Quando era il periodo in cui il Nintendo DS stava debuttando sugli scaffali dei negozi nel 2004, in certe confezioni erano incluse per un periodo limitato la console e la copia di una demo: Metroid Prime Hunters – First Hunt. Si trattava di una versione di prova contenente 3 diverse modalità di gioco da completare entro un tempo massimo. Una volta terminate tutte e 3 si sbloccava un piccolo teaser che annunciava “The real hunt begins”. Poco tempo dopo infatti è ufficialmente uscito, in due diverse edizioni, il gioco in sé e per sé.

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Ambientato tra Metroid Prime e Metroid Prime 2: Echoes, il gioco non segue gli eventi della saga del Phazon. Si concentra infatti su tutt’altra storia che vede la ricerca di una fonte di energia semplicemente chiamata “Potere Supremo” che, secondo un messaggio telepatico diffuso in tutto l’universo, si trova nel cuore del sistema planetario Alimbico. A complicare la missione ci sono altri 6 cacciatori di taglie che bramano il suddetto potere. La missione è semplice.

-Scoprire il significato del messaggio telepatico e, se possibile, impossessarsi del Potere Supremo per conto della Federazione Galattica
-Qualora ciò non dovesse essere possibile, assicurarsi che il Potere Supremo rimanga nascosto
-Altrimenti, distruggerlo

Il gioco offre grossomodo la stessa formula dei suoi predecessori in stile Prime, rimanendo sull’onda dell’esplorazione che è stata simbolo cardine della saga Metroid sin dal principio. Il sistema planetario Alimbico è composto da due pianeti e due stazioni spaziali: gli Archivi Stellari, Alinos, l’Avamposto Vesper e Arcoterra. Lungo il gioco ci imbatteremo in degli spettri contenenti delle iscrizioni Alimbiche che, esattamente come per i Chozo e i Luminoth nei precedenti Prime, racconteranno dell’estinsione degli Alimbi in seguito all’attacco di un essere primordiale chiamato semplicemente Gorea. Diversamente dai precedenti capitoli, però, Metroid Prime Hunters si concentra un po’ di più sull’elemento action. In molte situazioni, infatti, ci ritroveremo a dover distruggere un tot numero di creature per poter andare avanti nel gioco. La visuale a mira libera consente una libertà di movimento maggiore rispetto al gamepad del GameCube e ciò però esclude la possibilità di bloccare la visuale sugli avversari (i comandi sono stati spesso al centro delle lamentele verso il gioco). Gli scontri più seccanti sono contro i guardiani, meccanoidi di sicurezza creati appositamente dagli Alimbi, che essendo molto rapidi nei movimenti ci complicano la vita rendendo difficile prendere la mira a dovere. Gli scontri contro i boss sono pressoché gli stessi, dato che sono varianti dei soliti due modelli da sconfiggere semplicemente con un raggio diverso ogni volta. Al massimo possono variare le modalità di attacco dei suddetti, laser diversi, assalti, ecc.
Questo rappresenta purtroppo uno dei problemi di Hunters, anche se definirli tali non è esatto. Lo scopo primario del gioco è acquisire gli ottoliti, dispositivi che aiuteranno poi a scovare l’ubicazione del Potere Supremo. Possiamo dividere Metroid Prime Hunters in 2 parti: la ricerca dei primi 4 ottoliti, piuttosto lineare, e la successiva dei rimanenti 4. Al di là dell’esplorazione e del back-tracking purtroppo ci sono diverse situazioni in cui la linearità la fa da padrone. Certo, non è esattamente un difetto in sé e per sé, ma se guardiamo indietro agli altri capitoli della saga vedremmo che la linearità non è mai stata mph_okay_endaccolta in maniera entusiasta dai fan. In questo caso ovviamente non stiamo parlando di linearità ai livelli di Metroid II: Return of Samus, ma nonostante la libertà di movimento, back-tracking eccetera eccetera Prime Hunters presenta ancora esplorazione “all’antica”, sopratutto durante la ricerca dei rimanenti 4 ottoliti.

Un pregio che va attribuito al gioco senza alcun dubbio è l’eccellente grafica. Per essere un prodotto per Nintendo DS, una console portatile, Prime Hunters gode di una qualità grafica che sul serio pochi giochi possono vantare. Specialmente per un action-shooter in prima persona, per di più uscito nei primi momenti di vita del DS. Inoltre, sono presenti dei filmati di intermezzo in determinate situazioni realizzati in maniera superba.
Come se non bastasse, il gioco offre ben due finali. Se si affronta Gorea normalmente allora il gioco finisce semplicemente una volta sconfitto l’essere. Ma se invece prima di affrontarlo si spara in un determinato ordine ai simboli sulle pareti con il raggio contrassegnato, un messaggio ci comunicherà che uno squarcio dimensionale è stato rilevato e una volta sconfitto Gorea, il mostro ci teletrasporterà insieme a lui in una tasca dimensionale dove nessuno dei nostri raggi può danneggiare la sua forma finale. Una volta distrutto col Raggio Omega avremo un altro filmato finale in cui vediamo che i cacciatori sono riusciti a scappare e Samus riceve una visione da parte degli Alimbi (divenuti ormai esseri spirituali) che le esprimono la loro gratitudine.
Se paragonato a livello di grafica all’appena uscito Metroid Prime: Federation Force per 3DS, Hunters vince su più fronti. Non tanto per una questione di HD o meno, ma per una cura dei dettagli che Federation Force non gode, presentandosi come un gioco in cui i modelli chibi hanno la meglio e il “realismo” (stiamo pur sempre parlando di una saga di fantascienza) non viene nemmeno sfiorato.

MULTIPLAYER

Da Metroid Prime 2: Echoes abbiamo notato che gli esperimenti sul multiplayer relativi a Metroid non hanno avuto successo. In questo caso però un successo c’è stato: Metroid Prime Hunters infatti presenta, oltre alla modalità storia, una variegata modalità multigiocatore. Diversamente da Prime 2, il gioco usufruisce della Nintendo Wi-Fi Connection tra NDS per poter collegare diverse console portatili per poter far scontrare diversi giocatori. Inoltre, non si deve obbligatoriamente giocare come Samus: tutti gli altri 6 cacciatori sono a disposizione e ognuno di loro con la propria interfaccia giocatore per rendere ancora più variegata l’esperienza di gioco. Un vero tocco di classe. Il multiplayer è accessibile anche se ci sono diverse console e una sola scheda di gioco, a discapito della limitata scelta della sola Samus per i giocatori che non dispongono della copia di Hunters. Vi sono diverse modalità di partita che vanno dal classico “tutti contro tutti” a “conquista la zona” e gli scontri a squadre. Non male per niente. Si consiglia una buona padronanza dei comandi di gioco (comunque personalizzabili) prima di buttarsi nell’impresa. Naturalmente, in assenza di altri giocatori, il gioco ci consente anche di creare delle partite in cui si può giocare contro dei bot creati dal gioco a difficoltà variabile.

La colonna sonora del gioco, a differenza degli altri capitoli Prime, è meno variegata del solito. Si, ci sono temi per ogni area e talvolta qualche remix, come il tema di Phendrana per una zona di Arcoterra, ma si va molto più sull’ambient addirittura più di Prime 2. Ogni cacciatore ha grossomodo la stessa versione del tema con poche varianti per ognuno di loro. Questa è la versione del tema principale del gioco, ascoltabile nel filmato iniziale, realizzata da VikingGuitar per l’album Harmony of a Hunter.

Pur avendo riscontrato critiche positive sia di pubblico, sia di critica, Metroid Prime Hunters ha comunque fatto discutere per alcuni aspetti che differiscono dal resto della saga e per il gameplay. Tuttavia è un capitolo che è riuscito a ricavarsi un posto nel cuore degli appassionati e distanza di 10 anni ancora conserva quel suo smalto di originalità e innovazione del DS.

Al prossimo appuntamento, dunque, con Metroid Prime 3: Corruption (Wii), ultimo capitolo della saga del Phazon.