L’indignazione, le lamentele, le controversie e le polemiche fanno ormai parte della nostra quotidianità e della nostra esistenza, soprattutto in questo fantastico mondo che è la rete. D’altronde internet che posto sarebbe senza le polemiche? Sarebbe come pensare ad un internet senza porno, foto di gatti o meme. Terribile. Il mondo videoludico non è certo una terra franca e anzi, spesso è stato capace di sollevare polveroni tali che quelli della Stazione Spaziale Internazionale avrebbero potuto scambiarli per colossali tempeste di sabbia. Dopo scandali come il Gamergate, il 2016 è stato segnato da un evento sicuramente diverso dalle vicende che hanno coinvolto Zoë Quinn, praticamente agli antipodi. Non parleremo di giornalisti corrotti e di scandali sessuali, parleremo invece di quel frizzante evento estivo chiamato No Man’s Sky.

Leggi il nostro articolo: Le 10 migliori recensioni su Steam per No Man’s Sky

In seguito al disastroso lancio su PC e dopo essere stato affossato dalla critica e dai giocatori anche su Playstation 4, il polverone attorno a No Man’s Sky si era acquietato in una sorta di indifferenza riservata a coloro che non sono poi più tanto degni di particolari attenzioni. La calma però era solo apparente e il caso è esploso nuovamente pochi giorni fa, il 28 ottobre 2016, quando sul profilo Twitter di Hello Games, la casa di sviluppo del gioco, è apparso un messaggio, lapidario e cristallino: No Man’s Sky was a mistake.

No Man’s Sky è stato un errore. La miccia era stata innescata e l’internet era pronto a esplodere ancora una volta. La vicenda assume un che di tragicomico e ricostruire che cosa sia effettivamente successo quel 28 ottobre è alquanto difficile, se non impossibile. La versione ufficiale di Sean Murray, la mente dietro a No Man’s Sky, e dei ragazzi di Hello Games è quella di essere stati vittima di un hack. Un hacker, appunto, sfruttando LinkedIn sarebbe riuscito ad accedere all’account Twitter di Hello Games e pubblicare così il fatidico tweet. Per quale motivo poi? L’unica spiegazione potrebbe essere una bravata goliardica, messa in atto per screditare gli sviluppatori. Il tweet è stato presto rimosso e poco dopo l’intero account di Hello Games è diventato protetto, ovvero che la visione dei tweet e dei contenuti è permessa solo ai follower autorizzati. Diverse ore dopo la situazione è tornata alla normalità, con l’account nuovamente visibile. Il mistero però si infittisce, anche per via del fatto che proprio Sean Murray, assente dai social dal 18 agosto, è tornato su Twitter pubblicando un tweet dove denunciava l’avvenuto hacking. Quello che segue è alquanto bizzarro: una strana discussione tra Murray ed Hello Games, dove il primo ha chiesto al team se la situazione fosse ritornata alla normalità, quasi come se lo sviluppatore non ne facesse più parte.

E non è finita qui! Delle mail firmate Sean Murray sono arrivate a Forbes e il contenuto è decisamente curioso. Stando a queste mail, il tweet sarebbe stato opera di un impiegato in conflitto con il team di sviluppo, problema che Hello Games stava attualmente cercando di risolvere internamente. Polygon e Kotaku hanno riportato il contenuto di questi messaggi che evidenziano il fatto che fosse stato Murray a pubblicare il tweet incriminato e che egli stesso non fosse in buoni rapporti con i suoi colleghi di Hello Games. Murray inoltre affermerebbe che il gioco non fosse finito e che non solo Sony ma la community stessa avrebbero forzato la mano agli sviluppatori portando alla pubblicazione anticipata. È facile dubitare dell’autenticità di queste mail e, dopo il denunciato hack, Sean Murray e la stessa Hello Games hanno bollato il tutto come falso.

Di seguito l’email riportata da Kotaku:

No Man’s Sky was a mistake.

I have contacted you because the silence from Hello Games has been unwarranted and unprofessional. The community has asked me to speak up, and I have a confession to make. The game was simply unfinished upon arrival. Our hand was forced by not only Sony, but the community as well. The constant harassment and absolute gross misconduct on the community’s part has made it hard to fulfill our artistic vision, while the pressure from Sony to release the game as soon as possible forced us to cut key features. I want to apologize for what we did not deliver on, as the game does not meet up to what our artistic vision was.

However, we do wish that the community was more understanding of our situation. Many people have asked for refunds despite our promise to continually improve and update No Man’s Sky. We are just a small studio that has poured our blood, sweat, and tears into this project. The complete lack of respect when it comes to the work we have done absolutely saddens not only myself, but the team as well. We want to improve the game to the point we dreamed of it being and beyond.

I hope everyone affected understands,

Sean Murray

Se il contenuto della mail fosse vero, assisteremmo a un Sean Murray che coglie l’occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa, accusando prima Sony e la community di aver forzato l’uscita anticipata del gioco facendo ricadere su questo aspetto il motivo per cui No Man’s Sky non rispetti la visione artistica degli sviluppatori, poi, dopo una timida scusa, lasciandosi andare in uno sfogo contro i giocatori stessi rei di aver chiesto il rimborso nonostante la promessa di update e miglioramenti in arrivo. Murray rivendicherebbe il fatto di far parte di un piccolo studio che ha investito sangue, sudore e lacrime in questo progetto e si lascia andare in un’accusa di mancanza di rispetto per il lavoro svolto che ferisce non soltanto lui ma tutto il team. Chiude la mail una rinnovata promessa di continuare a migliorare il gioco per renderlo ciò che gli sviluppatori avevano sognato.

Quanto ci sia di vero in tutto ciò è difficile dirlo, il tutto infatti potrebbe inserirsi in una campagna mediatica spontanea volta all’accusa e alla denigrazione del team di Hello Games. Ricordate la vicenda di un mese fa che vedeva una foto ritrarre gli studi di Hello Games “chiusi e abbandonati”, come se gli sviluppatori avessero “preso il bottino” e “fossero scappati in Messico” con i soldi “rubati” ai giocatori? Peccato che quella foto era stata scattata di sabato quando negli studi non c’era ovviamente nessuno per il weekend. Bel tentativo internet, bel tentativo.

Sviluppatori fuggiti in seguito alle minacce? No, solo un sabato pomeriggio

Il caso No Man’s Sky si conferma quindi una delle più frizzanti e tragicomiche polemiche del 2016. Vogliamo ricordare le parole di Shuhei Yoshida, CEO di Sony, che in un’intervista ad Eurogamer.net ha detto che effettivamente No Man’s Sky ha peccato in comunicazione poiché non aveva un PR a gestirne gli aspetti pubblicitari. Ciliegina sulla torta la denuncia del giornalista e presentatore Geoff Keighley, il quale riporta che la decisione di vendere a 60$ No Man’s Sky non sia stata del publisher, e quindi di Sony, come inizialmente si era pensato, ma fosse stata una scelta proprio dei ragazzi di Hello Games. Internet ha abbastanza materiale per sbizzarrirsi sulla vicenda per anni e anni.

A questo punto torniamo alla domanda iniziale, ricollegandoci al presunto Tweet di Sean Murray: ma No Man’s Sky è stato davvero un errore? Come spesso accade, la verità sta nel mezzo. Il problema di No Man’s Sky non sta tanto nel tipo di gioco che si propone di essere: l’esplorazione spaziale più pura e genuina fine a se stessa simbolo di una certa fantascienza. Questa caratteristica è proprio il motore del gioco stesso, qualcuno l’ha anche definito, non a tutti i torti, il simulatore di cartoline spaziali. E questo non è certo un male, inserisce il prodotto in una categoria molto precisa che, giustamente, può piacere come no. La ripetitività del tutto? Sì, ma è essa stessa intrinseca con il gameplay base del gioco, quindi non è propriamente questo il punto. Nemmeno ciò che è stato promesso e poi non mantenuto rappresenta il vero motivo della disfatta di Hello Games; in caso contrario diverse case importanti, da Ubisoft a Electronic Arts, avrebbero già chiuso i battenti. Nonostante diverse feature promesse erano mancanti, il cuore del gioco rimaneva integro. Ciò non giustifica la pubblicità fuorviante, tanto che l’ASA ha aperto un’indagine contro il gioco stesso. Tutto ciò ha contribuito a rendere un disastro il lancio del gioco e la seguente reazione del pubblico, eppure il vero errore di No Man’s Sky sta in un altro punto: come il gioco sia stato proposto.

Ci avranno già fatto dei meme su questa immagine

No Man’s Sky è stato un fenomeno culturale positivo fino al giorno prima del lancio. L’hype che si era creato attorno al titolo di Hello Games era spaventosamente alto: la volontà di riproporre una fantascienza diversa, l’esplorazione, il senso di solitudine, milioni di miliardi di mondi generati casualmente… Ma soprattutto il gioco indie che diventava un Tripla A. Un piccolo team di sviluppatori con un’idea innovativa, il grande colosso videoludico che nota il valore dell’idea e l’accoglie sotto la sua ala protettiva, finanziando il progetto in modo che il team possa concludere lo sviluppo… Sembrava quasi un sogno per una buona parte dell’univierso del gaming, sia di chi i  giochi li gioca, sia di chi li produce. Eppure qualcosa non ha funzionato lo stesso. Di chi sia la colpa difficilmente lo verremo a sapere, probabilmente un po’ di entrambi, come spesso succede. Se sia Sony che abbia corrotto gli ingenui sviluppatori di Hello Games con il potere del denaro e l’illusione del successo, o se effettivamente Sean Murray e i suoi siano dei truffatori, o semplicemente degli ingenui a cui Sony ha lasciato ampio campo libero in modo da smarcarsi se le cose fossero andate male, al momento non ci è dato saperlo.

Leggi la nostra recensione: No Man’s Sky – Recensione – PS4

Il problema quindi è proprio come il gioco sia stato proposto. È stato pubblicizzato, caricato di hype e venduto come se fosse una produzione Tripla A. Solo che non lo era manco lontanamente. No Man’s Sky è oggettivamente un early-access venduto a 60$ e spacciato come produzione Tripla A. Ed è qui che casca Hello Games, dimostrando di aver fallito non soltanto l’intera campagna di marketing ma la stessa strategia di vendita che di fatto ha distrutto non solo il gioco ma probabilmente la stessa carriera di Murray e dei suoi. Se No Man’s Sky fosse stato presentato e venduto per quello che era, molto probabilmente la situazione ora sarebbe stata decisamente diversa. Certo, vendendolo come un early-access rivolto ad un pubblico di nicchia non avrebbe venduto tanto quanto ha venduto spacciandolo per la rivelazione dell’anno, ma se poi il 90% dei giocatori abbandona il gioco e chiede il rimborso cosa effettivamente cambia? Avrebbe avuto un lancio molto più contenuto e lento ma avrebbe permesso al gioco di continuare a crescere e migliorarsi, ora come ora servirebbe un miracolo affinchè Hello Games riesca a convincere i giocatori a tornare su No Man’s Sky in seguito agli aggiornamenti che verranno rilasciati.

Per fare un paragone, se Notch nel 2009 avesse venduto Minecraft come la rivoluzione dell’universo videoludico mettendola sul mercato a 60$ che cosa sarebbe successo? Lo stesso vale per No Man’s Sky, un approcio diverso alla presentazione e pubblicità del gioco forse sarebbe riuscio a cambiare le carte in tavola. Ora no Man’s Sky non sarebbe il gioco in grado di cambiare l’immaginario dei videogame fantascientifici ma molto probabilmente avrebbe avuto l’occasione, i mezzi e una community in grado di dare feedback per poterlo rendere tale nel corso degli anni, proprio come è stato per Minecraft. In questo modo Hallo Games si è scavata la fossa da sola e anche qui, di chi sia la colpa del perché non sia stata presa questa strada probabilmente non lo sapremo mai. Cecità degli sviluppatori o imposizione da parte di Sony? Poco importa alla fine, perchè alla fine chi si è rovinato la carriera non è stato di certo il colosso giapponese ma un giovane sviluppatore di nome Sean Murray. Ingenuo, o semplicemente truffatore, il giudizio è meglio lasciarlo ai posteri.