La sceneggiatura è sbrigativa tanto quanto il film: vengono menzionate le cose più importanti e la risoluzione di interi capitoli viene condensata in poche battute, come ad esempio l’arrivismo del Colonnello Mustang, il potentissimo Alchimista di Fuoco. Tutto il discorso sul proteggere i propri cari, sul governare un paese in maniera giusta e sull’ambizione del focoso Colonnello si dissolvono assieme alla guerra di Ishval, l’avvenimento più importante di Fullmetal Alchemist.
Senza scendere troppo nella pignoleria, altre sequenze non hanno nessun senso a livello di scrittura: quando Winry ed Edward scendono precipitosamente dal treno perché avvistano il dottor Tim Marcoh, l’Homunculus di nome Lust è già pronta a tendere un agguato ai protagonisti e al dottore, ammettendo di averli cercati a lungo. Come faceva, allora, a sapere dove fossero? Mistero.

Non ha altrettanto senso che Edward e Alphonse vengano indirizzati verso Shou Tucker con la motivazione di “essere aiutati nella ricerca dei loro corpi”, visto che Al, all’interno del film, non confessa a nessuno il fatto che lui sia un’anima legata ad un’armatura e pare che nessuno ne sia al corrente (oppure ne sono tutti al corrente, mandando letteralmente all’aria tutto l’approfondimento riguardo i due protagonisti, che tentano di celare a tutti i costi il loro segreto. In ogni caso, si tratta di uno stratagemma infelice per far proseguire la trama). Tucker, per di più, induce Alphonse ad entrare nella stessa crisi in cui entra nell’opera originale, ovvero il fatto che lui sia un essere artificiale costruito da fratello tramite ricordi falsi. Il problema è che nell’opera originale è una delle armature del Laboratorio n°5 a indurlo nel dubbio per poter avere la meglio su di lui, mentre Shou Tucker non ha la minima motivazione per farlo. Semplicemente, non funziona. Anche i momenti di maggior pathos, come la chimera Nina-Alexander, vengono completamente prosciugati da qualsivoglia emozione a causa della fretta.

Perfino i momenti di tenerezza che caratterizzavano le scene con Hughes vengono meno, poiché Alicia, sua figlia, non è nata e non ci viene, nemmeno qui, dato il tempo di empatizzare con il Tenente Colonnello e, soprattutto, non ci viene data la possibilità di assistere alla scena più toccante di tutta l’opera: il suo funerale.

Una scelta di regia che non condivido, infine, è la volontà di mostrare la trasmutazione umana che compiono i due fratelli all’inizio del film quando sono bambini e mostrare gli eventi immediatamente successivi tramite un sogno di Edward, in cui, però, i personaggi risultano cresciuti. Dunque, noi spettatori assistiamo ad una trasmutazione umana attuata da dei bambini ma il momento in cui Ed lega l’anima del fratello all’armatura viene rappresentato con un Ed cresciuto, non più bambino, e ciò accade immediatamente dopo la trasmutazione umana! Quest’ultima scena viene raccontata tramite un sogno/ricordo ma, comunque, risulta una trovata piuttosto infelice.

Il ritmo è completamente scostante. Fino a metà film, i protagonisti si trovano nelle vicende  dei primi capitoli del manga originale e, durante la seconda metà del film, tutto avviene rapidamente pur di arrivare ad una conclusione affrettata che sfocia nella battaglia di Central City in cui appaiono i manichini creati con l’alchimia, i soldati immortali.

Nel complesso, il film si rivela deludente nonostante le basse aspettative.