Quando mi chiesero come fosse Final Fantasy 20 anni fa ammetto di aver pensato prima a Final Fantasy VI e al suo variopinto cast, poi ai toni grigi di Midgar e a un treno che attraversa a tutta velocità i settori alti della metropoli.
Davanti al sorriso divertito del mio interrogatore rimasi quindi interdetto, replicando “Non dirmi che era Final Fantasy VIII” mentre flashback di dita dolenti e accumulamento seriale di magia riaffioravano.

“No, punta più in alto” rispose
Final Fantasy IX?”
“Nemmeno…ma davvero non ti rendi conto che Final Fantasy X è uscito vent’anni fa?”

Rimasi allibito. Quella era stata la mia infanzia: la prima console Sony interamente mia, che inaugurai con quel prodigioso gioco. Non so quante ore (o dovrei dire giorni) di studio accantonai per immergermi nel mondo di Spira.
Con Final Fantasy X imparai l’inglese (non so se sia un vanto personale o un demerito delle mie insegnanti dell’epoca), comprai la mia prima guida strategica e, per la prima volta, legai con persone che avevano le mie stesse passioni.
E ora, dopo tutto questo tempo, in mezzo a una pandemia e con tanta voglia di evadere da una realtà che diventa sempre più opprimente, ho deciso di ricominciare il Pellegrinaggio, rimettendo le mani su questo meraviglioso titolo.

Più continuavo a giocare e più mi sentivo tornare a casa.
Mi sono tornati in mente quei momenti in cui giocavo nel primo pomeriggio sdraiato sul divano mentre mia madre mi intimava di spegnere e studiare e io sudavo freddo, perché l’ultimo savepoint l’avevo passato da un’ora e stava cominciando una battaglia contro un boss.

Mi sono ricordato quanto avessi fatto fatica, da videogiocatore inesperto che ero, a capire come funzionasse la sferografia, sistema di sviluppo che ora invece trovo ammirabile per la libertà che lascia al giocatore.
Mi sono ricordato delle Prove degli Intercessori e quanto fossero tediose (soprattutto Bahamuth, se ci ripenso mi risale l’angoscia), di quanto i boss fossero interessanti per meccaniche e di come alcuni di essi sfruttassero al meglio il sistema di combattimento a turni.

Mi chiedete se è stato tutto rose e fiori? Certo che no, per gli standard attuali la quantità di ore da dedicare al grind per guadagnare esperienza è esorbitante e i boss nel late/end game finiscono per essere solo una sbarra con scritto davanti “se le tue statistiche sono più basse di così non puoi passare“, ovviamente senza contare il tedio assoluto di alcuni minigiochi utili per ottenere le armi finali.

Final Fantasy X Lampi
Chiunque dice di aver schivato al primo tentativo e senza imprecare tutti e 100 i lampi mente.

Final Fantasy X infatti non è un gioco che suggerirei immediatamente per il gameplay, ma per la sua storia e per il mondo che riesce a plasmare.
Spira è rappresentata come una vera spirale dove vita e morte si rincorrono e in certi casi (e in certi luoghi) finiscono per incontrarsi. Al centro di questo vortice c’è Sin, una sorta di diabolica creatura che flagella gli esseri umani quando si affidano troppo alle macchine, ritenute dal culto di Yevon la ragione dell’esistenza di questo mostro, che è stato inviato per punire l’ubris delle popolazioni del passato, infiacchite dalla loro pigrizia e senza dio.

L’esito di questa terrificante situazione è l’esistenza di piccole comunità principalmente rurali e statiche (dalle quali i loro abitanti esitano ad allontanarsi) che sono dedite (spesso) al fanatismo religioso e alla discriminazione della razza Albhed, diversa per lingua e costumi e che rifiuta di abbandonare la tecnologia nella speranza di riuscire a contrastare il colossale aguzzino che da mille anni terrorizza il mondo.

Final Fantasy X è un viaggio formativo che trasforma un ragazzino pretenzioso in un uomo, che lo strappa di forza dalla sua casa e dai suoi agi e gli dà una spada in mano, facendogli capire che o impara a combattere, o morirà. Tidus infatti ci racconterà la sua storia, a metà tra sogno e realtà, su come è arrivato a raggiungere le rovine della sua città natale, distrutta mille anni prima dallo stesso Sin.

Final Fantasy X AHAHAHAHAHAHAHAH
Per la serie “immagini che puoi sentire”: Tidus che ride, 2001, cringe su pixel

Questo viaggio è il sacro Pellegrinaggio, durante il quale il protagonista accompagnerà la giovane invocatrice Yuna a pregare nei templi degli Intercessori, dove la ragazza potrà ottenere man mano le forze necessarie per sconfiggere il mostro e riportare la pace nel mondo.
Presto scopriremo però che tale pace non sarà definitiva, ma che dopo 10 anni di bonacciale Sin farà ritorno, costringendo nuovi invocatori a fare lo stesso e cominciare un nuovo ciclo di questa disperata spirale.
Eppure Yuna non demorde, anzi sorride e conforta la gente che incontra e dà ai loro cari l’eterno riposo che non riescono a ottenere da soli, senza mai cedere sotto il peso dell’enorme responsabilità che le pesa sulle fragili spalle.

Vediamo in questi due personaggi due animi affini, ambedue costantemente spinti nell’ombra dei loro famosi padri e costretti a viaggiare (e crescere) insieme.
Il rapporto con Jecht e Braska è particolarmente interessante, perché se da una parte abbiamo un ragazzo che ha sempre odiato chi lo metteva in ombra e lo scherniva senza sosta (almeno fino alla sua scomparsa), disprezzando i suoi tentativi di seguire le sue orme, dall’altra abbiamo una figlia che, sebbene ne senta la mancanza, è fiera dell’impresa che è costata al padre la vita e accetta stoicamente il ruolo di salvatrice che le è quasi imposto dalla gente.

Un ulteriore elemento da approfondire nel gioco è sicuramente la discriminazione sia religiosa che razziale (se vi interessa vi rimando all’articolo del nostro caro Davide, che ne parla) e la pesantissima critica ai culti organizzati (che scadrebbe nello spoiler), ma non è per quello che ho amato Final Fantasy X.
Lo ho amato (e lo amo tuttora) perché è un viaggio che mischia sapientemente gioia, disperazione e crescita in mezzo a un mondo crudele e bellissimo.

Nonostante ciò non è un’esperienza che mi sento di consigliare a chiunque: è vero, la veste grafica è ancora eccellente, sebbene abbia animazioni un po’ rigide al di fuori delle cutscenes, e lo stile di combattimento è ancora perfettamente godibile (basti pensare il successo riscosso da JRPG tradizionali come Dragon Quest XI, Yakuza: Like a Dragon, Persona 5 e Octopath Traveler negli anni passati), ma la progressione dei personaggi e il loro perfezionamento fanno passare il giocatore dall’esaltazione al tedio assoluto quando, per battere i boss dell’end-game, si rende conto dell’enorme quantità di tempo che dovrà dedicare agli scontri casuali, cercando sempre di mantenere equa la distribuzione di punti esperienza.
Nel gioco infatti i membri non attivi (o che non agiscono nemmeno una volta in battaglia) non ricevono esperienza, il che rende il processo ancora più tedioso. Fortunatamente la versione pc offre dei menu “cheat” che permettono una più rapida progressione, più adatta a chi vuole portare a termine il Pellegrinaggio ma, tra studio e lavoro, non ha molto tempo da dedicargli.

Se ancora non vi siete avventurati su Spira esistono infinite versioni remastered del titolo (qui trovate quella di Steam, che include anche il suo -ahimé- deludente sequel) che aspettano solo di essere giocate.
A due bonacciali di distanza non mi sono ancora stancato di ricominciare quest’avventura volta dopo volta, e voi?