In queste ore chiunque abbia ordinato qualcosa dai portali online sta aspettando il corriere con il suo pacco. Non importa dove abbia acquistato. Non importa cosa abbia acquistato. Non è quello su cui è necessario concentrarsi. Questo approfondimento arriverà a una conclusione, come a tante altre; però sarà completamente diversa, più riflessiva del solito.
Quando qualcuno accede a possibilità invitanti, a discrezione di se stesso, si apre una moltitudine di prodotti che ora, a causa del distanziamento sociale e dell’emergenza sanitaria, non potrebbe altrimenti ricevere a casa.
Penso ai videogiochi, che sono i prodotti più acquistati da parte dell’utenza, oltre a console come Nintendo Switch con pellicola per lo schermo in vetro temprato, la protezione in silicone e una qualsiasi custodia dedicata al proprio videogioco preferito.

Ancora meglio, per niente secondario, sono gli acquisti tramite Pampling. In particolare le sue t-shirt e le offerte esclusive che prevedono anche dei pezzi gratuiti in aggiunta ai capi acquistati: calzini, soprattutto.
La scelta è sempre radicata verso una propria passione. Vestire un brand, ora come ora, è quanto di più attrattivo si possa trovare, soprattutto se qualcuno ha giocato o visto una determinata produzione.

A risvegliarsi interiormente è il desiderio di collezionare, mostrare, condividere per spingere a un’interazione che dica, alla fine dei conti, “io l’ho acquistato qui”. Ciò crea interesse, muta a un proprio bisogno su cui si colloca integralmente l’intera espansione della propria meraviglia e spinge a ordinare ciò che si desidera.
Scrollando col mouse o sul vetro del proprio smartphone, il mondo diventa a portata di clic e i propri interessi vengono alimentati. Gli occhi si illuminano, le mani tremano: quel che si desidera è lì, pronto a essere aggiunto al proprio carrello. Qualunque prodotto si sia acquistato, si dovrà attendere che arrivi a casa.
Ovviamente si seguono dei processi precisi per l’ordine, soprattutto da parte del distributore che ricerca poi, a seguito della disponibilità, un corriere che possa portare ciò che si desidera al compratore.

Il mio ultimo ordine…

Nulla di nuovo, in un preludio scontato. Eppure, sono passaggi importanti da trattare. Un ordine viene inoltrato al corriere. Nel frattempo, via mail viene inviato il tracking del proprio pacco con tutte le informative. Ed è lì che inizia l’attesa, quanto lo è stata attendere lo stipendio prima di poter sperperare i soldi per ciò che si desidera e si ha tante speranze.
Da quel momento in avanti, il cellulare diventa ancora di più un nuovo arto utile per restare aggiornati sui suoi movimenti.
Io stesso lo faccio: quando il mio pacco parte, controllo ogni passaggio. Lo faccio più volte al giorno, domandandomi a che punto sia, bramoso e carico di riceverlo al più presto. Ma devo essere franco: ordino online da veramente poco.
Per l’esattezza, ordino dai canali e-commerce da fine marzo. Il mio primo ordine è stato la Nintendo Switch con The Legend of Zelda: Breath of the Wild, che mi sono arrivati dopo due giorni.

A causa della quarantena, quello che altrimenti avrei comprato direttamente a un negozio, è diventato più raggiungibile grazie a un acquisto online. Ricordo ancora quell’istante, il giorno esatto in cui mi arrivò e il corriere che mi lasciò il pacco tra le mani.

Da allora, ho ordinato altre tre volte. Ogni risultato è differente. Ovviamente scelgo di tralasciare alcuni dettagli. L’ultimo pacco che ho ricevuto era aperto e, al suo interno, c’erano due produzioni videoludiche che trovo assolutamente appaganti, attrattive, utili al lavoro quanto agli approfondimenti di cui scriverò più avanti. Però, quel che ricordo bene in ogni ordine che ho fatto è quanto tempo passassi a controllare il mio cellulare.
Quando vedevo che l’ordine era in transito, era come se l’attesa si moltiplicasse fino a diventare quasi insostenibile. Ma siamo esseri umani: ordinare è sempre così, nel suo insieme più intimo. Si radicalizza quando ciò che attendiamo da parecchio comincia a essere più prossimo. Dal proprio smartphone si riguarda nuovamente il tracking del pacco. Penso al mio ultimo ordine, per esempio.

Il pacco, che era a Palermo, doveva attraversare tutta Italia. Io vivo in Valle d’Aosta, perciò ironicamente pensavo a quanto ci avrebbe impiegato per attraversare il nostro Bel Paese. Ho iniziato a guardare dal cellulare ogni spostamento, aspettando bramoso di sapere qualche novità.
Non tardò ad arrivare, come immaginavo: quando lessi che il pacco era a Bologna, cominciai a capire che ci sarebbe voluto più tempo del previsto, e iniziai già a sentire il peso dell’attesa farsi incontrastato, inesorabile.
Va detto, niente è superabile come la prima volta. Quando ordinai la Switch, fu un momento d’esaltazione. Invece, quest’ultima volta è stata più intensa di quanto immaginassi. Forse era a causa di quanto ci avesse impiegato, un giorno in più che ha pesato parecchio sulla mia attesa effettiva. In fondo, era un ordine che portava da me due titoli estremamente diversi tra loro: Final Fantasy XV Royal Edition e Doom Slayers Collection.

corriere

Da una parte una proposta totale su Final Fantasy XV, dall’altra quella Doom Slayers Collection su cui avevo messo gli occhi da parecchio tempo. Da una parte un’occasione mancata nonostante i contenuti aggiuntivi, dall’altra la storia degli FPS che ricalca fedelmente l’intera esposizione dal ’93 fino al reboot del 2016.
Un’occasione che, quando l’ho trovata innanzi a me, non mi sono lasciato sfuggire.
Per qualsiasi videogiocatore e critico rivisitare il Doom Engine è sempre stata un’impronta totale all’interno dell’intera arte videoludica. Significa rivivere una parte integrante della storia dell’industria e a comprendere l’effettivo successo di una delle serie più amate degli ultimi anni.

Il pacco, quando è arrivato ad Aosta, mi è stato consegnato di sera. Lo avevo atteso per tutto il giorno. Coprire una distanza così lunga mi ha ricordato un personaggio unico nel suo genere, il corriere più famoso dei videogiochi: Sam Porter Bridges di Death Stranding, che ancora non ho concluso.

Un parallelismo (ma non lo è) interessante.

Non è mai semplice parlare di corrieri o Death Stranding. Intendiamoci: i primi sono complessi e imprevedibili.
Death Stranding, invece, è un titolo che vede come protagonista Sam Porter Bridges che porta una quantità esponenziale di pacchi da una parte all’altra degli Stati Uniti ormai completamente stravolti da una calamità.
Senza scendere nei particolari allegorici dell’opera di Hideo Kojima, sto immaginando da diversi giorni un corriere munito di esoscheletro che attraversa l’Italia attaccando pacchi su pacchi sulla schiena tra la direzione artistica dei sassi di Matera a Cesenatico e la riviera romagnola, alla Padania fino ai monti valdostani dell’Alta Valle, da Courmayeur alla Vallata di Gressoney. Se immagino un corriere, Sam Porter Bridges è quello che si avvicina di più alla sua profondità d’animo, e al coraggio di ogni corriere soprattutto a causa degli eventi accaduti negli ultimi tre mesi.

Corriere Sam Porter Bridges

Con l’emergenza Covid-19, ci sono corrieri che lavorano ogni giorno consegnando pacchi per chi fa un ordine qualsiasi. Per qualcuno non è nulla di incredibile, ma per me è importantissimo: riuscire comunque a lavorare in condizioni non ottimali mi fa pensare a quanto Sam Porter Bridges se la sia vista brutta in svariate occasioni. Trattando nel particolare, il suo personaggio non è assolutamente un modello da avvicinare agli altri corrieri o a trovarci un parallelismo forzato.
Sam Porter Bridges si ispira ad altri corrieri e si muove in un mondo allegorico, simile al nostro. I corrieri che ogni giorno lavorano e consegnano pacchi, anche riuscendo a garantirli in anticipo, sono gli stessi che forniscono i videogiochi o le console o qualsiasi altro bene in un servizio che è attrattivo quanto diversificato. In tal senso, è utile ringraziare i corrieri che lavorano anche mentre sto scrivendo questo approfondimento dedicato a loro e al tracking, all’attesa che comunque nutriamo nei loro confronti soprattutto a causa del distanziamento sociale.

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Molto spesso, durante il lockdown, riflettevo ancora con più profondità sulla loro figura e il fatto che riuscissero a essere così elastici e rapidi. Alcuni miei amici sono stati soli per svariato tempo e l’unica persona che vedevano o sentivano dall’altra parte di un portone era il corriere.
Di sicuro, immagino che molti di loro abbiano comunque paura di lavorare durante le consegne. Spesso mi domandavo se fosse giusto ordinare qualcosa in un momento del genere, ma lo facevo. Era un servizio che garantivano, uno dei pochi lavori che ancora davano un senso di normalità a qualcosa che poi è risultato assolutamente anormale, per chiunque.

L’attesa del corriere è dunque passata da essere qualcosa di naturale a un simbolo significativo unico capace di spingere a una riflessione ulteriore non soltanto sui videogiochi, ma anche sulla vita.
Acquistando la Switch, ho recuperato alcuni dei titoli che ora, col senno di poi, hanno fatto parte di una formazione ben più rimarcata e sostenuta.
Se non fosse esistito un corriere, penso che avrei dovuto attendere che i negozi riaprissero, o avrei dovuto acquistare alcuni titoli dagli store online, un’altra alternativa che sarebbe stata di certo più logica. Rispetto a questo, in realtà ne ho scaricati altrettanti, come Animal Crossing o To the Moon.

Come Euro Truck…

Essendo anche un grande amante dei simulatori di guida, mi sovviene alla mente anche Euro Truck. Focalizzarsi sul trasporto merci riesce sempre a darmi un senso di libertà e sorpresa, soprattutto quando si tratta d’interagire ulteriormente con un lavoro che fa delle spedizioni il lato portante.
Tornando al mio pacco da Palermo, immagino che sia arrivato in Calabria con un traghetto e da lì, poi, diretto a Bologna. Se non altro, sono sicuro che sia stato un camion a trasportare il mio pacco fino ad Aosta, tra le mani del mio corriere che me lo ha portato e consegnato due giorni fa.

In tal senso, quest’altra riflessione è giunta quando ho pensato quanto anche le spedizioni e i trasportatori siano ancora a lavoro nonostante il distanziamento sociale e le misure prese dal Governo durante la quarantena.
Andando nello specifico, credo che sia ancora più preciso e diretto concentrarsi su quante persone siano a lavoro nonostante tante altre siano a casa, a svolgere lo smart working scelto dalle aziende o ad aspettare che si torni alla normalità.

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Se non altro, trasportatori e corrieri ci hanno aiutato a mantenere quella visione per non incappare ulteriormente in uno sconforto che avrebbe portato, poi, a una determinante che ci avrebbe isolati ancora di più. Se muniti di mascherine e guanti, si può salutare il corriere che passa e va via, o che è di corsa e non può fermarsi, come il mio primo ordine riguardante la Switch.
Per accompagnare questa anormalità, spesso ci dimentichiamo quanto, a volte, la normalità sia un dettaglio che non cogliamo immediatamente quando non ci sono emergenze o pandemie nel mondo. Se c’è qualcuno a garantire quel servizio, è giusto che se ne approfitti in maniera adeguata, scegliendo accuratamente quale siano le priorità per ognuno di noi.
Dal canto mio, posso dire che non avrei avuto bisogno di videogiochi avendo ulteriori possibilità. Avendo la fortuna di non essere stato solo durante la quarantena, ho comunque scelto di ordinare da internet la mia Switch e diversi titoli che ora faranno parte dei contenuti che porterò.

Una volta tanto, grazie a chi lavora e fa di tutto per darci un po’ di normalità in una situazione che di normale non ha nulla.