Il mistero che avvolge i Vex è uno degli elementi più intriganti e ancora ambigui del mondo di Destiny.  Molti sono i quesiti rimasti aperti nella lore riguardo le origini, le capacità e gli scopi dei Vex. Sono davvero soltanto delle macchine? Quali sono le loro reali intenzioni? Possono davvero viaggiare nel tempo? E se la risposta è sì, perché non ci hanno ancora distrutti nel passato?
Cercheremo di risolvere questi dubbi scavando nella lore, nelle note a margine e negli indizi nascosti nel linguaggio metatestuale e visivo, nel tentativo di gettare luce sulla razza più enigmatica di Destiny.

Punti chiave

I 10 punti chiave della razza dei Vex sono i seguenti:

  1. Si tratta di organismi cibernetici (parte biologici, parte macchine);
  2. Sono interconnessi in una collettività di pensiero (mente unica);
  3. La connessione avviene attraverso un network di informazioni e di portali di trasporto spazio-temporale;
  4. Vivono in una dimensione temporale non-lineare;
  5. Usano la simulazione della realtà come mezzo di apprendimento ed elaborazione dati;
  6. Non hanno empatia ma mostrano un comportamento utilitaristico;
  7. Mirano alla convergenza e all’assimilazione della realtà che li circonda;
  8. Sono in grado di alterare lo spazio-tempo (se non fisicamente, tramite informazioni temporali);
  9. Non comunicano con altre forme di vita in modo diretto;
  10. Combattono la Luce e l’Oscurità in egual modo.
Minotauri e Goblin Vex su Venere.

Origini e biologia
Poco o nulla si sa delle origini dei Vex. La loro prima comparsa nel nostro sistema solare sembra risalga ai tempi in cui Mercurio e Venere sono stati terraformati dal Viaggiatore. Eppure, la retrodatazione delle rovine su Venere mostra che la loro antichità precorre l’intero arco evolutivo dell’uomo, rappresentando un vero e proprio paradosso temporale. Si presume che, con l’arrivo del Viaggiatore nel nostro sistema, delle alterazioni alla nostra realtà siano occorse e che i Vex provengano dunque da un continuum spazio-temporale diverso dal nostro, che si è sovrapposto come risultato.
Le più importanti strutture Vex nel nostro sistema sono: La Volta di Vetro e la Cittadella su Venere, entrambe molto più antiche dell’umanità stessa; l’intero pianeta di Mercurio e il planetoide di Nessus, trasformati da tempo in Macchine planetarie; parte di Io, con il suo Pyramidion, che è l’inizio del medesimo processo di assimilazione planetaria; il Giardino Nero, all’interno di Marte.
Mercurio è stato convertito solamente dopo il Collasso, rappresentando quindi l’evento più recente nella storia del sistema, assieme probabilmente al Giardino Nero, di cui parleremo in seguito ma che, comunque, sembra non essere stato creato direttamene dai Vex ma solamente invaso dopo che l’arrivo del Viaggiatore ne ha causato la formazione in qualche modo.

L’invasione degli spazi dell’Alveare da parte di Quria e delle sue forze rappresenta il primo evento cronologico registrato nella storia dei Vex, che si colloca quindi potenzialmente milioni di anni prima della nascita dell’umanità.

La vera origine dei Vex è dunque cronologicamente sconosciuta, eppure sappiamo che l’evento registrato più antico in cui i Vex fanno la loro apparizione è quello che vede come protagonisti Quria, la Trasmutazione della Lama e Oryx, il Re dei Corrotti. Si tratta di una storia molto complessa e che affonda le radici nei Libri del Dolore, di cui consigliamo sempre la lettura. Ci occuperemo dell’intera storia di Quria in futuro, per cui useremo questo episodio come collegamento cronologico. L’esistenza dei Vex durante l’epoca della Campagna di Distruzione di Oryx pone l’intera loro razza in uno stato molto avanzato già milioni di anni prima dell’esistenza del genere umano. È possibile che i Vex provengano da un universo parallelo e che la loro presenza qui sia stata indirizzata dal loro interesse una volta che il loro network è stato messo in contatto con il Reame Ascendente dell’Alveare in quell’occasione.  È difficile mettere insieme queste informazioni e riuscire a darne una logica interna, ma l’ipotesi potrebbe essere plausibile.

Ingrandimento dei microrganismi noti come “radiolaria”. La loro struttura esterna è composta da silicio, l’elemento fondamentale per la creazione del vetro (riferimento alla Volta di Vetro). Da notare come una struttura come quella in questa immagine sia molto simile alle parti interne di Io convertite dai Vex, come il Pyramidion.

L’idea della biologia dei Vex non deve essere fuorviata dal loro aspetto: ciò che è stato considerato negli anni come macchina, frutto di tecnologia priva di vita, è solo l’involucro esterno della forma di vita nota come Vex. Si tratta, di base, di una forma di vita radiolarica, basata cioè su protozoi microscopici con esoscheletro di silicio, che nuotano in una soluzione lattiginosa. Quest’ultima è ben visibile dentro i contenitori ermetici di molti costrutti Vex, come i Goblin per esempio. È altresì visibile in enormi quantità, sotto forma di veri e propri corpi acquatici su Nessus. La forma di vita Vex è quindi acquatica nella sua forma base. Essendo i radiolari in grado di creare esoscheletri silicei, una valida ipotesi è che l’esoscheletro Vex finale, quello robotico, possa essere un coprodotto della forma di vita radiolarica, introdotta dentro un organismo precedente per vederne trasformato il sistema completamente (una prerogativa che vedremo nel paragrafo che parlerà della convergenza). Si può comunque dire che queste forme di vita già in natura abbiano un sistema di comunità coloniale e che l’interfacciamento con delle macchine abbia comunque accentuato questa tendenza o modificato qualsiasi altra in favore di un tipo di mentalità collettiva e calcolatrice.
Una conferma molto superficiale sull’origine acquatica dei Vex potremmo trovarla nel metatesto riguardante i loro nomi e la forma dei loro esoscheletri. A parte i Goblin e gli Hobgoblin, i Vex fanno tutti riferimento a divinità, creature mitiche o reali legate all’elemento acquatico. Abbiamo le Arpie, che richiamano alla mente dei medusoidi; le Idra, legate al mito ma anche all’omonimo ceppo di microorganismi marini; i Minotauri, legati al mito di Pasifae e quindi a Poseidone (dio del mare della mitologia greca) come anche i Ciclopi, suoi figli e le Gorgoni.

Acquisire la realtà: simulacri e simulazioni

DUANE-MCNIADH: Non capisco. Quindi ci sta simulando? Ha creato delle nostre copie virtuali? Come può questo dargli potere su di noi?

ESI: Controlla la simulazione. Può danneggiare le nostre simulazioni. Non saremo noi a sentire il dolore, ma razionalmente parlando, dobbiamo trattare l’agonia di una copia identica a noi stessi come fosse identica alla nostra.

SUNDARESH: È dio lì dentro. Può simulare il nostro tormento. Per sempre. Se non lo lasciamo andare, ci farà vivere in un inferno.

DUANE-MCNIADH: Non abbiamo alcuna connessione causale con lo stato mentale di quei simulanti. Non sono noi. Sono solo copie. Non abbiamo alcun obbligo nei loro confronti.

ESI: non puoi seriamente… stiamo parlando di TE STESSO…

SHIM: [oscenità] idiota. Pensa. Pensa. Se può eseguire una simulazione, forse può crearne più di una. E ci sarà sempre e solo una realtà a cui attingere. Prova a fare un paio di calcoli sulle probabilità.

DUANE-MCNIADH: Oh … oh oh.

SHIM: Le probabilità sono che noi non siamo gli originali, ma che esistiamo in una delle simulazioni Vex in questo momento.

ESI: Non ci avevo pensato.

Frammento di Spettro, “Vex 2 – dalle registrazioni del Collettivo Isthar”

Il Collettivo Ishtar su Venere, l’istituzione a cui si devono gli sforzi più intensi per lo studio dei Vex. Maya Sundaresh, la sua più brillante scienziata, è forse l’essere umano dopo Osiride che è stato più a contatto con le realtà che esistono dentro la dimensione spazio-temporale del network dei portali Vex.

Il Collettivo Ishtar ha studiato le rovine su Venere al punto da rinvenire e analizzare un esemplare di Vex ancora in vita. Fu scoperto che il Vex stava portando avanti una simulazione del Collettivo Ishtar stesso, che a sua volta stava esaminando un Vex che stava ricreando un’altra simulazione e così via. La cosa in sé poteva essere irrilevante, finché il Dottor Shim non fa notare loro che persino essi potevano essere una simulazione all’interno di quell’infinita successione di scatole cinesi. L’intero concetto di realtà fu messo in discussione. Salvare quelle simulazioni divenne imperativo per salvare loro stessi, se fossero stati delle copie anch’essi, perché quella decisione sarebbe stata presa da tutte le copie, evitando loro di finire in un inferno di torture eterno controllato dal Vex.
Fu così deciso che, nell’equazione a cui stavano cercando di dare una risposta, doveva essere inserita la variabile della Mente Bellica. Rasputin, infatti, rappresenta un costrutto impossibile da simulare per i Vex, in quanto una intelligenza artificiale di potenzialità e strati di coscienza e operatività di infinita complessità.

SUNDARESH: Se siamo simulazioni, esistiamo in una sacca di un universo che l’esemplare Vex è in grado di simulare con la propria capacità computazionale installata. Se siamo reali non dobbiamo far altro che emergere da questa bolla.

ESI: … Chiediamo aiuto.

SUNDARESH: Esatto. Inseriamo qualcosa di più sofisticato dell’esemplare. Qualcuno che è troppo complesso da simulare e prevedere. Una mente bellica.

SHIM: Nel mondo reale, la mente bellica sarebbe in grado di agire in modi che il Vex non potrebbe simulare. È troppo intelligente. La mente bellica potrebbe essere in grado di penetrare dentro il Vex e salvarci.

DUANE-MCNIADH: Se proviamo, non finiremo torturati per l’eternità dal Vex? O peggio, cancellati?

SUNDARESH: Potrebbe semplicemente cancellarci, sì. Ma penso che sia preferibile alle alternative…

Frammento di Spettro, “Vex 3 – dalle registrazioni del Collettivo Isthar”

La Mente Bellica confermò che essi non si trovavano in una simulazione ma il dubbio rimase per il Dottor Shim e Maya Sundaresh del Collettivo. Dopo aver recuperato circa 227 copie di loro stessi dagli archivi della simulazione, furono disperse dentro il network Vex, dopo un voto unanime tra tutti, come esploratori.
L’evento è significativo e illuminante, poiché introduce per la prima volta la simulazione come mezzo di conoscenza diretta dei Vex e dimostra inoltre quanto queste simulazioni possano essere accurate e realistiche. Sappiamo che creare una simulazione è soprattutto stabilire un modello, basato sull’analisi dei dati in possesso, tendente a prevedere una certa reazione in un certo lasso di tempo. Ogni fenomeno osservabile è riducibile a un modello matematico e, tramite un sistema di controllo, possiamo anche far sì che determinati comportamenti siano regolati e quindi ancora più prevedibili.


Un sistema di controllo semplice. Il disordine causato dai disturbi o dalle fluttuazioni della grandezza di riferimento (che può essere un qualsiasi valore matematico che rappresenta qualsiasi grandezza fisica o digitale), tende a falsare la grandezza in uscita. Ma il sistema centrale ha per scopo appunto, quello di far sì che l’apporto negativo del disturbo venga annullato o ridotto il più possibile, per ridurre al massimo il disordine. I Vex potrebbero agire esattamente nello stesso modo.

La teoria generale dei sistemi è basata su questo principio. Si tratta di un settore di studi che comprende varie discipline ma che si fonda soprattutto sulla matematica ma che vede spesso l’unione di varie altre branche della scienza e dell’ingegneria. Tramite un sistema di controllo a blocchi, che ha una precisa gerarchia e che ha un valore in entrata e un valore in uscita, possiamo controllare i valori a cui siamo interessati. Uno dei sistemi di controllo più semplici e conosciuti è il termostato. Lo scopo del termostato è l’entropia legata alla temperatura: il valore immesso dall’utente deve essere mantenuto, nonostante le fluttuazioni.
Lo scopo di ogni sistema è dunque quello di eliminare la propria entropia, ovvero il grado di disordine presente in esso a un valore il più prossimo possibile allo zero (vedi parte successiva). In ogni sistema, tuttavia, esiste un fattore di disturbo, che tende ad alterare i risultati del controllo, come potrebbe esserlo nel nostro caso, la temperatura esterna, o un cattivo isolamento termico.
Seguendo l’analogia, possiamo dire che tramite le simulazioni, i Vex acquisiscono dati e conoscenza su qualcosa di analogico trasformandolo in digitale, un passo propedeutico alla costruzione di un modello e dunque di un sistema di controllo per circoscrivere quel fenomeno e ottenerne il dominio assoluto, riducendo al minimo l’entropia. In questa equazione, noi saremmo un disturbo, un elemento che interferisce con il loro schema.

“Avevo un amico alla Torre. Lei mi diceva sempre “Praedyth, c’è sempre spazio per la speranza nella mente. Anche se è una piccola fessura dalla quale la Luce può penetrare.” I Vex non conoscono la speranza. Non hanno immaginazione, nessuna risoluzione, né paura. Tutto quello che conoscono è il loro schema. Ogni cosa deve rientrarvi. Se può esservi adattata, bene. Altrimenti, viene semplicemente eliminata.”

Praedyth, trascritto dalla missione “Paradosso”

Essendo delle macchine molto efficienti, i Vex creano delle Menti (Vex con scopo gestionale, solitamente in cima alla gerarchia) che si occupano di creare simulazioni costanti. A volte, interi pianeti vengono convertiti a macchine simulatrici (o motore di predizione) come è avvenuto con Mercurio e la sua Foresta Infinita, a tutt’oggi, il sistema di simulazione più vasto e complesso conosciuto, che ha costretto uno dei Guardiani più potenti di sempre, Osiride, a prenderne il controllo e viverci perennemente dentro, per evitare che venga usata per alterare definitivamente la realtà del sistema solare.

“Il mio posto è qui adesso. Abbiamo fermato i Vex questa volta. Ma innumerevoli equazioni potrebbero portare alla stessa soluzione. Se dovessero trovarne un’altra…”

Osiride, trascritto dalla missione “Omega”

L’accesso alla Foresta Infinita su Mercurio. Si tratta del più grane motore di predizione mai creato dai Vex di cui si abbia conoscenza nel sistema solare. Le sue potenzialità sono state solamente intraviste fino ad ora.

Sebbene questo sia forse il sistema più efficace per conoscere e controllare un fenomeno, i Vex si scontrano con una grande limitazione. Le loro simulazioni non riescono a includere i dati derivati da forze paracausali, che esulano cioè dalla fisica conosciuta: stiamo parlando della Luce e dell’Oscurità. Tornando all’esempio del termostato, immaginate che dentro la vostra caldaia, esista un elemento paracausale come la Luce o l’Oscurità, che altera in modo inconcepibile per il limitato chip del termostato la temperatura. Il sistema fallisce, non c’è più modo di predire quale sarà il valore della temperatura finale. I Guardiani sono l’elemento più temuto di un sistema di controllo: la variabile incontrollabile, l’elemento incomputabile, incalcolabile, che distrugge la capacità di predizione. Questo gioca a nostro favore nello scontro con i Vex, che cercano di acquisire dati su di noi in maniera diretta (torneremo su questo punto più tardi). L’incapacità di simulare l’Oscurità è alla base del fallimento del tentativo di Quria di simulare Oryx durante il loro ultimo incontro. Quria, infatti, riesce solo a simulare Aurash, la precedente incarnazione di Oryx priva del Verme che gli dona il potere dell’Oscurità. I dati acquisiti da Quria in questa occasione saranno la ragione della costruzione della Volta di Vetro, come tentativo di comprendere il sistema ontologico legato alla venerazione dei Vermi della Logica della Spada e del sistema dei Tributi dell’Alveare.
Una nota a margine: le simulazioni dei Vex possono essere interne, svolte cioè a livello interno da una macchina, o esternalizzate con forma fisica, come avviene nella Foresta Infinita. Sappiamo che Saint-14 ha passato dei secoli intrappolato nella Foresta, combattendo e sconfiggendo orde su orde di Vex prima di soccombere. Ebbene, si trattava solamente di simulazioni.

“Ammira! La Foresta Infinita. Un motore di predizione delle dimensioni di un pianeta, che simula trilioni di realtà in parallelo, tutte votate a un singolo scopo Vex.”

Riflesso di Osiride, trascritto dalla missione “Oltre l’infinito”

Conformare la realtà: convergenza e conversione
I Vex, come possiamo intuire, sono ossessionati dall’ordine – dal loro ordine per essere precisi. Abbiamo potuto osservare che una delle loro direttive primarie è assimilare la realtà che li circonda, sia fisicamente che idealmente, per realizzare un ordinato e perfetto nuovo universo. Ridurre l’entropia è un classico atteggiamento da “macchina”. I computer sono nati durante l’epoca della Seconda Guerra Mondiale assieme alla teoria generale dei sistemi, che come abbiamo illustrato sopra, ha per scopo la riduzione dell’entropia. Nulla proibisce che, nel caso di una macchina pensante, queste direttive debbano scomparire, solo perché in noi non sono prioritarie. Nessuno può sapere come un’intelligenza artificiale o cibernetica crea i propri pensieri e costruisce la propria personalità. Il bisogno della riduzione dell’entropia potrebbe fondersi in modo inaspettato con la capacità di provare sentimenti o di creare pensieri astratti tipici dell’intelletto. La presenza di intelligenza non implica quella dell’empatia e viceversa.
Che uno dei loro obiettivi primari (se non l’unico) sia la convergenza, viene confermato dalle osservazioni di Osiride e di altri studiosi.

Il processo di conversione alla base della logica di convergenza Vex non risparmia niente e nessuno.

“L’Oscurità non è la mera assenza di Luce. L’Oscurità è un’entità a sé stante. In termini semplici, l’Oscurità non è il nulla.
Ma I Vex… I Vex non cercano né la Luce, né l’Oscurità. Essi perseguono la Convergenza, la riduzione di tutta la vita nella sua basilare, insignificante forma. Un’entelechia di zero e di uno.”

Osiride, “Funzione Kairos”, armatura

Da questo punto di vista, i Vex ancora una volta rassomigliano ai Borg, dell’universo di Star Trek: The Next Generation. Una razza che punta all’assimilazione biomeccanica di ogni forma di vita e ambiente, per creare una Collettività di pensiero e azione unica, prima di empatia e di interesse verso qualsiasi altro obiettivo.
Possiamo solo intuire che sia il bisogno d’ordine a creare questa necessità primaria nei Vex, ma non vi è sicurezza. Gli scopi reconditi dietro questa direttiva potrebbero essere ancora più profondi. Sappiamo poco della vita delle forme di vita radiolariche prima che esse si trasformassero in Vex, e potrebbe anche essere un desiderio innato di queste forme di vita.
La convergenza è dimostrata in vari modi dai Vex, dall’assimilazione di mondi interi a quella delle singole creature viventi. Sembra che, infatti, i Vex non vengano creati o fabbricati, ma che vengano generati da una trasformazione fisica dovuta all’assimilazione. Il braccio di Asher Mir ne è una chiara prova.

“La sua veste da Stregone era stata strappata via dal suo corpo e lei poteva vedere il suo pallido e ceruleo petto sollevarsi e abbassarsi sul letto. Il suo braccio. Il suo braccio non c’era più.
Al suo posto c’era questa cosa… il punto in cui la parte meccanica si avvinghiava alla carne era qualcosa di agghiacciante agli occhi di chiunque, ma sul design qualsiasi Guardiano che fosse stato sul campo non poteva di certo sbagliarsi: il braccio di Asher Mir era un costrutto Vex.”

Frammento di Spettro: Eris Morn

La lore legata alle armature ottenute combattendo dentro la Volta di Vetro, suggeriscono che qualsiasi materiale ricavato dai Vex ha una tendenza più o meno sviluppata a influenzare chiunque ne viene in contatto. Il pericolo è reale, in quanto la prerogativa di assimilazione e di conversione è sempre attiva in ogni costrutto Vex. Kabr stesso fu assimilato dai Vex, una volta che il coraggioso titano cercò di penetrarne i misteri sperimentando con la loro tecnologia fino a berne il liquido radiolarico. Sebbene egli sia stato convertito per sempre, la sua Luce riuscì così a penetrare le difese della Volta di Vetro, aprendo uno squarcio nella sua dimensione oscura e permettendo così la nascita dell’Egida.

La reliquia chiamata Egida, creata da Kabr fondendo la propria Luce con la tecnologia Vex. Il termine “Egida” si rifà direttamente al mito greco di Atena, che creò uno scudo con la testa della gorgone Medusa, uccisa da Perseo (un altro collegamento ai Vex).

“Queste sono le ultime parole di Kabr, il Senzalegione.
Ho distrutto me stesso per creare ciò. Hanno preso il mio Spettro. Sono nel mio sangue e nel mio cervello. Ma adesso esiste una speranza.
Ho aperto una ferita nella Volta. L’ho penetrata e ho permesso alla Luce di entrarvi. Immergetevi in essa e purificatevi. Osservatela e comprendete: dalla mia stessa Luce e dalla carne pulsante dei Vex, ho creato uno scudo. Lo scudo è destinato a voi. Esso infrangerà l’infrangibile. Esso cambierà il vostro destino.
Legatevi allo scudo. Legatevi a me. E se abbandonerete ogni scopo, lascerete che la Volta vi consumi e che mi consumi.
Adesso tutto è compiuto. Se vi parlerò ancora, non sarò più Kabr.”

Grimorio, “Relique: l’Egida”

Da altri casi simili a quello di Asher Mir, sappiamo che i Vex possono “infettare” altre forme di vita e dunque causarne la lenta assimilazione, proprio come avviene con gli ambienti e gli oggetti. L’ipotesi che ne sovviene è che i Vex potrebbero essere non fabbricati ma appunto trasmutati da altre forme di vita tramite qualche mezzo di infezione. Probabilmente, le forme di vita radiolariche potrebbero essere esse stesse in grado di infettare tramite il liquido in cui nuotano, come confermerebbe la vicenda di Kabr, e questo ci porrebbe il dubbio sulla loro reale composizione: sono state le forme di vita radiolariche a fabbricare gli esoscheletri Vex? Questo le renderebbe simili alla SIVA e le accosterebbe al modus operandi delle nanomacchine.
La convergenza è per i Vex necessaria non solo per le forme di vita, ma anche per gli ambienti. Abbiamo già parlato di macchine planetarie, alcune costruite per scopi simulativi (come Mercurio) altre invece create per scopi ancora oscuri. I Vex fanno della realizzazione di macchine planetarie una delle loro priorità. Solitamente, viene assegnata una potente Mente alla realizzazione di questo progetto, la quale forma è quasi sempre quella di una gigantesca Idra di poteri e capacità superiori. Questa si occuperà di gestire il processo di convergenza, di assimilazione del pianeta, dalla superficie fino al suo nucleo.
Qui di seguito, elencherò le menti conosciute che si occupano di trasformare o che hanno già trasformato i relativi pianeti o planetoidi:

  1. Dendron, la Mente Radicata (Mercurio);
  2. Sekrion, la Mente del Nexus (Venere);
  3. Argos, il Nucleo Planetario (Nessus);
  4. Brakion, la Mente della Genesi (Io).
Sopra: l’immenso dungeo del Sussurro del Verme ci restituisce l’immagine di un’opera di conversione interna del satellite di Io che ha del monumentale.
Sotto: la struttura nidificata del Pyramidion è un altro esempio della ripetizione del pattern della struttura silicea degli esoscheletri dei radiolaria in scala immensamente più grande, nello sforzo di trasformare l’ambiente a immagine e somiglianza della propria specie.

Che la conversione dei pianeti sia uno scopo primario e importante dei Vex è dimostrato dal fatto che, durane l’assalto del Nexus in Destiny 1, sconfiggendo Sekrion abbiamo impedito la completa assimilazione di Venere. Ciò ha portato i Vex a riorganizzarsi con una missione di salvataggio, mandando Theosyon, la Mente Ristorativa, a creare un ponte temporale per ripristinare l’esistenza di Sekrion e riprendere così il suo lavoro.
Possiamo inoltre, vedere i risultati di un processo di conversione in atto su Io, con il Pyramidion e il dungeon per la missione del Sussurro del Verme a cui si accede attraverso la Foresta di Ulan Tan. Proprio il dungeon in questione, ci mostra come è possibile che tutti i mondi convertiti dei Vex siano in diretto contatto tra loro, collegati da un network di portali dedicato: nel profondo di Io, infatti, esiste un singolo portale speculare a quello del puzzle dei salti della Volta di Vetro, che mostra dall’altra parte la Volta stessa.

Unendo gli elementi primari discussi finora in queste due parti, ovvero la necessità di conoscenza tramite simulazioni e lo schema di convergenza verso la conformazione, abbiamo l’ipotesi che siano una specie con un’enorme spinta, quasi compulsiva, alla sopravvivenza. Questa necessità si manifesta in un’altra delle loro caratteristiche fondamentali: un altro tipo di manipolazione, attraverso questa volta, le loro capacità di intervento spazio-temporali.

Manipolare la realtà: ontologia e viaggi nel tempo
Oltre a svolgere calcoli complessi in brevissimi istanti, le macchine che conosciamo sono perfette per creare proiezioni di quei dati, in simulazioni appunto che servono a prevedere dei risultati. I Vex, secondo Praedyth, un Guardiano parte del fireteam del già citato Kabr scomparso dentro la Volta di Vetro, hanno predetto da tempo la loro stessa fine. Per mano di chi, non è del tutto  chiaro, ma è ovvio che l’ossessione dei Vex per le simulazioni, il loro espandersi costantemente, la loro aggressività verso le altre forme di vita, potrebbe celare questa ragione alla base. I loro calcoli li hanno portati a un’impasse, uno scontro finale in cui una forza sconosciuta li distruggerà. Il passo successivo per i Vex è quindi entrare in uno stato difensivo, in cui si attuano delle scelte per evitare questo futuro. E proprio la conoscenza del futuro e, di riflesso quella del passato, diventa automaticamente una priorità.
A lungo si è discusso sulla capacità che avrebbero o non avrebbero i Vex di viaggiare nel tempo; quel che è certo è che le fonti ci aiutano a capire quali sono le loro reali capacità in merito in modo approssimativamente chiaro.  Citata più volte nell’articolo è la missione di Destiny 1 chiamata “Paradosso”, dove i Corrotti invadono la Volta di Vetro. I Vex, per eliminare questo problema che potrebbe causare ripercussioni enormi per la loro esistenza, coinvolgono i Guardiani attraverso lo stesso Praedyth, che dal passato è convinto di comunicare in tempo reale con la Torre. Tramite una confluenza temporale, i Vex lo mettono infatti in grado di lasciare dei messaggi che, una volta ritrovati, guidano i Guardiani alla distruzione dei Corrotti che cercano di infettare la Volta. Oltre a rendere Praedyth retroattivamente il primo Guardiano a essere entrato in contatto con i Corrotti, Praedyth ci illumina sulle capacità di manipolare il continuum temporale dei Vex, in maniera diretta e indiretta.
Durante una delle missioni de “Il Casato dei Lupi”, Skolas cerca di accedere alle funzioni della Cittadella di poter manipolare il tempo, per contattare dei rinforzi del proprio clan da altre linee temporali.

“Skolas, sta richiamando l’intero Casato dei Lupi attraverso il tempo!”

Petra Venj, Trascritto dalla missione “Il Riscatto della Regina”

La mole della Cittadella sovrasta quest’area di Venere, in Destiny 1. Il suo scopo fu a lungo un mistero e, ancora oggi, non sappiamo fino in fondo quali siano le sue reali capacità e i dettagli del suo ruolo.

La misteriosa struttura della Cittadella, infatti, sembra avere proprio questo scopo, ovvero di fungere da nexus di collegamento tra lo spazio e il tempo per la collettività Vex, sfruttando il loro network. Sulla cima della Cittadella, come controprova, possiamo trovare il Terminus, un gigantesco portale sfasato temporalmente.
I Vex, inoltre, hanno la capacità di cancellare entità e oggetti dai flussi temporali, incapacitandone l’esistenza in ogni continuum temporale – una sorta di damnatio memoriae fisica, un destino crudele a cui l’intero fireteam di Kabr è andato incontro. Ikora stessa non conosceva l’esistenza di Praedyth se non attraverso dei riferimenti vaghi (una situazione che spiegheremo nella parte finale). Questo potere è definito ontologico, ovvero che possiede la facoltà di intervenire nello stesso tessuto della realtà e della materia, alterandolo e cambiando i paradigmi e gli assiomi della fisica. Possiamo dire tranquillamente che è simile a quello di un mitologico dio, alla cui volontà le leggi dell’universo si piegano. Le Gorgoni sono un ottimo esempio di potere ontologico applicato: se il loro sguardo si posa su qualcosa, questo viene cancellato dal flusso temporale, ovvero dall’intera esistenza su ogni tempo possibile. Un concetto relativistico, che tiene in considerazione dello sviluppo del tempo in due direzioni diverse a partire da un punto, basandosi sull’idea del cono di luce (spazio-tempo di Minkowski). La cancellazione nel presente avviene allo stesso tempo nel passato e nel futuro, in ogni tempo, in ogni momento: pensate a una clessidra le cui estremità non sono finite, ma infinite. Ogni estremità volge a un tempo diverso, una al passato, una al futuro. Il centro della clessidra, dove i due volumi si incontrano, è il presente. Il potere della Volta di Vetro è in grado di cancellare la presenza di qualcosa nell’universo a partire da quel punto, fino al “meno infinito” del passato e al “più infinito” del futuro.

Il cono di luce relativistico dimostra quanto lo spazio-tempo siano due realtà inestricabili e come le teorie legate allo spazio non euclideo siano importanti. La comprensione della Teoria della Relatività potrebbe esserci di grande aiuto per capire il mondo oscuro dei Vex.

Atheon e la Volta erano il progetto più ambizioso assieme a Mercurio. Mentre Mercurio è un’immensa macchina simulatrice, la Volta è un sistema di sperimentazione per il viaggio temporale attraverso il potere ontologico, che esplora universi paralleli e realtà alternative. La Volta, come Atheon che la presiede, è una Confluenza Temporale, un luogo dove il potere ontologico dei Vex viene messo in pratica come in nessun altro. Un luogo dove la realtà si piega al volere di chi ne ha potere. L’ipotesi è che la Volta sia un tentativo di creare un Reame Ascendente artificiale da parte dei Vex, istruiti dall’esperienza di Quria, come accennato in apertura. Con le sue ultime forze, dopo essere stata sconfitta da Oryx, trasferisce le sue informazioni alla collettività Vex.

“Quria spegne le sue armi e concentra tutte le sue risorse per mandare telemetrie alle menti Vex. Sa che esisterà uno spazio e un tempo in cui i dati che sta registrando saranno d’importanza vitale. Verranno formati grandi progetti atti a studiare questo potere ontologico, questo spazio del trono.”

Libri del Dolore, Verso XLIII

La Volta di Vetro, la struttura Vex più misteriosa in assoluto, frutto di un progetto ambizioso, capace di alterare il tempo e la realtà. Ancora oggi c’è chi pensa che i misteri al suo interno siano stati solo parzialmente svelati.

Ebbene, questo progetto è proprio la Volta di Vetro, il Mondo del Trono dei Vex. Del resto, è ironico come il suo padrone sia chiamato Atheon, derivato sicuramente dalla stessa radice della parola “ateismo”, ovvero il greco antico “ἄθεος” (“atheos”, “senza dio”). Sembra quasi un tentativo da parte dei Vex di affermare un controllo matematico su un potere teocratico.
Analogamente alla Volta, anche il Giardino Nero è un luogo che sfrutta il potere ontologico generato da quello che sembra un frammento dell’Oscurità che i Vex del luogo venerano come un dio, utilizzando proprio un tipo di potere ontopatogenico, indirizzando quindi tributi e venerazione verso l’Oscurità allo stesso modo in cui fanno gli Alveare. Che il Giardino Nero sia collegato al Viaggiatore è chiaro perché, pur non essendo esso responsabile della sua creazione, sembra che sia apparso dopo la sua venuta, analogamente alle rovine su Venere, quasi emergendo da un diverso continuum temporale. La sua locazione spaziale, inoltre, pur essendo stata confermata dalla stessa Bungie essere su Marte, non è esattamente stabile e potrebbe essere dislocata dimensionalmente. Infine, a causa delle teorie legate alla primissima versione della storia di Destiny, di cui potete leggere qui, sembra che questo Giardino possa essere stato in qualche modo costruito dal Viaggiatore ma poi invaso dai Vex per scopi ignoti.

Il misterioso e quasi impenetrabile Giardino Nero. La struttura sullo sfondo, centro dell’area e punto di fuga di tutti i canali intervallati da macchie di vegetazione, è un torrione dalle funzioni del tutto oscure, che i Vex proteggono strenuamente. La comparsa del Giardino Nero sembra legata all’arrivo del Viaggiatore, in qualche modo.

“Il Giardino nero si apre di fronte a me. Si contorce e si trasforma quasi troppo velocemente per poterlo seguire, alcune volte radicato su Marte, altre volte… da qualche altra parte. Attraverso i suoi contorti canali si nasconde un immenso costrutto. Richiamato dal potere della fede della Progenie di Sol, il Guardiano del Giardino li mantiene sicuri.”

—File 34403 dallo Spettro di Praedyth

Il mistero dei Vex Discendenti (in basso a sinistra) e dei Vex Precursori (in basso a destra). Malgrado il loro nome e la loro provenienza rispettivamente dal futuro e dal passato, la datazione dei loro esoscheletri e le loro caratteristiche fisiche fanno pensare esattamente al contrario. Il futuro e il passato sembrano, ancora una volta, non avere una collocazione precisa nella logica dei Vex.

I Vex guardiani del Cuore Nero, il frammento adorato, sono appartenenti alla Progenie di Sol, formati da tre tipi di Vex diversi, provenienti da tre diverse linee temporali. Come nella Volta, anche nel Giardino Nero possiamo infatti ritrovare un altro chiaro segnale della capacità dei Vex di spostarsi nel tempo, legato alla presenza delle iterazioni del passato (Vex Precursori) e del futuro (Vex Discendenti) della loro specie. Quest’ultimo dettaglio è fondamentale per capire la natura dei Vex, sui cui torneremo nell’ultimo paragrafo, ma basti sapere che, se anche il Giardino è una confluenza temporale, questa è una prova che lo conferma, così come l’affermazione di Pujari sulla vegetazione (in particolare i fiori rossi) che ivi cresce:

“Il Giardino cresce in entrambe le direzioni. Esso cresce nel domani e nel passato. I fiori rossi sbocciano per sempre.”

Grimorio, Leggende e misteri “Il Giardino Nero”

Altre prove che i Vex possono muoversi nel tempo risiede in vari altri testi a margine della lore di Destiny.
Nella storia finale di Maya Sundaresh, la brillante scienziata del Collettivo che per prima ha iniziato a studiare le simulazioni Vex, si assiste alla creazione di un programma per esplorare il network dei Vex con delle cavie umane. Il Collettivo scoprirà che la mente umana non è adeguatamente preparata per attraversare i portali Vex ma le esperienze confermano che si tratta di collegamenti tra flussi temporali diversi. Maya lascerà il Collettivo alla fine della sua carriera e porterà con sé il dispositivo per sondare il futuro denominato CHASM (“ABISSO” la traduzione infelice in italiano), che userà per fondare il Culto della Guerra Futura.
Un altro testo importante è la storia del Paradosso Perfetto e di Saint-14. Mandato a recuperare Osiride perso nella rete Vex, Saint si perderà a sua volta. Sappiamo quale sia stato il suo triste destino, ma il flavour text della sua arma ci rivela che, in un curioso paradosso temporale, siamo stati noi stessi a costruirla e a donargliela, ispirandolo a diventare uno dei più grandi Guardiani della storia – titolo che ci ha ispirati a sua volta creando un paradosso temporale che può essere spiegato solo grazie all’intervento della tecnologia Vex.

Il Paradosso Perfetto.

“Tutto quello che mi è rimasto è quest’arma. I Criptarchi mi hanno detto che sei stato tu a forgiarla, costruita da scarti, dalla Luce e dalla pura volontà, dentro la Forgia Infinita. Mi assicurerò che torni in mano tua. Quando me la consegnasti, giurai che il mio scopo sarebbe diventato quello di seguire il tuo esempio.

Sto ancora tentando.”

Saint-14, “Paradosso Perfetto”, arma.

Teorie e conclusioni

L’implicazione della teoria quantistica nelle teorie sui viaggi temporali indica che, semmai la relatività lo permettesse, un viaggio nel tempo potrebbe potenzialmente creare una linea temporale parallela, alternativa, che non influisce in alcun modo sugli eventi del tempo da cui si è partiti. Tenendo conto di questo, ogni paradosso legato ai Vex potrebbe risolversi in modo pacifico per la logica e la consequenzialità. Eppure, c’è qualcosa di più di questo. La presenza di tre razze di Vex di diverse linee temporali in uno stesso continuum (esempio, il nostro presente può ospitare Vex del presente ma anche Precursori e Discendenti) implica che per i Vex, spostarsi nel tempo è come per noi spostarsi nello spazio. Il concetto del rapporto tra lo spazio e il tempo è molto complesso e non staremo qui a sviscerarlo, ma basti sapere che potrebbero esistere particelle nella fisica quantistica, per le quali il tempo non è altro che una serie di dimensioni, all’interno delle quali possono muoversi come fosse in realtà uno spazio. Per noi è qualcosa di inconcepibile, in quanto esseri lineari. L’uomo, infatti, vive come la maggior parte dell’universo, seguendo la linea di quella che viene definita in cosmologia freccia temporale, che si muove in modo lineare, sempre dal passato, passando per il presente, verso il futuro, e mai al contrario. La direzione del progresso temporale è decisa dal momento in cui il Big Bang si pensa abbia originato il tempo stesso e da quel momento viaggia sempre nella stessa direzione, che corrisponde a quella spaziale dell’espansione dei confini dell’universo. Sebbene la cosmologia moderna considera l’esistenza di tre tipi di frecce del tempo (cosmologica, psicologica e termodinamica) esse si muovono tutte nella medesima direzione, dal passato al futuro.

Quando l’universo era ridotto a una singolarità, il tempo non esisteva. La manifestazione del Big Bang ha dato un’origine e una direzione di espansione non solo all’universo ma al tempo stesso. Fino a oggi regole ben precise della termodinamica e teorie cosmologiche hanno stabilito che la freccia del tempo si muove sempre nella stessa direzione, benché spesso per la matematica non esiste differenza tra lo spazio e il tempo e tra tipi di tempo diversi.

Ma per qualcosa che vive in un tempo non-lineare, dove non esiste una chiara direzione della freccia del tempo, il nostro modo di ragionare potrebbe risultare gravemente limitato, quanto per loro è naturale invece non avere una direzione del tempo. Se è vero che i Vex vivono in un tempo non-lineare, allora ogni scopo che li muove per noi è completamente incomprensibile e sarebbe del tutto inconoscibile, in quanto esula dalle dimensioni in cui la nostra mente opera.
Questa visione della natura dei Vex è parzialmente confermata da un dettaglio sottile ma fondamentale: avete mai notato che i Vex Precursori sembrino in realtà molto più avanzati dei Vex Discendenti? Sembra, infatti, che i Precursori abbiano uno chassis più evoluto, con uno schema di colori più avveniristico, con creste forate per alleggerirne il peso, inserti dorati e cromati, sensori ottici più avanzati. Mentre i Discendenti sembrano goffi, appesantiti, con uno schema di colori meno curato. Le analisi eseguite sui Vex Discendenti dimostrerebbero che essi appartengono al futuro, ma i loro materiali sono vecchi di eoni. Questo potrebbe confermare la non-linearità dei Vex, che vivono così in un continuum temporale in cui qualcosa che viene dal passato può essere temporalmente più nuova di qualcosa che viene dal futuro e viceversa.

La simulazione del passato di Mercurio, quando il Viaggiatore l’ha terraformato durante l’Epoca d’Oro, dimostra che i Vex hanno sempre tenuto traccia delle sue attività. Perché non hanno alterato la linea temporale per impedire che il Viaggiatore creasse i Guardiani?

Se i Vex viaggiano davvero nel tempo, perché non hanno distrutto i Guardiani o il Viaggiatore quando il tempo ha dato loro un vantaggio tattico? Non lo sappiamo, ma possiamo usare la logica: i Vex conoscono il passato, il presente e il futuro… e sono macchine calcolatrici e sappiamo che sono anche estremamente efficienti nel processare le loro proiezioni. Se non ci hanno distrutto c’è sicuramente un motivo… la loro non è una guerra, ma un processo, non esistono fazioni nel mondo dei Vex e gli schieramenti morali o empatici sono irrilevanti. Ma qual è questa ragione? Potremmo essere necessari alla loro creazione, in qualche modo; ancora meglio, siamo nevralgici per la realizzazione di qualcosa a cui loro tengono estremamente. Se esistiamo ancora è perché serviamo ai loro scopi, in ogni nostra singola azione, persino quella di distruggerli – un concetto legato al “Paradosso del nonno”, espediente usato in molte storie fantascientifiche: una persona viaggia indietro nel tempo e durante una lite con un uomo del passato lo uccide. Scopre che quello era suo nonno e la sua morte è avvenuta prima che potesse incontrare la nonna e, quindi, avere come figli i suoi genitori. Se i genitori non esistono, del resto, nemmeno l’uomo che ha ucciso il proprio nonno può esistere, quindi il nonno non dovrebbe essere stato ucciso. Questo tipo di paradossi temporali sono il pane quotidiano per la fantascienza e sono alla base di ogni considerazione sui viaggi nel tempo in ambito narrativo (e non). A questo concetto si lega sempre la famosa missione di Praedyth: come lui stesso dice in “Paradosso”: “Non so perché mi stiano permettendo di comunicare adesso…“. Significa che i Vex hanno aperto una confluenza temporale per permettere a Praedyth di avvisare i Guardiani che i Corrotti stanno invadendo la Volta di Vetro, probabilmente causando l’avvicinamento dell’oscuro futuro in cui la loro specie verrà estinta. È sempre l’immagine della clessidra, ricordiamolo: la distruzione nel tempo dentro la Volta è totale, avviene in ogni direzione. Se i Corrotti distruggono o corrompono i Vex laggiù, i Vex cesseranno di esistere in ogni linea temporale. Ed è per questo che ci stanno chiedendo aiuto. Ma Praedyth sa bene che questo non è l’inizio di un’alleanza, come potrebbe esserlo con i Caduti, per esempio.

La missione “Paradosso” ha svelato nuovi aspetti della Volta di Vetro e della percezione che hanno i Vex delle altre specie e del tempo completamente inediti.

“I Vex non risparmieranno la Città per questo. Non ti ringrazieranno”. Per i Vex esiste solo il loro schema, e nel grande schema delle cose noi gli siamo utili.”

Praedyth, trascritto dalla missione “Paradosso”

Ai Vex, quindi, potremmo servire per evitare il futuro oscuro che hanno previsto.

Un’altra ipotesi, più complessa e non meno interessante, è che i Vex non possono alterare il nostro futuro, distruggendo l’umanità nel Medioevo per esempio, perché i Guardiani sono esseri paracausali, grazie alla Luce.
Ma se la Luce è invulnerabile alle influenze Vex, come è possibile che Kabr e il suo fireteam siano stati cancellati? Noi sappiamo che l’impresa di Kabr è stata qualcosa dal grande impatto, che di sicuro non è sfuggita ai criptoarchivisti e all’Avanguardia, che molto probabilmente aveva essa stessa dato l’incarico a Kabr (uno dei titani “ricercatori”, come lo fu il titano scienziato Holborn su Marte, la cui missione era appunto quella di trovare la supposta Mente Bellica del pianeta rosso, Charlemagne). Eppure, a detta di Ikora, i loro nomi sono scomparsi dalla storia. Il nostro Guardiano ritrova lo scheletro di Praedyth dentro una sala del Labirinto delle Gorgoni, il che ci fa intuire che la sua morte sia avvenuta per mano loro. Lo sguardo delle Gorgoni deve aver cancellato Praedyth dal tempo.

“Vendetta di Praedyth”, l’arma che aprì una serie di affascinanti quesiti grazie alla sua lore.

“La scomparsa di Praedyth non è ancora finita… perché non è ancora avvenuta… e perché avverrà ancora.”

“Vendetta di Praedyth”, arma

La risposta al problema ce la dà Saint XIV:

“Non ho mai trovato Osiride. Ma ho ucciso abbastanza Vex da porre fine a una guerra. E loro, hanno risposto con un colpo fatale: hanno costruito una Mente con l’unica funzione di prosciugare la mia Luce. Ha funzionato in modo efficiente.”

Saint XIV, “Paradosso Perfetto”, arma

Il mausoleo costruito dai Vex per Saint-14, con la sua salma al centro. Speculazioni si sono susseguite numerose sulla sua reale esistenza, in quanto collocato dentro la Foresta Infinita.

Saint ci dice che i Vex hanno costruito una Mente appositamente per risucchiare la sua Luce e ucciderlo. Eliminando la Luce, eliminano anche la paracausalità quindi, i Guardiani drenati possono essere così uccisi o cancellati dal tempo. Questo è anche ciò che avviene nelle zone a respawn ristretto, dove la Luce del Viaggiatore non è in grado di funzionare come dovrebbe. Il Labirinto delle Gorgoni è una di queste zone.
La necessità di eliminare la Luce per poter manipolare la nostra esistenza ci indica che, così come non possiamo essere simulati per lo stesso motivo, allo stesso modo non possiamo essere modificati all’interno di un flusso temporale. Sarebbe dunque impossibile per i Vex alterare il passato o il futuro in modo da cancellarci dalla storia senza prima eliminare la nostra Luce in modo totale. Potrebbe essere possibile che la paracausalità impedisca alle regole che determinano il corso del tempo di agire in modo normale, rendendoci di fatto “inalterabili” da ogni tipo di manipolazione di questo tipo almeno fino a che l’elemento paracausale non venga eliminato o un altro elemento paracausale opposto e avverso entri in gioco. L’azione dei poteri del Viaggiatore (come anche di quelli derivati dall’Oscurità) potrebbe sovrascrivere la relatività, la meccanica quantistica e insomma tutte quelle teorie e leggi fisiche che osserviamo per comprendere il tempo e che regolano il nostro universo, rendendolo comprensibile e in parte prevedibile.
Questo è confermato da un altro passaggio di “Paradosso”, quando Ikora si rende in parte conto di aver sentito già il nome di Praedyth:

“Praedyth. Ho già sentito quel nome in precedenza. Frammenti perduti di equipaggiamento… note a margine di un testo. Quindi è reale.”

Trascritto dalla missione “Paradosso”, Ikora Rey.

Questo è un altro importante indizio, che ci suggerisce che, nonostante Praedyth sia stato drenato della sua Luce e cancellato dalle Gorgoni, il suo essere stato relativisticamente paracausale ha lasciato comunque delle tracce nel tempo, che i Vex lo abbiano voluto o meno. È altresì possibile anche che i Vex abbiano fatto in modo tale che questo avvenisse di proposito, permettendoci di essere familiari con lui al punto da aiutarlo in un futuro possibile a cancellare la minaccia dei Corrotti. Con i paradossi temporali è tutto possibile, in modo alquanto affascinante.
Un’altra teoria molto importante sul perché del modus operandi dei Vex è legata alla predizione di cui ha parlato Praedyth. I Vex hanno previsto un momento in un possibile futuro alternativo in cui la loro fine è avvenuta. Le modalità dell’avvento di questo scenario sono sconosciute, né si sanno le cause.

“Così, i Vex hanno previsto la loro stessa distruzione. Quando pensano che avverrà? Possono i calcoli di menti delle dimensioni di interi pianeti essere sbagliati?”

Praedyth, trascritto dalla missione “Paradosso”

A questo punto, si possono unire agli indizi le simulazioni create da Dendron e Panoptes su Mercurio, l’esistenza delle quali è la giustificazione della conversione dell’intero pianeta in una macchina di predizione e della realizzazione della Foresta Infinita. I Vex stanno simulando dei possibili futuri in cui né la Luce né tantomeno l’Oscurità esistono, dove la loro specie sembra regnare incontrastata. In una di queste simulazioni, vediamo un Mercurio che pullula di milioni di Vex, sotto lo sguardo cupo di un Sole spento, in una vasta desolazione cosmica di oscurità siderale. Questo indica due punti fondamentali:

  1. L’eradicazione delle forze paracausali simmetriche e opposte sembra coincidere e/o provocare l’estinzione della reazione nucleare dentro le stelle, indicando un’alterazione delle leggi della fisica comuni.
  2. Questo scenario è favorevole alla vita Vex.
Il nostro Sole spento visto da Mercurio, uno spettacolo agghiacciante a cui assistono solo i Vex e i loro milioni di occhi accessi nella notte eterna, unici sopravvissuti di questo futuro oscuro e possibile.

Forse i Vex hanno semplicemente visto un futuro in cui gli esseri umani o i Guardiani nello specifico, possono essere il nodo gordiano in questo evento cataclismatico, la fine della paracausalità, che li porterebbe non solo a eliminare i loro due nemici, Luce e Oscurità, ma anche a prosperare come razza dominante della galassia. Ed è forse per questo motivo che essi non intervengono radicalmente distruggendoci, pur avendone nominalmente il potere. La fine della paracausalità, infatti, costituirebbe anche la fine dell’imprevedibilità, rendendo ogni sistema e simulazione dei Vex corretta e trasformando il processo di convergenza dell’universo in costrutti Vex una procedura accurata e sistematica. Significherebbe la fine dell’entropia, l’inizio dell’epoca dell’ordine totale. L’ordine dei Vex.

“Né la Luce, né l’Oscurità esistono in questo futuro. Il calore del sole è scomparso. Tutta la vita… perduta. Ogni linea temporale che abbiamo tracciato porta qui.”

Riflesso di Osiride, trascritto dalla missione “Oltre l’infinito”.

Una concept art di preproduzione del primo capitolo di Destiny. Molto si è speculato sulla sua natura ma sembra che mostri una versione del Giardino Nero collocata in uno spazio sferoidale, che si pensa essere l’interno del Viaggiatore. Altri elementi potrebbero puntare su una prima versione dell’Ultima Città anch’essa collocata dentro il Viaggiatore.

I Vex hanno anche dimostrato di essere fortemente legati al Viaggiatore, sia nella prima stesura abortita della storia (il Giardino Nero era probabilmente posizionato all’interno del Viaggiatore), sia per tutti i riferimenti alla loro venuta nel sistema solare in concomitanza con l’arrivo dell’agente della Luce. Indizi non interni alla logica in-game, rinforzano il legame. Il grande compositore della musica del primo Destiny, Marty O’Donnell, ha usato il tema del Viaggiatore (“The Traveler“) come base per i temi principali delle due razze nostre avversarie: i Caduti (“The Fallen” traccia della prima colonna sonora) e i Vex (“The Vex“, sempre nella prima colonna sonora), sottolineando un legame importante tra queste due razze che, evidentemente sono legate all’influenza del Viaggiatore (i Caduti un tempo erano i suoi prescelti, per esempio). L’Alveare o i Cabal non hanno un tema basato su quello del Viaggiatore, perché non vi è un diretto legame con esso. Marty ha più volte sottolineato come nella musica di D1 ci siano degli elementi chiave per capire la storia… e io gli credo quando sento che elementi della misteriosa “The Hope” (il cui testo non è ancora stato decifrato) e del tema del Viaggiatore sono sovrapposti come strati di coscienza musicali al tema dei Vex.
Ricordiamo inoltre che in un recente articolo, ho esplorato le profonde connessioni tra i Vex e il Viaggiatore tramite il loro utilizzo del Diagramma di Alpha Lupi.

La traccia “The Vex”, perfetta sintesi di ogni cosa che rappresenta la loro specie: mistero, freddezza, inesorabilità, spietatezza. Il motivo iniziale, che ricorrerà altre volte, è tratto dal tema del Viaggiatore.

Conclusione
Quale che siano le ragioni, le origini e le intenzioni dei Vex, il fitto mistero dietro la loro specie e il loro intenso ruolo nella lore, li rende la civiltà in assoluto più interessante di Destiny. Le potenzialità della loro storia di background sono infinite e il loro ruolo nella storia del franchise è decisivo (anche alla luce degli ultimi avvenimenti ne “I Rinnegati“, di cui parlerò in un futuro articolo dedicato a Quria). Uno degli elementi chiave per avvicinarsi alla loro mentalità è che dobbiamo capire che non possiamo capirli. Il modo in cui una macchina, seppur alimentata da una forma di vita biologica, arriva a comporre le sue idee e a razionalizzare i suoi pensieri è per noi esseri umani virtualmente incomprensibile. Ciò che è un ragionamento naturale per un Vex per noi è semplicemente un algoritmo impossibile da decifrare. La nostra bussola morale va in tilt quando ci confrontiamo con qualcuno o qualcosa che vive al di fuori di quella morale. In aggiunta a questo, se dobbiamo considerare i Vex degli esseri non-lineari, che vivono cioè in una dimensione temporale in cui la freccia del tempo non ha una direzione precisa, ogni nostra speranza di comprenderli vive nel reame dell’impossibile. Rassegnati a non poter capire, possiamo solo attendere che i Vex svelino i loro segreti in qualche modo a noi comprensibile e che le loro intenzioni un giorno diventino chiare. Ma, per il bene di noi stessi e del fascino di una grande storia, vogliamo davvero conoscere l’inconoscibile?