The Last of Us Parte II è uno dei titoli che ha fatto e che sta facendo più discutere di tutto il 2020. Il videogioco della Naughty Dog è stato già recensito, analizzato, approfondito sotto molti aspetti in questo breve lasso di tempo, e proprio per questo motivo ho deciso di focalizzarmi su qualcosa che mi ha colpito molto nel percorso di gioco.

La presenza femminile all’interno del titolo è a dir poco fondamentale, ma non è questo il punto della mia analisi. Ciò che vorrei sottolineare attraverso l’articolo di oggi è come The Last of Us Parte II ha saputo rappresentare tramite sfaccettature diverse la figura della donna e anche, potendo anticipare già parte del mio pensiero, quanto sia stato egregio il lavoro svolto su questi personaggi.

The Last of Us
Ellie

Introduzione

Prima di cominciare con un’introduzione che spieghi perché sia così importante la creazione di personaggi come Ellie e Abby (ma non solo), vorrei specificare che questo articolo NON è spoiler free: essendo un vero e proprio approfondimento sarebbe stato molto superficiale tagliare fuori parti di trama che sono fondamentali per la mia analisi, per cui, se non volete incappare in rivelazioni importanti sul gioco, vi consiglio di non proseguire nella lettura.

Il motivo per cui mi è sembrato doveroso scrivere questo articolo è che The Last of Us Parte II riesce, come pochi altri giochi, a mostrare un range ampio di quello che è il mondo femminile, sopratutto in riferimento alla società sviluppatasi nel mondo di gioco, elemento, questo, che non va assolutamente sottovalutato nell’ambito dei videogiochi così come nel cinema e in molte altre produzioni mediali. Solo recentemente l’ampio spettro del femminile è stato mostrato con più frequenza, con meno stereotipi, discriminazioni e ovvietà, ma arrivare al livello di quello che ci propone The Last of Us non è assolutamente da tutti. La scelta di “spingere” così tanto per un titolo di punta, che vuole arrivare al pubblico di massa, non va presa sotto gamba e nemmeno data per scontata (come invece può accadere, purtroppo, aggiungerei).

Il femminile in The Last of Us va elogiato perché non ricalca strade già percorse, ma segue e crea una strada solo sua.

Ellie

Ellie, la nostra protagonista di sempre, merita sicuramente di essere presa in considerazione in quest’analisi. Sono state molte le critiche rivolte al suo personaggio già prima dell’uscita del titolo, sopratutto a causa dei trailer che fin da subito hanno mostrato senza timore la sessualità della ragazza.

The Last of Us
Ellie e Dina

Le immagini del bacio di Ellie e Dina, già pochissimo tempo dopo la pubblicazione, hanno causato non poche critiche e malcontenti (completamente insensati, ma pur sempre presenti nella community). Sicuramente la scelta di mostrare fin da subito questo aspetto della vita di Ellie non solo nel trailer, ma anche dall’inizio del gioco, è più che da ammirare: è un chiaro messaggio di normalizzazione di quella che è l’omosessualità. E un messaggio del genere va sempre apprezzato, sopratutto in un periodo storico che finge profondamente l’accettazione come il nostro. Ma fermarsi solo a questo sarebbe superficiale.

La caratterizzazione di Ellie, nel suo essere complessa, irascibile, impulsiva, decisa e instancabile, ci viene mostrata con molte più sfaccettature rispetto al primo titolo. Se già in The Last of Us la piccola Ellie adolescente era riuscita a mostrare i denti, nel secondo titolo non solo fa questo, ma viene messa completamente a nudo: nei suoi gusti, sessuali e non, nei suoi affetti, nei suoi difetti a volte snervanti così come nella sua ira e nel suo senso del dovere che la spingono a non fermarsi mai. Ci basti pensare alla sua furia incontrollabile causata dalla morte di Joel, uno dei primi momenti (ma non l’unico) in cui la natura di Ellie viene svelata. Ma l’ulteriore punto vincente nella rappresentazione di Ellie sta nel farcela vedere e apprezzare non solo come la ragazza addolorata che ha perso qualcuno di importante, non solo come colei che è pronta a uccidere chiunque pur di vendicarsi (anche se sappiamo che non sarà così), ma sopratutto come una figura chiaroscurata: Ellie è forte, ma è al contempo debole e capace di soffrire per la morte e la disperazione che causa a sua volta e che il mondo intorno a lei costringe tutti a provare.

La sua figura femminile è più reale che mai e segue un percorso realistico, fatto di indecisioni, traumi, compassione (ciò che forse ci spinge ad apprezzarla di più, nelle fasi finali del gioco). Ellie è reale, si possono toccare con mano la sua testardaggine e, infine, il suo essere solitaria e sola (due cose ben diverse) più di ogni altra cosa.

Abby

Diciamocelo tutti francamente: Abby è stata il personaggio femminile di cui non pensavamo affatto di avere bisogno. Almeno così è stato all’inizio per me, quando ho scoperto di dover giocare quasi metà titolo guardando il mondo attraverso i suoi occhi, gli occhi di una donna spregevole che mi aveva condannato ad un titolo senza Joel, uno dei miei personaggi preferiti di sempre. Eppure la sorpresa, perfino per chi come me sente la mancanza di Joel come se fosse un proprio caro, sta proprio nello scoprire quanto il personaggio di Abby sia straordinario dietro tutta quella crudeltà che ci appare in quel drammatico momento nella casa in montagna.

The Last of Us
Abby

Forse attraverso questo personaggio c’è stato per me uno dei disvelamenti più grandi di The Last of Us Parte II e su quanto Naughty Dog abbia potuto creare delle protagoniste femminili veramente da mozzare il fiato. I cattivi hanno il loro fascino da sempre, nella storia dei videogiochi così come in quella del cinema dei fumetti e così via. L’errore nell’interpretare Abby, che all’inizio è più che lecito, è proprio pensare che l’approccio del videogioco sia mostrarci questa donna bionda e forzuta come la nostra nemica assoluta. Niente di più errato.

Il mondo, per un buon numero di ore di gioco, ci verrà mostrato attraverso gli occhi di questo personaggio che è perfettamente in linea con il concetto che ho già applicato a Ellie: è chiaroscuro. Abby non è il nemico del gioco, scopriremo che è vittima di un dolore causato proprio da Joel che, per salvare Ellie, ha ucciso suo padre. E qui tutto cambia, perché se già prima di scoprire la sua storia giocando il suo personaggio ci era sembrato di vedere una persona fin troppo normale per essere così spietata, scoprendo il suo trauma non è più possibile vederla come “il nemico cattivo, cattivissimo, che va sterminato”. Abby, così come Ellie, è cresciuta in un mondo duro, un mondo che le ha portato via suo padre, che l’ha resa fredda, capace di nascondere le sue fragilità dietro il fisico possente e meraviglioso, un fisico da molti della community bullizzato profondamente, il che sta a manifestare nuovamente la scelta fantastica di Naughty Dog di rappresentare una donna, una marine, per la precisione, che si accetta nel suo essere forzuta quanto i suoi compagni, femminile nel suo essere se stessa e basta, senza altre sciocche leggi della società.

Mano a mano, durante il percorso del videogioco, anche la sua corazza cade e le sue emozioni vengono mostrate, come la sua affezione per Owen, il suo amore per il padre e il suo lavoro, l’amicizia e la voglia di proteggere Lev e Yara, due ragazzi appena conosciuti e che per giunta appartengono a una fazione avversa alla sua. Abby è l’immagine di una donna autosufficiente, forte, consapevole di se stessa, con un’inaspettata voglia di trovare una sorta di famiglia a cui aggrapparsi, di cui prendersi cura con tutta se stessa. Nonostante tutto non verrà mai dimenticata la sua freddezza nella tortura a Joel, rimarrà per noi un trauma forte legato al suo personaggio, ma si finirà per volerle molto più bene di quanto si potrebbe mai lontanamente pensare. Abby è vera, è vittima e carnefice, ed è una donna profondamente enigmatica. Una rappresentazione ulteriore, uno sguardo su una femminilità più che credibile, più che vera.

Lev – Una meravigliosa storia a parte

Ho inserito Lev in questo articolo sui personaggi femminili pur sapendo perfettamente quanto il suo percorso sia ben diverso di quello delle nostre due protagoniste. L’ho scelto proprio per questo, per far capire quanto The Last of Us Parte II sappia indagare su tematiche che vengono ignorate non solo negli altri videogiochi, ma anche nella realtà che viviamo. Con il personaggio di Lev, Naughty Dog decide di rappresentare una giovane ragazza che non si identifica nel suo corpo femminile ma che vuole per l’appunto essere riconosciuta dalla sua società come Lev, ovvero come un ragazzo. Allora perché metterlo nell’analisi dei personaggi femminili se sappiamo, e appoggiamo, la sua scelta di acquisire un’identità di genere differente da quella biologica?

The Last of Us
Lev

Sicuramente non per ignorare la sua scelta personale e tantomeno per renderla vana, bensì per enfatizzare ulteriormente le scelte di questo titolo videoludico non solo nella rappresentazione di genere, ma anche della società del mondo di TLOU e di come essa abbia saputo creare degli individui emarginati poiché “differenti”. Per essere più chiari, Naughty Dog ha deciso di raccontare la storia di un ragazzo, nato biologicamente nel corpo di una ragazza, che è costretto dal suo gruppo (i Serafiti) a identificarsi nell’essere donna: in quella società Lev è Lily e non può essere altrimenti se non vuole essere ucciso. In quanto identificata come donna della comunità, viene promessa in sposa ad un anziano, e questo diventerà il suo unico scopo, la sua unica strada. Per questo, ignorando ogni minaccia, Lev decide di non farsi intimorire, di mostrare la propria vera natura rasandosi i capelli, decidendo liberamente il proprio gender e per questo è costretto a fuggire al fianco di sua sorella Yara.

Lev va aggiunto a questa lista riferendoci alla sua costrizione nel suo corpo biologico causato dal gruppo a cui appartiene, ed è proprio questa scelta che non va affatto ignorata riferendoci al mondo creato in questa opera videoludica. Infine, va poi enfatizzata la forza di opporsi e di liberarsi della Lily che tutti gli dipingono addosso, per diventare se stesso ed essere ciò che è veramente.

In questo suo passaggio traumatico da donna condannata a ragazzo libero e padrone di se stesso va citato il suo personaggio come punto a favore di un narrazione che non ignora nessuna situazione.