L’universo dei supereroi di Netflix/Marvel ha avuto i suoi alti e bassi, e nulla può davvero compensare la pessima prima stagione di Iron Fist e cosa è stato fatto con The Defenders. Ma a volte quando colpisci il fondo non c’è altra direzione da fare se non risalire. The Punisher è stata una serie abbastanza buona, con la seconda stagione di Luke Cage è stato fatto un passo nella giusta direzione e anche la seconda stagione di Iron Fist  è stata più accettabile. Abbiamo fatto finta di esserci quasi dimenticati della stagione 2 di Jessica Jones, ma è ora di tornare a dove tutto è iniziato: Daredevil. E sapete cosa? È bello essere ritornati ad Hell’s Kitchen.

Le aspettative per questa nuova stagione erano alte, soprattutto per le scene di combattimento. Daredevil, per qualsiasi motivo, ha sempre surclassato i suoi pari – incluso Iron Fist, che probabilmente avrebbe dovuto avere le migliori scene di combattimento tra tutte le serie Marvel/Netflix – con i suoi pezzi scenografici mozzafiato. Anche le risse su scala più piccola di Daredevil sono ancora migliori delle più grandi lotte in altre parti di quel modno. E con l’arrivo di Bullseye nel mix, l’entusiasmo dei fan era alle stelle. Il consenso era “anche se Daredevil è un disastro, l’azione sarà fantastica”.

E l’azione in questa stagione è davvero fantastica. Ma partendo con ordine bisogna premettere una cosa: la stagione 3 di Daredevil ignora principalmente ciò che è venuto prima, ovvero non si fa menzione di Jessica, Luke, Danny o La Mano. Anche Elektra è solo un ricordo, sebbene continui a perseguitare ancora Matt soprattutto per il fatto che questa nuova stagione parte esattamente da dove era finito The Defenders.

La terza stagione di Daredevil riguarda la ricostruzione. Matt (Charlie Cox) ha subito la sua sconfitta emotivamente e fisicamente, quando un intero edificio è caduto su di lui alla fine di The Defenders ed è costretto a trovare il tempo e la volontà di guarire su più fronti. Fisk (Vincent D’Onofrio) ha un piano per uscire di prigione ma si si espone parecchio per farlo. Foggy (Elden Henson) e Karen (Deborah Ann Woll) stanno ancora affrontando il fatto che Matt se ne sia andato, cercando di mettere insieme i pezzi della loro vita senza il loro migliore amico. Naturalmente, il suo eventuale ritorno nella terza stagione complicherà ulteriormente le cose.

L’inizio è un po’ lento, dato lo stato di pre-morte di Matt dopo il collasso del Midland Circle, ma non troppo lento se si considera che gli altri show Marvel/Netflix di solito impiegano il doppio del tempo per ingranare. Sì, questa stagione ha 13 episodi e verrebbe da dire che sia bella sostanziosa, ma non tanto quanto si potrebbe pensare. Alcune scene sono un po’ troppo lunghe e alcune non sono nemmeno necessarie considerando la costante (quasi circolare) ricostruzione di idee, ma tutto finisce per una giusta causa (vedi la prima conversazione tra l’agente Ray Nadeem (Jay Ali) e il suo capo (Kate Udall), dove Nadeem chiede consiglio su come mantenere i segreti di suo figlio e ritorna in gioco in un modo molto cupo.

Come dicevamo prima, Matt deve riprendersi e trascorre gran parte della prima metà di Daredevil a guarire dalle sue ferite nel seminterrato dell’orfanotrofio cattolico dove era cresciuto, curato da una suora che può o non può essere sua madre. All’inizio della stagione, il suo udito ha sofferto, e senza di esso anche la sua “vista” è diminuita. Un incontro di boxe di inizio stagione mette in mostra la brutalità di Daredevil, l’impressionante fisicità degli attori e la soglia di punizione di Matt. Daredevil trascorre molto tempo a crogiolarsi nel nichilismo ben meritato di Matt, ma anche allora può essere una gioia da guardare.

Fisk, nel frattempo, si rivela essere il cattivo manipolatore che ricordiamo dalla prima stagione della serie. Ad un certo punto la nemesi di Daredevil diventa informatore dell’FBI perché ha rilevato il covo della gang chiamata “Gli Albanesi”, facendo si che in carcere si cerchi di assassinarlo per il suo tradimento. Ciò fa scattare un trasferimento fuori dalla prigione in un fatiscente grattacielo: “per la sua sicurezza”, naturalmente. Fa tutto questo per Vanessa – interpretato da Ayelet Zurer nella prima stagione, – ma con il Kingpin, c’è sempre la sensazione che ci sia più di quanto non siamo mai stati resi consapevoli.

Il reclutamento di Fisk dell’agente FBI Benjamin “Dex” Poindexter – che conosciamo dai fumetti come Bullseye – inizia a vedere il suo pieno profitto a metà season. Dex si rivela gradualmente una presenza pericolosa, un sociopatico ossessivo con una mira perfetta a cui è stato insegnato da bambino a fondersi con la società. Quando le crepe nella sua vita “normale” iniziano a scuotere le sue fondamenta, Fisk sa esattamente come scavare con le sue dita in profondità. Nell’episodio 5 troviamo una scelta stilistica veramente bella: c’è un’intera sequenza che si svolge in bianco e nero, metà flashback, metà immaginazione, con Fisk che torna indietro nella vita di Poindexter mentre si sforza di imparare tutto ciò che potrebbe usare a suo vantaggio.

Ci sono quattro motivi per cui la terza stagione di Daredevil funziona così dannatamente bene. La dinamica Matt / Karen / Foggy è complessa e avvincente. Matt, come personaggio centrale dello show, è quello che spinge costantemente le persone lontano da se per non creare eventuali problemi. Karen e Foggy sono personaggi vulnerabili e stratificati che corrono anche con coraggio e condividono tutti e tre un rifiuto quasi religioso di arrendersi. Questo non significa che non si spaventano, ma la loro impostazione predefinita è per la giustizia. Tutti e tre gli eroi possono essere, a volte, polarizzanti (per dirla in modo educato), ma gli attori sono sorprendenti quando si tratta di muoversi per la giusta causa, anche nei momenti più ostinati.

In secondo luogo, Wilson Fisk è tornato in tutto il suo splendore– dalla prigione all’attico. Fisk è uno dei migliori cattivi (se non il migliore) nel MCU. Il modo in cui ti ritrovi a provare dei momenti di simpatia per lui – anche se la serie, nel corso delle tre stagioni, lo ha reso solo più mostruoso – è piuttosto miracoloso. La rabbia a malapena contenuta di Vincent D’Onofrio, che alla fine si scatena negli ultimi episodi, dipinge perfettamente Fisk come un uomo meticoloso ossessionato dal controllo e dalla manipolazione.Il suo amore per Vanessa, che inizia a mettere in discussione il suo principale obiettivo, quando i dettagli del suo intero schema si rivelano, ritorna con una vendetta finale, umanizzandolo completamente. Fisk non è solo un furfante torreggiante di genio senza pari, è il peccato originale per cui Matt, Karen e Foggy si sentono personalmente responsabili.

In terzo luogo, la stagione brilla a causa di un mistero che si viene a scoprire dopo il 9 episodio. A cosa serve Fisk? L’episodio 2, “Per favore”, ci sbilancia un po’ a causa del violento tentativo di uccidere Fisk. È vulnerabile durante l’imboscata, quindi ovviamente non può tirare le corde nello stesso modo in cui i nostri eroi continuano a dire. Ma poi nell’episodio 4, “Blindsided,” Fisk, nonostante sia in custodia all’FBI, in qualche modo manipola un attacco carcerario su larga scala a Matt e finalmente la verità viene a galla. Con la nona puntata, “Rivelazioni”, vediamo quanto siano profondamente radicati i piani e gli schemi di Fisk. L’arco misterioso è un enorme ragione per cui la terza stagione e la sua trama si infittiscono.

In quarto luogo e ultimo, i combattimenti. Come si diceva all’inizio, in questa stazione l’azione e fantastica. In effetti, supera i combattimenti nelle stagioni 1 e 2. Aggiungendo Bullseye – qui nella sua forma “prototipa”, come l’agente dell’FBI Ben “Dex” Poindexter (Wilson Bethel) – sicuramente aiuta, ma anche senza Dex nel mix, lo show ci colpisce con un tripudio di 10 minuti di combattimenti in prigione nell’episodio 4, per non parlare poi dello scontro in chiesa tra Daredevil e Bullseye nell’episodio 10.

Spendo le ultime parole su due personaggi ovvero sorella Maggie e l’agente Nadeem. La prima è un’aggiunta riflessiva ed emotiva alla serie. La rivelazione del suo legame con Matt è un colpo di genio ammirevole che la stagione ha bisogno nella sua terza parte, ma ancora più sorprendente è il fatto che non distrugge Matt. Questa è una stagione sul passato burrascoso e torturato delle persone e sull’elaborazione del trauma decenni più tardi. Per quanto riguarda invece il secondo, arriviamo ad apprezzare l’agente Nadeem di Jay Ali soprattutto perché, ad un certo punto della stagione, possiamo notare come si senta l’elemento più problematico in tutta questa faccenda. È nuovo in questo mondo e scopriamo alla fine che è un bravo ragazzo e che ha la vita sottosopra a causa di un accordo, senza saperlo, con il diavolo, per la gloria.

In conclusione, Daredevil è tornato. E grazie alla sua attenzione ai dettagli sui personaggi e le storie, a cui i fan si interessano davvero, non c’è nemmeno bisogno di essere presi con la forza. Questa terza stagione parla di oscurità e redenzione e riporta Wilson Fisk come il vero villain di Daredevil. Anche i nuovi personaggi, di cui non ci fidiamo (o apprezziamo) all’inizio, finiscono per ripagare la visione in modi gratificanti; mentre lo show eccelle ancora di più nelle scene di combattimento feroci e le sequenze d’azione stupefacenti.