NieR Replicant è stata una gemma nascosta tra i giochi della vecchia generazione. Penso che alcuni storcerebbero il naso se dicessi che questo titolo mi ha fatto rivalutare il medium dei videogiochi e quello che possono arrivare a compiere, sia con gli elementi narrativi che con le meccaniche che introducono nel corso della storia.
Non posso dire a nessuno di non farlo, ma posso solo affermare che quest’opera (sì, opera) di Yoko Taro, sebbene non sia perfetta, trasuda genio.
Avviso tutti i lettori di procedere con cautela, perché in coda all’articolo discuterò in maniera dettagliata dei finali e di svolte della trama che si rivelano al giocatore solo dopo aver completato una (o più di una) run. Segnalerò, come è giusto fare, la sezione SPOILER, che chiedo a chi sta giocando (o vuole giocare) Nier Replicant di leggere a suo rischio e pericolo.

Progress: 13.2222% Assessing conflict

Uscito in occidente con il semplice titolo NieR (o NieR Gestalt), il titolo nasce da un finale nascosto del primo Drakengard, che vede il nostro mondo assistere alla caduta di un drago rosso materializzatosi miracolosamente nei cieli di Tokyo.
Ecco, NieR parte dall’estate dell’anno seguente, con l’umanità decimata da un morbo strano, che finisce per trasformare chi ne è afflitto in sale (già…quella che copre la città non è neve…più ci pensate e più diventa macabro) e per il quale non esiste una cura. In mezzo ai ruderi di quella che era un tempo una metropoli ci sono il nostro anonimo protagonista e sua sorella (o figlia, in base alla versione del gioco a cui ci si riferisce) Yonah.
La ragazza viene affetta dalla letale Necrografia (Black Scrawl) dopo essere entrata in contatto con un misterioso tomo mentre il consanguineo sarà impegnato a eliminare le pericolose creature definite Ombre (Shades) che hanno iniziato ad apparire nel mondo.

Nier Replicant Tokyo

Quando ormai ci siamo adattati al setting post-apocalittico però appare una semplice scritta bianca su fondo nero: 1412 anni dopo.
Ci ritroviamo di nuovo in compagnia di NieR (così chiamerò il protagonista, per risparmiare tempo) e di Yonah, che vivono una vita tranquilla in quello che pare un semplice villaggio medievale, fatto di bassi edifici di mattoni, protetto da imponenti mura di pietra e con un’imponente biblioteca che poggia sulla collina che lo sovrasta. La giovane ragazza è ancora malata e il fratello si occupa di lei, cercando una cura con l’aiuto di diverse persone (dapprima le gemelle Popola e Devola, in seguito il leggendario Grimoire Weiss) mentre fa dei lavoretti per la gente del villaggio in cambio di denaro.

Questo è il primo tassello di questa storia: non è un’epopea eroica tipica, con il protagonista che combatte orde di mostri per salvare il mondo, ma una storia più piccola, dai confini più ristretti e definiti che si occupa di poche persone a cui inizieremo ad affezionarci all’interno e all’esterno del gioco. Il rapporto tra NieR e la sorella è un esempio lampante: l’attenzione che ha nei suoi confronti e il sincero panico che lo travolge quando non la trova da nessuna parte nel villaggio è genuino e non può che risonare con il giocatore.
Se si guarda più da lontano si nota anche il peculiare impianto delle missioni secondarie che, sebbene a volte siano compiti superflui che poco offrono ai fini della trama, vanno tutti a sottolineare la progressiva deriva del mondo, una deriva che il protagonista con le sue forze cerca di arginare non tanto combattendo il nemico (le missioni in cui si ha l’esplicito compito di sconfiggere delle Ombre sono pochissime e concentrate solo nell’ultima parte del gioco), ma cercando di tenere in vita la fragile scintilla dell’umanità.

Progress: 24.1325% Recovering Contacts

NieR Replicant ci consente di esplorare diversi accampamenti umani, dove troveremo sempre qualche personaggio che, per motivi di trama o di eventi secondari particolarmente elaborati, ci rimarrà in mente: potrà essere una scorbutica guardiana del faro, della quale man mano scopriremo il passato o il re di un villaggio nel deserto in continuo conflitto con i branchi di lupi che minacciano la popolazione.
Non sono personaggi estremamente dettagliati, ma sanno fare leva sulle emozioni del giocatore, al suo vissuto di tutti i giorni o alle esperienze tristi o allegre che ha vissuto o di cui è stato partecipe, che colmeranno i vuoti lasciati nel canovaccio fornitoci da Yoko Taro.

Sì, anche le odiose missioni secondarie del pescatore hanno qualcosa da dire alla fine.

E poi ci sono i personaggi che accompagnano NieR nei suoi viaggi.
Emil e Kainé sono caratterizzati in maniera eccellente, fatti di luci e ombre che si mischiano e scontrano formando ritratti unici e strazianti, che parlano del rifiuto del diverso per pregiudizio e paura e che finiscono per farci scavare ancora una volta nei nostri sentimenti, risuonando col loro conflitto interiore e gioendo dei loro traguardi.
Man mano che avanzeremo nella nostra avventura (e soprattutto nella seconda e nella terza run) inizieremo a capirli sempre meglio, approfondendo tutti gli aspetti della loro vita che li rendono, beh, Emil e Kainé.
Non è detto che ci piacciano sempre, non è detto che ci troveremo sempre dalla loro parte (come nemmeno da quella di NieR d’altronde), ma li capiremo. Comprenderemo il perché le scelte che fanno e il loro modo di porsi non siano una scelta arbitraria, ma di quanto questi siano stati modellati sugli eventi che li hanno portati ad incrociare il protagonista e a seguirlo.

Progress: 41% Audio Check

Credo che uno dei momenti che mi sono rimasti più impressi di NieR Replicant sia anche uno dei più semplici: un ragazzo che attraversa a passo lento il suo villaggio, accompagnato da una melodia che man mano acquisisce corpo e struttura man mano che ci si avvicina alla sua fonte.
La canzone Song of The Ancients che ci accompagna costantemente durante le nostre passeggiate nell’avamposto sarà infatti un punto fisso e acquisirà una componente vocale solo quando ci avvicineremo a sufficienza a Devola, sempre impegnata ad allietare gli abitanti con le dolci note del suo canto.

Nier Replicant singing
Fate la missione per sentire cantare Popola e Devola assieme. Ne vale davvero la pena.

Che cosa dice il testo? Beh, niente.
La colonna sonora utilizza un linguaggio del Caos per meglio modulare la voce e conferire una carica emotiva pura a ogni canzone. Basterebbero un paio di note cantate di Hills of Radiant Winds (la traccia che ci accompagna nelle pianure a nord) per esprimere la voglia di avventura che accompagna il protagonista nelle prime ore di gioco, rinforzata da tutto il senso di meraviglia che gli conferisce la giovane età.

Diversamente avviene per i temi di Emil e Kainé, capaci di contenere in ambedue i casi un microcosmo di sensazioni e sentimenti (nonché il loro intero arco narrativo) che nessun linguaggio potrebbe esprimere a parole, ma che il suono puro riesce a convogliare sapientemente. Tristezza, disperazione, innocenza e persino un barlume di speranza sembrano traspirare dai passaggi delle canzoni, in maniera organica e impeccabile e senza coprire i dialoghi tra i protagonisti (se vi interessa il tema vi consiglio di visitare questo video di Alex Moukala Music, dove se ne parla in maggior dettaglio)

Ora la parte SPOILER FREE è terminata. Nei paragrafi successivi inizierò a parlare in dettaglio della seconda e terza run del gioco e del finale E, quindi se volete avventurarvi oltre, siete avvertiti.
Per tutti gli altri, vi ringrazio infinitamente della vostra attenzione, vi invito a scrivere la vostra esperienza con NieR Replicant nei commenti e vi ringrazio per il continuo supporto che date a 17K Group.

NieR Replicant Spoiler Tag
Sul serio, è un gran bel gioco, se volete godervelo fermatevi.

Progress: 77,666666% Replace [or] Copy [or] Ignore

Iniziamo dal fulcro di tutta la vicenda: il progetto Gestalt.
Dando per scontato che voi lettori conosciate ormai bene gli eventi taglio corto: tutte le persone che abbiamo incontrato sono soltanto cloni (tranne Emil…più o meno). Gli umani infatti hanno capito che l’avvento della White Chlorination Syndrome rappresentava la fine dell’umanità, trasformata in parte in creature assetate di sangue e in parte in statue di sale a causa delle particelle Maso rilasciate durante l’apparizione di un drago e di un enorme creatura nei cieli di Tokyo.
Gli studiosi hanno quindi trovato un modo di arginare questo problema: creare dei cloni privi d’anima, che non potevano subire gli effetti del morbo e che avrebbero accolto le anime degli umani posti in stasi una volta passato il pericolo.
Col passare dei secoli però in questi replicanti nacque una coscienza, che li rese ospiti inadatti ad ospitare i rispettivi Gestalt, che iniziarono a impazzire e manifestarsi nel mondo sotto forma di Ombre a caccia di cadaveri da usare per ritornare a vivere.

Lo stesso NieR del prologo non è altri che il Gestalt originale (che conosciamo come Shadowlord), contraente di Grimoire Noire e fondamento di tutto il progetto, mantenuto da lui in vita grazie al suo Maso (particelle d’energia magica) nella semplice speranza di poter riportare in vita la sorella, in stasi da più di un millennio.

Durante le run B, C e D vedremo infatti costantemente la seconda faccia della medaglia, ossia la prospettiva dei Gestalt. Vi siete chiesti perché i lupi vivono nel deserto? Perché prima lì c’era una foresta, ma la mano umana l’ha cancellata dall’esistenza, lasciando gli animali a combattere per nutrirsi.
La ragazzina col fiocco rosso a Frontemare era solo una bestia assassina? Non esattamente, si nutriva degli abitanti perché gli davano la forza di mantenere la sua forma umana nella speranza di trovare un corpo adatta a ospitarla (impresa vana, visto che non è altro che un eventuale rimpiazzo dello Shadowlord e che non esiste un suo replicante) al fine di poter vivere accanto alla persona che le era stata accanto nonostante le sue stranezze.

La cosa più triste è che non c’era altra soluzione: la sopravvivenza di una fazione dipende dalla scomparsa dell’altra.

Durante tutti questi eventi si farà sempre più evidente la perdita di controllo di NieR che, furioso per il rapimento della sorella, coglierà ogni occasione che gli si pone davanti per sterminare le Ombre, anche quando scopre che questi non sono altro che esseri umani o quando sono del tutto innocenti.
Possiamo dire che questo è il caso di Kalil, il Gestalt di un ragazzino che, dopo aver perso la madre, fa amicizia con un robot di difesa della fabbrica abbandonata. Il caso gli fa incrociare Gideon subito dopo l’incidente fatale che costa la vita al fratello Jakob. L’origine dell’incidente? Un semplice errore dello stesso Gideon, che crea inavvertitamente un effetto domino letale.
Tuttavia il ragazzino non accetta le sue responsabilità, ma accusa le Ombre e gli automi e dà prova del peggio che l’umanità può offrire.
In mezzo a conflitti inestinguibili a causa dell’intrinseca differenza tra le due fazioni questo risulta essere solo un piagnisteo di un bambino che vuole assolutamente aver ragione e incolpare qualcuno per le sue mancanze e che nutre questa sua visione distorta così a lungo e con così tanto trasporto da venirne dominato mentre varca senza ostacoli le soglie della follia.

Se poi si vuol star male non si deve guardare molto in là. Basta pensare a Emil, un vero e proprio esperimento umano che aveva come scopo la creazione di un’arma magica dalle potenzialità infinite. Questo suo incontrollabile potere tuttavia lo ha costretto nella solitudine di un maniero eretto sullo stesso centro di ricerca dove è imprigionata la sorella, trasformatasi in una bestia deforme dopo l’ennesimo esperimento.
Oppure si può parlare di Kainé…

Progress: 99% Fatal error. Finding Backup

Kainé è un personaggio quasi più importante dello stesso protagonista.
Lei è la quintessenza del reietto, un essere umano respinto dalla società a causa del suo corpo “mostruoso” (la “ragazza” infatti è un ermafrodito, come spiega la raccolta di racconti ufficiali Grimoire Noire) che si difende con un linguaggio scurrile e con la violenza per arginare la sofferenza.
Dentro di lei alberga l’Ombra Tyrann che lei è costretta a nutrire con odio e violenza per evitare di tramutarsi in un mostro. Tuttavia la facciata dura alla fine viene meno e Kainé, dopo aver resistito per amore di NieR durante lo scontro finale, non può più ostacolare la trasformazione.
Spetterà al giocatore scegliere il suo destino: ucciderla e porre fine alle sue sofferenze oppure sacrificare la nostra stessa esistenza per farla tornare del tutto umana.
Arrivato ormai a 70 ore di gioco e dopo aver completato tutto quello che potevo, scelgo di salvarla e vedo pian piano cancellarsi tutti gli oggetti, le armi e le parole magiche che ho ottenuto.

Non sapendo cosa fare (dopo aver ammirato brevemente la nuova schermata del titolo) inizio una nuova partita per ottenere il penultimo trofeo della lista (quello che richiede di finire il gioco in meno di 15 ore per intenderci). Non posso inserire di nuovo il nome che avevo scelto per il protagonista, quindi lo cambio e ricomincio da capo, saltando le cutscenes e ignorando le missioni secondarie.
Poi arrivo al Nido e alla battaglia con Hook. Arrivo al momento in cui NieR aiuta Kainé a ritrovare la forza di vivere.

E lì il ragazzo scompare.

Benvenuti alla fine

Mi ritrovo a fissare una Kainé stanca e senza scopo. Sono passati tre anni da quando ha sconfitto lo Shadowlord ed è tornata umana e, se all’inizio era riuscita a mantenere i rapporti con Yonah, ora è sola e vaga senza scopo per le pianure del nord, mietendo Ombre giorno dopo giorno anche solo per far qualcosa. Emil è scomparso e lei continua a pensare che si sia dimenticata qualcosa di molto importante…o qualcuno.
Ed è proprio per poter recuperare questi preziosi ricordi che la ragazza finirà per affrontare le memorie delle battaglie passate, fino a ritornare a fronteggiare Hook, che gli ha rubato l’infanzia e l’integrità del suo corpo. Man mano che ricorda la tristezza diventa ira, una furia che, più che diretta a NieR, pare diretta al giocatore.

Lei aveva deciso di combattere per il protagonista, di aiutarlo nella sua impresa anche a costo della vita, ma il giocatore, decidendo di sacrificare i suoi progressi, ha reso vano il suo tentativo ed è riuscito a privare di significato l’intero viaggio: qual era la ragione per salvare Yonah? Perché aveva affrontato il re delle Ombre quando l’unica persona a cui teneva era scomparsa mentre cercava di arrivare al suo cospetto?
Per lei nulla ha più senso ed è stata costretta a tre anni di vita alla deriva solo per un capriccio. Se in NieR: Automata si usava il salvataggio ormai completo per aiutare qualcuno, qui si salva un personaggio, costringendolo a vivere in un post-game dove non c’è letteralmente più nulla da fare. Il sacrificio non è costato nulla al giocatore, che ormai aveva ottenuto tutto l’ottenibile (dai potenziamenti delle armi, al completamento delle missioni secondarie, allo sblocco dei trofei) e per il quale il salvataggio non era che un accessorio tanto bello quanto inutile, destinato ad ammuffire nei meandri di una scheda di memoria.

Kainé maledice il giocatore mentre assale verbalmente NieR e, anche a costo di sacrificare il mondo, lo riporta indietro, gli restituisce i dati perduti e lo costringe a vivere con lei nel mondo che segue la fine dell’avventura, perché lui è l’unica cosa a dar senso alla vita. Perché senza di lui (l’utente/NieR) non esiste nulla, quindi non esiste un sacrificio, ma solo un atto di egoismo che lascia un vuoto incolmabile.

Yoko Taro così di nuovo ribalta le aspettative e trova un modo per pungere i videogiocatori nel vivo, dando a loro una storia che non dimenticheranno presto. O almeno, io so che non lo farò.