Attenzione! Il seguente articolo conterrà delle parti non consigliate a tutti. Trattandosi di una libera espressione dei miei sentimenti e pensieri, andrò ad affrontare specifici argomenti che molti potrebbero considerare disturbanti. Anche il linguaggio non sarà dei più professionali e puliti in quanto ogni singolo termine ha un peso specifico per descrivere al meglio le emozioni da me provate (sia durante la scrittura di questo specifico pezzo, sia durante gli ultimi anni). Sono anche consapevole del fatto che questo specifico articolo non sia “in tema” con il contenuto spesso offerto dal nostro portale. Tuttavia, per una volta vorrei mettervi davanti alla realtà dietro lo schermo. Vorrei mostrarvi cosa prova una persona che per anni si è confrontata con dei mostri, ma non ha mai avuto il coraggio di parlarne.

“Ehi,

È arrivato di nuovo quel fatidico momento dell’anno. Quel 20 Luglio che mi fa sentire praticamente morto. Non importa quanto io sia felice il giorno prima, arrivato a questo punto non riesco a non sentirmi vuoto… a non versare lacrime. Cazzo Chester, sono già passati 4 anni da quando non ci sei più! Ricordo ancora quel maledetto giorno, tutto sembrava regolare e la vita andava come sempre avanti (fra alti e bassi). Però quel giorno una parte di me morì insieme a te. Ricordo ancora quel maledetto post: <<Il noto cantante dei Linkin Park si è suicidato>>. Pensavo fosse uno scherzo di pessimo gusto, dissi tra me e me: <<Solite notizie false e di cattivo gusto…figurati!>>

Ma poi, la realtà mi colpì in faccia. Tu davvero non c’eri più… Hai deciso di prendere “la via facile” e lasciarti alle spalle tutto. In quel momento sentii il mondo cadermi addosso. <<CODARDO! MA PER QUALE CAZZO DI MOTIVO HAI SCELTO DI BRUCIARE TUTTO! PERCHÉ HAI SCELTO DI FARCI MALE?>>. Non riuscivo a togliermi questa frase dalla testa. Una frase che, riguardandola in questo momento, mi rendo conto di quanto fosse ipocrita da parte mia anche solo pensarla. Perché sì, il gesto era assolutamente da evitare… ma io stesso ho pensato mille volte a togliermi tutto questo dolore. Nessuno guarda oltre il gesto, tutti si focalizzano sulla debolezza. Ed effettivamente siamo deboli in molti momenti della nostra vita, specie quando ogni singolo giorno veniamo mangiati dalla depressione.

È tutto esattamente come in quella frase: <<Ridi e il mondo riderà con te. Piangi e piangerai da solo>>. Probabilmente anche tu hai chiesto aiuto, hai urlato nella stanza, hai trattenuto le lacrime… ma non era abbastanza. La gente ti guarda solo con superficialità e ti ripete le solite frase fatte: <<Sei così perché vuoi essere cosi!>> o <<Ma che depressione! Sei solo pigro>> o meglio ancora <<Se pensi a quelle cose, sei pazzo!>>. Pochi effettivamente capiscono questa merda e ancora di meno ti aiuteranno in maniera effettiva. Io stesso non capivo e non ti capivo! Ascoltando la tua voce, la tua musica già in giovane età, molti dei tuoi versi mi servivano solo ed esclusivamente come “canzoncina da canticchiare”. Solo tornando dopo anni ho capito cosa intendevi dire con “Breaking the Habit”. Solo dopo anni di lotte intense contro la depressione ho capito quel “Somewhere I belong”. E ti giuro che avrei preferito non capirlo… avrei preferito rimanere stupidamente sereno e senza pensieri. Avrei preferito la libertà!

Molti probabilmente cercheranno di trovare un senso dietro questa lettera. Cercheranno di capire come mai io abbia scelto di scriverti… sopratutto adesso che non ci sei più. Alcuni comprenderanno la mia scelta, altri sicuramente penseranno che sono pazzo (come se fosse la prima volta che succede). Ma il motivo è semplice: pur non conoscendoti di persona, tu mi hai aiutato più di tante persone che conosco. Non dimenticherò mai le estati prima di abbandonare la mia casa, dove su quella tettoia che si trovava nel cortile di mio nonno mi arrampicavo e guardavo il cielo, con in sottofondo le tue canzoni. Facevo partire Shadow of the Day e pensavo al futuro. Anche dopo che ho perso mio nonno… sono ritornato su quella tettoia, con le lacrime agli occhi, ma sempre con te in cuffia.

Non hai idea di quante volte le tue canzoni mi hanno fatto sfogare. Non hai idea di quante lacrime ho versato ritrovandomi nelle tue parole. Però non hai neanche idea del dolore che mi hai procurato quando hai scelto di compiere il tragico gesto. Tolto il fatto che non ti avrei mai più visto o sentito, avevo paura ancora di più di questa depressione. Avevo paura di fare la stessa fine e di procurare un dolore interminabile a quelle persone alle quali voglio bene…

Il problema è che ho ancora paura… ho ancora paura di rinunciare a tutto proprio come hai fatto tu. Però non lo farò! Almeno non finché non lascerò un segno… proprio come hai fatto tu.

Passerà anche quest’anno e anche questa giornata. Esattamente come 4 anni fa, io mi terrò la tue voce in cuffia. Mi ascolterò con piacere i vari “Meteora” e “Hybrid Theory”. Piangerò per i ricordi che scaturirono da “Minutes to Midnight” all’epoca e che tutt’oggi mi fanno sentire strano (perché sogno ancora quella tettoia e il mio angolo tranquillo). Probabilmente non hai neanche idea di quanto la tua voce è riuscita a cambiare il mondo… ma in maniera direttamente proporzionale anche il tuo gesto ha fatto dei danni irreversibili.

Ti terrò per sempre nei miei ricordi e farò in modo che la tua voce non si perda mai dentro l’eco. Ti vorrò sempre bene e spero che un giorno arriverò a far leggere questa lettera alla persona giusta.

Una lettera che all’apparenza racconta il dolore di un ragazzo che per 8 anni ha vissuto con la depressione sulle spalle. Tuttavia la verità è un’altra: questa lettera non parla di me e delle mie sofferenze (che sono quelle di tanti altri)… ma di un eroe che ha costruito castelli di vetro, ha visto l’ombra del giorno dopo, ha sconfitto le solite abitudini, ma soprattutto ha aiutato milioni di persone grazie alle sue parole e alla sua musica!

Ci risentiamo l’anno prossimo amico mio, ti voglio e ti vorrò sempre bene!

Andy”