Tutti conoscono più o meno bene almeno una religione che parli della fine del mondo: la si può chiamare Ragnarok, Armageddon o in altri (troppi) nomi altisonanti. Ebbene, Good Omens (che ci possiamo godere grazie a Prime Video) parla proprio di questo…o almeno, parla dell’Apocalisse cristiana. Ne parla in maniera del tutto irriverente, prendendosi gioco della spettacolarizzazione di questo evento cosmico e focalizzandosi sulle “piccole” vicende di un angelo e un demone che, tutto sommato, apprezzano troppo la loro vita sulla Terra e non vorrebbero porvi fine.

Nulla è sacro in questa divina (ahah) commedia che, con situazioni assurde e irriverenti, ci porta dall’inizio dei tempi alla fine del mondo come lo conosciamo.

Erano le nove e un quarto del 21 ottobre 4004 A.C.

Già dai primi istanti la serie ci mette davanti alla sua poco ortodossa cosmologia, narrata da Dio in persona, che ci informa che i fossili di dinosauro sono uno scherzo che i paleontologi non hanno ancora capito, che il suo piano ineffabile per lui è quasi un gioco e che la Terra è del segno della Bilancia.
Tuttavia la vera vicenda, le cui fondamenta sorgono da quella stravagante data, inizia molto più tardi, in una notte tempestosa e con un bambino ancora in fasce, che viene accolto dalle mani dello stravagante demone Crowley (interpretato splendidamente da David Tennant). Questo neonato è l’Anticristo e, secondo i piani, dovrebbe venir affidato (più che altro sostituito al loro vero figlio in verità…cosa succede al bambino in più? Non viene detto e preferisco non chiedere) alla famiglia di un importante diplomatico americano, quasi si trattasse di un remake di Omen.

Il piano tuttavia viene stravolto dalla presenza di una seconda famiglia in dolce attesa e all’incompetenza umana, che fanno finire il figlio sbagliato alla madre errata, dando così inizio a una commedia assurda dove Crowley si alleerà all’angelo Aziraphale (un magistrale Michael Sheen) per evitare l’incombente scontro tra le schiere celesti e infernali.

Dramatis Personae

Sebbene la narrazione di Good Omens parta dall’inizio dei tempi, con Aziraphale e Crowley che si conoscono e chiacchierano amichevolmente sulle mura del giardino dell’Eden, il suo vero fulcro è breve (cronologicamente parlando) e densissimo di eventi ai quali parteciperanno non solo queste entità sovrannaturali, ma anche uomini e donne più o meno ordinari che, più o meno spontaneamente, lasceranno il loro segno nella Storia.

Se si vuole iniziare a parlare del cast si dovrebbe però cominciare dalle due indiscusse star.
Crowley, prima di tutto, è un demone. Non un demone tipico, con corna e forcone…certo, ha una strana voglia a forma di serpente sotto una basetta, gli occhi gialli e ha spinto Eva a mangiare il frutto proibito, ma non è troppo diverso da un normale essere umano, né strettamente malvagio. Si diverte di tanto in tanto a prendersi gioco degli esseri umani e dei suoi superiori, che lo hanno lasciato a sorvegliare (e corrompere) l’uomo per poter trionfare durante il conflitto finale, ma si prende cura delle sue piante (almeno quelle che non lo deludono) e adora passare il tempo con quello che, in teoria, dovrebbe essere il suo più diretto rivale.

Aziraphale è un angelo in tutto e per tutto: biondo, occhi azzurri, carnagione chiara e vestito quasi costantemente di bianco; è quasi incapace di dire parolacce e ha la più alta stima per il genere umano, che è riuscito a dilettarlo con splendide opere d’arte e con deliziosi manicaretti. A causa di questa sua profonda empatia tuttavia non è molto amato dai suoi superiori, che considerano al di sotto della loro portata gli intrallazzi degli umani e che, così facendo, consentono all’angelo di agire come meglio crede, il che gli consente di giustificare in maniera più o meno fantasiosa successi e fallimenti della sua impresa benefica.

Good omens main
Anche soltanto la loro posa sulla panchina dice moltissimo della loro natura.

Seguono questi esseri oltremondani alcune persone più modeste: si pensi alla bella strega Anatema (interpretata da Adria Arjona Torres), che ha dedicato la vita a interpretare la profetica conoscenza della sua antenata Agnes Nutter, conoscenza che l’ha condotta in un paesino della campagna inglese che, stando alle profezie, sarà il punto di partenza dell’Apocalisse.
Il pensiero potrebbe poi spostarsi sullo stravagante e assurdo Shadwell (uno spassosissimo Michael McKean, già noto ai fan delle serie tv per aver recitato nei panni di Chuck McGill in Better Call Saul), sergente dei cacciatori delle Streghe nonché unico reperto dell’antica organizzazione, che condivide l’alloggio con Madam Tracy (Miranda Richardson), una “cortigiana” e medium part-time.

Grazie a lui faremo conoscenza del giovane Newton Pulsifer (Jack Whitehall), un giovane un po’ imbranato che ama la tecnologia (ma non è ricambiato) e che si troverà, più per disperazione che per interesse, a unirsi ai cacciatori di Streghe, del quale faceva parte anche un suo lontano antenato.

Tutte queste Dramatis Personae (maschere drammatiche), come le definisce il romanzo da cui è tratta la serie si incontrano e scontrano e finiscono per convergere, anche a discapito dei loro tentativi, attorno al giovanissimo Adam Young (Sam Taylor Buck), all’interno del quale la sua origine diabolica e gli insegnamenti dei suoi genitori umani iniziano a entrare in conflitto.

Le belle e accurate profezie di Agnes Nutter, strega

Come dicevo poc’anzi, prima di essere una serie televisiva, Good Omens è un romanzo nato dall’insolito ed effervescente connubio tra lo stile gotico e cupo di Neil Gaiman e l’incredibile e giocosa fantasia di Terry Pratchett, che è stato messo in commercio da Mondadori con il titolo un po’ sciocco (ma quanto mai adatto) di Buona Apocalisse a Tutti!.

Good Omens Authors
Pratchett e Gaiman al firmacopie di Good Omens

Come si pone l’adattamento nei confronti del libro è presto detto: lo segue in maniera molto fedele, con utili e sapienti tagli e (in alcuni casi) adattamenti per le scene che, sebbene siano spassose o interessanti su carta, male si adatterebbero a un diverso medium.
I tagli, in questa maniera, non si sentono particolarmente e, grazie alla breve durata della miniserie (sono solo sei episodi) non si rischia di avere sottotrame comiche inventate di sana pianta, né collegamenti poco chiari tra scene ed eventi che spesso piagano questi prodotti televisivi: Good Omens riesce a mantenere la stessa irriverente vena ironica che ha reso (almeno per me) il romanzo indimenticabile.

Un piccolo suggerimento sarebbe poi quello di godersi lo show in lingua originale; con ciò non voglio denigrare il lavoro che hanno fatto i doppiatori italiani, ma semplicemente invitare i (spero) futuri spettatori ad ascoltare le mille sfumature di voce dei due attori protagonisti, che nella recitazione sembrano averci messo proprio l’anima.

Questa volta non farò nessuno spoiler (anche perché un commento sui bellissimi parallelismi, conoscendomi, potrebbe durare fin troppo anche per un articolo a sé stante), ma invito tutti, calorosamente, a dare una chance a questa piccola gemma.
Se poi vi piace l’idea del conflitto tra angeli e demoni (e amate le sitcom) provate anche a leggere questo articolo, nel quale parlo dello spassosissimo The Good Place.

Per “Cosa guardo su Prime Video” per oggi è tutto! Non dimenticate di commentare se già conoscete la serie (mi raccomando, occhio agli spoiler) o se avete deciso di guardarla grazie a questo modesto articolo e continuate a seguirci su 17K Group!