Era il lontano 1993 quando id Sofware tirò fuori dal cilindro DOOM, sparatutto in prima persona che riprendeva le orme del precedente Wolfenstein 3D, sfruttando la simil-interfaccia e l’approccio della visuale dato dal genere FPS (First Person Shooter). Il titolo segnò l’inizio di una nuova esperienza, ergendolo a punto di riferimento per i successivi prodotti, sviluppati da case differenti, dando luogo ad un nuovo standard. Dato l’enorme successo, negli anni successivi vi furono numerosi riadattamenti, dovuti all’evoluzione hardware e software dei PC, nato ovviamente su quest’ultima piattaforma sotto sistema MS-DOS.

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L’Elettrolaser è capace di infliggere danni ingenti ai nemici lasciando un scia energetica in grado di tagliare ogni cosa.

 

Il ritorno di Doomguy

Abbandonato il 2004 con DOOM 3, l’idea di id Software era quella di continuare con il brand, sviluppando un quarto episodio della saga. A dire il vero l’epopea del marine spaziale non si era conclusa con l’ultimo titolo videoludico, ma si avevano avute versioni anche su piattaforma mobile, giochi da tavolo, romanzi e film, in modo che il mito continuasse a vivere. Nel 2008 gli sviluppatori annunciarono ufficialmente la nascita di DOOM, nudo e crudo, senza numerini che ne segnassero il diretto proseguo. Utilizzando il nuovo motore grafico id Tech 5, ammirato nei recenti Rage e Wolfenstein: The New Order, implicando l’introduzione del sistema MegaTexture, in sintesi qualità grafica migliore senza l’ausilio di periferiche hardware esose, tutto il progetto ha subito un reset, consentendo agli sviluppatori di potersi dedicare ad un capitolo inedito, ripartendo da zero. Siamo quindi arrivati a ridosso dell’uscita ufficiale del gioco e dopo la versione Alpha, nella quale l’NDA impediva a chiunque di parlarne o di mostrare i contenuti testati, Bethesda ha concesso a pochi eletti e a chi ne possedeva i requisiti di poter infrangere la barriera di omertà, la diffusione del materiale con la Closed Beta. Abbiamo avuto modo di provare DOOM in questa fase, anche se limitata al solo comparto multiplayer, compresi i pochi contenuti che questa offre. La fase di test è iniziata l’1 aprile 2016 (in ambito europeo), concludendosi il successivo 4 aprile, ma non con poche sorprese. Chi aveva già partecipato all’Alpha ha potuto godere dell’accesso in quest’ulteriore fase, non solo, anche chi aveva acquistato Wolfenstein: The New Order ha avuto il diritto di riscattare il codice per l’ingresso. Ma vediamo come sono cambiate le cose dopo tutti questi anni.
La schermata iniziale, oltre a riportarci indietro nel tempo, concedendo ai più sentimentali di trattenere a stento la loro commozione, ci informerà che l’unica sezione di accesso è rappresentata dal multiplayer. A primo impatto la personalizzazione del personaggio potrà rimandare ai contenuti del recente Halo 5, in quanto a stile visivo (non per altro), modificando l’armatura in base all’estetica che preferiamo. Cambi di elmo, braccia, torace e gambe (e relativi colori) rappresentano solo un punto di vista estetico (per non parlare degli scherni), non andando a modificare statistiche di ogni sorta. Ritroviamo dunque il nostro amato Taggart, pardon Doomguy, mentre si fa largo tra gli scenari marziani con lo scopo di demolire tutto e tutti in un’arena composta da altri giocatori, alleati e nemici.

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Nella scheda di personalizzazione potremo modificare le armi aggiungendone una trama o livelli di colore in base al proprio gusto.

 

Multiplayer meno ragionato e più frenetico

Nella Closed Beta di DOOM avremo a disposizione solo due mappe ed altrettante modalità (più una miscelazione). Infernale ed Altoforno si alterneranno nel classico Deathmatch a squadre o la nuova variante della Via della guerra. La prima mappa si configura come il classico scenario alla Doom, tra pozze di sangue e altari dediti alle evocazioni dei demoni, mentre la seconda è più caratteristica dell’ambiente strutturale legato alla UAC, strettamente orientato alla loro base.

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Le mappe Infernale e Altoforno forniscono un iniziale divertimento assicurato a seconda dell’ambientazione.

Il Deathmatch a squadre si suddivide in due schieramenti da sei giocatori ciascuno, allo scopo di raggiungere lo score dei 75 punti (uno ad ogni uccisione), mentre la Via della guerra rappresenta una modifica della già nota modalità Re della collina. Quest’ultima ha la particolarità (sempre avente un team di sei giocatori) di conquistare la classica zona, che verrà successivamente difesa (o meglio, si cercherà), facendo particolare attenzione al suo movimento. Suddetta porzione di mappa non rimarrà in attesa di essere sottomessa, ma si muoverà di continuo, dando quel tocco di adrenalina in più e non consentendo ai difensori di camperare all’interno di essa. Il team che raggiungerà 250 punti, vince la partita. Inutile dire che il punteggio avanzerà man mano che conquisteremo la zona, elimineremo gli avversari o difenderemo la sezione.
La terza scelta è rappresentata dalla casualità, ossia match che randomicamente cambierà in favore dell’una o dell’altra modalità, lasciandoci il beneficio del dubbio su quale scegliere manualmente.
In questo contesto è facile soffermarsi su un aspetto particolare. Questo tipo di multiplayer non è il classico competitivo alla Call of Duty o Battlefield, ma si tratta di uno stile FPS Arena, con conseguente approccio differente. L’intento degli sviluppatori è senza dubbio quello di riportare DOOM agli antichi fasti, quindi da perfetto capostipite, si tenta di (ri)emulare l’antica gloria. Id Software questa volta dà vita ad un multiplayer sfrenato, dove restare troppo a lungo in un punto significa morire con altrettanta facilità. L’approccio più significativo, per cui, resta quello di sciacallare in giro tutto quello che può tornarci utile, dall’aumento dell’armatura, all’incetta di munizioni, giusto per ricordare che le armi in gioco non si ricaricano, ma hanno comunque bisogno di materia prima. Il level design delle mappe a disposizione è abbastanza soddisfacente con appena qualche punto da rivedere (se ci si fa caso in maniera maniacale), ma tutto sommato siamo di fronte ad un lavoro importante e meticoloso (oltre che evocativo).

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Tramite le Rune demoniache possiamo trasformarci in Revenant, con lanciarazzi e jetpack per causare il panico tra i nemici.

 

Prove su strada o su Marte

Il lato multiplayer è in grado di regalare molte soddisfazioni, anche se nell’insieme è tutto ancora molto limitato e questa Closed Beta ci ha concesso solo l’onore di qualche ora in pieno e puro divertimento, proprio come accadeva con i capitoli precedenti. Una volta raggiunto il level cap, a livello 15, ci si chiede quali altre sorprese possa rivelarci DOOM, anche perché con l’acquisizione di esperienza vedremo sbloccarsi una serie di oggetti che ritorneranno utili, dalle solite personalizzazioni estetiche a nuove armi (variegate e con diversa modalità di fuoco), fino a collezionare moduli hack,  i quali permettono dei bonus aggiuntivi durante gli scontri. Niente di così sbilanciato, si intende, solo un piccolo aumento di armatura una volta resuscitati, oppure la capacità di vedere il nemico che ci ha appena uccisi. La vera meraviglia è nello scoprire che in un punto preciso della mappa è possibile trovare, fino ad esaurimento scorte (nel senso che tutti possono rubarlo) un’arma che potrebbe fare la differenza, anche se con munizioni limitate, risalente al nome del Gauss. Rimessa a posto la mascella, possiamo comunque ritenerci soddisfatti del matchmaking, molto reattivo e veloce nel trovare partite già iniziate o di nuova partecipazione, solo un paio di casi sporadici hanno costretto il riavvio del gioco o partite da pochi giocatori senza ulteriori ingressi. Stesso discorso per i punti di respawn e per quanto provato, non hanno deluso come la gestione nei vari COD et similia, ma anche qui solo in rari casi è accaduto di vedere il nemico soccombere nuovamente a causa del respawn di fronte al nostro soldato. Tuttavia si tratta solo di incidenti di percorso e che potrebbero essere oggetto di modifiche in fase finale.

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Il fucile Gauss è in grado di far divenire realtà l’equazione “un colpo, un morto”.

Una menzione particolare va anche al comparto sonoro, soprattutto per il doppiaggio in italiano e la voce fuori campo che riepiloga le attività di tutta l’arena è spassosa, strappando più di una volta un sorriso di piacere. Ovviamente gli effetti audio delle armi da fuoco, l’acustica dell’ambiente, la colonna sonora ed i suoni gutturali dei Revenant sono a dir poco entusiasmanti. Eh sì, a condire il tutto con una buona dose di disagio o eccitazione (a seconda dei casi) ci pensano le Rune demoniache. Questi simpatici riti evocativi ci permetteranno di trasformarci in demoni feroci, capaci di dare la caccia agli avversari avendo a disposizione un arsenale ed un aspetto tutt’altro che rassicurante.

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La personalizzazione del personaggio ci consente di scegliere il tipo di armatura, il colore e la sua usura.

Duncis in fundo, ma mica tanto, l’aspetto visivo e la grafica di questo DOOM non ha nulla da invidiare ad altri titoli next-gen apparsi in questi ultimi mesi. La cura degli scenari, delle armi e dei personaggi hanno ridestato l’effetto che il primo titolo inculcava nel giocatore. Non ci resta che attendere, ora, l’uscita ufficiale del titolo, con tanto di campagna single-player e l’inizio della caccia ai demoni evocati, ricordando che la battaglia comincerà il 13 maggio 2016 per piattaforme PC, Xbox One e Playstation 4.

Nel frattempo, oltre al trailer relativo alla campagna potrete anche avere un’idea più precisa osservando delle sessioni dimostrative di gameplay, registrate durante tutto il periodo di test.