Introduzione alla trama

The Hater è l’ultima pellicola di Jan Komasa disponibile su Netflix dal 29 di luglio. Il film, dai toni profondamente disturbanti e cupi, tratta lo spaventoso mondo del web e ci mostra un’immagine crudele di quella che è la rete dei social, ovvero la nuova fonte di informazione, ma soprattutto di scambio di idee (o meglio ideologie) e denaro. The Hater racconta l’odio e la complessa crudeltà che si cela dietro questo mondo fitto di sotterfugi volti a ledere influencer, personaggi politici, minoranze e molti altri, spesso puramente per questioni economiche. In questa ambientazione drammatica si svolge la storia del nostro protagonista, Tomasz Giemza (Maciej Musialowski), ragazzo di campagna trasferitosi in città per studiare legge e, in buona sostanza, per riuscire a fare soldi e cambiare la propria vita. Proprio questo suo obbiettivo lo porterà a imbattersi in un’agenzia che si occupa di moderare contenuti suoi social, ma soprattutto di distruggere l’immagine di personaggi pubblici per terze parti, clienti che cercano di rafforzare la propria posizione nel mondo virtuale a ogni costo. Tomasz non sa che essere tanto spietato da farne parte gli costerà più di quanto potesse pensare…

The Hater
Il protagonista, Tomasz.

La realtà dei social per Jan Komasa

Il regista Jan Komasa non è nuovo a temi come quello presente in The Hater, poiché a distanza di anni ha saputo rappresentarne due varianti differenti: nel 2010 il regista ha dato vita a Suicide Room, un film che tratta la vicenda di un adolescente in contrasto con la sua piccola (ma schiacciante) realtà scolastica e che cerca rifugio nel web e in un videogioco online che gli permette di chiudersi in se stesso, lontano da quella realtà; The Hater invece rappresenta il web con un occhio nuovo, più moderno e al passo con i tempi; è il riflesso di una realtà che è influenzata dalle community su internet e non più il contrario.

Questa capacità di rappresentare il mondo che ho appena descritto è uno dei punti forti della pellicola, forse proprio perché il regista è affezionato a questo genere di tematiche e trova molto stimolante creare trame che ruotano intorno al web come strumento complesso che bisogna riuscire a utilizzare al meglio. Sa come sviluppare questa narrazione in modo interessante e drammatico allo stesso tempo anche perché si tratta di un racconto che non ignora affatto la realtà ma, anzi, la critica proprio attraverso questo approccio e grazie alla descrizione di ciò che il web riesce a diventare per l’uomo. Per quanto riguarda The Hater, il protagonista è profondamente ambiguo nei suoi rapporti sociali (e non solo) anche a causa di questo strumento che gli permetterà (o almeno così pensa) di raggiungere il suo scopo: essere ricco e potente.

Tomasz è opportunista e pronto a tutto, anche a fare il doppio gioco, pur di ottenere quel che vuole. Il suo essere profondamente disturbante viene spesso enfatizzato non solo con inquadrature ravvicinate che esaltano questa sua natura (e il suo sguardo quasi spiritato), ma anche attraverso un montaggio volto alla suspense, grazie alla fotografia spesso macabra e scura e a una color correction sui toni dell’azzurro spento. Per quanto riguarda la performance dell’attore protagonista e la caratterizzazione del personaggio all’interno di questa vicenda, andiamo a parlarne nel dettaglio nella sezione successiva.

Chi è Tomasz Giemza

Come già accennato, Tomasz si mostra fin dall’inizio come un ragazzo ambiguo, difficile da decifrare, quasi incapace di risultare “normale” durante una conversazione. Ci dà subito una sensazione di instabilità, di mancata comprensione della sua natura che risulta sfuggente dai primi minuti della pellicola. La performance di Maciej Musialowski è fin da subito convincente, ed è per questo motivo che ho deciso di dedicare un paragrafo unicamente al personaggio da lui interpretato e al modo in cui è stato capace di diventare il secondo punto di forza della pellicola.

The Hater

Non è minimamente azzardato affermare che senza la sua performance nel ruolo di Tomasz The Hater sarebbe stato molto meno efficace e probabilmente sarebbe stato un film piuttosto mediocre, con una media di voti che avrebbe toccato al massimo il sei. Le scelte recitative di Maciej Musialowski, probabilmente accordate con lo stesso regista, sono fondamentali per lo sviluppo di una trama che ruota più volte attorno alla visione del mondo filtrata dallo sguardo distorto del protagonista. L’attore riesce a mettere in scena perfettamente questo personaggio così profondamente disturbato e disturbante che vive in una società di cui sono parte integrante turbamenti politici, ideologici ed economici. In qualche modo, il protagonista incarna questa parte della società che tendiamo a nascondere ai nostri occhi.

Le scelte di Tomasz non sono mai del tutto chiare; non si comprende sempre pienamente se sia mosso unicamente dal desiderio di accumulare denaro o se in parte avverta il peso che le sue azioni hanno sulle vite altrui e, alla fine, anche su se stesso. Man mano che la vicenda si sviluppa, il personaggio di Tomasz sembra “incattivirsi” sempre di più e, allo stesso tempo, diventare sempre meno umano. Ogni azione che fa è peggiore della precedente e in parte, soprattutto in una fase pre-finale della pellicola, il ragazzo si rende conto di quanto sia malato il “gioco” di cui è parte. Sa riconoscere di essere un terribile strumento di dolore, corruzione e morte, ma, per quanto questo possa ferirlo interiormente, per la maggior parte del tempo la sua maschera è quasi impassibile. Sono rari i momenti di pura e reale tristezza, mentre l’ira e l’apatia sono ciò che più lo caratterizzano. Il protagonista si concentra sul creare un’impassibilità tale da risultare quasi inesistente, consistente nelle sue terribili azioni, ma inconsistente in tutto il resto.

L’altra faccia della medaglia

Le due sezioni precedenti trattano i punti migliori di The Hater, ovvero ciò per cui vale la pena vedere questo film: ottimo protagonista e ottima rappresentazione del mondo oscuro del web. Ma sarebbe errato pensare che The Hater sia solamente questo. In effetti, il film cerca di trattare anche altri temi, puntando molto sulla politica vera e propria e volendo rappresentare anche una sorta di contorta storia sentimentale che non va a buon fine. Per fare questo, The Hater tende a prendersi forse fin troppo tempo, e questo è uno dei punti più negativi che hanno fatto scendere la mia valutazione.

The Hater
Tomasz e Gabi, la ragazza tanto agognata dal protagonista.

Non solo alcuni temi vengono buttati nella mischia in maniera un po’ troppo vaga e poco convincente, ma la durata della loro trattazione, soprattutto nella parte centrale della pellicola, risulta più che eccessiva. Il film di Komasa si prende più di due ore per raccontare con calma l’intera storia e non avrei nulla in contrario se queste due ore fossero spese egregiamente, senza inutili digressioni e senza risultare pesanti. Invece purtroppo The Hater finisce per essere anche questo: troppo lento, troppo diluito nel tempo e poco incisivo nella parte finale. Il momento meno appagante della pellicola si trova sicuramente nella parte centrale, poco dopo la prima metà. Purtroppo, anche il finale è riuscito a deludermi, cadendo nel fastidioso errore di scegliere scene poco chiare e che non danno una chiusura efficiente al film. Nel vedere gli ultimi minuti si rimane abbastanza insoddisfatti e, ahimè, questo ha causato l’abbassarsi piuttosto radicale del punteggio di questa recensione.

In conclusione, The Hater è una buona pellicola, che guarda con sguardo sconcertante una realtà fondamentale della nostra società, ma che avrebbe potuto dare di più snellendo alcune sezioni poco necessarie e ancor meno incisive.

PRO CONTRO
  • Realistica rappresentazione del mondo oscuro del web
  • Performance formidabile del protagonista
  • Buona regia e fotografia accattivante
  • Tempi troppo lenti
  • Fase centrare del film poco interessante
  • Chiusura della pellicola poco efficiente