Di tutti gli argomenti di discussione che il settore dell’elettronica di consumo offre, quello del multi player nei videogiochi è tra i più attuali e ricco di spunti di riflessione. Mai come negli ultimi anni siamo stati testimoni di innovazioni, più o meno riuscite, nella configurazione di questa modalità di gioco. Non che sia propriamente una novità: fin dalle prime console casalinghe per arrivare ai cabinati da sala giochi, i videogames non hanno mai preferito esclusivamente il single player, ma hanno sempre cercato di affiancare all’utente un amico con cui giocare, insieme o contro. È però l’avvento di internet ad aver dato la possibilità al multi player di esprimersi al meglio, abbattendo le barriere dettate dalla distanza.

Anche le console hanno impresso la loro spinta al gioco on line, non fosse altro che per la distribuzione massiccia sul mercato che ha fatto avvicinare ai videogame utenti che difficilmente si sarebbero fatti coinvolgere se l’unica piattaforma fosse rimasta il Pc.

Oggi, dopo più di 10 anni di crescita e sviluppo, il multi player ha raggiunto una maturità che non si esprime solo nella fruizione del media, ma che ha sposato le tendenze imperanti della condivisione on line di contenuti, arrivando a fare da volano alla nascita di tutta una serie di servizi ed eventi collegati. Basti pensare alle live stream di Twitch, ai blog tematici, agli e-sport. Tutti pargoli concepiti nel grande e ribollente calderone di internet e che saranno destinati a diventare il nuovo standard dell’intrattenimento, svincolandosi dalla platea di utenti tradizionali (leggasi nerd…) per affermarsi al vasto pubblico.

Difficilmente questa evoluzione sarebbe possibile senza il multi player, soprattutto quello competitivo, l’unico in grado di stimolare anche nello spettatore quei sentimenti di ansia ed esaltazione che una sessione di single player difficilmente riesce a dare. In altre parole, è proprio il gioco on line, in special modo nella variante PvP, ciò che rende i videogame “televisivi”, intendendo con questo termine non solo la maggior fruibilità da parte degli spettatori, ma e soprattutto la capacità di suscitare interesse.

Lan Party

Viene da chiedersi quale destino attenda il single palyer e non occorre un grande sforzo di memoria per ricordarsi un periodo, risalente a qualche anno fa, in cui un gioco sprovvisto di comparto multi player, fosse anche solo cooperativo, era visto come un prodotto zoppo, incompleto. Questo pregiudizio è presente ancora oggi, specialmente nella valutazione della durata di un titolo, come se la mera possibilità di giocare on line garantisca ore aggiuntive di gioco con le quali ammortizzare la spesa. Su questo punto lasciatemi esprimere un parere personale: anzitutto, il pregiudizio di cui sopra è più appannaggio della community che non della stampa specializzata, che pare abbia corretto la rotta a riguardo dopo anni in cui non era raro trovare tra i “contro” della recensione di un gioco l’assenza di multi player. Ma la cosa più importante è il concetto che sta alla base di questa valutazione: dato che spendo X Euro, devo giocare Y ore.

Questo significa sovra ordinare la quantità alla qualità. Con questa logica si alimenta l’omologazione dei titoli, per poi magari lamentarsi della scarsa qualità delle recenti produzioni. Proviamo ora a ribaltare i termini della proporzione: dato che ho giocato Y ore, devo pagare X Euro. Ci sono persone che dovrebbero ipotecare casa. Questo per dire che la quantità di gioco garantita da un titolo non deve essere criterio di valutazione, a meno che non si scenda nel ridicolo. Inoltre, essa deve essere necessariamente intersecata con la qualità delle ore di gioco. Ho espresso questo mio punto di vista, perché ritengo che il single player oggi soffra di una certa incomprensione.

Analizziamo velocemente l’evoluzione dei videogame dal punto di vista on line/off line: parlando per linee generali, agli albori del multi player, uscivano giochi basati sull’esperienza in singolo, corredati dalla componente multi giocatore. Di anno in anno, arriviamo a giochi dove la componente single player è una semplice costola del multi, magari per far fare esperienza al giocatore ed introdurre l’ambientazione di gioco. Titoli come Call of Duty, Battelfield o il più recente Titanfall sono esempi calzanti di una tendenza che non è da denigrare, ma risponde semplicemente ad un’esigenza specifica dei consumatori: il piacere di confrontarsi con altri giocatori. Molto semplicemente. Se la formula funziona, il titolo garantisce ore ed ore di divertimento, di adrenalina, di competitività. Va da sé come non sia però possibile applicare gli stessi criteri e le stesse aspettative ad un titolo che punta solo o prevalentemente sul single player.

È per questo che parlavo di incomprensione. Oggi il piatto da cui ci serviamo per saziare la nostra fame di videogiochi non è solo molto ricco, ma soprattutto variegato. È responsabilità del giocatore/consumatore saper scegliere la pietanza preferita. Non si può accusare il cuoco perché il pollo non ha un retrogusto di gamberetti! Se nell’esperienza maturata da un giocatore, il multi player occupa il posto d’onore, è sbagliato andare a cercare quelle stesse sensazioni in un prodotto che ne suscita – e deve farlo – altre. Oggi, i giochi single player sono quelli che hanno subito la trasformazione più profonda. Non tanto nelle dinamiche e nell’aspetto, quanto nei contenuti e nell’obiettivo. È sempre più importante la storia e come viene narrata, ma il ruolo fondamentale è ricoperto dal messaggio che si vuol esprimere. Approfondirò questa tematiche in un articolo dedicato.

Quindi è necessario formarsi una propria ed individuale capacità critica, in grado di permettere la valutazione di un titolo prescindendo dalle proprie preferenze ma cercando di analizzarne gli aspetti più intrinseci, perché l’enorme mole di titoli oggi disponibili è un’opportunità d’oro non solo per divertirsi e godere della propria passione, ma per sviluppare la capacità di analisi che è un requisito fondamentale per poter uscire dalla propria area di comfort, rappresentata da quei giochi che più amiamo, e provare nuovi titoli, poiché non si sa mai quale gioiello si può perdere se non lo si cerca.