I totalitarismi hanno cambiato molte vite. Alcune sono state spezzate, schiacciate dal peso della macchina bellica dell’odio che perpetrò l’Europa e il mondo intero durante la Seconda Guerra Mondiale. Uscirne vincitori non fu semplice, per niente: fu un prezzo per la libertà che in pochi, in un periodo storico complesso come il nostro, riescono a comprendere pienamente.
Quando studiavamo con attenzione e scrupolosità le mosse degli Alleati per liberare l’Europa dalla macchina bellica nazista, immaginavamo quanto fosse stata dura per loro arrivare sulle spiagge della Normandia.
Truppe francesi fuggite durante la Guerra Lampo, inglesi che hanno resistito alla Battaglia d’Inghilterra e a Kesserling, durante l’offensiva contro le truppe italo-tedesche in Africa settentrionale, statunitensi che combattevano su due fronti, in Europa e nel Pacifico.
Quello che lega, in un modo incondizionato l’intera trama di Wolfenstein, è quel “Se” assordante e stridente a cui spesso pensiamo per comprendere cosa rischiavamo se gli Alleati avessero perso la guerra. Ecco, Wolfenstein è quella spiegazione a quel condizionale che ora, considerati gli orrori del nazismo, è trattato con coraggio soprattutto negli ultimi capitoli della serie.

Blazkowicz


I primi titoli di Wolfenstein sono un’introduzione a quello che si affaccia a The New Order e a The New Colossus, anche al recentissimo Youngblood. Mi concentrerò a parlare di questo lasso temporale, di quel “Se” ipotetico che è approfondito con cura durante l’intera narrazione sui due titoli usciti recentemente.
Non è semplice trattare di un videogioco così sanguinolento e crudo, soprattutto quando mostra eventi alternativi a quelli che il videogiocatore ha studiato sui libri di storia o guardando dei documentari a riguardo.
Immaginare una linea temporale diversa, capace di essere un passato parallelo che avrebbe potuto sconvolgere pienamente rende questa consapevolezza interiore ancora più orribile.
Non è semplice cogliere questo messaggio.
In The New Order si viene subito gettati nella mischia su degli aerei statunitensi che non reggono l’artiglieria avanguardista dell’esercito nazista.
È il progresso, quello nemico, a essere una punta avvelenata pronta a lacerare le carni degli Alleati, ormai sempre più consapevoli di non essere in grado di poter resistere alla macchina bellica tedesca e ai suoi alleati. L’unico tentativo è assassinare il generale Wilhelm Strasse, conosciuto come Deathshead, a capo dell’intera divisione scientifica del Reich.

L’unico a poterlo uccidere, assieme a una squadra di pochi soldati scelti per una missione così rischiosa nel cuore della Polonia occupata, è il sergente William “B.J” Blazkowicz. Nato nel 1911, in Texas, da madre ebrea e padre statunitense. Vive un’infanzia turbolenta a causa proprio di quest’ultimo, il quale è un patriota e considera il figlio un debole amico dei neri.
William avrà un’amica di colore a cui si legherà nell’infanzia per molto tempo. Il padre è un violento, un ubriacone, un razzista, un uomo del sud legato a vecchi preconcetti su cui si può tessere un collegamento tra passato e quel presente.

Ancora probabilmente legato a quello che fu lo schiavismo, il padre di Blazkowicz è un uomo duro, inflessibile, un suprematista che considera ebrei, neri e stranieri i primi nemici dell’America, considerando il Klux Klux Klan come l’unico esempio da seguire.
Tenterà di plagiare il piccolo William a quell’ideologia, tanto da costringerlo a uccidere un cane per farlo diventare un uomo. Questo è un passaggio importante, per la vita di William, quanto per l’intera narrazione all’interno di Wolfenstein e di quello che vivrà da ora in avanti.
La madre, dolce e amorevole, sarà l’unico motivo per cui resisterà fino ai diciotto anni prima di fuggire tra le braccia dell’esercito statunitense. Arruolato per difendere la sua patria e resistere con fermezza a quei concetti che il padre sosteneva e che non erano i suoi.

Blazkowicz

Questo è un collegamento tra passato e presente, un altro, non solo per la trama di Wolfenstein, ma per spiegare quanto l’odio fosse radicato all’interno delle famiglie americane ed europee, pronto a scoppiare con l’arrivo di un uomo che non attendeva nient’altro che alimentare quella fiamma.
Il padre di Blazkowicz era un conservatore, un ignorante del sud, un uomo che considerava inferiori ebrei e neri e li paragonava a cani. Non aveva pietà per nessuno, neppure per la madre di William, la quale era un’ebrea polacca che aveva sposato e che picchiava ogni giorno perché difendeva suo figlio.
William Blazkowicz è nato in campagna, nel Texas. Ha vissuto la propria infanzia nascondendo ciò che trovava bello e diverso dall’ottica del padre. Un primo assaggio dell’odio che combatterà una volta cresciuto lo ho già vissuto all’interno delle mura domestiche.
Accettando di arruolarsi divenendo un soldato dell’esercito americano per combattere i nazisti, sapeva che di fronte a sé aveva l’estensione di quel disprezzo e di quella prepotenza capace di sconvolgere la libertà.

Il risveglio…

La missione in Polonia risulterà un fallimento a causa della tecnologia nazista, del progresso di Wilhelm Strasse attraverso gli esperimenti su delle cavie umane per prepararli a ciò che mira: un supersoldato senza risma e pietà, il sogno di Adolf Hitler, l’estensione della purezza della razza per la conquista del mondo intero, facendolo diventare parte del Reich.
Blazkowicz riuscirà a fuggire cadendo nel Mar Baltico, nel nulla. Verrà ferito alla testa da una scheggia e verrà tratto in salvo da una nave mercantile. Completamente ferito, sanguinante e solo, si ritroverà in un manicomio.
Da quel momento in avanti, osserverà il vuoto del mondo davanti a sé senza proferire parola. Non ha idea del tempo che sta passando, se la guerra è vinta o persa. Anya Oliwa, figlia del dottore e infermiera della struttura, lo aiuterà a sopravvivere, a vivere giorno per giorno, a non farlo desistere. Osserverà da una finestra quello che c’è fuori mentre il suo mondo è in stallo.
I nazisti, una volta al mese, pretendono scorte medicinali dal dottore e recuperano alcuni dei pazienti più sani per una selezione.

Blazkowicz


Blazkowicz è fermo, osserva: una volta alla settimana arrivano e portano via qualcuno. Non ha idea del tempo che sta passando. Non sa quello che il mondo sta vivendo. Non sa neanche se lui è vivo e se tutto quello non sia nient’altro che un sogno. Ma dovrà svegliarsi quando un nazista tenterà di ucciderlo, dopo aver ricevuto ordini precisi per eliminare gli altri pazienti del manicomio. Vedrà davanti a sé l’omicidio del dottore e di sua moglie, del rapimento di Anya. In quel momento, William si risveglierà.
Udendo quei proiettili sferzare l’aria, una parte di sé tornare a respirare. Forse quella più cruda, brutale; legata a tutto il suo passato, a difendere il prossimo, a uccidere chi minaccia gli altri. Allungando la mano e prendendo un coltello, infilzerà al collo il nazista che gli punterà una pistola addosso.
Feccia nazista“, dirà. Comprenderà che i nazisti hanno vinto la guerra una volta che libererà Anya. Insieme partiranno e andranno altrove, da suoi zii. William torturerà un nazista, gli priverà poi della vita una volta che avrà ottenuto le informazioni su Wilhelm Strasse. Si renderà conto di essersi risvegliato nel 1960.
In questo frangente, per la prima volta da anni, Blazkowicz vedrà in Anya non solo qualcuno che gli ha salvato la vita, ma certezza sicura. Avendolo curato dalle ferite di guerra e tenuto in sicurezza, è il legame più prossimo che ha per la vita, ora in subbuglio ancora più di prima a causa dell’ombra nazista.
L’intera trama di Wolfenstein: The New Order si svolge alla ricerca di un modo per uccidere Wilhelm Strasse, impedendogli di creare dei supersoldati per soggiogare le forme di resistenza nelle città mondiali occupate dai nazisti. Andranno a Berlino, nella tana del Lupo, unendosi a una resistenza e dopo, una volta concluso il gioco col sacrificio di William, si prepareranno a riprendersi gli Stati Uniti.

Terror Billy…

Il livello caricaturale di trama e narrazione in The New Order unisce passato e presente in una chiave capace di portare il videogiocatore a vivere gli istanti più brutali del nazismo in una chiave diesel-punk.
Penso al campo di concentramento in cui William sarà costretto a entrare per liberare l’unica speranza per fermare Wilhelm Strasse e i suoi esperimenti.
Nel vivere quell’istante noterà la brutalità del razzismo che vivrà anche in The New Colossus, una volta che recupererà per l’ennesima volta i pezzi di se stesso riuscendo. Nel primo approccio sul titolo, il videogiocatore muoverà William su una sedia rotelle dopo gli eventi in The New Order. La narrazione differisce ulteriormente, ora che Wilhelm Strasse è morto e a prendere le redini della macchina bellica nazista è Frau Engel e la sua crudeltà. Desiderosa di vendicarsi di Blazkowicz, proverà di tutto pur di rovinarlo e costringerlo a tradirsi.
L’Europa non è mai stato un posto sicuro per i membri della Resistenza. Sarà costretto a lasciarla e a tornare negli Stati Uniti, stravolti totalmente e irriconoscibili a causa dei nazisti e dei loro sostenitori.
In una missione del gioco, William tornerà in Texas sperando di trovare sua madre ancora in vita. Verrà a conoscenza del suo fato una volta che incontrerà suo padre, che è diventato un collaboratore dei nazisti e denuncia neri ed ebrei agli ufficiali delle SS e al Klux Klux Klan.

Blazkowicz

Un’impronta che ho trovato struggente, capace di farmi riflettere molto sul concetto di suprematismo e invasione, è che il tedesco è diventata una lingua fondamentale per i cittadini statunitensi. Occupati da ormai vent’anni dall’esercito nazista, si sono abituati persino a mangiare piatti tipici della cucina tedesca e a dimenticare completamente le proprie tradizioni.
La Festa del Ringraziamento è stata rimpiazzata da quella della conquista dell’esercito tedesco. Un’impronta decisiva e rimarcata nella narrazione, capace di condurci a quel “Se” evocativo di cui ho parlato all’inizio dell’articolo prima di giungere a questo punto.

Blazkowicz verrà tradito da suo padre, com’era immaginabile. Verrà a conoscenza che sua madre, qualunque sia il suo fato, è stata rinchiusa in un campo di concentramento nazista in Nuovo Messico e che è stata uccisa perché è un’ebrea. Non scendendo nei particolari di trama, la quale è avvincente quanto quella di The New Order, quello che si palesa agli occhi del videogiocatore è quanto il disprezzo abbia condotto un’intera popolazione a farsi soggiogare dalla paura.
Della libertà, dei padri fondatori, di ogni modello passato non esiste più nulla. Gli Stati Uniti sono divisi in due: la costa ovest è dominata dall’esercito imperiale giapponese, quella orientale dai nazisti. Il carattere di Blazkowicz muterà come il suo corpo.
Quando verrà ucciso apparentemente da Frau Engel davanti all’intero Reich del mondo, sarà tratto in salvo. Si abituerà a un nuovo corpo, dimenticando il vecchio, lasciandosi alle spalle tutto quello che lo legava fino a quel momento. Resta fedele soltanto ad Anya, che aspetta due bambine, le sue bambine.
Da questo momento in avanti, ogni missione ricalcherà con estrema cura ogni elemento del nazismo.
In primo luogo, il suo fanatismo. In una missione che il videogiocatore potrà vivere nel corso dell’esperienza, Blazkowicz incontrerà, come attore improvvisato di un film che racconta la sconfitta di Terror Billy, la sua storia, il male che ha ideato tutto quell’odio: Adolf Hitler.

Ridotto ormai alla vecchiaia, non dà segni di pentimento. Rivendicherà ogni azione perpetrata in passato, elevandosi ad autorità suprema, a elemento portante come divinità per ogni nazista.
Questo è il passo più duro, all’interno dell’esperienza di gioco. Adolf Hitler, nei libri di storia, è uno sconfitto che ha ucciso barbaramente persone innocenti e ha fatto scoppiare una guerra fratricida. Nel titolo, invece, è un vecchio pazzo che si vanta di ciò che ha commesso nella sua vita.
Muovere William, almeno per me in quella missione, è stato più profondo. Immagino che per lui sia stato orribile, ai suoi occhi.
Vedere chi ha ideato l’ideologia nazista, la supremazia della razza e ha fatto scoppiare una guerra che la visto vincitore è probabilmente ciò per cui ha combattuto per tutta la vita. Per tornare da Anya, dalla Resistenza e da chi lo rispetta e supporta, non dovrà fare nient’altro che evitare di ucciderlo.

Sangue giovane…

Liberata la costa est degli Stati Uniti dal Reich, a William non resta che godersi la sua famiglia nel Texas. Continua a compiere missioni per conto del Governo statunitense e a mettere a ferro e fuoco l’Europa uccidendo ogni gerarca nazista che minaccia una nuova invasione degli Stati Uniti.
Nel frattempo, addestra le sue figlie: Soph e Jess.
Nell’ultimo capitolo della serie, il videogiocatore veste i panni di una delle due in una Parigi occupata dai nazisti. Nulla di ridondante: ennesimo generale nazista che minaccia di distruggere il mondo e conquistarlo per far perdurare il Reich. Di sicuro, un’impronta ulteriore a rendere l’intera narrazione all’interno di Wolfenstein ancora più avvincente, come un passaggio di consegne.

Per William, che è legato al passato e a ciò che ha vissuto, Soph e Jess devono prepararsi a combattere chi mina la libertà dell’uomo e la sua massima espressione di vita, alla sua volontà. All’inizio del gioco, ammetto di essermi commosso vedendolo intento a educarle entrambe, come se fosse naturale. Come se prepararsi a uccidere fosse fondamentale per sopravvivere. In quel mondo alternativo, sferzato dall’odio e dalla paura, è meglio saper uccidere.

Non c’è una crescita morale quando qualcuno si prepara ad affrontare l’oscurantismo e lo vive da subito. William Blazkowicz è nato da una madre che lo amava, ma da un padre desideroso di vederlo pronto a odiare chiunque fosse diverso da lui. Lo voleva intollerante contro chi aveva la pelle diversa, un dettaglio anagrafico nel nome e non fosse superiore a chi considerava inadatto alla vita.
William Blazkowicz è un personaggio verosimile, profondo e triste.
Costretto a vivere un’epoca buia, assistere alla sconfitta degli Stati Uniti da parte dell’Asse e la conquista nazista, il suo animo è legato alla proposta alternativa narrata in Wolfenstein quanto a quella che noi conosciamo dai libri di storia e dai documentari. Un personaggio umano, desideroso di libertà, di vita in un mondo che ha dimenticato l’umanità.