Il catalogo Netflix è vasto e terribile, pieno di titoli deludenti e straordinari.
Tra tutti questi ultimamente uno ha fatto molto parlare di sé: Hilda, una serie animata tratta dall’omonima serie di graphic novel scritta e illustrata da Luke Pearson, che narra le (dis)avventure della giovane protagonista (Hilda, per l’appunto), costretta a trasferirsi in città e determinata a mettersi nei guai ogni volta che se ne presenta l’occasione.
Andiamo a vedere assieme perché le sue due stagioni valgono (o non valgono) la pena di essere viste tutte d’un fiato, cosa fa bene e cosa invece potrebbe far meglio.

Una ragazzina dai capelli blu va in città

La serie segue la giovane e avventurosa Hilda che, dopo undici anni vissuti in una casa in mezzo ai boschi assieme alla madre Johanna e al cervolpe (50% volpe, 50% cervo, 100% adorabile) Twig, è costretta a trasferirsi nella vicina città di Trolberg dopo che la sua abitazione (che aveva appena salvato dalle ire del minuscolo e invisibile popolo degli elfi) è stata distrutta dal passaggio di un gigante.
La ragazzina non è felice di questo cambiamento, a cui tuttavia pian piano si acclimaterà, aiutata dall’entusiasta e assennato elfo Alfur e dai suoi nuovi amici Frida e David. Pian piano scoprirà che non è necessario stare in mezzo alla natura per vivere un’avventura, poiché anche la città nasconde segreti e pericoli che la piccola è assolutamente intenzionata a scoprire.

Hilda running

Durante le sue scorribande incontrerà esseri unici e stravaganti che, fraintesi e “diversi”, verranno ritenuti pericolosi. Solo il buon cuore e il coraggio di Hilda saranno in grado di ripristinare lo status quo, mostrando come l’innocenza e la curiosità possano risolvere molti problemi ritenuti impossibili da dirimere (o causarne altrettanti).

Un mondo (semi)magico

Il mondo di Hilda si potrebbe definire un urban fantasy, dove creature magiche convivono con la tecnologia moderna.
Sì, è vero, le montagne e le colline sono popolate di troll, mostri dai modi violenti che scorrazzano di notte mentre sono costretti a diventare delle statue di pietra dalla luce diretta del Sole, ma dentro alle mura della città di Trolberg tutto sembra procedere normalmente, almeno a una prima occhiata.
Ovviamente non ci si deve soffermare troppo a pensare al frequente suono delle campane, usate come deterrente per queste bestie, né al fatto che questa città sia stata eretta proprio in mezzo al loro territorio perché “tanto non se ne facevano niente”. Tutto è in pace.
Almeno apparentemente.

Hilda trolberg
Ogni frame di animazione pare uscito da un libro di favole, dalle tinte pastello ai minuti dettagli.

Dietro ogni angolo si nasconde un mistero: pensiamo solo ai minuscoli elfi (la “gente nascosta” del primo episodio) che possono essere uditi da chiunque, ma con cui possono interagire direttamente solo i pochi umani che hanno firmato gli appositi moduli. Queste creaturine sono quasi letteralmente dipendenti dalla burocrazia, che implementano in ogni aspetto della loro vita, fino a ritenerla la loro raison d’être.
Lo stesso Alfur ha dovuto richiedere un passaporto (e non ho il coraggio di immaginare quanti documenti abbia dovuto compilare per ottenerlo) per viaggiare con Hilda, con la promessa di inviare tempestivamente resoconti sulla sua permanenza a Trolberg, impegno a cui adempie con il massimo entusiasmo. Costantemente.

Hilda elfi

Possiamo anche scorgere i Nisse (presentati per la prima volta nell’episodio 12 della prima stagione), una razza di stravaganti ometti pelosi che paiono un incrocio tra il cugino It e Arrietty e che vivono negli spazi inutilizzati o dimenticati delle case dei loro padroni, tenendo le loro dimore al sicuro in cambio degli oggetti persi e abbandonati dai proprietari (dando una ragione fisica all’esistenza di quel calzino spaiato che continua a uscire dalla lavatrice), e che possono spostarsi velocemente e senza essere visti utilizzando una sorta di “subspazio”.
Ogni episodio ci spinge sempre più a fondo in questa realtà fantastica, dove magia e tecnologia convivono e nulla si può dare per scontato: una realtà dai confini sfumati, come la percepirebbe un bambino che non osa avventurarsi oltre i dintorni di Trolberg e della propria casa (ormai distrutta) d’infanzia, le cui colline e i cui boschi Hilda conosce come il palmo della sua mano.

Gli eventi straordinari, poi, sembrano proprio all’ordine del giorno: come mai la stazione meteo prevede i cambiamenti metereologici con una tale precisione? Come mai la bibliotecaria sembra sapere ogni cosa ancora prima che gliela si domandi? Episodio dopo episodio domande e risposte si impilano le une sulle altre, formando un mondo complesso e ricco di carisma, dove l’avventura aspetta chiunque desideri cercarla.

Una mancanza di questo world building si può tuttavia imputare proprio alla città di Trolberg: nelle prime puntate Johanna spiega alla figlia alcuni aspetti della cultura locale (in particolare, l’origine della città e la parata degli uccelli, alla quale è dedicato un episodio intero), incuriosendo lo spettatore che, tuttavia, si ritroverà privo di ulteriori informazioni circa il folklore locale.
Il tutto pare un’occasione persa per rendere questo mondo ancora più reale e immersivo.

Un cast variopinto

Come protagonista, Hilda è caratterizzata ottimamente: una ragazzina di undici anni coraggiosa e cocciuta dai caratteristici capelli blu e costantemente accompagnata dal fedele cervolpe Twig. Ha un senso spiccato della giustizia e un buon cuore che le consente di stringere amicizia con qualsiasi creatura, ma che allo stesso modo la fa agire senza badare alle conseguenze, convinta che le sue azioni possano essere sempre giustificate dalle sue buone intenzioni (o dalla sua innata curiosità).

Hilda & Twig
Sebbene il doppiaggio italiano sia pregevole, la voce inglese di Hilda è quella di Bella Ramsey (Lyanna Mormont di GoT). Ed è un capolavoro.

Una volta trasferitasi a Trolburg si unirà, su consiglio della madre, ai passerotti esploratori (Sparrow Scouts nell’originale) e stringerà amicizia con Frida e David. I due sono il vero opposto l’uno dell’altra: se la prima è una ragazza perfezionista, un po’ arrivista e che tende a pianificare ogni singolo aspetto di ogni sua giornata, il secondo invece è un ragazzo impacciato, insicuro, che si spaventa per qualsiasi cosa (se si escludono gli insetti che gli si posano costantemente addosso) e che si dispera subito quando qualcosa va storto.
Ambedue, inizialmente definiti quasi unicamente rispetto alla protagonista, pian piano inizieranno a diventare entità ben delineate e capaci di intrattenere ed emozionare senza bisogno che Hilda li accosti. Tale cambiamento tuttavia non è reso in modo del tutto organico: molti episodi infatti paiono atemporali, introducendo evoluzioni caratteriali delle quali non resta che l’ombra con l’arrivo del seguente.

Non è meno importante l’elfo Alfur, che seguirà spesso la ragazzina nelle sue scorribande: cercherà costantemente di essere il grillo parlante della situazione, facendo ragionare (con scarso successo) Hilda sulle sue carenze e i suoi errori, solo per finire nei guai assieme a lei quando tutto va storto, proprio come l’aveva avvertita che sarebbe accaduto.
Allo stesso modo la madre della bambina, Johanna, fa di tutto per crescere da sola sua figlia con tutto l’amore possibile, ma per quanto apprezzi le attitudini della figlia, allo stesso modo le teme, prevedendo i guai che potrebbero causarle. Spesso le due si trovano in conflitto, a difesa di posizioni opposte ma ugualmente valide (basti pensare al trasloco, con Johanna che vuole che sua figlia sia al sicuro e Hilda che esita a lasciarsi dietro i suoi primi undici anni di vita e le abitudini tanto apprezzate dalla madre) che possiamo capire e con le quali possiamo empatizzare, schierandoci prima con una poi con l’altra in base alle nostre esperienze.

Daisy Haggard è la splendida voce originale di Johanna. E fa un lavoro splendido.

Purtroppo il rapporto tra le due, al centro dei primi episodi, passa man mano in secondo piano con l’introduzione di David e Frida e la dinamica formata tra di loro, così organica e realistica all’inizio, si riduce al rapporto tra una madre che sgrida la figlia per il suo comportamento, ma che alla fine le lascia fare ciò che vuole o finisce per giustificarla (in alcuni casi a torto), resettando la dinamica al termine di ogni episodio al fine di poter ripetere la stessa dinamica nella puntata seguente o in quella ancora dopo e cosicché Hilda possa continuare a cercare nuove e più pericolose avventure (ovviamente dopo aver promesso di fare più attenzione).

Il cast principale è accompagnato da altri personaggi secondari più o meno ricorrenti che saranno a volte motivo delle avventure della protagonista, altre volte partecipanti (più o meno) volontari e, in rari casi, saranno dei veri e propri antagonisti.

In conclusione

Hilda è una serie animata eccellente sul piano tecnico, dalle animazioni perfette e dalle illustrazioni superbe, che sa scaldare il cuore quanto una tazza di cioccolata calda in una giornata fredda. Tuttavia è impossibile non considerare le molte e notevoli pecche che introduce nello sviluppo (parziale o mancato) dei personaggi, che cancella il pathos che lo show tanto sapientemente riesce a stabilire nel suo incipit.

Si ha quindi un prodotto ambiguo che non riesce a convincere fino in fondo e in grado di suscitare emozioni contrastanti grazie ad una scrittura altalenante che non sa cogliere appieno le occasioni offerte dal soggetto (la scelta di togliere spazio a Johanna, più presente nella graphic novel, in favore di David e Frida, ad esempio, è abbastanza opinabile) e che tende a creare conflitti e problemi che sono e appaiono come artificiali e spiazzano (e non nel senso buono) lo spettatore.

ATTENZIONE: SPOILER IN VISTA!

Hilda spoilers

Particolarmente rilevante è l’episodio 9 (Il fantasma), che vede Frida fare i conti con la propria imperfezione quando scopre che, stranamente, non tutti hanno un fantasma che riordina loro la camera.
Dopo una crisi d’identità improvvisa e parzialmente immotivata la ragazzina si rivolterà contro David e, in particolare, Hilda, i cui sforzi non sono bastati a risolvere la situazione.
Il repentino cambiamento appare come molto forzato e poco caratteristico e svanirà senza traccia in capo a poche puntate, senza che Frida veda il suo carattere cambiare minimamente, né che il rapporto del trio s’indebolisca o si rafforzi in alcun modo.

E voi che ne pensate? Fateci sapere nei commenti se avete visto la serie e se siede d’accordo (o in disaccordo) con la nostra analisi e non dimenticate di continuare a seguirci su 17K Group!