La mamma lo dice sempre: “il padiglione dedicato agli indie è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita”.
Emigrant Song è il classico esempio di indie che non ci si aspetta di trovare. Vanth Studio, nel suo piccolo, dà voce ad una tematica importante quanto attuale, usando il videogioco come pretesto per comunicare un messaggio decisamente impegnato.
Emigrant Song è ambientato negli anni ’20, al tempo della grande ondata di immigrazione italiana negli Stati Uniti d’America e mette in scena un uomo che, con il suo strumento musicale, cerca di sopravvivere in una realtà a lui completamente aliena.

Il titolo, seppur incompleto, già presenta delle basi semplicissime e, se si considera ciò che si deve fare nel gameplay vero e proprio, banali: non bisogna fare altro che suonare il proprio strumento per raccogliere denaro e uscire dallo stato di povertà. Ciò è possibile selezionando il luogo in cui si intende suonare e, soprattutto, un brano fra quelli presenti nel repertorio del nostro personaggio.

Tutte le canzoni del repertorio, ovviamente, sono trasposizioni subito riconoscibili e identificabili

La parte musicale, centrale, si svolge semplicemente premendo i tasti indicati entro il tempo indicato, pena la steccata che interromperà la nostra melodia e costerà energia.
In base all’esecuzione, il personaggio guadagnerà denaro da investire in nuovi strumenti o, meglio, nuovi vestiti, così da potersi presentare nelle zone più abbienti e possedere più opportunità di guadagno.
Entrare in una zona benestante vestiti da straccioni comporterà un grosso rischio, dato che potremmo essere completamente ignorati, o peggio, aggrediti.
Tutta la parte gestionale del titolo, quindi, ruota attorno al potenziare il personaggio tramite il denaro o con l’aggiunta di diversi strumenti o, ancora, con la collaborazione con altri musicisti.
L’utilizzo del metronomo, per esempio, renderà più semplice per il giocatore seguire le note della canzone ma diminuirà i guadagni (avanti, avete mai visto un musicista che suona con davanti il metronomo?).
Si potrà fare esercizio e riascoltare tutte le melodie per farsi l’orecchio e potenziare la propria esecuzione in vista delle future performance.

In un ambiente più raccolto, ci si può esercitare con le canzoni imparate

Narrazione e messaggio

Si sa, spesso questo genere di discorsi sono per lo più inferenze da parte del redattore ma, nel caso di Emigrant Song, il messaggio politico è lampante tanto quanto la sensibilità con cui viene trattato.
Forse la visione un po’ idealizzata, e in parte ingenua ma comunque bellissima e delicata, del doversi calare in un contesto alieno, quale New York, e utilizzare la musica come linguaggio di comunicazione universale può davvero convincere i più sensibili a oltrepassare la parte di gameplay vera e propria, l’esecuzione, ovvero la parte che necessita qualche miglioramento, per godersi l’intenzione e il messaggio che il gioco vuole comunicare.
La musica esiste da quando esiste l’uomo e, non a caso, si nota moltissimo la grande sensibilità musicale su cui si struttura il gioco. La musica è forse la forma più viscerale di stimolo esterno che possiamo ricevere. La musica, inoltre, viene da sempre usata per consacrare o commemorare un evento, come il matrimonio, un funerale, una festa di compleanno e via discorrendo.
La mano dietro ad Emigrant Song è chiaramente quella di un musicista (come poi è stato confermato dallo stesso game designer, un compositore) e la sensibilità risulta tattile e concreta.

Emigrant Song permette di esibirsi in diversi luoghi tutti differenti e animati

Ottime intenzioni ma con margine di miglioramento

Sia chiaro, Emigrant Song, per come si presenta ora, non è un gioco per tutti. Come già spiegato, il titolo si rivolge ad un pubblico preciso, disposto a oltrepassare un gameplay effettivo minimale (probabilmente più ricco e variegato nelle fasi più avanzate, quando si ha la possibilità di sbloccare altre melodie o si ha la possibilità di suonare in dei veri e propri complessi). Le fasi di esecuzione dei brani cominciano senza conto alla rovescia, in automatico, quando, invece, sarebbe a mio avviso più realistico e rassicurante permettere al giocatore di iniziare quando più intende farlo dandogli la possibilità di suonare la prima nota quando meglio intende farlo e poi far partire la fase di esecuzione vera e propria come è intesa al momento.
Tuttavia, il gioco non è solo esecuzione: è presente una parte dalle connotazioni decisamente gestionali che ci fa calare nella vita di una persona vera e propria, in cui si devono dosare i propri risparmi tenendo conto anche delle spese per il cibo e, in generale, per la propria sopravvivenza.
In ogni caso, Vanth Studios ha presentato una versione decisamente acerba ma che, di sicuro, avrà occasione di migliorare e cesellare a dovere per far uscire quella che si prospetta essere una piccola perla.

I cibi da consumare, come si può notare, forniranno un diverso apporto di energia al personaggio

Il progetto promette bene e non vediamo l’ora che Vanth Studios dia alla luce la propria creatura concettuale affinando sempre di più la tecnica. Non a caso, il gioco si fa carico di una responsabilità non da poco, che contempla il videogioco sempre più come mezzo di comunicazione che come puro intrattenimento.