Redout è la perla di 34BigThing che ha fatto innamorare il mondo grazie alla sua velocità e solo nello scrivere di lui sento i brividi scorrere sulle mie mani. Questo titolo tutto italiano ricorda molto la pietra miliare dell’ormai passata Playstation 1 Wipeout (tra l’altro ritornato l’anno scorso con una remastered piena di nota), con quello stile Sci-fi che incanta sempre. Come ha insegnato il gioco citato precedentemente, il genere fantascientifico, unito alle corse ad alta velocità, ha fatto scuola e chiunque sfrutti questa combinazione potrà creare qualcosa di affascinante, ma non è detto che riesca anche funzionale. Redout mi avrà convinto o mi avrà lasciato l’amaro in bocca e illuso dalle aspettative impresse su questo titolo?

Una questione di velocità

Gamepad alla mano, per la prima volta il senso di disorientamento è veramente alto, sopratutto per persone come me che titoli di simulazione sportiva di questo genere non ne ha mai giocati tanti, e gestire il mezzo che sfreccia su tracciati tanto belli quanto complessi non è cosa semplice, però dopo aver affrontato le prime due o tre corse, si inizia a capire l’approccio che bisogna avere con Redout. Il sistema di controllo è molto simile a un MXGP 3, dove i movimenti saranno decisi sia dalla sterzata scelta e dallo spostamento del mezzo, che nel gioco di motocross sarà deciso dalla postura del corpo di chi guida, invece in questo gioco saranno le alette poste sulle “ali” di ogni nave a decidere questo movimento. In ogni gara dovremo sfruttare bene sia la sterzata che le alette per passare una curva, scontrandoci il meno possibile ai confini del tracciato o a altre vetture, altrimenti andremo ad infliggere danni al nostro mezzo, rischiando pure di romperlo così da riprendere la gara penalizzati dalla perdita di tempo.

I tracciati disponibili sono 35 e si suddividono in 7 pianeti diversi, uno più affascinante dell’altro, ma anche uno più complicato dell’altro. Le mappe non si presentano come nei giochi di corsa normali, infatti vi è una grande presenza di mappe con giri della morte, salti nel vuoto, parti sottosopra, sott’acqua e molte altre. La varietà consistente delle mappe consente una longevità maggiore al gioco e tra un pianeta e l’altro c’è sempre quella sensazione piacevole nello scoprire corse sempre più contorte. La complessità nei tracciati risiede nell’imparare e conoscere il metodo su come affrontare ogni singola curva, perché sbagliare costerà la prima se non anche la seconda posizione. Il problema non sussiste per i giocatori casual o per chi non è interessato a scandire tempi record, ma i giocatori interessati a scalare le classifiche potrebbero trovare veramente molto difficile affrontare un percorso perfetto.

La sensazione della velocità è quel brivido che pochi giochi di corsa trasmettono, ma Redout ci riesce alla grande, specialmente nella visuale in prima persona. Nel gioco affronteremo i tracciati con il nostro mezzo restando tra le centinaia, se non le migliaia, di Km/h e come 34BigThing ha gestito il level design con queste folli velocità c’è solo da complimentarsi: la visuale di gioco, in qualsiasi prospettiva, rimane sempre chiara e nitida; l’effetto blur non è per niente eccessivo e nelle volte in cui è presente offre vivacità alle scene; l’IA ha dei comportamenti idonei per qualsiasi difficoltà scelta e se si seleziona quella più alta, le gare diventano veramente toste; le mappe si prestano perfettamente per qualsiasi modalità di gioco, in particola modo il multiplayer.

Le modalità di gioco presenti sono veramente tante e Redout mantiene le classiche modalità da un generico gioco Arcade (non che questo sia un male): single player, multiplayer in locale e online. Ho avuto modo di giocare al multiplayer sia online che in locale e ognuno di queste ha i suoi alti e bassi. Quella a schermo condiviso è molto bella da giocare con amici e offre quell’ebrezza di insulti che il buon mario kart ci ha insegnato, ma risulta d’obbligo giocarlo su uno schermo da 43 pollici o superiore, altrimenti la visuale si sfoca nei tratti più veloci.
Il multiplayer online sfrutta il sistema a Host che per certo non è un bene, ma fortunatamente ci sono solo giocatori con una buona connessione o consapevoli della propria portata di rete, tranne per le classifiche sui tempi è difficile trovare giocatori per fare delle gare, però nonostante tutto stiamo parlando pur sempre di un gioco uscito 2 anni fa ed è normale che l’affluenza di utenti sia diminuita.

Tecnicamente parlando

Redout è stato sviluppato consapevolmente con Unreal Engine 4, un motore grafico già rodato, ma che pochi son capaci di sfruttare, e come nello stesso caso di The Land of Pain, il team di sviluppo ha creato un capolavoro grafico. Gli effetti di luce, i particellari e la rifrangenza dell’ambiente è molto ben curata. Ogni singolo screenshoot è un quadro da appendere in camera. Unica pecca, sotto quel punto di vista, sono i modelli che non godono di un alto dettaglio poligonale. Altri mezzi sono più curati e altri meno, ma ho notato su più vetture il difetto delle cupole non curvate perfettamente e si notavano perfettamente le facce dei poligoni. Potrebbe essere stata una preferenza degli sviluppatori, ma non nego di preferire in quei casi una curvatura più evidente.

Gli effetti sonori come le traccie audio sono ben implementate nel titolo e offrono talvolta una botta adrenalinica che rende molto più godevole una sessione di gioco.
A livello di ottimizzazione, il gioco risulta perfetto in qualsiasi macchina, ma non garantisco se potrebbe girare anche in PC vecchi di più di 5 anni. In tutta la durata delle mie sessioni non ho riscontrati né cali di frame e né freeze, a qualsiasi dettaglio grafico.
(A grande richiesta in fondo all’articolo metterò la configurazione del mio PC così da accontentare tutte le persone che me lo chiedono)

In conclusione

Redout se non altro è il gioco che tutti hanno elogiato in questi ultimi anni e sono onorato di aver portato un gioco di tale calibro nella mia rubrica e sono ancor più felice di aver fatto la conoscenza dell’incredibile team 34BigThing. Ragazzi con cuore e che ci tengono a quello che fanno. Redout è l’esempio lampante di cosa può portare la dedizione e cuore al proprio gioco, anche non per forza sviluppando un titolo non originale, e questo è uno dei pochi modelli che tutti gli sviluppatori italiani dovrebbero seguire per avere successo, per chi ovviamente punta in alto. Il fattore Qualità/Prezzo è più che rispettato e genericamente il titolo si trova a 40€, ma vi garantisce più di 20 ore di gioco in singolo, ma anche di ulteriori se ci si concentrasse sui record.
Il titolo è disponibile per Playstation 4, Xbox One e PC, e tra l’altro per quest’ultima versione è anche disponibile la variante per il VR. A breve uscirà per l’amatissima Nintendo Switch.

[Aggiornamento del 25/06] Redout è in sconto su Amazon e Steam a neanche 10€

Configurazione PC utilizzato:
CPU| Intel Core i5 7400
GPU| Nvidia GeForce GTX 1060 6GB
MOBO| MSI B250M MORTAR
RAM| HyperX 4GB x 2