Fin dalla sua prima apparizione, il nome di Saint-14 ha sempre rappresentato l’ideale della leggenda nella lore di Destiny: un personaggio quasi mitologico, appartenuto a un passato non remoto ma comunque troppo lontano per noi, legato a grandi nomi altrettanto leggendari come quello di Osiride. Un personaggio perduto per sempre tra le nebbie del tempo e dei misteri della lore.
Fino ad oggi.
Scopriamo come la sua storia si lega al fascino dei viaggi temporali e alla nostra percezione delle storie leggendarie.

“La sua Luce non proiettava ombra” -Peana per Saint-14
Marchio dell’Ordine del Santo Perduto, armatura.

Prime tracce di una leggenda
In Destiny 1, Saint-14 era una nota a piè pagina nella lore, un’ombra di un personaggio leggendario al pari di Osiride e a lui legato dalla storia.
Le poche notizie al suo riguardo sono derivate più che altro dalla lore legata a determinate armature, marchi soprattutto. Ma una tra le tante è di sicuro il simbolo di rappresentanza di Saint-14, una delle esotiche più potenti dell’intero gioco, che ha continuato a essere vitale fino alla fine del primo capitolo e, fortunatamente, divenuta di nuovo rilevante dopo Shadowkeep anche in Destiny 2.
Parliamo, ovviamente, del Casco di Saint-14.

Il Casco di Saint-14 con l’ornamento disponibile dalla Stagione dell’Alba, che mostra in modo ancora più evidente il danno subito dall’armatura durante il famoso scontro con il Kell del Casato dei Diavoli, che fu fondamentale per immortalare nella storia la leggenda di Saint-14.

“Si immerse nella luce demoniaca. Ma alla fine, fu lui a risplendere” – Peana per Saint-14
Casco di Saint-14, armatura

La storia fin qui è piena di lacune ma qualcosa la scopriamo con la lore settimanale che la Bungie pubblica sul suo sito innanzi all’arrivo dell’ultima stagione, quella dell’Alba

Saint-14 era il più grande tra i Titani, un eroe dei tempi in cui la Città era ancora un agglomerato di villaggi di rifugiati. Membro tra i primi dell’Ordine della Guardia Pellegrina e di conseguenza tra i primi portatori di Luce a essere chiamati Guardiani, si adopera per portare in salvo più vite possibile all’ombra del Viaggiatore. Compie svariate imprese nell’Epoca Oscura, in un mondo ancora dilaniato dagli attacchi delle varie razze aliene che vogliono depredarlo e dagli orrori della guerra tra i Signori del Ferro e i Signori della Guerra. Il suo impegno è indefesso e a ogni vita salvata, i suoi debitori gli lasciano qualcosa. Jasleen, una bambina che salva da un raid party dei Caduti, è la prima a fargli uno di questi doni.

“Mentre il padre e la madre si davano da fare per preparare la loro cena, Jasleen sciolse il nastro che portava sui capelli e fece un gesto al Guardiano, invitandolo a venire più vicino. Legò il nastro intorno ai guanti del Titano.
“Come ti chiami?” chiese lei.
“Saint” rispose.
“Lo ricorderò”.
Tratto da “I riconoscimenti”, lore pubblicata su Bungie.net

Donare dei nastri a Saint divenne una tradizione: per ognuna delle vite salvate, Saint ha un nastro che la commemora sulla sua armatura e sulla sua nave. Fino a finirne quasi completamente avvolto. Iniziò a chiamarli “riconoscimenti” e divennero il simbolo del suo grande altruismo e bontà.

Il Piccione Grigio, la nave di Saint-14 è ricoperta di quei nastri che in seguito scopriremo essere i suoi “Riconoscimenti”, a dimostrazione delle innumerevoli imprese da lui compiute per salvare le vite dei bisognosi.

Si può dire che Saint fu il Guardiano che rese i Titani famosi, con la sua capacità di correre in soccorso a chiunque ne avesse bisogno, diventando di fatto il proverbiale “muro contro cui l’Oscurità si infrange”. Era molto vicino all’Oratore, tanto che questi ne veniva da lui chiamato “Padre”. L’altruismo e la bontà che lo caratterizzava si evince anche dal suo nome (che vedremo poi, sarà anche il marchio del suo più grande nemico). Le sue missioni di salvataggio nei confronti dei profughi e dei rifugiati vittime delle razzie dei Caduti sono riportate brevemente nella Stagione dell’Alba, ma colpiscono come gesta incredibili, compiute con un fireteam solidale alla sua visione di altruismo, i cui membri si chiamano a vicenda “fratello” e “sorella”. È stato inoltre uno dei Titani che ha fatto la differenza nella dilaniante Battaglia della Breccia del Crepuscolo, vinta contro ogni pronostico, nell’ora tra le più buie dell’Ultima Città.

“La Breccia del Crepuscolo. Il luogo dove l’umanità si è quasi estinta.
La battaglia contro i Caduti che ha avuto luogo qui… rese famosi i Titani.
Non nel migliore dei modi.”
Saint-14, trascritto dalla missione “Parti perdute nel tempo”.

La Breccia del Crepuscolo, dove si decise il destino dell’umanità in una battaglia all’ultimo sangue contro i Caduti. Saint-14 e altri leggendari Titani e Guardiani diedero fondo a ogni loro risorsa e grazie alla loro tenacia, l’Ultima Città fu salvata da un disastro quasi ineluttabile.


A lui vengono addirittura dedicati degli ordini di Titani, come quello dell’ “Ordine del Santo Perduto“. La fine di questo titano tra i Titani è a questo punto avvolta ancora nel mistero, ma sappiamo che fu mandato alla ricerca di Osiride, il grande Stregone esiliato dall’Oratore, per ordine di quest’ultimo stesso… e durante quell’impresa, Saint scompare per sempre, non lasciando alcuna traccia dietro di sé.
Fino alla Stagione dell’Alba.

Saint-14 e Osiride, legati da profonda amicizia e da un terribile fato avverso.
L’artefatto di Destiny 1 chiamato “Anello di Saint-14”, la cui lore recita: “Ci sarà mai un altro Guardiano così tanto amato dal popolo?”

La storia di Saint-14 e Osiride
Ne “La Maledizione di Osiride”, il grande Stregone fa il suo ritorno nel mondo di Destiny. Tra vicende alterne, Osiride ci guida alla distruzione di Panoptes. Liberatosi da questo peso letteralmente epocale, Osiride si ritrova a pensare al suo vecchio amico Saint e al vano ma fatale sacrificio che questi ha compiuto per riportarlo indietro alla Torre.

In passato un Osiride ancora “giovane” portatore di Luce, resuscitato da poco e con una visione delle cose molto più cinica e distaccata, incontra Saint, già membro dell’Ordine della Guardia Pellegrina e tra i primi a essere chiamato Guardiano al tramonto dell’Epoca Oscura. Il suo scontro con i Signori della Guerra nel periodo immediatamente successivo al suo risveglio come portatore di Luce lo porta a credere che la Luce e il Viaggiatore siano fallaci, in quanto i portatori di Luce possono decidere di seguire un sentiero di distruzione e tirannia. Seguendo i saggi consigli del suo Spettro, Sagira, Osiride parte alla ricerca della verità seguendo le voci che parlano della nascita di una grande Città all’ombra del Viaggiatore. Troverà un insieme di casupole e barricate invece. Ma non sarà invano il suo viaggio.

“Pensavo fosse più… grandiosa,” riflette Sagira, esaminando i resti della città di tende dalla distanza.
“Le voci lo sembrano sempre. Non è per nulla l’oasi della salvezza umana di cui ci parlò Felwinter… ma è un inizio.”
“Cosa può essere più grandioso?” disse il cuoco Exo, mentre deposita una mezza dozzina di piatti di legno pieni di cibo sul bancone. “Questa si chiama speranza, Guardiano. Giorni di pace come questi… in futuro ce ne saranno molti di più.”
“Non sono un Guardiano. Sono solo qui in visita a un amico.” Osiride lancia lo sguardo verso una distante Torre, che sovrasta tutte le strutture attorno. Solitaria, all’ombra di una sfera dal bianco osseo.
“Sarò io il tuo amico, vieni. Siedi. Mangia. Ce n’è abbastanza anche per te, se vuoi unirti. Il mio nome è Saint-14.”
Gli occhi di Osiride si fermano sul piatto con la carne grigliata e fumante, prima di dare uno sguardo alle fortificazioni distanti.
“Potresti fare il lavoro di venti uomini su quel muro.”
“È il loro muro. Se avranno bisogno di assistenza non avranno che da chiedere.” Saint-14 porge il piatto verso Osiride e le sue placche facciali si orientano in un sorriso.
“Visto che non ci presenterà mai… lui è Osiride e io sono Sagira. Lieti di conoscerti, Saint!”
“Fondamenta, parte I”, dal libro “Il Piccione e la Fenice”

L’incontro con Saint fa nascere una scintilla tra i due: sarà l’inizio di una grande e lunga amicizia. Osiride viene introdotto all’Oratore e ne rimane impressionato. Saint gli dice che ha un enorme potenziale e che lo sta sprecando. Si intuisce che sia stato proprio il grande Titano a spingere Osiride a diventare un Guardiano al servizio dell’Ultima Città. E non solo. Saint convincerà Osiride a prendere il posto di capo dell’Avanguardia, immediatamente dopo la nascita del Consenso.
Il rapporto tra Osiride, il Consenso e l’Oratore si inasprisce dopo la Battaglia dei Sei Fronti. Gli interessi di Osiride lo portano a guardare altrove, verso minacce che l’Ultima Città non riesce ancora a definire o a notare. La sua insofferenza ai doveri del comando lo portano all’esilio, ordinato dallo stesso Oratore – una storia a sé stante, che forse un giorno racconteremo.

Dopo la Battaglia della Breccia del Crepuscolo, dove l’ultimo grande assalto dei casati dei Caduti riuniti ha quasi portato la Città alla distruzione, Saint-14 rintraccia uno degli istigatori dell’assalto, il Kell Solkis, del Casato dei Diavoli. In una terribile lotta all’ultimo sangue, Saint fa ricorso a tutta la sua Luce fino a quasi esaurirsi, per poi concentrarla in una potente testata che sfonda il cranio del Caduto, uccidendolo all’istante. Questo scontro diventa materia di leggenda, le cui cicatrici sono riportate sul Casco di Saint-14, nella forma di una evidente ammaccatura laddove la testa del Titano si è scontrata con quella del Kell.
L’Oratore è entusiasta di questa grande vittoria e nomina Saint il più grande Guardiano di tutti i tempi. Nel farlo, però, lo avvisa che Osiride è riaffiorato su Mercurio e che potrebbe essere una minaccia per la Città vista la presenza massiccia dei Vex in quello che è un pianeta ormai terraformato dalla razza cibernetica.

“Sei tu, figlio mio?” La voce dell’Oratore non era toccata dalla preoccupazione.
“Sì, padre. Il Kell dei Diavoli Solkis… è morto. La guerra è finita.”
“Il tuo coraggio e la tua forza sono le più grandi che questi mondi abbiano mai conosciuto. Ci hai portato la pace, e ora accenderemo il flare rosso… come il colore dei Diavoli. Tutti sapranno cosa hai fatto.
“Padre, non penso di aver abbastanza energie per tornare, mi riposerò qui e tornerò per essere onorato.”
“Certo, figliolo, ma…”
“C’è qualcosa che ti preoccupa? Ci sono altri Caduti in marcia verso la Città?”
“No, non questa volta. Ho sentito che Osiride è stato avvistato su Mercurio, nel Bacino di Caloris. Ha volto la sua mente ai Vex.”
Mercurio? Ci sono troppi canali da conoscere. Se ne attivi uno, inizierai a nutrire le sue vene. Egli minaccia la nostra pace.
“Figlio mio, non dimenticarti mai del tuo dovere.”
“Non posso.”
Lo Spettro interruppe la conversazione aspettando gli ordini del guardiano.
“Spettro, prepara il mio arsenale Vex e programma la rotta per Mercurio. Il vecchio sta per risvegliare l’inferno.”
Grimorio, “Leggenda: Saint-14, la fine del Crepuscolo”

In un anfratto di un’era perduta nel tempo, giacciono i resti di una leggenda altrettanto smarrita in modo impossibile.

La caduta di un eroe
Durante la battaglia contro Panoptes, il nostro Guardiano apprende cosa è veramente accaduto a Saint-14, mandato a rintracciare Osiride e riportarlo indietro alla Torre, ma finito contro le orde infinite dei Vex su una linea temporale alternativa di Mercurio, dentro la Foresta Infinita. Laggiù, in una terribile battaglia senza fine e tempo, compie un massacro, distruggendo migliaia di Vex e costringendo la collettività a creare un piano d’emergenza. Una mente specifica, Agioktis, la Mente Martire, viene forgiata per drenare la sua Luce e ucciderlo lentamente e in modo definitivo.
Il risultato di questo terribile atto finale lo scorgiamo durante uno dei viaggi nel futuro oscuro di Mercurio, quando il nostro Sole ormai spento, illumina la cripta geometrica che i Vex hanno eretto in onore del terribile nemico che li ha quasi sterminati, in un atto di riconoscimento del valore altrui che era prima di allora impensabile da parte di queste macchine da combattimento. Laggiù, silenzioso e fluttuante su una montagna di rottami di corpi nemici, giace a mezz’aria il corpo esanime di un Exo in armatura, che ci guarda enigmatico da un’epoca ormai finita: si tratta di Saint-14.

“Non ho mai trovato Osiride, ma ho ucciso abbastanza Vex da porre fine a una guerra. E loro, per contro, mi hanno sferrato il colpo di grazia: la creazione di una Mente al solo scopo di prosciugare la mia Luce. E ha funzionato in modo efficiente.”
Paradosso Perfetto, arma

Il luogo del riposo ultimo di Saint-14, un vero e proprio mausoleo costruito dai Vex, per rispettare la sua grande potenza.

Avvolto dai suoi nastri blu che fluttuano assieme ad esso, da quel corpo raccogliamo il Paradosso Perfetto, un fucile a pompa, una chiave fondamentale per capire l’enigma del paradosso di Saint-14. Un paradosso che, come annunciato qui tempo addietro, poteva essere spiegato solo attraverso l’uso della tecnologia Vex. Ed è esattamente così che è stato: in un futuro che per Saint è il suo passato, saremo noi a donargli il Paradosso Perfetto, dopo averlo forgiato nella Forgia Infinita al Faro.
Ci lascia delle parole criptiche che, possiamo intuire, legano all’improvviso il suo destino al nostro.

“Mi dispiace solo non poterti eguagliare. Per me rappresenti tutto quello che un Guardiano può diventare. La tua è una Città fiorente. Così diversa dalla mia. Per tutta la mia quattordicesima vita ho combattuto per renderla come la tua. E non ho mai finito.

Tutto ciò che mi resta è questa arma. I Criptarchi dicono che l’hai creata tu nella Forgia Infinita, usando scarti, Luce e volontà. Farò in modo che possa tornare in mano tua. Quando me la desti, giurai che avrei seguito il tuo esempio.

La strada è ancora lunga.”
Paradosso Perfetto, arma

Più confusi che mai dal ritrovarci improvvisamente legati al destino di Saint-14, passerà molto tempo prima che si possa trovare una risposta a questo enigma affascinante.

La Meridiana di Osiride, forse il più grande monumento alla follia dell’uomo in Destiny e, allo stesso tempo, al desiderio di riportare un torto alla giustizia.

Il rimorso di un vecchio amico

“Panoptes, la Mente Infinita, era morta.
E così lo era anche Saint-14.
Osiride abbassò lo sguardo verso ciò che rimaneva del suo amico.
La Foresta Infinita riluceva attorno a lui.
I Vex avevano costruito un altare per accogliere il corpo di Saint-14. La sua Luce gli era stata estirpata.
Non v’era alcun segno evidente di rottura della sua armatura. Forse l’avevano riparata.
Sagira proiettò un raggio di Luce sul corpo.
“Saint portava questi suoi nastri ovunque andasse.” sussurrò lei.
“Li chiamava i suoi ‘riconoscimenti’.” replicò Osiride.
“Quale era il loro scopo?”
Osiride rimase silenzioso per un lungo istante. Si sedette poi vicino alla tomba.
“Non gliel’ho mai chiesto.”
Tratto da “I riconoscimenti”, lore pubblicata su Bungie.net

Visitando la tomba del suo vecchio amico, Osiride riflette che avrebbe dovuto sforzarsi di conoscerlo meglio, trascorrere più tempo con lui. Ma forse non è troppo tardi… forse può avere una seconda possibilità.

Dopo la fine di Panoptes, Osiride dunque giunge a una conclusione: tante, troppe cose in passato sono andate in un modo che non avrebbe voluto andassero… e di tutte quelle cose ce n’era una in particolare che lo ha sempre tormentato. Si tratta della fine di Saint-14. Questa è anche la storia di Osiride, oltre che quella di Saint. Il grande Stregone, dopo una non felice introduzione in Destiny 2 come NPC, ha un background di lore di incredibile spessore ed è un personaggio tormentato dalle sue stesse profezie, come una novella Clitennestra. Profezie che, il fumetto conferma, vengono dalla Foresta Infinita e pur essendo trascritte in distici giambici e alquanto criptici, sono di grande precisione nell’affrescare i futuri DLC e le future battaglie. Molte di queste profezie possono anche essere ritrovate nelle armi della Forgia Infinita e di cui parleremo in futuro.

Il fumetto “The Prophecy of Osiris”, esclusivo della versione cartacea acquistabile sul sito Bungie, rivela che la fonte di tutte le profezie di Osiride è stata la Foresta Infinita e che molte di queste sono incredibilmente vicine alla realtà. Nello stesso fumetto, infatti, ben prima di Warmind e Forsaken, vengono ampiamente tratteggiate le trame dei due DLC in arrivo.

Un personaggio come Osiride, abituato a lottare contro l’avverarsi di terribili cataclismi visti in linee temporali alternative, non può che reagire in un modo dopo la scoperta della tomba di Saint da parte del nostro Guardiano: cambierà la Storia.
Osiride costruisce un dispositivo con la tecnologia Vex, alimentato dalla Luce e aiutato dal Ramingo e dalla sua scienza occulta. Si tratta della Meridiana. Con questo dispositivo proibito, prova ad alterare la linea temporale locale di Mercurio, per aprire dei corridoi nel tempo e giungere in tutte le versioni alternative del passato possibili. In una di queste, egli spera, Saint è ancora vivo e sarà possibile riportarlo indietro, al suo presente, salvandolo così dal suo destino oscuro.
Così, attraverso i corridoi del tempo, Osiride invia i suoi avatar di Luce, chiamati eco, e li manda ognuno in una linea temporale diversa, nel numero di centinaia di migliaia. Le iterazioni temporali sono infinite, ma Osiride spera di ottenere ciò che vuole, attuando un vero e proprio attacco brute force al tempo, forzando cioè le probabilità brutalmente, tramite tentativi su tentativi. Aveva funzionato altre volte per lui, valeva la pena di tentare.
Dentro i corridoi del tempo, i vari avatar incontrano versioni di Saint molto precedenti alla sua, una delle quali (ci torneremo dopo) impegnata in una battaglia disperata contro il Casato della Pioggia, che porta gli stessi colori del Casato del Crepuscolo e che ha teso una imboscata su Mercurio a Saint dopo aver sterminato i coloni umani giunti lì per riprendersi il pianeta. In un mondo ormai dominato dalla terraformazione Vex, l’eco assiste all’arrivo del ketch del Casato della Pioggia, mentre un giovane Saint si appresta alla sua famosa battaglia. Osiride ha sentito più volte quella storia, di come il valoroso compagno abbia sterminato gli ultimi superstiti di quel casato che si diceva già estinto all’epoca. L’eco ha visto abbastanza e abbandona dunque la linea temporale, evitando di inquinarla e così di mettere in pericolo innumerevoli futuri.

Migliaia di eco sono perdute nei corridoi, alcune distrutte dalle misure di sicurezza Vex che stazionano nel punto in cui i corridoi del tempo si intersecano con la rete di sicurezza Vex, in quelle aree centrali tra un condotto e l’altro. Una eco in particolare sfugge al controllo di Osiride, rifiutandosi di tornare. Non era mai successo prima d’ora… e la può sentire quando, dopo centinaia di anni dentro i corridoi del tempo, punta la sua arma alla tempia e decide di suicidarsi.
Altre eco può ancora avvisarle, nella loro continua ricerca per Saint, perdute nel tempo.
Non lo troveranno mai.

Osiride si sedette in silenzio ai piedi della Meridiana. Non era che passato un attimo dall’attivazione della macchina, ma aveva già vissuto un’infinità di vite.
Sagira fluttuò sopra le sue spalle e chiese piena di speranza, “Ha funzionato?”
Lo Stregone si alzò e si mosse verso il limite sud della Meridiana.
“Spegnila. Copri tutto con un tessuto a campo d’occultamento. Non lasciare che nulla, nessuno la trovi.”
Osiride scomparve in una fiammata incandescente.”
La Meridiana, lore sul sito Bungie.net

I corridoi del tempo ci attendono e con essi una sfida impossibile: evitare che il nostro presente scompaia per un futuro oscuro.

Sovvertire l’esito di una guerra
Giungiamo quindi alla Stagione degli Intramontabili, dove il nostro Guardiano affronta la Mente Intramontabile, una mente Vex tornata in vita dopo la sua sconfitta in Destiny 1 e intenzionata a ottenere il controllo del Giardino Nero dopo gli eventi di Shadowkeep e il risveglio della Piramide
La sconfitta di tutte le iterazioni della Mente Intramontabile causa una frattura temporale che, tra le altre cose, genera delle onde nel tempo – analogamente a quei cerchi concentrici che un sassolino causa venendo gettato sulla quieta superficie di uno specchio d’acqua.
Nel frattempo, la Meridiana viene riscoperta da un gruppo dissidente di Cabal, guidato da tre sorelle Scuoiatrici Psioniche, Niruul, Ozletc and Tazaroc. Il prototipo viene azionato e, tramite la rottura temporale causata dalla distruzione della Mente Intramontabile, si apre una nuova rete di corridoi del tempo che possono influenzare realmente la storia su Mercurio. Le sorelle decidono quindi di usare la Meridiana per uno scopo terribile: cambiare l’esito della Guerra Rossa su Mercurio per distruggere i Guardiani e annullare la sconfitta di Ghaul. Questo causerà un pericolo d’alterazione del tempo su più livelli, dal potenziale distruttivo immenso.

Un giovane e inesperto Saint-14 si confronta con una situazione disperata e impossibile. Nel momento più oscuro della sua esistenza, saremo noi a dargli la forza di continuare e a donargli una visione che lo spingerà a diventare una leggenda.

L’incontro con Saint-14
Osiride, dunque, ci incarica di due cose: distruggere le tre sorelle e fermare il loro tentativo di alterare il tempo; tentare laddove lui ha fallito in passato, grazie alla nuova e inaspettata situazione. Tentare, cioé, di salvare Saint-14.

“Un Guardiano, come me, mi salvò dai Caduti quando ero giovane, quando tutti coloro che avevo giurato di proteggere furono perduti. Quel Guardiano è il motivo per cui devo raggiungere il Viaggiatore. 
Il suo Spettro e la sua Luce mi hanno mostrato una visione del potenziale futuro dell’umanità. Una terra all’ombra del Viaggiatore, che diventa un luogo di salvezza.”
Tratto da “I riconoscimenti”, dalla lore pubblicata su Bungie.net

Il ritorno ai corridoi del tempo per richiesta di Osiride è ancora una volta una missione disperata: salvare una leggenda, seguire un percorso predestinato.

Con il primo viaggio nella Meridiana, infatti, il nostro Guardiano giunge nell’esatto momento in cui Saint-14 avrebbe affrontato la sua disfatta, bloccato dentro una Guardia dell’Alba contro un esercito di Caduti del Casato della Pioggia, sotto il loro incessante fuoco. Era solo questione di attimi e la sua Luce si sarebbe esaurita sotto quei colpi impietosi. 
È in quel momento, poco prima del nostro arrivo, una delle eco di Osiride di cui abbiamo parlato poco sopra, giunge e registra i fatti, senza rendersi conto che, qualche secondo dopo, il nostro Guardiano mandato dallo stesso Osiride ma nel futuro avrebbe fatto il suo arrivo, salvando Saint. 
Ecco che il cerchio inizia a chiudersi sul nostro destino e quello di Saint, avverando la profezia del Paradosso Perfetto: proprio in quell’evenienza, il nostro Spettro mostra infatti a Saint quale sarà il futuro dell’Ultima Città, per risollevare il suo spirito distrutto dalla perdita dei coloni che avrebbe dovuto salvare. Questo gesto modifica la linea temporale, trasformando Saint in una macchina guerriera piena di spirito motivazionale, con un futuro da proteggere. Siamo dunque noi stessi che forgiamo la leggenda di Saint, leggenda che, a sua volta, influenzerà il nostro modo di comportarci ma non solo come lore, ma anche come potenziale metareferenziale. Leggere di Saint in Destiny 1 ci ha spinti un po’ a comportarci come lui e usare il suo casco ha influenzato il nostro gameplay. Quanti Raid, Assalti e Cala la Notte sono stati salvati dalla provvidenziale Guardia dell’Alba di un Titano potenziata dal Casco di Saint-14?
Ancora una volta, la lore di Destiny si insinua nel mondo pratico e reale del videogiocatore, infrangendo la quarta parete e donandoci la versione migliore di una narrazione spesso troppe volte lasciata in un angolo dimenticato.

L’eredità di Saint-14 è ormai marchiata a fuoco nel tempo, quando gli doniamo il nostro (e il su) Paradosso Perfetto.

Sigilliamo il nostro destino consegnando il fucile a pompa a un Saint ormai disarmato, il famoso Paradosso Perfetto, che, se falliremo nel nostro intento futuro, potrebbe tornare a noi sul suo cadavere.
Abbandonando questa linea temporale siamo già riusciti dove Osiride aveva fallito innumerevoli milioni di volte. Non sappiamo cosa ci aspetta ma adesso siamo certi di una cosa: siamo davvero artefici del nostro stesso destino e questo precedente aprirà porte che finora in Destiny sono state solo lasciate socchiuse.

Le mura del Cosmodromo.

Il paradosso della predestinazione
Lo svolgimento della storia di Saint era stato preannunciato in svariati modi nella lore di Destiny 2 degli ultimi anni.
Il famoso Casco di Saint-14, al suo arrivo su Destiny 2, ci fornisce il primo indizio grazie alla sua lore estesa in cui assistiamo a un dialogo tra Shaxx e Cayde-6:

//AUDIO NON DISPONIBILE//
TRASCRIZIONE DELL’AMBITO DELLA MANUTENZIONE A SEGUIRE//
SX: Sai cosa dicono sui titani.
C6: Che sono chiassosi e irritanti?
SX: Quelli buoni sono tutti morti.
C6: Non puoi sapere se Saint sia morto.
SX: Il più grande titano mai vissuto è appena scomparso. L’ho intuito.
[Un generatore rimbomba]
C6: Nessuno è riuscito mai a mettere un Kell al tappeto più veloce di lui. Ma devo dire che era un tipo strano.
SX: L’egocentrismo era la sua forza.
C6: Parlare dell’Oratore come se fosse un tuo parente è molto egocentrico. E vogliamo parlare del fatto che attestasse di aver visto il futuro e di aver combattuto ai Sei Fronti alimentato dalla credenza sull’arrivo di una Luce salvatrice? Veramente pazzesco.
SX: La fede è un concetto forte.
C6: Certo, sì. Una sola Luce per sistemare tutto, cacciare via Crota dalla Luna… Sai cosa penserà la gente? Che l’avanguardia ragiona col di dietro. Ehi, dove stai andando?
SX: Una delle nuove reclute dall’Antica Russia che ho tenuto d’occhio sta entrando nel Crogiolo per la prima volta.
C6: Ehi, forse si tratta della Luce prescelta. Magari il suo soprannome sarà “la fine di Crota”.
Casco di Saint-14, armatura.

Le nuove leve di cui parlano Shaxx e Cayde sono ovviamente i nuovi Guardiani che, nel 2014, si sono loggati per la prima volta su Destiny, svegliandosi nel Cosmodromo. Quello che non era stato esplicitamente detto in D1 è adesso chiaro: Saint-14, il grande eroe che ha ispirato gli eroi, è stato a sua volta creato da noi stessi in un classico paradosso temporale, noto anche come il paradosso della predestinazione, o curva causale chiusa. Questa clausola temporale fu ufficializzata nella fantascienza da un celebre episodio della serie Star Trek: Deep Space Nine, chiamato “Trials and Tribble-ations”. Nonostante si viaggi nel tempo per evitare che avvenga qualcosa, questo qualcosa avviene lo stesso e il futuro non viene modificato ma, anzi, il nostro intervento è stata la vera ragione del suo avvenire.

Una curva causale chiusa. Il soggetto è intrappolato nella direzione C per far sì che possa giungere in A (il passato), che B si metta in moto (il momento in cui le informazioni del futuro intervengono nel passato) e D (l’inizio del ritorno al passato) ed E (il futuro) avvengano.

Nel caso di Saint, il nostro tornare indietro nel tempo per mostrargli come sarà la Città in futuro ha creato la motivazione di Saint per diventare il Guardiano che un giorno, proprio per queste sue capacità, sarà mandato a riportare indietro Osiride, perdendosi nella Foresta Infinita e causando gli eventi che porteranno noi a viaggiare indietro nel tempo.
Un esempio classico di questo tipo di paradosso è il seguente: un uomo torna indietro nel tempo e avvisa una persona del passato che in futuro morirà annegata. Questa persona farà di tutto per evitare l’acqua ma un giorno la sua auto finirà giù da un ponte, inghiottita in un fiume e la persona annegherà per via del fatto che, a causa dell’informazione ricevuta dal viaggiatore del tempo, non ha mai imparato a nuotare. L’informazione del futuro, viaggiando indietro, interagisce in un modo che causa gli eventi per scongiurare i quali l’informazione si è generata in primo luogo.



Se avete mal di testa, non preoccupatevi: i paradossi temporali sono stati creati apposta per questo. Sono un grande classico della fantascienza universale e ci affascinano perché da sempre il tempo è una costante della nostra esistenza. La linearità della nostra percezione del tempo è fondamentale per la nostra identità di esseri umani e per la formazione degli strumenti sensori e logici che ci permettono di percepire la realtà che ci circonda. Il tempo, dunque, è da sempre al centro dei nostri pensieri e regola gran parte delle nostre attività in modo rigoroso. La fisica, l’astrofisica, la cosmologia… tutte si cimentano fin dalla loro nascita con tutti i problemi relativi alla comprensione del tempo. Spesso i paradossi temporali sono proprio frutto di teorie e ipotesi fatte in campo scientifico, come vedremo in seguito.

Un altro esempio di causalità chiusa del paradosso del predestinato. Al minuto 0 la pallina da biliardo viene lanciata in avanti; al minuto 5 essa viene colpita da un’altra pallina da biliardo identica che ne devia la traiettoria, facendola finire dentro un tunnel spaziotemporale; al minuto 10 la pallina torna dunque indietro nel tempo al tempo precedente, il minuto 5, dove si scoprirà essere proprio la pallina identica che l’ha colpita per deviarla e farla tornare indietro nel tempo.

Salvare Saint, salvare una leggenda
Con il secondo viaggio nella Meridiana, il nostro Guardiano riesce a tracciare grazie ai resti dello Spettro di Saint (Geppetto) le sue coordinate temporali, giungendo nel medesimo posto dove un tempo abbiamo trovato la cripta con i suoi resti. Solo che, questa volta, Saint è ancora vivo, anche se al termine della sua lotta centenaria con i Vex, nel momento in cui Agioktis sta ormai risucchiando la Luce dal suo corpo, bloccato in un campo di forza.
Si tratta di un’altra epoca, in cui Saint è già la leggenda che conosciamo e l’uomo che Osiride vuole salvare e che si è perso per sua indiretta causa.
Durante una lotta all’ultimo sangue, riusciamo a liberare Saint dalla Mente Martire ma finiamo imprigionati noi stessi nel suo letale macchinismo risucchia luce. È dunque Saint che finisce Agioktis, liberandoci e sigillando la sua sopravvivenza con un atto di autodeterminazione: Saint, adesso, è finalmente libero dal suo terribile fato avverso, per sua stessa mano, per sua stessa ispirazione, per sua stessa causa. 
Il Fato è un potente motore narrativo per le tragedie e i miti greci e, sfruttando il paradosso della predestinazione, assume una dimensione scientifica. Saint è il perfetto protagonista della propria tragedia greca ma l’esito della storia qui viene sovvertito. È ironico ravvisare come il nome dell’avversario che ne ha determinato il loop causale sia Agioktis (“αγιοκτιος”, che, in greco, significa appunto “Santo”). Saint quindi, sconfigge se stesso, ironia del destino, sconfitta del Fato e vittoria sul loop causale creato dalla sua medesima persona.

Salvando Saint dalla fine avvisata in “La Maledizione di Osiride”, chiudiamo un cerchio anche per noi. L’evento che ci ha spinto a viaggiare nel tempo (la morte di Saint) è annullato dalle nostre azioni nel passato, ma la lore di Destiny risolve questo ennesimo paradosso facendo rimanere Saint nel loop temporale. Saint decide di continuare a lottare per distruggere i Vex della Foresta, rallentandone l’avanzata e solo in un secondo momento, riemerge nel nostro presente da un portale Vex, riportando la leggenda da noi e sollevando finalmente Osiride dal peso della colpa.

Saint-14 ritorna alla Torre, ritrovando così l’immagine di quel luogo che per anni ha infiammato la sua immaginazione, spingendolo verso questo faro di speranza in un futuro talmente remoto che gli sembrava irraggiungibile. Adesso si trova proprio lì, dentro il sogno che l’ha spinto a essere il più grande Titano (e forse Guardiano) delle leggende di Destiny.

Saint-14 approda alla Torre, toccando finalmente con mano la materia di cui sono fatti i suoi sogni.

“Guarda questo posto! È incredibile ciò che la Città è diventata! 
Essere di nuovo a casa… sentire ciò che è accaduto durante la Guerra Rossa e vederne le cicatrici. Così tanto è cambiato. Non ero qui quando la Città aveva bisogno di me. Ma non serve avere rimpianti. Dobbiamo guardare al futuro. Dobbiamo ritrovare la speranza, ancora una volta.”
“Il bentornato a un eroe”, trascritto dal dialogo con Saint-14 alla Torre.

Il Paradosso Perfetto.

E il Paradosso Perfetto?

Una storia distinta da tutto il resto: il fil disteso contro il tempo funesto. 
Dell’Orator egli era prediletto, or possiede un paradosso perfetto.”
Paradosso Perfetto, arma.

L’arma di Saint, il fucile a pompa che noi costruimmo, trovato poi sul suo corpo e riportato a Saint nel passato durante la sua lotta su Mercurio con il Casato della Pioggia, non ha più diritto di esistere secondo la nuova linea temporale. Essendo infatti stato recuperato dal suo cadavere e non essendo Saint mai più morto in passato grazie al nostro intervento, il fucile a pompa risulta essere un doppio paradosso, di rara complessità. 
In realtà, andando all’osso, si tratta di un concetto di paradosso temporale molto noto agli appassionati di scienza e fantascienza: il paradosso del nonno. Lo scrittore René Barjavel ipotizzò vari paradossi temporali, tra cui il seguente: un viaggiatore del tempo torna indietro e uccide per sbaglio il proprio nonno prima che potesse incontrare la nonna e concepire un figlio (il padre del viaggiatore), causando quindi la sua non-esistenza come nipote. Se il nonno è morto e quindi il padre e lui stesso non sono mai nati, come è stato possibile viaggiare indietro nel tempo e ucciderlo per il viaggiatore?
Nel nostro caso, basta sostituire al nonno il fucile a pompa e risulterà chiaro dove voglio arrivare.

Esistono varie ipotesi del perché viaggiare nel tempo è impossibile… un paradosso del genere è una di queste, come ha teorizzato Stephen Hawking con la sua Congettura della Protezione Cronologica – una ipotesi sull’impossibilità di piegare le leggi della fisica a causa di un viaggio nel tempo, sostenuta tra le altre cose in modo relativistico e da più triviali indicazioni quale la totale assenza di viaggiatori del tempo provenienti dal futuro attorno a noi.

Il ritorno nel labirinto dei corridoi del tempo.

Il cerchio si chiude
Al ritorno di Saint, gli Obelischi (costruiti da Osiride per contenere le anomalie temporali scatenate dalle sorelle Psioniche nei vari pianeti) consegnano ai giocatori una misteriosa sequenza di simboli. Basta poco che viene già interpretata la chiave di lettura: letti in ordine di estrusione, i glifi rappresentano una sequenza che si riflette nei medesimi simboli che si possono scorgere all’ingresso di ogni singolo corridoio del tempo, dentro la Meridiana. Componendo la sequenza usando i codici rilasciati dagli Obelischi poco alla volta, si giunge in una sala, chiamata “Timelost Vault”, la camera perduta nel tempo. In mezzo a questa sala, giace una tomba con una spada incastonata sopra, del tutto identica a quella che si può ora vedere nell’hangar vicino a Saint. Sopra essa, incastonato altrettanto, uno Spettro. Non è possibile avvicinarsi alla tomba ma è possibile scorgere dei simboli riflessi sul pavimento, su una composizione di esagoni simile a quella degli Obelischi.
Presto, in quello che verrà definito il più grande sforzo di una community di un videogioco per risolvere una quest, i grandi nomi di Destiny si riuniscono per decifrare il puzzle e capire come i codici e le sequenze vadano assemblati. Le sequenze dentro i corridoi del tempo portano ogni volta a un codice diverso che, se unito agli altri, costruiscono una enorme mappa progressiva.


La mappa può essere formata in un solo modo: ogni utente è chiamato a controllare un codice e un percorso dentro i corridoi e, attraverso centinaia e centinaia di fallimenti, i codici corretti vengono assemblati su reddit. Lo sforzo collettivo per trovare la giusta strada negli immensi labirinti del tempo è non solo un grande momento per la community di Destiny ma anche uno dei più efficaci richiami della lore nel mondo pratico di gioco.
Ebbene, le interminabili permutazioni esplorate dall’utenza rappresentano le altrettanto infinite peregrinazioni delle eco di Osiride quando, all’attivazione della Meridiana, egli ha cercato di trovare l’ago nel pagliaio del tempo. La nostra corsa nei corridoi del tempo è stata marchiata dallo stesso sforzo da esaurimento che alcune delle eco di Osiride hanno provato, sfociando nella follia o perdendosi per sempre, alla ricerca di Saint-14. La stessa disperazione che Osiride, dall’altro lato dei corridoi, ha sentito a ogni fallimento.

La misteriosa tomba che incontriamo nella “Timelost Vault”.

Alla risoluzione della più lunga quest finora mai affrontata in Destiny, dopo ben 112 ore, il nostro Guardiano si è ritrovato di fronte a un momento nel tempo del tutto particolare, potendo finalmente avvicinarsi a quella che sembra una tomba e che era stata l’inizio del viaggio dentro questa sequenza nei corridoi del tempo.
Una voce riempie l’aria, quella di Saint-14, da un tempo diverso dal nostro.

“Grazie per essere venuti. Siamo qui riuniti oggi per rendere omaggio alla vita del mio mentore, la mia ispirazione.
Lo chiamavano “La Fine di Crota”, “Il Flagello dell’Alveare”, “Lo Sterminatore di Re”, “Il Giovane Lupo”.
L’Eroe della Guerra Rossa.
L’uomo che vendicò Cayde-6.
Egli aveva centinaia di titoli che è difficile persino ricordare. E morì facendo quello che sapeva fare meglio: difendere l’Ultima Città dell’umanità. Secoli fa, egli salvò la mia vita. E in seguito, ispirò me a salvarmi. Sono felice che lo abbia fatto. Perché, che il Viaggiatore ci aiuti, egli adesso non c’è più. E non c’è più nessuno che possa salvarci. Nel giorno che ci incontrammo, decisi che avrei seguito il suo esempio. Sto ancora cercando di farlo.”
Saint-14, trascritto del dialogo al termine della sequenza corretta dei corridoi del tempo.

Saint sta parlando di noi, del nostro Guardiano, morto in un imprecisato futuro di un’imprecisata linea temporale, caduto combattendo… e questa è la nostra tomba. Questo è il primo step della quest del Bastione, un’arma che era appartenuta a Saint stesso, ma è anche un importante momento, in cui stiamo assistendo a una fine tra quelle possibili in Destiny, dove il nostro viaggio verrà interrotto da un nemico senza nome.
Legato a doppio filo ancora una volta, il nostro destino e quello di Saint-14 si intrecciano e convivono assieme nel paradosso, nell’assurdo, nel fascino dei viaggi temporali e dell’impossibile.

L’icona che agisce anche da contatore per l’evento è situata dentro il Navigatore, in una posizione che suggerisce l’arrivo di una nuova modalità PvP. O è forse solamente il luogo migliore per un evento che vede l’interazione di altri giocatori tramite esso?

Le fondazioni empiree
Saint-14, ritornato in Torre, avverte che il suo ruolo deve essere ormai diverso da quello a cui si è abituato negli anni. Divenuto leggenda ed esempio per tutti, inizia un progetto grandioso, le cui ragioni e il cui risultato finale sono sconosciuti al momento in cui questo articolo è stato pubblicato.
In un altro sforzo collettivo della community, ogni Guardiano è chiamato a donare il materiale generato dagli Obelischi, la Frattalina, all’Obelisco della Torre, per raggiungere la rilevante cifra di 9.777.777.000 di Frattalina donata.
Al ritorno di Saint-14 alla Torre, egli chiude il suo discorso di ritorno dicendoci che ha scoperto qual è il suo scopo in questo nuovo mondo:

Non c’è tempo da perdere. Nel mio viaggio per arrivare qui mi sono chiesto quali vantaggi potrei dare alla Città. Adesso penso di saperlo. Insieme, brilleremo sopra ogni cosa. Costruiremo un faro per richiamare a casa tutti coloro che si sono perduti. Tu lotterai e io edificherò. Ma per ora… la mia testa ha bisogno di riposo.”
“Il bentornato a un eroe”, trascritto dal dialogo con Saint-14 alla Torre.

La scelta di parole è interessante: “Costruiremo un faro per richiamare a casa tutti coloro che si sono perduti”. Sull’indicatore dei progressi delle donazioni sul Navigatore, appare la location di dove questa struttura che Saint sta progettando verrà edificata:

Pinnacoli di Caloris, Mercurio

Questa location porta il titolo della originale destinazione del Faro su Destiny 1, raggiungibile solo dopo aver fatto un flawless score e terminato con successo le Prove di Osiride. Questo luogo è fondamentalmente lo stesso Faro che si può visitare adesso su Mercurio, ma le speculazioni sono tante e troppe per essere ignorare. La stessa posizione dell’icona è dentro la sezione del Crogiolo.

Il glitch che ha permesso ad alcuni di selezionare la missione di fine evento anche se non ci sono i prerequisiti per avviarla.

Un glitch che ha coinvolto qualche giocatore ha mostrato anche l’apparizione di una nuova missione speciale su Mercurio, chiamata “Worthy”, un termine legato alle Prove sicuramente (mostrar di essere “degni” raggiungendo il punteggio flawless) ma anche al presunto nome della nuova stagione, non ancora ufficializzato ma leakato più volte come “Season of the Worthy”.
La descrizione di questa missione, che per essere eseguita ha comunque come clausola il restauro delle Fondazioni Empiree, è il seguente:

“Dona il tuo immenso supporto alla Restaurazione e riaccendi il Faro, per inaugurare una nuova era per i Guardiani.”

Il Faro, dunque, è al centro di questo evento e con lui probabilmente il Culto di Osiride, Fratello Vance e Osiride stesso. Troppi elementi puntano alle Prove di Osiride 2.0, inclusi i cambiamenti recenti del sandbox sulle armi tanto contestate in Crogiolo.

Al di là di queste speculazioni, sappiamo che Saint è legato all’Ordine degli Spezzasoli, i famosi mercenari che possiedono la Forgia e il segreto del martello dei Titani, che ci donarono la relativa classe ai tempi di The Taken King. La somma guida degli Spezzasoli si chiama Magistrato Empireo, e sappiamo che hanno sede su Mercurio, quindi due elementi tornano. Il terzo elemento è che quest’ordine di Titani è stato distrutto dall’invasione Cabal durante la Guerra Rossa. Saint, dunque, potrebbe rifondarli?

Un’altra spiegazione sulla reale entità del misterioso evento è che Saint, come membro dell’Ordine della Guardia Pellegrina e noto per le sue missioni di salvataggio, voglia costruire una struttura che permetta ai pellegrini e ai rifugiati di trovare più facilmente la Città e di raggiungere quindi la sicurezza.
Le ipotesi sono tante, ma quel che sappiamo è poco, seppure la risposta è vicina in termini di tempo.

Finalmente, dopo secoli, due amici si incontrano di nuovo.

Il ritorno di un vecchio amico
Così, con un misterioso evento in corso, si conclude la storia di Saint-14, durata due giochi e mille leggende, tra tracce flebili e grandi eco.
La storia di Saint ci ha insegnato molte cose, soprattutto a non sottovalutare il grande impatto della lore in un gioco di Destiny. Ma la storia di Saint è anche quella di Osiride, della grande amicizia che li lega e del fatto che il leggendario Stregone ha piegato le leggi della fisica, attraversando il tempo stesso, in nome dell’amicizia.

Saint-14 guarda le navi entrare e uscire dall’hangar. La cadenza delle operazioni di attracco e sbarco è il ritmo della città trafficata. È la routine. Perfezionata. Pacifica.
Un visitatore sale a bordo del Piccione Grigio.
Geppetto si gira, per dare il benvenuto.
“Saluti, fratello Osiride. Sono lietodi rivederti. Sagira è con te?”
“Salve, Geppetto. Sagira sta salutando Ikora.” Osiride si siede sulla passerella del Piccione Grigio, facendo passare tra le dita uno dei nastri che lo adornano.
“Salve, Saint.”
“Osiride? Mi domandavo se questo incontro sarebbe stato con una delle tue proiezioni.”
“Non mi permetterei…”
–––
“Certo che ti hanno fatto un bel tempio qui. Stai per morire?”
Saint-14 ride.
“È bello rivederti, fratello.”
Riunione”, tratto dal libro “Il Piccione e la Fenice”.