halloween

Ok, quindi è Halloween, e anche se di solito ve la fate sotto guardando la vostra stessa ombra volete fare i temerari con i vostri amici e guardare con loro un bell’horrorazzo old school pieno di arti mozzati, teste decapitate, alberi stupratori e sangue visibilmente fintissimo a secchiate. Bene, allora siete capitati nell’articolo giusto. Perché se volete spararvi un horror senza spaventarvi troppo, ma godendovi semplicemente il massacro ridendo in compagnia e mangiando dolcetti fino a farvi cadere i denti, la cosa migliore da fare è dedicarsi alla visione di quegli horror che, sì, fanno paura, ma hanno anche quel quid che li rende assolutamente divertenti.

Di certo, in questa categoria rientrano le grandi saghe horror e slasher degli anni ’80/’90, roba conosciutissima, ma di cui per ragioni che ignoro si è sentito spesso il bisogno di realizzarne dei remake. Non starò qui a elencare le ragioni della mia personalissima crociata contro i remake, ma tengo a precisare comunque, a scanso di equivoci, che in questa sede vi parlerò brevemente delle saghe horror e slasher classiche, non delle rivisitazioni in chiave seriosa e con gli effetti speciali fighi di ora. Le saghe non sono in alcun tipo di ordine specifico perché non è mia intenzione stilare una classifica, perciò, vi prego, risparmiatemi commenti del tipo “Eh, ma al primo posto ci avrei messo questo e non quello”. Perché? Semplice. Perché QUESTA. NON. È. UNA. CLASSIFICA. E io ho un senso dell’umorismo particolarmente macabro.

Nightmare: sangue, ustioni, umorismo nero e tante risate in compagnia

Freddy Krueger mentre vi terrorizza nel sonno

Questa roba è stata creata da Wes Craven, quello di Scream (ovviamente ne parlerò in seguito). Frederick Charles “Freddy” Krueger è uno di quei serial killer marchiati dalla nascita e da una infanzia che ha avuto come conseguenza diretta la sua trasformazione in un mostro disumano. Ma con tanto senso dell’umorismo. Freddy viene concepito in un manicomio, quando sua madre, Suor Mary Helena, il cui vero nome è Amanda Krueger, rimase chiusa al suo interno durante le festività natalizie. Per diversi giorni la donna venne ripetutamente stuprata dai residenti, restando incinta. Buon Natale, suor Helena!

Da brava donna timorata di Dio, la mamma di Freddy decise di non abortire, preferendo a questa scelta l’affidamento del suo bambino a un pazzo maniaco alcolizzato e manesco. Già. E poi era pure bullizzato, ovviamente. Non è che ne poteva venire fuori un santo, per cui Freddy inizia a uccidere, preferibilmente bambini. Un bel giorno, i suoi concittadini si vendicano di lui facendolo bruciare vivo in un incendio. Freddy muore, ma il suo spirito sopravvive, trasformandolo nel tizio ustionato che vedete sopra.

Freddy opera principalmente nei sogni, per cui i suoi omicidi quasi sempre avvengono in scenari onirici che ho sempre molto apprezzato. Freddy ha pure uno spiccato (e decisamente macabro) senso dell’umorismo, che vi strapperà qualche risata, e nel primo film c’è pure una gradevole prima apparizione sullo schermo di un giovanissimo Johnny Depp. E nel caso il vostro sogno fosse vederlo crepare, eccovi accontentati.

I film della saga principale sono otto, incluso Freddy Vs. Jason, in cui è presente anche il protagonista di Venerdì 13, di cui vi parlerò fra poco. Poi ci sono anche videogiochi, reboot e remake vari, ma già otto film sono tanti, eh. Il nome di Freddy Kruger è legato indissolubilmente a quello dell’attore che lo impersona nella saga originale, Robert Englund, inquietante pure senza trucco.

L’eccezionale e iconico Robert Englund

Se siete alla ricerca di una saga slasher classica violenta e divertente per questo Halloween, Nightmare è un must.

Venerdì 13: maschere da hockey, un altro ragazzino bullizzato e una mamma vendicativa

Jason un attimo prima di ammazzarvi senza alcuna ragione

Un altro classicone bello massiccio per Halloween è Venerdì 13, la toccante storia del lutto di una madre affettuosa che si vendica per l’omicidio di suo figlio, il quale poi torna dal regno dei morti per spedirci un sacco e mezzo di gente. Poesia. Se siete appassionati di horror o semplicemente vivete su questo pianeta avrete già sentito nominare Jason Voorhees e la sua maschera da hockey. Non è che ne fosse appassionato, è solo che era già deforme di suo.

Il piccolo Jason nasce venerdì 13 giugno 1946. Sua madre si chiama Pamela e suo padre, anche in questo caso, è uno stupratore. Jason nasce con disturbi mentali e pure l’idrocefalia, problemi che lo resero vittima di bullismo, un bullismo che sfocia in omicidio quando dei ragazzini simpaticoni lo gettano in acqua, ben consci che il ragazzino non sapesse nuotare. Capite bene che la cosa fece incazzare non poco sua madre Pamela, la quale è l’assassina del primo Venerdì 13, mentre in seguito il protagonista iconico sarà il suo amato e tenero Jason. Tenete a mente questa informazione, vi servirà.

Ora, Jason in realtà non muore nell’incidente, ma sua madre usa comunque il Necronomicon che puta caso sta proprio a casa sua. E questo spiegherebbe come mai in 10 film, un crossover (quello con Freddy Krueger), un reboot, videogiochi e fumetti vari non sono ancora riusciti ad ammazzarlo. Un vero die hard, alla faccia di Bruce Willis.

Halloween: certo che sta, ma metterlo in cima pareva ruffiano

Ciao

Ecco un altro che non lo uccidi nemmeno ad ammazzarlo. Chi non conosce la saga di Halloween e il suo più che iconico protagonista, quel bel fustacchione di Michael Myers? Cioè, oggi è Halloween, ed è chiaro che questo franchise sia il primo che viene in mente a chiunque. E poi, ragazzi, il primo film è diretto da quel genio che è l’immenso John Carpenter, il papà di film storici come La Cosa, Il Seme della Follia e Fuga da New York, quello con Kurt Russell nei panni di quel Snake Plissken con un occhio bendato che ha ispirato Hideo Kojima nella creazione di Solid Snake e Big Boss:

Separati alla nascita

E ora che ci ho buttato in mezzo anche un videogioco, torniamo a parlare di gente fatta a pezzi. Michael Myers è un carinissimo bimbo biondo che un giorno, di preciso durante i festeggiamenti per Halloween, boh, così, indossa una maschera, prende un coltello e ammazza sua sorella a coltellate. E già questa figata ultraviolenta insensata basterebbe per capire com’è che un film costato solo $325,000 ne incassò 47 milioni solo negli Stati Uniti. Ragazzi, questa è storia del cinema: Halloween è diventato così uno dei film indipendenti (sì, perché lo era, prima di diventare un brand alla moda) che ha incassato di più nella storia. Questo perché il nostro immortale Michael è proprio un gran figo, un mostro enorme e inespressivo per via dell’onnipresente maschera che lo contraddistingue. Che poi non era nemmeno un brutto ragazzo: si vede in viso due volte, da bimbo e poi da adulto:

Tenero lui

Mychael insomma è pazzo da legare fin da piccolo, per cui non stupisce che se ne vada in giro ad ammazzare gente, di tanto in tanto. Una bella saga horror, che è stata pure omaggiata da dei remake del buon Rob Zombie, che personalmente ho conosciuto prima come musicista nei White Zombie che come regista horror. Bravo, Rob, ci piaci così, bello grezzo.

Didascalia non necessaria

Scream: quello che se non capite un cazzo di horror viene lì e vi sbudella

Cosplay dell’Urlo di Munch, 1996

Wes Craven, quello di Nightmare, ha firmato pure Scream, altra saga slasher ormai divenuta emblematica per il genere nonostante sia cronologicamente molto più recente delle altre (siamo infatti nel 1996). Vi ricordate chi è l’assassino del primo Venerdì 13? Lo spero per voi, perché questo tizio qui prende gli horror sul serio, e se non li conosci a dovere si incazza a morte e ti sbudella. Sì.

Scream è una saga da scoprire e riscoprire, anche perché il buon Craven ne ha diretti i primi 4 film. Il cattivone assassino pazzo questa volta è misterioso, e viene chiamato semplicemente Ghostface per via della maschera che indossa. A differenza di altri film slasher più vecchi e di alcuni capitoli delle saghe storiche che sfociano nel ridondante, qua c’è perfino una trama, pensate.

Scream non è il classico slasher, ma è anche un thriller molto ben costruito, che dà gioia per la sua commistione di sbudellamenti vari e narrazione coinvolgente. No, davvero, mi piace assai e ve la consiglio col cuore in mano.

La Casa: un cult realizzato con pochi soldi, ma il cervello marcio

Bruce Campbell nei panni del leggendario Ash e una che se non ricordo male muore

Vabbè, ormai il franchise mo lo conoscete tutti con il titolo originale Evil Dead e mi darete della vecchia boomer obsoleta, ma visto che parliamo della saga cinematografica ho preferito non usare il titolo Evil Dead a scanso di equivoci con la serie Ash Vs. Evil Dead, che fa comunque parte del franchise. Quella iniziata con La Casa è la prima saga horror storica delle due non appartenenti al genere slasher che ho voluto inserire in questo pezzo perché comunque la gente muore male ed è divertentissimo.

La trama è molto semplice, come gli effetti speciali: tenete presente che è uno dei primi film diretti da Raimi e i pochi attori presenti, solo 5, erano amici e colleghi di studi dello stesso regista. E comunque La Casa è diventato un vero e proprio cult, perché non è stato certo facile girare un horror del genere che è entrato nella storia con soli $375,000.

Dunque, niente, cinque amici decidono di trascorrere il fine settimana in un piccolo chalet in montagna, e fin qui tutto bene. Poi però uno di loro, proprio il nostro Ash, risveglia accidentalmente un’entità malvagia che presto prende il controllo dei suoi amici e perfino del bosco stesso in cui è immerso lo chalet. Bella merda.

La caratteristica principale di questo franchise storico è l’unione fra l’horror più becero e sanguinolento e un senso dell’umorismo davvero fuori di testa, tratti che di certo vi faranno innamorare di Ash. Consigliatissimo a chi vede il lato divertente delle mattanze di esseri umani.

Candyman: lo slasher con il cuore

Un uomo amabile trasformato in un mostro

Candyman è di certo la saga meno conosciute fra quelle di cui vi sto parlando, ma proprio per questo vale la pena dedicarle dello spazio. Il film si basa su un racconto di Clive Barker e racconta una storia all’apparenza banale, una delle tante quasi stupide e anonime di tanti altri film del genere: se ripeti ad alta voce Candyman davanti allo specchio per 5 volte di fila, lui compare e ti sventra con l’uncino che ha al posto di una mano. “Che cazzata”, starete pensando mentre vi guardate allo specchio indecisi se provare o meno a evocare Candyman.

Ciò che rende unica questa serie è invece proprio la sua storia, anzi, la storia drammatica e struggente del suo protagonista, Daniel Robitaille, un uomo nero che venne brutalmente e crudelmente ucciso, ma non perché fosse un criminale incallito come Freddy Krueger. La vera forza di Candyman non è dunque la mattanza in sé, o ciò che fa il protagonista quando diventa un’entità malvagia, ma la storia dietro la nascita di quell’entità. La storia di Daniel Robitaille. Una storia da brividi per un Halloween coi fiocchi.

Hellraiser: Pinhead, il mio supereroe preferito

Pinhead mentre gode a denti stretti del suo stesso dolore

Vi ricordate quando ho detto che questa non è una classifica? Era vero fino a Hellraiser. Hellraiser è a mio avviso la saga horror old school definitiva. Qui non solo c’è una trama, ma una filosofia. Pinhead e i suoi Supplizianti sono dei messaggeri del dolore che vivono in una dimensione parallela a cui si accede mediante l’uso di una particolare scatola. Quando è attivata correttamente, dal suo interno vengono fuori delle catene uncinate che si arpionano alla carne della vittima, trascinandola nell’altra dimensione. Qui vivono in pace e armonia i Cenobiti, fra i quali spicca nella saga cinematografica il nostro caro Pinhead.

La filosofia del dolore, la profondità psicologica e dei discorsi, seppur rari, di Pinhead (la cui vera identità viene comunque svelata in seguito nella saga) lo rendono un personaggio più unico che raro nel panorama horror di quegli anni (il primo film è del 1987). Il primo, storico film della saga è stato diretto dall’uomo che ha anche scritto i racconti su cui il film stesso si basa: il già citato Clive Barker.

Se amate vedere la gente massacrata in tanti modi diversi, ma siete anche alla ricerca di una trama permeata di filosofia e analisi del dolore in cui il cattivo di turno non ha il benché minimo senso dell’umorismo, Hellraiser fa al caso vostro.

Per questo Halloween è tutto, almeno per la sezione cinematografica. Se avete bisogno invece di soundtrack o videogiochi adatti a una serata horror quale quella che vi si prospetta, attendete con ansia la giornata di domani -Halloween per l’appunto- e vi sapremo stupire!