto quanto narrato in Undertale e di più non serve: i personaggi sono tutti uniti, la minaccia di Flowey/Asriel si è estinta e i mostri sono finalmente liberi e, soprattutto, felici.
Per questo, otteniamo fin da subito un senso di straniamento tutto meno che trascurabile all’avvio di Deltarune.
Ritrovandoci nella stanza con il nostro personaggio, Kris, siamo in una situazione familiare ma al contempo diversa: nostro fratello Asriel è all’università e nostra madre Toriel è separata da Asgore.
Il setting risulta lo stesso di Undertale ma è al contempo diverso ed è come se seguisse la logica degli universi paralleli di Bioshock Infinite, con costanti e variabili. Il fatto che Toriel sia una madre amorevole che adora cucinare torte al butterscotch e cannella è una costante. Così come il fatto che abbia un figlio di nome Asriel e abbia un ex-marito di nome Asgore. Così come risulta costante la presenza di Undyne, un personaggio particolarmente zelante delle forze dell’ordine, di Sans, lo scheletro sarcastico, o Alphys la scienziata.

Scenari del genere sono familiari ai fan di Undertale: è rincuorante vedere che, nonostante siano in un mondo diverso, i personaggi sono comunque sé stessi, dopo tutto

Il nostro personaggio somiglia molto a Chara e Frisk, ma è una variabile, così come sono variabili i nuovi personaggi, i nuovi luoghi, se non addirittura tutta l’ambientazione stessa, a partire dalla cittadina fino ad arrivare al mondo oscuro in cui incontriamo Lancer e tutti gli altri personaggi folli di Deltarune.
Tutto ciò corrisponde alla visione dell’autore: ciò che abbiamo visto nella demo di Deltarune è altro rispetto a Undertale. I personaggi di Undertale sono come li abbiamo lasciati nel 2015: liberi e soprattutto felici.
Non a caso, tornando a parlare di variabili, i personaggi che in Undertale avevano stretto un legame molto forte, in Deltarune, non si conoscono.

Asgore che coltiva fiori è una costante. Oltretutto, i colori di questi fiori in particolare fanno sorgere parecchie domande, ahinoi, senza risposta.
Nel più banale dei casi, si tratta solo di una chicca per chi sa cogliere riferimenti del gioco precedente
Alcuni personaggi di Undertale compaiono solo tramite easter egg… come Papyrus, per esempio

Le variabili più degne di nota

Tralasciando la figura di Ralsei, una “finta variabile” se così possiamo definirlo ma senza fare spoiler, possiamo addentrarci più nello specifico in merito a ciò che c’è di più nuovo.
Oltre ad un nuovo cast costellato di personaggi al limiti dell’assurdo in pieno stile Toby Fox, il gioco ha subito un restyling grafico e soprattutto di gameplay.
Fanno capolino personaggi come Susie, la brutale bulletta della scuola, Lancer, il pittoresco principe del castello di carte che cavalca una bicicletta fiammeggiante incapace di fare il malvagio, e tanti altri.
Proprio Susie e Ralsei compongono il party che ci accompagna attraverso la manciata di ore di durata di Deltarune.
Il titolo mantiene le proprie meccaniche distintive da bullethell ma, questa volta, sono accompagnate da un’impalcatura che si rifà agli RPG a turni di stampo orientale molto più marcata.
Nel nostro turno, come prima, potremo scegliere se attaccare o dialogare con il nemico ma questa volta abbiamo dalla nostra parte altri due personaggi. Susie attacca indistintamente i nemici a causa della sua ferocia (anche se dopo alcuni sviluppi potremo utilizzarla per dialoghi speciali), mentre Ralsei ha a disposizione solo magie di guarigione o di sonno e spingerà sempre per risolvere i conflitti senza l’uso della violenza.
Inoltre, si ha a disposizione una sorta di “mana”, la barra TP (Tension Point), che si caricherà ogni volta che si schivano per poco gli attacchi nemici o si assume posizione difensiva per subire meno danni dagli attacchi nemici.
Si possono investire i TP per lanciare le magie di Ralsei ma, una volta concluso lo scontro, la barra si svuota per aggiungere un bonus proporzionale ai TP rimasti a fine combattimento.
Ad essere onesti, tale cambiamento fa pensare solo al fatto che Deltarune, sotto tale aspetto, è un unico e grande miglioramento.

Il sistema di combattimento ha mantenuto la sua semplicità e contemporaneamente ha aumentato la propria profondità.
Sono presenti anche gli immancabili puzzle per cui, a quanto pare, tutti nell’universo di Undertale/Deltarune nutrono una passione spropositata. In una difficoltà che passa dal prank al puro elemento da superare con un minimo di logica, tale costante ben si integra con il gioco, dando la possibilità a Lancer e a Susie di mettere in scena esilaranti siparietti comici in pieno stile Toby Fox.

Come volevasi dimostrare

La vera parabola inversa

Nonostante Deltarune porti avanti lo stesso discorso di Undertale, fin dall’inizio le nostre scelte non contano. E’ l’esatto contrario di quanto accade nel precedente gioco di Toby Fox e viene chiarito fin da subito, quando non possiamo decidere nemmeno il nome del nostro personaggio.
Non c’è spazio per la scelta in questo mondo, così come non c’è spazio, di conseguenza, per la libertà.
Il giocatore percepisce che c’è qualcosa che lo costringe e lo attanaglia: ciò che l’autore vuole comunicare in Deltarune possiede un linguaggio differente, anzi opposto, al predecessore Undertale.
Per questo lo definirei la stessa parabola (con lo stesso messaggio e contenuto) ma che si svolge in maniera inversa.
La libertà di scelta viene negata anche nei dialoghi, quando personaggi come Susie ti interrompono prima che il giocatore possa anche solo leggere cosa avrebbe potuto rispondere. “Non mi interessa cosa hai da dire”, “non importa cosa risponderai”, dice lei.
Ad un livello più profondo, la scelta viene negata là dove vi era il punto forte di Undertale: risparmiare o uccidere i nemici. Nella prima parte di Deltarune non è possibile uccidere, così come non è possibile guadagnare EXP (Execution Points) dall’abbattimento dei mostri che si incontrano.
Il finale della demo dà ulteriori indizi su cosa possa succedere nella seconda parte alla luce di quanto detto: potremo essere obbligati a compiere un massacro e non potremo farci assolutamente niente.

Ineccepibile logica, non vi pare?

Dunque, previsione sanguinosa a parte, cosa potremmo mai aspettarci dal prossimo capitolo di Deltarune (di cui non sa nulla nemmeno l’autore)?
Il cambio di registro è sicuramente una ventata d’aria fresca per un titolo che altrimenti sarebbe stato unicamente una propaggine del primo, come a voler ottenere il massimo con il minimo sforzo sfruttando unicamente il nome del prodotto.
Deltarune funzionerebbe senza riferimenti ad Undertale? Ancora non possiamo dirlo, così come pare avventato giudicare fin da subito il titolo unicamente come una scusa per tirare ancora più acqua al proprio mulino.
In mezzo a tutte queste costanti e variabili, chicche e novità, Deltarune si colloca in maniera molto precisa e fin da subito con il suo essere “una parabola inversa”.
Infine, non possiamo che attendere ulteriori sviluppi da parte dell’autore.