La versione cinematografica Jurassic Park ha compiuto ben 25 anni. Nell’ormai lontano 1993 -sto davvero invecchiando- il grande pubblico venne ammaliato dalla pellicola di Spielberg basata sul romanzo di Michael Crichton.
Tra effetti speciali mozzafiato (che ancora oggi appaiono notevoli), una trama avvincente, tematiche profonde e personaggi iconici, JP entrò di diritto nell’olimpo dei film di fantascienza. Come ben saprete, nel 1997, uscì il sequel, il Mondo Perduto, e nel 2001, il terzo capitolo dal ben poco fantasioso titolo di Jurassic Park III, il primo film non direttamente ispirato ai romanzi di Crichton.

Dopo tre film ci si aspettava che Isla Nublar e Isla Sorna potessero restare tranquille e invece no, nel 2015 arriva Jurassic World che, seppur rischiasse di passare come un semplice reboot, gettò le basi per una nuova trilogia.
 L’Umanità non si arrende davanti ai disastri provocati dalla InGen, la super compagnia di Hammond che è riuscita a ricreare i dinosauri, e quindi ecco a voi un nuovo parco, non più Jurassic Park bensì, come suggerisce il titolo, Jurassic World. Tecnologia all’avanguardia, misure di sicurezza, spese folli: insomma Hammond reloaded, il tutto condito dall’immancabile desiderio dell’Uomo di controllare la Natura.
Proprio questo è il fulcro dell’universo narrativo di JP: la Natura non può essere piegata al nostro volere.

Il personaggio di Ian Malcolm, matematico texano esperto di sistemi complessi e portavoce ambulante della teoria del Caos, incarna perfettamente questa verità, cercando di difenderla a tutti costi. Lo fece in Jurassic Park, nel Mondo Perduto e, più recentemente, in JW: il Regno Distrutto. Malcom sostiene le politiche contrarie all’intervento in soccorso dei dinosauri a Isla Nublar minacciata da una massiccia eruzione vulcanica. La Natura, e la Vita, trovano il modo per riparare agli errori dell’Uomo.
Le parole di Malcolm fanno da cornice alla conclusione di Fallen Kingdom con un discorso da pelle d’oca riguardo a come l’Uomo stia rischiando di causare la propria stessa estinzione.
L’ambizione di poter controllare le forze primordiali del nostro pianeta nasce dall’arroganza insita in noi che, figli di una cultura occidentale antropocentrica ormai diffusa a livello globale, pensiamo di essere i padroni al vertice del creato. La Natura va sfruttata a piacimento senza pensare alle conseguenze.
Se nella prima trilogia, l’ambizione dell’uomo si “fermava” al fatto di riportare in vita creature estinte da milioni di anni, con la nuova trilogia ci troviamo d’innanzi a un ulteriore atto contro natura ossia modificare a piacimento il DNA con l’obiettivo di creare esseri mai visti.

L’Uomo diventa Dio, lo scienziato diviene demiurgo della vita stessa, un grande architetto che manipola le regole dell’esistenza. Ecco comparire l’Indominus Rex e l’Indoraptor: il primo nasce per ragioni commerciali (più denti) che celano scopi più sinistri, il secondo è il culmine del desiderio di usare la forza della Natura a nostro vantaggio nell’attività più tipica del genere umano: la guerra.
Del resto, lo stesso programma di addestramento dei Velociraptor, di cui fa parte anche l’amabile Blue, è stato avviato con l’obiettivo occulto di forgiare nuove e letali armi biologiche, capaci di inseguire, stanare e uccidere bersagli anche nelle regioni più impervie. Immaginatevi un gruppo di raptor che attaccano un accampamento di talebani o dell’ISIS…

Se Ian Malcom incarna la voce razionale, Henry Wu, massimo esperto di DNA attivo sin dai tempi del parco di Hammond, si fa avatar della tracotanza, emblema dello scienziato senza scrupoli. Come dicevamo poc’anzi, l’uomo diviene Dio, si esalta e si eleva a uno status superiore. Ogni passo compiuto in questa direzione ci avvicina sempre più al baratro, al superamento di alcuni limiti dalle conseguenze potenzialmente catastrofiche.
Queste tematiche, fortemente presenti nei romanzi di Crichton, trovano più spazio nei Jurassic World rispetto alla serie Jurassic Park, ciò, al di là dei difetti di questa nuova trilogia, va riconosciuto e apprezzato. Crichton infatti, soprattutto nel romanzo Jurassic Park, non lesina nel descriverci come le InGen, e le compagnie rivali, si muova senza pensare porsi dei veri limiti etici, manipolando a piacimento il DNA non badando alle conseguenze. Il dottor Wu, che nel romanzo non sopravvive al primo incidente di Isla Nublar, ammette candidamente che spesso ha ricreato dinosauri senza nemmeno sapere cosa sarebbe nato pur di portare avanti le proprie ricerche.

I dinosauri hanno perso il loro status di creature meravigliose per diventare pedine in uno scacchiere più vasto. Vengono alterati, sfruttati e venduti come nella suggestiva scena dell’asta di Fallen Kingdom. I super ricchi vogliono il proprio dinosauro per scopi diversificati: c’è chi cerco un esotico animale da compagnia, chi un’attrazione per impressionare gli amici abituati a qualsiasi stranezza, c’è chi intendi usarli in arene come animali da combattimento.
Il miracolo è in vendita, la magia della de-estinzione si piega al vero Dio, il denaro.
Ma la Natura trova una via, come si articolerà questa via sarà sicuramente al centro del capitolo conclusivo della trilogia Jurassic World dove vedremo le conseguenze della fuga di alcuni esemplari dalla magione di Lockwood, grande amico di Hammond che in primis scelse di oltrepassare il limite arrivando a clonare la figlia deceduta.

I dinosauri a prima avviso potrebbero apparire come i grandi protagonisti di tutto l’universo “Jurassic”, ma in realtà è l’Uomo l’attore principale. L’Uomo che se ne infischia della Natura, che non pensa alle conseguenze, che fissa un limite sempre più alto. Questo è il messaggio più profondo, un messaggio prezioso e quanto mai attuale che emerge forte come l’indimenticabile ruggito del T-Rex.
Certo nel nostro mondo non ci sono i dinosauri, ma lo sfruttamento scriteriato delle risorse naturali è una realtà quanto mai evidente e dalle conseguenze imprevedibili.
La teoria del Caos si adatta perfettamente al nostro mondo, sempre più complesso e affamato di energia, che si avvicina passo a passo a un punto di non ritorno.
Riusciremo ad essere più Ian Malcolm e meno Henry Wu? Solo il tempo potrà dircelo…