Siete stanchi delle solite sitcom, dove personaggi più o meno discutibili vivono le loro vite tra drammi amorosi ed esistenziali? Provate allora a guardare The Good Place, dove personaggi più o meno discutibili vivono le loro morti, vite ed esistenze cosmiche tra drammi amorosi ed esistenziali.
Siete confusi? Non siatelo (o non ancora, perlomeno): la serie di cui vado a parlarvi vi darà tanti spunti di riflessione e tanti consigli per la lettura o, semplicemente, vi rimetterà il sorriso in volto con gag divertenti e un cast affiatato.

Anticipo che, per discutere alcuni elementi della trama e di alcuni personaggi, ci saranno lievi spoiler sui primi episodi della prima stagione (senza contare la sezione finale, dove discuterò lo show nel suo complesso e senza risparmiarmi).

Benvenuto. Va tutto bene.

Così inizia la nostra esperienza con The Good Place, con la giovane Eleanor Shellstrop (Kristen Bell) che si sveglia in una stanza sconosciuta, accolta da un uomo ben vestito che le dice che va tutto bene e sì, è vero che è morta, ma ora è nel “posto buono”.
Scopriamo subito che l’uomo in questione, Michael (Ted Danson), non è strettamente umano. Egli è infatti l’architetto dell’angolo di Paradiso nel quale la nostra protagonista andrà a “vivere” la sua morte. La zona in questione comprende tutto quello che si può desiderare, da un negozio di frozen yogurt a casette vivaci personalizzate per ogni residente, a vicini assolutamente perfetti (forse anche troppo).

The Good Place begins

La ragazza viene anche presentata a Chidi Anagonye (William Jackson Harper), professore di filosofia etica alla Sorbona, perenne indeciso e, apparentemente, sua anima gemella, con cui dovrà convivere.
Dopo aver parlato un po’ con lui (e aver martoriato il suo nome in una decina di modi), finisce per incontrare anche Tahani Al-Jamil (Jameela Jamil), una raffinatissima donna dell’alta società dalle origini indiane che, nonostante il traduttore universale che modula la loro voce, si ostina ad avere un accento britannico, e la sua anima gemella, il monaco Jianyu Li, che ha fatto voto di silenzio.

Eleanor può inoltre ottenere tutto quello che vuole da Janet (D’Arcy Carden), una sorta di sovrintendente del progetto che compare ogni volta che la si chiama. Tutto sembra idilliaco per lei.
Se si esclude l’impossibilità fisica di dire parolacce (che verranno storpiate costantemente durante la sua permanenza).
E il fatto che hanno sbagliato persona.

Ebbene sì, apparentemente le azioni encomiabili elencate dall’architetto per riassumere la sua vita appartenevano a un’altra Eleanor Shellstrop, probabilmente morta nello stesso momento. La defunta rivela infatti a Chidi, a cui fa promettere di mantenere il segreto con la scusa dell’anima gemella, di non meritare affatto il Paradiso, ma di non poter far altro che continuare a fingere e, magari, pian piano diventare una persona degna di essere lì.

Persone, Janet e architetti

Le vicende, come si può capire, si concentreranno (almeno per la prima stagione) principalmente su sei personaggi: Eleanor, Chidi, Tahani, Janyu, Michael e Janet.

The Good Place cast

Ognuno di loro appartiene a zone diverse dal mondo, ma può comunicare liberamente in questo luogo grazie al sopracitato traduttore istantaneo universale, che per l’appunto traduce istantaneamente quello che tutti gli altri dicono nella lingua madre dell’uditore.

Parlando del cast, ognuno fa capire fin da subito le sue caratteristiche principali: Michael è un “uomo” raffinato e un po’ ingenuo, sempre allegro e propositivo. L’architetto è inoltre completamente innamorato degli usi e dei costumi degli umani, dei quali ha però una conoscenza spesso approssimativa (e le restanti volte erronea). Il suo compito è quello di mantenere operativo il quartiere, che vivacizza con iniziative sempre nuove in grado di coinvolgere gli abitanti.
In questo compito lo aiuterà Janet, un’entità semi-onnipotente (e dal sorriso inestinguibile) capace di mantenere coeso il vicinato e di creare le innovazioni che Michael le chiede (che vanno da case nuove alla creazione di una piattaforma che permette di volare), tenendo sempre un orecchio teso per le richieste dei cittadini, che esaudisce rapidamente e senza sosta.

Eleanor, come dicevo prima, non è affatto una santa: da quello che dice è una ragazzaccia dell’Arizona che ha avuto una vita egoista e dissoluta, terminata in modo tanto ridicolo quanto prevedibile.
La notizia non fa certo impazzire di gioia Chidi che, dopo aver studiato filosofia etica per tutta la vita (e avendo continuato a ritenere per tutta la vita che ogni domanda avesse una risposta precisa), va completamente nel pallone, indeciso se sia più moralmente accettabile denunciare l’accaduto o mantenere la promessa fatta.

I due personaggi hanno una bella intesa e il loro rapporto, che inizia con un conflitto, verrà ampiamente sviluppato durante tutto il corso della serie.

Similmente accade con Tahani, i cui modi impostati (e l’accento posh che si sforza di mantenere) contrastano con la natura basso-borghese di Eleanor. La bella “giraffa” (così definita dalla protagonista, un po’ invidiosa della sua altezza) è la quintessenza dell’essere snob e continuerà a snocciolare eventi della sua vita privata nei quali appaiono personaggi famosi, che lei menziona ogni volta (per citarne alcuni: Tom Hanks, Bono, Elon Musk, Beyoncé e tanti – ma tanti davvero tanti – altri).

Janyu (almeno all’inizio) si presenta al contrario come un personaggio silenzioso, che agisce in modo enigmatico e non lega benissimo con il resto del cast, segregato dietro al muro del suo mutismo. Il suo sviluppo è simultaneamente quello più rivoluzionario e meno costante all’interno del cast.

Per chi non ha visto tutte e quattro le stagioni di The Good Place e ha intenzione di guardarle, l’articolo termina qui. Chi le avesse già terminate (o chi non ha paura delle anticipazioni) può continuare nel prossimo paragrafo che, come ribadirò, conterrà SPOILER circa gli sviluppi della serie, finale incluso.

Continuate a seguirci su 17K Group se volete continuare a tenervi informati (e commentate se il nostro articolo vi ha spinto a guardare la serie).

Voi volete rimanere fino alla fine? Ottimo, parliamo degli sviluppi di The Good Place.

E ora, una sana dose di spoiler

Innanzitutto diciamolo: la rivelazione che Eleanor non fosse l’unica costretta a fingere è stata un tocco di classe. Infatti non ci vuole molto perché Janyu riveli di aver lo stesso problema: lui non è un monaco, bensì l’autoproclamato DJ e ballerino Jason Mendoza, che si dimostrerà per tutta la durata dello show estremamente lento di comprendonio e iperattivo (oltre ad essere convinto che quasi tutti i problemi si possano risolvere con una bomba molotov). Assieme a lui la nostra protagonista intraprenderà un viaggio di miglioramento, studiando etica sotto l’occhio vigile di Chidi.

I miglioramenti (sebbene sporadici) iniziano ad esserci e tutto sembra andare per il meglio, salvo per un piccolo dettaglio: quello non è il Paradiso e tutta la simulazione è solo un elaborato modo per far sì che si torturino a vicenda. Michael è infatti un demone e quello è il suo progetto per un nuovo tipo di tortura che verrà approvata solo se il progetto dovesse funzionare senza intoppi per un anno intero. Ovviamente frustrato dal fallimento, l’architetto tenterà di resettare il progetto infinite volte, arrivando sempre allo stesso punto.

Il piano, almeno concettualmente, era tuttavia perfetto, con Chidi costretto ad affrontare infinite volte la sua indecisione e spinto a dipanare le implicazioni etiche delle sue azioni. La tortura di Eleanor è più semplice, obbligata a studiare (cosa che odia profondamente) con il solo obiettivo di mantenere una finzione che non desidera. Anche la coppia Tahani – Jason funziona in modo simile, con la prolissa snob dipendente dall’approvazione altrui frustrata dal silenzio del compagno… silenzio detestato da lui stesso, ma unico modo per mantenere la sua finta identità.

Pian piano lo scopo della serie comincia a cambiare però, con i miglioramenti dei protagonisti offuscati dalla loro lotta contro un sistema iniquo, che costringe l’intera umanità a passare l’eternità nel “posto cattivo” anche per le sole implicazioni remote delle proprie azioni. Dopo aver discusso col Giudice Gen (una fantastica Maya Rudolph) e un colloquio abusivo col comitato del posto buono, i nostri protagonisti decidono di creare un nuovo esperimento, questa volta con l’obiettivo di dimostrare che gli esseri umani possono migliorare, anche dopo la morte.

Una delle cose che mi ha più colpito è la caratterizzazione del comitato, del tutto inclusivo e aperto a critiche sia interne che esterne. TROPPO aperto. La sua intera composizione e attività pare essere una critica della cosiddetta “PC police” (“polizia” del politically correct): tutti sono troppo impegnati a scusarsi e a trovare compromessi per accontentare gli altri e finiscono per non riuscire a far nulla che vada bene anche solo a uno di loro. O fare qualcosa in generale. Si dimettono infatti all’insorgere di qualsiasi conflitto nato dalle proprie parole o idee “offensive”, solo per ritornare subito dopo, spinti dal resto della giunta.

Il risultato di questa indolenza è un Paradiso dove l’eternità è diventata una vera tortura e l’identità dei suoi residenti si è dissolta, assieme a buona parte del loro intelletto. Il concilio finisce per spingere l’autorità decisionale su Michael (fuggendo non appena hanno la sua firma) e spetterà a lui (e agli altri cinque protagonisti) risolvere il dilemma e, indirettamente, salvare l’umanità dall’estinzione.
Il finale di The Good Place è, a mio dire, magistrale: Chidi propone di introdurre la possibilità di porre fine a una simile eternità (oltre a istituire una sorta di “centro di recupero” per gli umani, che potranno ambire quindi al Paradiso), conscio del fatto che la felicità esiste solo se la si rapporta con la sua finitezza. Si può ritenere poetica anche la scelta di Michael che, dopo che sono scomparsi tutti i suoi (ormai) amici (con l’esclusione di Tahani e Janet) e dopo essere rimasto privo di uno scopo grazie all’automatizzazione del sistema, decide di vivere sulla Terra, da umano, il tempo che gli rimane.

E voi che ne avete pensato? Avete apprezzato la serie fino alla fine della quarta stagione? Fatecelo sapere nei commenti!