Dopo i tragici eventi del primo romanzo, il capitano della Ace of Spades e il suo equipaggio fanno il loro ritorno in Halo: Renegades. Sebbene ancora sotto il vigile occhio dell’ONI, Rion Forge è più che mai decisa a ritrovare la nave di suo padre e a esigere vendetta sullo spietato Sangheili Gek ‘Lhar. Per sopravvivere, lei e i suoi compagni dovranno affrontare le verità nascoste di una galassia ben più grande di quanto pensassero.

Con queste premesse il nuovo romano di Kelly Gay porta sulle spalle una gravosa responsabilità, e spontaneamente ci si domanda: come potrà essere un’avventura all’altezza delle aspettative nel caotico panorama editoriale di Halo?

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Quasi un anno fa mi soffermai a parlare proprio della situazione in cui verte la produzione di libri sotto il blasone di Halo, suddividendola idealmente in “ondate” e consigliandovi i testi ritenuti più piacevoli dal punto di vista qualitativo e narrativo. Un solido intreccio di buone ragioni ed emozioni mi portò ad annoverare con un certo piacere Halo: Smoke and Shadow tra le pietre miliari dell’Ondata Contemporanea. La prima avventura di Rion Forge, nonché il romanzo precedente al volume che ho davanti, riuscì in appena 208 pagine a sorprendermi e divertirmi, soprattutto grazie all’inattesa qualità portata dall’autrice Kelly Gay. In fondo, non capita molto spesso di leggere un libro di Halo che ne raccolga a piene mani l’eredità e affronti molti dei sempre più presenti spunti narrativi irrisolti.

Dunque una volta annunciato Halo: Renegades, diretto seguito del volume sopracitato, la reazione fu semplice: emozione, impennata delle aspettative, approfondita analisi della stimolante cover-art, pre-order immediato del testo (ora disponibile su BookDepository, NdA). Come molti altri ho trascorso con impazienza il tempo che mi separava dalla sua release. Mesi a sognare e fare mille ipotesi sulla storia, mille idee tutte diverse ma soprattutto tutte sbagliate.

Halo Renegades

Già dalle prime battute Renegades sorprende, presentandosi al lettore come una storia fortemente interessante, introspettiva, e soprattutto concisa. Da un lato le prime pagine ci portano infatti nei panni metallici di un personaggio misterioso, mentre dall’altro danno al lettore un esaustivo ma mai tedioso “after-action-report“, riassumendo gli eventi di Smoke and Shadow e aggiornandoci sullo status della galassia di Halo. Scopriremo ad esempio che la rete di comunicazioni Waypoint sta ormai diffondendo la notizia di un attacco alla Terra, dove nella città di Phoenix hanno perso la vita milioni di persone a causa di un presunto attacco Covenant. Contemporaneamente il campo profughi alieno sulla Terra è oggetto di tensioni, e la zona attorno all’Excession, il Portale di Voi, è interdetta all’accesso da personale UNSC e ONI.

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Non lasciatevi però intimorire da questa iniziale premessa poiché l’enorme pacchetto di informazioni contenute nelle 352 pagine sarà accuratamente distribuito grazie non tanto alla elegante struttura del racconto quanto al suo ritmo. Sfogliare le pagine di Halo: Renegades è infatti un gesto naturalissimo, come il ritrarsi e l’avanzare della marea. Si compone così una sinfonia con una cadenza ben modulata, dove in un susseguirsi di corse e riprese l’interesse del lettore è mantenuto alto.

Con altrettanta spontaneità si delineano poi ampi panorami planetari di rarissima bellezza, sia urbani che selvaggi, immaginati un tassello alla volta dal giusto numero di elementi compositivi. Parallelamente, gli ambienti interni sono ritratti con uguale cura, e le loro descrizioni non sono mai anguste o soffocanti bensì sorprendentemente verosimili e degne di contatto. Sono anche questi i segni di una struttura d’insieme del romanzo meravigliosamente completa, in cui l’identità artistica ed emotiva di ambienti e personaggi è del tutto funzionale alla narrazione ed esente da sbavature.

Ed è proprio l’identità uno dei temi portanti di Halo: Renegades. C’è sempre qualcosa in più da scoprire riguardo il prossimo e sé stessi, un po’ come scoprire che la Ace of Spades è molto più di un semplice vascello civile di classe Mariner. Prendiamo a modello Rion Forge: figlia, donna, amante, capitano, madre. La definizione della propria identità passa attraverso i nostri legami, nonché attraverso il modo in cui li coltiviamo. Attraverso il tempo e i giusti eventi, l’autrice fa scattare la scintilla della creazione, della crescita, e del cambiamento nei suoi personaggi, che a loro volta dovranno trovare la forza per riconoscersi. Il processo si completa con una forte sensazione di tangibilità trasmessa al lettore, evidente soprattutto nel caso degli “spauracchi” dell’ONI, mai prima d’ora così terrificanti.

Se nell’intero volume vogliamo trovare un punto debole lo possiamo trovare in coincidenza del suo punto di forza: l’interconnessione di elementi differenti. È infatti considerevolmente elevato il numero di luoghi, personaggi, ed eventi a cui il volume si lega a doppio filo. Talvolta ne risolve i quesiti, altre volte ne prosegue la storia fino a darne un valore finalmente tangibile. Si tratta di un uso ben più saggio dell’eredità narrativa di Halo. In questo mi sento in dovere di dirvi che almeno la Trilogia dei Precursori di Greg Bear andrebbe letta prima di salire a bordo della Ace of Spades, ma tenete a mente che ci sono altre valide storie da esplorare.

Halo Silentium

Insomma, Halo: Renegades possiede delle solide gambe con cui reggersi da solo, e può essere goduto tranquillamente come romanzo a sé stante. Tuttavia, da appassionato della lore di Halo devo ammettere che ha diversi requisiti per poter essere compreso nella sua interezza. Vi assicuro che con la giusta preparazione vi troverete spesso a esultare dall’emozione e l’intera esperienza sarà più piacevole anche perché premia i fan e i lettori di lunga data.

Voltata l’ultima pagina e tirate le somme, Halo: Renegades è un volume che non ti molla, una sinfonia malinconica ed eroica, qualitativamente superiore a molti suoi contemporanei e più simile ad altri volumi dell’Ondata Intermedia. È una storia che dà tanto, e in un certo senso richiede tanto per essere compresa fino in fondo. E se il tempo è una risorsa tanto preziosa quanto limitata, spenderei molto volentieri parte di esso per rileggere le avventure di Rion nell’attesa di un terzo capitolo della sua storia.

Al di là di tutto, Halo: Renegades non è soltanto un buon libro tratto da un universo videoludico. È un buon libro soprattutto perché è anche un’esperienza profondamente umana e degna della nostra empatia. Il crescere, il gioire, soffrire e cadere in pezzi, la frustrazione e il dubbio, per poi reinventarsi, spingersi avanti, capire sé stessi e, infine, trovare il modo di aprirsi al prossimo ed esserci per esso, formando nuovi legami. Un potenziale sentiero che vale per tutti.

Umani e Covenant, Precursori e…altri.