Il mese scorso, avevamo iniziato questa rubrica raccontando delle auto che compaiono nelle diverse trasposizioni degli Acchiappafantasmi. Per questa occasione, Storie da Ghostbusters racconterà Slimer.

La sua storia parte da molto lontano. Più precisamente quando Dan Aykroyd stava scrivendo la prima sceneggiatura del film. Non è nemmeno giusto chiamarlo Ghostbusters, perché quel titolo lo avrà due anni dopo. Proprio in quei giorni arriva la notizia della morte del suo collega e amico John Belushi. E proprio con Belushi doveva far il film che stava scrivendo. Dan decise che avrebbe ricordato l’amico in qualche modo proprio nella pellicola.

Prima di stabilire chi ha fatto cosa, ci corre l’obbligo di mettere in chiaro un dettaglio. Il fantasma di cui stiamo parlando, durante la produzione e soprattutto dopo l’uscita del film, non si è mai chiamato Slimer. I lavori di creazione di questo fantasma iniziarono nel 1982 e su di lui in particolare, lavorò Steve Johnson. Lo scultore che aveva già lavorato in Poltergeist, chiamato all’epoca da Reitman, ha raccontato in un libro quanto sia stata complicata quell’esperienza. Steve, ha lavorato per sei mesi su centinaia di varianti di quel fantasma. Le richieste della produzione cambiavano continuamente: si partiva da un “sorriso con le braccia”, poi con le orecchie, poi niente orecchie, meno pathos, più pathos, un naso più grande anzi un naso più piccolo. Solo il giorno prima della scadenza, nel luglio 1983, a Johnson fu detto che quella creatura ricordasse John Belushi. Riuscì e una volta approvato il progetto, furono realizzati tre costumi in lattice per altrettante espressioni facciali: una sorridente, una spaventata e un’altra per le scene in cui beve.

Nel copione, questo fantasma era sì presente ma come The Onionhead Ghost. Perché questo nome? Avrebbe dovuto emanare un forte odore di cipolla. Non lo farà tuttavia, ha mantenuto quel nome nei titoli di coda.

Slimer
The Onionhead Ghost

Il costume fu indossato da Mark Bryan Wilson. Curiosità: Wilson, indossava sempre una tuta nera così da “nascondere” le gambe. Altra chicca divertente riguarda la scena in cui lo vediamo girare intorno al lampadario. Per Realizzare questa scena, fu realizzato uno Slimer in schiuma poliuretanica, agganciato ad una struttura particolare fissata su un perno che gli consentiva di girare su se stessa. Perché particolare? La struttura doveva esser in grado di “ospitare” i tecnici che si occupavano delle mimiche facciali senza che la camera cinematografica li inquadrasse.

Tutto o quasi ha un nome

Come abbiamo già detto, nessuno aveva dato il nome Slimer a quel fantasma, nel copione aveva altro nome e il suo ruolo era circoscritto. Altro non era che il primo fantasma catturato dai Ghostbusters. Un altro fantasma aveva un nomignolo – Moogly – rimasto segreto fino al 2016: Ivan Reitman e Dan Aykroyd, chiamano così il fantasma del no-ghost logo.

L’etimologia di Slimer deriva dalla battuta di Venkman: “He slimed me!” Per sentir pronunciare quel nome tuttavia, dobbiamo per forza vedere un episodio della serie animata The Real Ghostbusters. Senza, probabilmente non solo sarebbe rimasto privo di nome ma probabilmente non sarebbe più riapparso nel secondo film, ammesso che l’avrebbero girato.

Attenzione però. Sebbene col senno di poi, possa sembrare una geniale mossa di marketing, nei giocattoli della serie animata, lo troviamo con il nome di “Green Ghost”. Nonostante ciò, all’epoca era talmente iconico da snaturare la stessa serie animata e portarla addirittura a un cambio nome; le ultime stagioni divennero Slimer and The Real Ghostbusters, ove il ruolo degli Acchiappafantasmi passava in secondo piano.

Slimer
Sebbene nel cartone animato si chiamasse già Slimer, nei giocattoli prendeva il nome di Green Ghost.

Un “nuovo” Slimer

Quando venne presa la decisione di produrre un sequel, il copione, come per il primo film del resto, era semplicemente folle. Tanto per fare un esempio: la Statua della Libertà non era l’unico monumento presente; c’era anche la Torre Eiffel oltre ad altre cose che avrebbero richiesto un budget notevole. Tutto o quasi venne rivisto e in questo non v’era traccia di Slimer. Furono lunghe le discussioni se inserirlo o meno e alla fine si decise di metterlo dedicandogli però poco spazio. Il motivo del suo inserimento, rappresentava uno dei pochi elementi di continuità con il cartone.

A lavorare agi effetti speciali del secondo film c’era la Industrial Light Magic di George Lucas. Una volta accertata la sua presenza nel film, iniziarono a realizzare una serie di disegni aggiornati per il personaggio. Quando tutto sembrava procedere bene e il costume era quasi pronto per Bobby Porter ecco il colpo di scena. Slimer non era più nella sceneggiatura, quindi il team lascia andare Porter. Passano due settimane e il fantasma verde torna nuovamente, però adesso bisogna trovare una persona in grado di indossare il costume: Porter aveva già un nuovo impiego. 

Storie da Ghostbusters: Slimer, è al plurale per diversi motivi. Non raccontiamo solo com’è nato ma chi ci ha lavorato e soprattutto anche la storia di chi ne ha indossato il costume. Quindi riprendendo il nostro racconto, l’intuizione su come sostituire Porter ce l’ha Ned Gorman (non credo abbia bisogno di presentazioni): si ricorda di una ragazza a cui potrebbe entrare quel costume così piccolo: Robin Shelby (con cui aveva lavorato su un altro film). In quel costume, Robin entra perfettamente ma le dita e la testa son comunque da rifare e il tempo è pochissimo. Tuttavia il lavoro viene portato a termine anche grazie a Robin che apprende in fretta.

Le scene dove appariva Slimer erano già poche, ma in fase di post produzione furono ridotte a due: nella prima lo vediamo mangiare all’interno della firehouse e nella seconda alla guida di un autobus sul quale fa salire Louis. Compare anche nei titoli di coda, quando per la prima volta in un film viene presentato con il suo nome. 

Potete vedere una prova della scena dell’autobus con Slimer nel filmato sottostante.

 

Videogioco

Nemmeno la presenza di questo totem ha salvato la serie Extreme Ghostbusters dalla chiusura, ma questo non ha impedito al disgustoso bioccolo verde di ripresentarsi. Il videogioco uscito nel 2009, non solo ha tolto dal frantoio Ecto-1, ma ha rimesso in moto tutto il marketing che circondava Ghostbusters. Può sembrare assurdo, ma dopo l’uscita del primo film, nessuno pensò ad una linea di action figures dedicata ai quattro ragazzi in grigio. Uscirono solo tanti giocattoli della serie animata. Il 2009 sanciva i venticinque anni dall’uscita e si pensò sia alla promozione del titolo che alla ricorrenza.

Per quanto riguarda il videogioco, uscì la Slimer Edition dello stesso: un cimelio che da noi non arrivò mai in quanto era disponibile solo per i mercati americani su Amazon. La particolarità di questa ricca edizione, oltre ad avere una cover personalizzata, conteneva un portachiavi a forma di Ecto-1, adesivi, minimates del videogioco e una statuetta di Slimer creata da Steve Johnson, scultore del fantasma apparso nel primo film. Per promuovere il videogioco furono realizzati diversi spot Tv e indovinate chi era il protagonista? Sempre lui.

Slimer
Ghostbusters The Videogame: la Slimer Edition del 2009

In game viene chiamato per nome e, a differenza del secondo film (dove veramente facciamo fatica a capirne la presenza), nel contesto in cui si svolgono i fatti narrati ha finalmente un senso. All’inizio può sembrare il riproporsi del classico effetto gatto con il topo, in realtà la “nuova” cattura al Sedgewick Hotel, è solo un escamotage sia a livello di marketing (e non c’è bisogno che spieghi il perché) sia a livello di storia. Infatti all’hotel dovremo ritornare più avanti e non per catturare l’aborto di tubero. Un riscatto dopo Ghostbusters II? “Io ci metterei un bel sì.” 

Reboot

Nel film del 2016 appare, ma a parte il mistero sul perché venga chiamato Sgorbio quando nei titoli di coda c’è scritto Slimer, le scene di cui è protagonista son un chiaro richiamo alla serie animata, (nell’episodio pilota, guida per un po’ l’auto; i Ghostbusters in un altro episodio si trovano davanti Ecto-1 al quale non sparano perché “è una di famiglia” [cit.]). Qualunque sia il suo nome in questo film, c’è un doppio omaggio. Il fantasma in questa pellicola ha una compagna. Se Slimer è ispirato a Bluto di Animal House, Lady Slimer è ispirata a Mandy Pepperidge che sposa Bluto in Animal House. E chi da voce a Lady Slimer? Robin Shelby, la stessa che aveva indossato il costume in Ghostbusters II.

Slimer
Lady Slimer

Legacy?

Il prossimo Ghostbusters: Legacy, che uscirà nel 2021, s’è mostrato finora in un solo trailer. Non sappiamo nulla di un’eventuale presenza o meno di Slimer, quindi non sappiamo se le sue storie che vi abbiamo raccontato siano terminate o meno.