Uno dei più controversi titoli targati Gearbox torna, probabilmente, in auge grazie a una mod.

Sembra che Aliens: Colonial Marines sia stato migliorato sotto molti aspetti, tra cui IA, illuminazione e feeling con le armi, tramite una mod realizzata recentemente da TemplarGFX. Ma perché il gioco necessita di una mod per essere godibile in maniera almeno sufficiente? Perché Gearbox non ha apportato cambiamenti e, sopratutto, non ha mantenuto le promesse date all’E3 riguardo questo titolo?

Facciamo un passo indietro e torniamo all’E3 2012. Il 2012 è stato un anno importante per Gearbox, in quanto è l’anno in cui venne pubblicato Borderlands 2, il sequel del già molto apprezzato, sia dalla critica che dal pubblico, Borderlands. Borderlands 2 presenta solo punti di miglioramento nei confronti del primo capitolo ed è caratterizzato da mappe più estese e un mondo di gioco più curato. Questo, però, ha provocato danni allo sviluppo di Aliens: Colonial Marines, in quanto, gli sviluppatori hanno deciso di dare priorità allo sviluppo di Borderlands 2, gioco molto atteso, ritardando ulteriormente lo sviluppo di Aliens, che vide la luce solo a Maggio del 2013 dopo 6 anni di incubazione. Il gioco è “nato vecchio”, con texture che lasciavano molto all’immaginazione, con idee raffazzonate e  collegamenti molto deboli e forzati.

Aliens: Colonial Marines, venne pubblicizzato all’E3 2012 da Gearbox con dei video di gameplay che, tuttavia, mostravano una build del gioco totalmente diversa da ciò che, mesi dopo, l’utenza si ritrovò tra le mani ritirando la propria copia pre-ordinata. Il processo nel quale sono state coinvolte Gearbox e Sega, il publisher in questione, dimostra che i consumatori non potevano in alcun modo venire a conoscenza della differente qualità dei contenuti del gioco rispetto alla pubblicità della fiera di Los Angeles prima dell’acquisto, perché, oltre tutto, l’embargo per le recensioni del gioco era stato fissato dopo la data di lancio e, quindi, nemmeno la stampa ha avuto la possibilità di notificare questa grave mancanza.

Qui insorge un altro annoso problema che avvolge costantemente il mondo del gaming: il pre-ordine.

È un chiaro esempio di come questa politica di marketing può ritorcersi contro sia a chi la mette in atto, sia a chi ne fa uso. Attenzione, il pre-ordine non è da intendere con accezione esclusivamente negativa, ad esempio, può permetterci di avere tra le mani il gioco che tanto aspettavamo fin dal primo giorno in cui è disponibile ma si corre sempre il rischio: nulla può vietare che accada un avvenimento analogo a quanto accaduto con Gerbox, ma, ovviamente, qui si parla di un caso estremo. Il piatto della bilancia che volge a sfavore di tale pratica è l’eccessiva fiducia che gli sviluppatori, e in primis i publisher, nei confronti del pre-ordine: si corre, anche qui, il rischio che si pensi prima al contenuto aggiuntivo da affiancare al pre-ordine, magari anche frutto di contenuto tagliato dal gioco originale o che, addirittura, snaturi il prodotto conferendo eccessivi vantaggi al giocatore, a maggior ragione se il titolo ha una componente multigiocatore di importanza consistente.

Una sola cosa è certa: il pre-ordine costituisce un atto di fiducia nei confronti di chi si occupa della distribuzione del gioco e va fatto con molta cautela. La probabile redenzione di Aliens: Colonial Marines fornisce molti spunti, voi cosa pensate di queste manovre di marketing? Siete a favore o contro il pre-ordine e dare fiducia ad una software house e ad un publisher? Ora come ora, le case di sviluppo meritano una tale fiducia?