Dalla massiccia epurazione, effettuata da Akira Toriyama nel 2015, atta a definire tutto il materiale non canonico dedicato a Dragon Ball prima del lancio del nuovo corso di avventure di Goku e compagni, l’intera story line della serie principale dell’opera del celebre mangaka subì un forte contraccolpo. Archi narrativi amati, o odiati, dai fan vennero accantonati definitivamente, lasciando al solo manga di Dragon Ball l’onore, e l’onere, di narrare le gesta di Goku, Vegeta e i loro comprimari, prima del nuovo ciclo narrativo denominato Dragon Ball Super.

Quello che però il celebre mangaka non tenne in considerazione fu l’amore che la fan base provò per un personaggio che, nel suo essere non canonico, ha sempre affascinato e ammaliato le folle grazie alla sua brutalità: Broly, il Super Saiyan della leggenda. Ideato da Takao Koyama, con la supervisione e le matite di Akira Toriyama, il personaggio nacque come antagonista principale di uno dei numerossissimi OAV (sigla per definire i lungometraggi ispirati a un anime) prodotti per rispondere alla continua richiesta da parte dei fan di materiale inerente a Dragon Ball.

Nato per ricoprire il ruolo di Super Saiyan della leggenda, provando a riordinare alcuni errori presenti nella trama principale dell’opera, il personaggio di Broly estasiò immediatamenta il pubblico grazie all’immensa potenza che lo caratterizzava e a un indole completamente guidata da rabbia e istinto, portandolo in breve tempo a diventare uno dei personaggi di maggior successo dell’intero brand. La decisione di Toriyama nel voler riscrivere il passato del personaggio, precedentemente afflitto da una narrativa superficiale, e renderlo finalmente canonico risulta quindi una scelta che i fan di tutto il mondo hanno immediatamente apprezzato quando fu annunciata l’uscita del film Dragon Ball Super: Broly.

Non era però un’impresa facile inserire Broly nell’attuale piega degli eventi presa dalla narrazione del nuovo ciclo di avventure dedicato a Dragon Ball, specialmente volendo costringere un personaggio di tale caratura all’interno della durata di un semplice film d’animazione e non di un arco narrativo sciorinato in più capitoli o episodi. Inoltre i due lungometraggi precedenti dedicati ai Saiyan non brillarono certo in termini di qualità, quindi a ridosso di un’eccitazione iniziale, la fanbase iniziò a temere per il peggio.

Trailer dopo trailer, e anticipazione dopo anticipazione, però risultò sempre più evidente che Toriyama aveva in mente un’opera differente, in grado di appagare fan di nuova e vecchia data e di omaggiare degnamente un personaggio così celebre negli estimatori del manga. Dragon Ball Super: Broly, difatti, si è rivelata una pellicola godibile sotto ogni punto di vista, ricca di fanservice, momenti nostalgici e una scrittura che, pur rimanendo ancorata al passato, si rivela ottimale per il tipo di prodotto proposto e oliata al punto giusto da non scontentare il pubblico.

Dragon Ball Super: Broly, come da aspettative, ruota totalmente attorno allo scontro decisivo fra la furia bionda e i due Saiyan dai capelli blu. Se l’obbiettivo primario del film risulta scontato fin dalla copertina della pellicola si è rivelato ben confezionato tutto il preludio allo scontro finale. Il passato di Broly è stato riscritto in maniera convincente, affine alle dinamiche già viste all’interno della scrittura di Toriyama e abbracciando gli stilemi della narrazione più contemporanea. A contornare la riscrittura del personaggio, che va a estendere le origini degli stessi Saiyan, troviamo un turbinio di scene d’azione ben dirette, citazioni più o meno dirette al passato e una pletora di momenti nostalgici che faranno emozionare i fan di vecchia data.

Notevole, sempre restando in merito alla tipologia di prodotto offerto, come lDragon Ball Super: Broly riesca a essere godibile individualmente, ovvero senza aver seguito le vicende precedentemente narrate nell’anime, risultando un ottimo film sulle origini e un perfetto ponte fra i due archi narrattivi del nuovo ciclo di avventure di Goku.

Purtroppo i punti deboli di Dragon Ball Super: Broly risiedono tutti nei suoi punti di maggior forza. Se a leggere un’affermazione del genere vi sembriamo dei redattori bipolari, non fraintendeteci ma l’eccessivo inserimento di momenti nostalgici, perpetrato per la quasi totalità del film, porta la pellicola sul filo di quella labile differenza fra fanservice e riciclo. Le linee di dialogo sono eccessivamente ancorate al passato, con dialoghi che abbracciano una cultura pop di inizio anni 90 che oramai risulta poco credibile o divertente e l’atmosfera generale della pellicola, seppur ricolma di scene d’azione animate splendidamente e addornate da una colonna sonora di indubbia emotività, fa scemare presto l’attenzione portando lo spettatore al voler arrivare allo scontro finale con Broly.

Spendendo due parole per il doppiaggio di Dragon Ball Super: Broly, possiamo senza remore affermare che “Ha un’aura potentissima”. La prima cosa che estasierà gli spettatori è l’importante scelta di Andrea Ward (direttore del doppiaggio) di utilizzare i nomi originali dell’opera e non quelli italiani che, seppur iconici, sono sempre stati malvisti dai fan del Bel Paese. Utilizzando gli stessi doppiatori di Dragon Ball Super avremo finalmente l’opportunità di sentire la Kamehameha di Claudio Moneta, che ha sostituito egregiamente Torrisi nel ruolo di Goku dopo la sua dipartita.

La “voce” di Broly è stato affidata Mario Bombardieri, che già in passaggio aveva doppiato personaggi dell’Universo di Dragonball, come Black in “Il cammino dell’eroe” o Shisami in “La leggenda di F”, al quale è stato affidato il difficile compito di donare la parola a un personaggio quasi muto per tutta la durata del film. Senza mezzi termini i momenti in cui Broly si esprime per più di singoli monosillabi si contano sulle dita di una mano ma Bombardieri è riuscito a rendere l’impeto delle urla della furia bionda primitivo e emotivo come l’ originale riuscendo a far percepire allo spettatore finale la rabbia provata dal Saiyan in maniera genuina e mai troppo forzata.

Oltre al cast già conosciuto nell’adattamento italiano di Dragon Ball Super troviamo altre voci celebri del panorama italiano sia per i personaggi principali, come Stefano Mondini nel ruolo di Paragas (celebre per il doppiaggio di Skinner nei Simpsons), in grado di rendere al meglio, con il suo tono dal carattere vendicativo e malevolo, il carattere ambiguo del personaggio, per le comparse, Pietro Ubaldi (la voce di Reinhart di Overwatch) nel ruolo di Re Vegeta e Marco Balzarotti nel ruolo di Bardack. Il doppiaggio italiano, differentemente da quanto ci si aspetta di solito, è riuscito a conquistarci sia nella scelta degli attori che nell’ardua decisione di offrire un cambio di rotta decisivo e che siamo sicuri verrà accolto con successo sia dai puristi che dai fan dell’adattamento italiano.

Dragon Ball Super: Broly, in conclusione, è un prodotto ben confezionato, astutamente “demodé” e in grado di rispecchiare perfettamente la natura originaria dellla saga di Akira Toriyama. I difetti che lo minano risiedono tutti nel suo voler perpetrare formule già viste in precedenza costantemente arrivando ad accennare sinotmi di tedio anche nei fan più radicali, ma indubbiamente siamo di fronte a una produzione decisamente riuscita e qualitativamente distante dallo standard superficiale e raffazzonato delle precedenti pellicole dedicate a Dragon Ball.

PROCONTRO
– Origin Story ben realizzata
– Godibile anche distaccato dalla serie principale
– Animazioni degli scontri di notevole impatto
– il fan service abbonda
– Troppe ripetizioni di elementi già visti
– Linee di dialogo a tratti anacronistiche e fuori dal tempo