Fuori la politica dai videogiochi” è una frase che spesso abbiamo letto e che ancora oggi viene ripetuta fin troppo spesso. Ma la politica è in tutto ciò che ci circonda e, che lo vogliamo o meno, plasma le nostre vite e ne è parte integrante; anche quando si vuole essere neutri di fronte a due o più ideologie, oppure ancora si presume di non dover/voler prendere una posizione, in realtà lo si sta indirettamente facendo. E il videogioco non è diverso da ciò.
Esistono opere che hanno fatto di questi concetti la propria arma e li hanno utilizzati per creare un qualcosa che tutt’oggi viene celebrato. Basti pensare alla critica sociale della saga di BioShock, a quelle legate al consumismo e al capitalismo di Oddworld e di Final Fantasy VII, all’aperto rimprovero alla guerra e al nucleare di Fallout e della Metal Gear Saga, ecc. La fortuna dei titoli e delle serie sopra citate è stato possibile proprio poiché la politica è parte di noi e, di conseguenza, è intrinseca in quel frammento di sé che un autore (o più) infonde in una sua creazione. Ovviamente questo avviene anche in opere più piccole ed indipendenti, come quelle dello studio DigixArt, già autori di 11-11 Memories Retold, nonché di quel gioiello di Valiant Hearts: The Great War, e che ora sono tornati a parlare di temi cari con la loro ultima opera: Road 96.

Road 96
Zoe è una attraversa-confini come noi, ma nasconde un segreto che sveleremo soltanto andando avanti con i vari viaggi della speranza

Sette anime e una storia (procedurale) come tante altre

In Road 96 la politica è centrale ed è parte integrante di quasi ogni elemento che lo compone. La trama è ambientata nell’estate del 1996 dell’immaginaria nazione di Petria, scossa 10 anni prima da un attentato terroristico che ha fatto imboccare al paese una via sempre più totalitaria e oppressiva delle libertà personali e che è stato attribuito al gruppo di protesta delle Brigate Nere. Proprio per questo, un numero sempre più crescente di adolescenti, insofferenti verso un simile clima dispotico, si mette in viaggio per raggiungere la Road 96, ossia la strada che attraversa il confine e che rappresenta per questi giovani sognatori coraggiosi un raggio di speranza per un futuro migliore.

Sono storie che giungono alle nostre orecchie quotidianamente nel mondo reale, ma di cui ormai non si fa più attenzione all’identità di chi le vive, perse nello sconfinato mare senza fondo di racconti simili e diventate irrimediabilmente, purtroppo, anonime.

È per questo che DigixArt non ha dato una identità precisa né una voce ai giovani che controlleremo nel corso della nostra avventura. Dopo un primo capitolo introduttivo, infatti, verremo posti davanti ad una scelta: l’algoritmo di Road 96 ci farà decidere tra tre giovani “attraversa-confini” da impersonare di cui non conosceremo né il nome né il volto, ma soltanto l’età, lo stato in cui versano in quel momento, quanti giorni mancano da casa, quanti soldi avranno in tasca e la loro distanza dal confine. Saranno infatti questi gli elementi, generati proceduralmente, che dovremo valutare prima di metterci in viaggio verso una destinazione che sarà uguale per tutti, ossia il superamento del confine di Petria.

Tuttavia, per quanto, magari, scegliere un ragazzo più vicino al confine, con più forze o con maggiori contanti in tasca possa sembrare la scelta più ovvia, l’opera ci metterà davanti una serie di scenari, anch’essi scelti in modo casuale, che potrebbero mandare all’aria ogni nostra strategia. Potrebbe capitare, infatti, di sbagliare una risposta e finire con il farsi uccidere o prendere delle decisioni che si riveleranno errate e che ci porteranno a crollare dalla stanchezza e/o ad essere catturati dalle pattuglie di agenti.

Come il gioco ci ricorderà ogni volta, però, la storia appena vissuta (che durerà al massimo un’ora e poco più) sarà solo una delle tante e, quindi, sia che superiamo il confine o falliamo lungo il percorso, subito dopo ci ritroveremo a scegliere ancora una volta uno tra tre anonimi adolescenti con cui iniziare un nuovo viaggio di speranza. Le nostre scelte avranno comunque un impatto e non ci sentiremo mai di aver sprecato una run o di essere “semplicemente” riusciti ad attraversare. Anche i personaggi in cui ci imbatteremo si ricorderanno dei giovani incontrati, da noi impersonati, e se questi hanno lasciato un segno nella loro vita.

Sono proprio questi personaggi secondari, o per meglio dire comprimari, che incontreremo durante i nostri viaggi e che saranno influenzati dalle scelte che opereremo a rappresentare il vero motore della storia di Road 96.

Non è un caso che gli sviluppatori abbiano spesso dichiarato di essere stati influenzati dalle storie di Quentin Tarantino, dei fratelli Coen e di Bong Joon-ho. Invero, oltre a cogliere a piene mani dalle opere culto cinematografiche e letterarie del road trip (chiara ispirazione per il titolo e il logo di Road 96 è la iconica strada americana Route 66, protagonista indiscussa della cultura pop dell’on the road), come accade nei lavori degli artisti pocanzi citati, le diverse storie dei personaggi che incroceremo nel corso dell’avventura sono a loro volta legate indissolubilmente tra di esse, in una matassa narrativa che sbroglieremo viaggio dopo viaggio.

Non solo il destino delle importantissime elezioni tra i due candidati di Petria, evento che fa da “traguardo” all’avventura, sarà influenzato dalle nostre decisioni, ma avremo nelle nostre mani anche quelli della ribelle e sfuggente Zoe, del giovanissimo inventore Alex, dell’inquietante e irascibile tassista Jarod, del gigante camionista buono John, dei due folli e goffi criminali Stan e Mitch, così come quello di Fanny, integerrima agente di Petria ma che non perderà occasione per aiutarci o criticare i metodi dei suoi colleghi, e di Sonya, giornalista palesemente asservita al sistema ma che nasconde dentro di sé qualcosa di ben più profondo. Tutti personaggi che all’inizio potranno sembrare quasi stereotipati, ma che dimostreranno di volta in volta una profondità di caratterizzazione molto riuscita.       

Narrativamente parlando, pertanto,  DigixArt è riuscita ad imbastire un insieme di racconti molto forti e capaci di lasciare un segno indelebile dentro di noi, grazie ad uno storytelling sì semplice, ma non per questo di scarso effetto, parlando di politica in modo diretto e senza mezzi termini, come è proprio degli adolescenti di cui vestiamo i panni.  

Il giovane ma ingegnoso Alex ci farà tornare dei nerd bambini

La strada per la libertà è ricca di ostacoli e decisioni

Come detto, ogni percorso intrapreso verso il confine ci metterà davanti ad una serie di scenari prestabiliti ma scelti in modo casuale, che al contempo cambieranno in base dall’algoritmo procedurale di gioco ed alle scelte fatte sia nel nostro viaggio corrente, così come in quelli precedentemente intrapresi.

Prendendo in prestito alcuni elementi survival, le decisioni che saremo chiamati a prendere dovranno innanzitutto essere finalizzate al raggiungimento del confine e, pertanto, al mantenere in salute ed energie i nostri giovani attraversa-confine. Trovare soldi durante il viaggio e pensare bene a come spenderli, procurarsi cibo e bevande per ricaricare l’energia, approfittare di ogni possibilità di riposo e, soprattutto, cercare di non finire nelle grinfie delle pattuglie o ammazzati da qualcuno, saranno fin da subito delle necessità martellanti che ci faranno tentennare davanti ogni decisione. Al centro della maggior parte dei vari scenari, ad ogni modo, ci saranno i vari comprimari, le cui storie progrediranno ad ogni giovane impersonato; più ogni viaggio della speranza ci porterà vicino o a superare il confine, maggiore saranno i progressi in ogni storyline

Altresì, portare avanti le storie di questi personaggi avrà un peso importante nell’economia di gioco. Se saremo fortunati e avremo preso le scelte giuste per arrivare a quel determinato scenario, ognuno di loro ci farà dono di una abilità speciale che, come nella piena tradizione roguelite, al completamento del viaggio di ogni ragazzo od alla sua disfatta verrà ereditata nella run successiva e ci aprirà a nuove scelte e possibilità. Che si tratti di un porta fortuna capace di incrementare le nostre chance nella selezione di determinate azioni, di un grimaldello per scassinare lucchetti, di una carta che ci permette di prelevare al bancomat senza problemi o semplicemente la possibilità di poter selezionare dialoghi altrimenti preclusi, tali abilità vanno quindi ad aggiungersi alla lista degli elementi capaci di rendere unica ogni run, anche volendo ricominciare completamente daccapo il gioco.

Di tanto in tanto, altresì, durante gli scenari si apriranno delle parentesi di gameplay grazie ad una serie di mini-giochi che i comprimari ci chiederanno di compiere (alcuni facoltativi, altri no), come una partita a Forza 4, gareggiare in una partita di Pong, oppure ancora dover suonare correttamente uno strumento seguendo delle linee su schermo, o spostare alcuni oggetti al fine di raggiungerne altri; parliamo pertanto di piccole eccezioni molto semplici e che offrono una piacevole e mai forzata pausa dalla routine degli scenari, senza mai che una difficoltà troppo elevata o un enigma troppo complesso vadano ad inficiare il ritmo della narrazione.

Ogni nostro giovane immigrato partirà da un punto a caso della mappa, ma tutti avranno la medesima destinazione: la Road 96 e la libertà

Imperfezioni e semplicità

Road 96 non è un titolo perfetto e fa ben poco per mascherare la sua palese natura di produzione low-budget.

Dal punto di vista tecnico, oltre ad un pop fastidioso di alcuni elementi sullo sfondo in determinati scenari, diviene fin da subito lapalissiano un dettaglio grafico generale ed una mole poligonale molto scarni, con una resa delle animazioni dei personaggi, siano essi i comprimari che semplici NPC, abbastanza legnosa e datata. Proprio in merito a questi ultimi, assistiamo nel corso degli scenari ad una ripetizione oltre modo smisurata e poco oculata, che in determinate occasioni hanno appesantito l’esperienza. Può capitare, purtroppo, che l’algoritmo ci faccia vivere una successione di situazioni con NPC tutti uguali, facendo così vacillare quel senso di unicità di ogni run che invece il gameplay e lo storytelling dell’opera riescono magistralmente a creare.

Anche dal canto degli scenari la creatura di DigixArt offre il fianco ogni tanto a qualche cedimento, con situazioni in cui le nostre scelte non regaleranno la stessa intensità delle altre volte e dando (raramente) l’impressione di essere un mero riempitivo.

Altresì, il team avrebbe potuto spendere qualche energia in più nel migliorare il posizionamento e la gestione del movimento delle risposte ai dialoghi. Contrariamente a quanto può accadere in una normale avventura grafica od in altri titoli che contemplano una pluralità di dialoghi e risposte, in Road 96 la selezione di esse non sarà in punto fermo dello schermo, ma seguiranno e saranno al fianco del comprimario o dell’NPC generico con cui converseremo. Se ciò riesce a trovare stilisticamente la sua raison d’etre, diversamente accade per la loro agevolezza; finché si tratterà di stare fermi non riscontreremo alcun problema, ma con personaggio in movimento ciò, unito ad una risposta della telecamera e del cursore non sempre eccellenti, potrà condurci al selezionare una risposta che non era nostra intenzione dare e vanificando, magari, i nostri sforzi.

Tutte queste imperfezioni, tuttavia, vengono messe in secondo piano dal lavoro svolto da DigixArt sugli altri aspetti dell’opera.

Lo sbagliare risposta per colpa di un personaggio in movimento e un eventuale conseguente game over non peseranno più di tanto sull’esperienza generale, grazie alla sensazione di importanza che ogni viaggio ci regalerà, come già più sopra parlato. Così come la presenza di alcuni scenari poco ispirati riuscirà difficilmente a scalfire l’immersione nel mondo di Road 96.

Anche la povertà grafica citata riesce a passare in sordina grazie ad una direzione artistica capace di dare risalto ad ogni paesaggio e situazione, nonché una gestione dell’illuminazione che, pur apparendo datata, ha il merito di donare ad ogni scenario un suo fascino. Altresì, lo stile ad acquarello, similarmente a quanto fatto da Dontnod in Life is Strange, sopperisce alla mancanza di dettaglio e regala all’opera un’identità tutta sua, con colori capaci di dare profondità ad ogni angolo del mondo di gioco e alle avventure che vivremo lungo la strada verso la libertà.

Giovano dell’ottimo lavoro artistico anche i nostri comprimari, i quali hanno ricevuto una grande caratterizzazione non solo narrativa, ma anche visiva, grazie a capi di abbigliamento, elementi e colorazioni che li rendono unici all’interno dell’opera, così come ben riconoscibili al di fuori del titolo a cui appartengono. 

Merito di tale riuscita caratterizzazione va anche al buon doppiaggio inglese che riesce a dare una distinta personalità ad ognuno degli indimenticabili personaggi di Road 96, nonostante alcune volte possa risultare volutamente troppo caricaturale

Ed è altresì l’impianto audio dell’opera un altro dei suoi punti forti.

La musica, infatti, gioca da sempre un ruolo fondamentale nella vita degli adolescenti di ogni generazione e lo stesso si può dire di Road 96, i cui brani che ne compongono la soundtrack ci accompagneranno quasi costantemente, intervallati soltanto dai rumori della natura e dai suoni propri del viaggio on the road. Non è un caso, va da sé, che gli unici collezionabili all’interno dell’opera siano delle musicassette che potremo ascoltare quando ci troveremo in auto o quando riusciremo a reperire negli scenari uno stereo, e che ogni scenario porta il titolo di una canzone

Insomma, se non lo avete capito, Road 96 è un viaggio che consigliamo ad occhi chiusi di intraprendere e che siamo certi saprà conquistarvi con la sua narrativa semplice ma profonda e con i suoi personaggi ben definiti. Nonostante dei sassolini sulla strada, dovuti prevalentemente alla sua natura di produzione a basso costo ed indipendente, si tratta di una esperienza unica se si desiderano vivere sulla propria pelle e comprendere le tante storie di riscatto e ricerca di un futuro migliore che sentiamo ogni giorno.

PRO CONTRO
  • Tematiche sociali e politiche trattate in modo semplice ma non semplicistico e scontato.
  • Personaggi ben scritti ed un intreccio di storie ottimamente orchestrato.
  • Componente artistica molto ispirata e che riesce a sopperire alle mancanze tecniche.
  • Una soundtrack azzeccata, capace di immergerci ancor di più nel viaggio on the road.
  • Una realizzazione tecnica abbastanza datata e che non giustifica alcuni artefatti grafici.
  • Comandi di telecamera e cursore non sempre responsivi.
  • Si poteva gestire meglio il posizionamento dei selettori di risposta.
  • Una ripetizione fin troppo eccessiva degli NPC che rischia di far incrinare l’incanto del titolo.