A cura di Gabriele Cuscino e Lorenzo Domenis

Nota: le immagini sono fondamentali per comprendere gli argomenti di questo articolo. Molte di esse hanno delle versioni in alta risoluzione, disponibili dopo aver cliccato sopra le anteprime.

“L’obiettivo per tutta l’arte vettoriale in 2D di Destiny era quello di restare chiara e pulita, con l’uso minimalistico di colori forti.  Ho giocato molto con quanto di tradizionale possiamo trovare nel genere fantasy e ne ho riportato in Destiny ogni elemento che si potesse adattare al suo stile grafico, per creare qualcosa che, nelle mie speranze, potesse rappresentare al meglio ogni attività in un unico simbolo.”
Ryan Klaverweide, responsabile dell’arte legata all’interfaccia grafica e concept artist di Bungie.

Araldica e simbolismo: la tradizione dello stendardo negli emblemi

Riprendiamo qui il discorso sulla tradizione araldica in Destiny, interrotto con l’articolo precedente. Parleremo adesso dell’elemento dello stendardo, inteso come vero e proprio ornamento fisico e non. Si tratta di uno di quei simboli che viene legato in modo permanente all’immaginario collettivo sul medioevo e sul fantasy generale. La stessa parola ha origini medievali, coniata dal francese estandart nel XIV secolo, riferita a un bastone con una bandiera affissa che serviva come unità di misura – dalla quale originatasi poi la parola standard odierna. Lo stendardo è la forma arcaica delle attuali bandiere delle nazioni, nato dalle insegne romane che rappresentavano i generali, gli imperatori e la stessa idea di Roma: spesso preceduti da un’aquila, perderli significava l’umiliazione più totale per l’esercito che li sfoggiava in battaglia. Celebre fu la perdita delle aquile imperiali da parte di Crasso nella disastrosa debacle contro i Parti – evento propagandisticamente ripreso da Augusto, quando le recuperò in pompa magna, tra il consenso generale.

Fig. 1 – Combinando la tradizione medievale e il design moderno, gli emblemi e le medaglie di Destiny rappresentano in modo brillante la fusione tra antico e nuovo, tra fantasy e fantascienza.

Lo stendardo è un elemento molto importante anche in Destiny, fondendo l’idea della bandiera e del logo moderno in un supporto antico e di grande valore.
Abbiamo due versioni diverse dello stendardo in Destiny: la prima è la sua forma più classica, come abbiamo visto rappresentare fazioni come l’Orbita Morta, ma anche il Crogiolo e, collateralmente, alcune quest di grande importanza; la seconda è l’emblema (fig.1). Vecchia tradizione degli FPS online, probabilmente mutuata dall’utilizzo delle dog tag in ambito militare, l’emblema assume un significato diverso in Destiny, in quanto non solo contenitore dell’identità del giocatore (nome ovvero nickname, ma anche indirizzo, ovvero ID come la gamertag), ma anche delle sue imprese storiche. Infatti, l’emblema racchiude in sé una storia propria, esattamente come quelli del passato della storia umana, raffigurando nel proprio motivo il riassunto iconografico di una conquista, di un’impresa con basi storiche ma anche di una leggenda. Prendiamo l’emblema dello scarabeo (Solar Labor nella versione inglese), che dava un chiaro messaggio a ogni aspirante del Faro nel primo capitolo del franchise: questo giocatore è riuscito a terminare le Prove di Osiride in modo impeccabile e raggiungere la sua ricompensa. Simili situazioni sono presenti per ogni impresa notevole, come terminare i trionfi, completare un raid, ottenere un’arma particolarmente difficile (Tocco del Male, per esempio). La combinazione di colori, gli elementi presenti nel design, forniscono tutti gli indizi di cui abbiamo bisogno per comprendere l’importanza del messaggio.

Fig. 2 – L’emblema della Laurea Prima, rispettivamente in versione Destiny 1 e 2 e lo schema in-game a cui si riferisce iconicamente, facente parte dei Trionfi dell’Anno Uno di Destiny 1. Ogni icona sferica si riferisce a un particolare obiettivo sbloccato dal giocatore.

Emblemi particolarmente rari, come la Laurea Prima (fig. 2) sono stati addirittura trasposti da Destiny 1 a Destiny 2, inaugurando una tradizione che non dimentica i fasti del passato: ottenibile solo completando i trionfi di Destiny 1 Anno 1, la Laurea Prima è la celebrazione dei più vecchi e competenti tra i veterani di Destiny e raro esempio di grande design stilizzato. Il logo, infatti, rappresenta in entrambe le sue iterazioni, il vecchio diagramma dei trionfi di Destiny 1 nella sua versione completa, uno schema che aiutava a tenere traccia degli obiettivi terminati i quali, l’emblema veniva infine donato al giocatore. Assieme all’emblema, il giocatore accedeva a un buono per acquistare la maglietta che porta sul petto il blasone dei Guardiani di cui parleremo in seguito, più la gamertag o il PSN ID del giocatore sul braccio. Ancora una volta, l’idea è quella di sfoggiare i propri trionfi, di indossarli come i colori di un vero e proprio cavaliere a impresa terminata, questa volta fisicamente.
Particolare menzione merita l’iterazione dello stendardo nella sua forma più classica in Destiny 2: lo stendardo del clan. Personalizzabile in ogni sua parte, è il primo esempio di design in cui il giocatore ha una grande influenza diretta, dedito a rappresentare lo spirito del clan tramite l’occhio del fondatore e destinato a portarne i colori nel mondo, esattamente come un tempo avrebbero fatto le aquile dell’Impero Romano.

Fig. 3 – Nobili componenti adornano le armature di Alfa Lupi, d’avorio e d’oro (da sinistra, per il Titano e per il Cacciatore). Nota sulla traduzione non corretta: “Cimiero” è solo una delle due possibili localizzazioni per il termine originale (“Crest” da “Crest of Alpha Lupi”), che può essere anche “Stemma”. Riconoscendo le intenzioni originali di voler riprodurre uno stemma araldico, la localizzazione più fedele sembra essere quindi “Stemma di Alfa Lupi”, contrariamente a quanto leggibile in gioco.

Araldica e simbolismo: animali, blasoni e armature

Fin dal primo capitolo, in Destiny le armature hanno rappresentato al meglio l’essenza del franchise nonché del Guardiano che siamo chiamati a interpretare. Abbiamo delle nette distinzioni a livello di design, riguardo l’aspetto fisico ma anche gli ornamenti. Le armature dello Stendardo di Ferro, per esempio, rappresentano l’onore e il valore in ogni sua possibile simbologia e metafora. Il lupo, presente spesso come ornamento e simbolo stesso dello Stendardo, rappresenta in araldica la perseveranza, il coraggio e la determinazione. Il lupo è anche un riferimento al Viaggiatore, attraverso il poema di Alpha Lupi di cui abbiamo parlato nella prima parte, che ci fanno presupporre che la provenienza di questo misterioso alieno sia legata alla zona dello spazio della costellazione del Lupo. È anche un’analogia, il Viaggiatore come lupo solitario, che da solo affronta le legioni dell’Oscurità. Il marketing iniziale di Destiny ha insistito molto sul motto: “La forza del lupo è il branco e la forza del branco è il lupo”. Il simbolo del lupo ricorre in altre celebri armature come il Cimiero di Alfa Lupi (fig. 3), versione Cacciatore e Titano, per non parlare del celeberrimo Gjallarhorn e dei suoi famosi 16 lupi (di cui uno che sembra essere lo stesso modello 3D delle armature sopracitate). Essendo Destiny un gioco multiplayer per eccellenza e basandosi su un sistema di fireteam che potrebbe ricordare molto da vicino quello di un branco di lupi, l’iconografia legata al lupo trova la sua rappresentazione decisa a diffusa nell’identità del franchise.

Fig. 4 e 5 – Mantelli e marchi sono gli elementi delle armature delle classi con più evidenti connotazioni araldiche.

Particolare menzione va a quelle parti dell’armature più legate alle classi, ovvero il marchio del Titano, il mantello del Cacciatore e il patto dello Stregone (fig. 4 e 5). In particolare, i Titani hanno assimilato nella foggia e nella partizione del marchio le sembianze degli stendardi delle truppe medioevali e del sashimono, un particolare stendardo utilizzato in battaglia dalle truppe giapponesi dei samurai del periodo medioevale. Se il patto dello Stregone è una versione moderna e sintetizzata di un emblema araldico, il mantello del Cacciatore è quasi una vera e propria bandiera indossata, che sfoggia i colori e le composizioni legate a questa o quell’altra fazione in modo evidente e completo. 

Fig. 6 – I simboli legati alle classi di Guardiani subiscono un upgrade in Destiny 2, che pesca a piene mani dalla tradizione araldica.

La forte componente fantasy/medioevale del progetto Tiger (nome in codice della bozza di Destiny), ha fatto sì che questi elementi arcaici rimanessero ben presenti nel prodotto finale, contribuendo anzi a delinearne l’identità. Gli animali, dunque, e l’idea del blasone, dello stemma araldico, sono rimasti quindi profondamente legati a Destiny. Possiamo ritrovare questi elementi negli emblemi di classe di Destiny 2 (fig. 6), che introducono una variante con figura araldica di tipo naturale (e cioè senza alterazioni mitologiche) ad affiancarsi al simbolo stilizzato di classe che ha caratterizzato le tre categorie di Guardiani da Destiny 1. Il leone rampante è il simbolo araldico associato al Titano, che avvolge con la sua coda il classico Marchio dei Sei Fronti. In apparenza potrebbe essere scambiato per una manticora, ma la mancanza di volto umano tipica di quest’ultimo animale mitologico ne vanifica l’ipotesi. Il leone è il simbolo della nobiltà d’animo, del coraggio e della sovranità – ben si addice alla classe del Titano, che tra le tre è quella che ha più aspirazioni cavalleresche nella forma e nelle intenzioni. L’attributo araldico di “rampante”, inoltre, sottolinea la propensione all’azione della classe guerriera per eccellenza. Il rapace è il simbolo dello Stregone, con gli artigli spiegati verso il vecchio simbolo di classe. L’identità dell’animale qui è dubbia, potrebbe essere non naturale ma un uccello mitologico (la fenice, che ben si addice ai vecchi attributi di resurrezione della classe dello Stregone). Anche la sua attitudine è singolare, in quanto in araldica la posa del rapace in fase di picchiata sulla preda è rarissima. Piuttosto, sembra richiamare alla memoria l’iconografia pop dell’aquila del Sigillo degli Stati Uniti. L’aquila è simbolo di potenza imperiale ma l’attributo del “volo” (le ali spiegate) verso l’alto suggeriscono anche ingegno, delle qualità che ben si addicono alla classe dello Stregone. Infine, il Cacciatore mostra il serpente, un altro animale naturale, che avvolge tra le sue spire il proprio vecchio emblema di classe. L’animale simboleggia l’astuzia e la cautela, attributi naturali della classe del Cacciatore ed era già presente in alcuni concept di mantelli del primo capitolo. Vale la pena sottolineare come i nuovi simboli araldici delle classi siano in netta contrapposizione rispetto a quelli vecchi (di cui parleremo più tardi): il Marchio dei Sei Fronti del Titano suggerisce l’inamovibilità, il fronte che resiste, la difesa totale, in contrasto con il leone rampante, che attacca; stessa cosa per il rapace, che è un simbolo dinamico in contrasto con il logo piramidale dello Stregone, che intima la riflessione; infine, il Cacciatore è sempre stato contrassegnato dall’idea di mobilità elevata che il suo simbolo suggerisce, mentre il serpente invece invita alla cautela e al non visto. Un particolare importante infine: tutti e tre i nuovi simboli puntano o si avvolgono attorno al loro vecchio logo di classe di Destiny 1, come detto, che è però contenuto su uno sfondo circolare che richiama la sagoma del Viaggiatore (osservate la parte inferiore, che reca i danni ricevuti durante il Collasso). Si tratta di un accenno visivo alla dipendenza dei Guardiani nei confronti dell’agente della Luce e il legame che li unisce.
Un altro animale che trova spazio nell’araldica di Destiny è il coyote che si collega alle vicende del celebre gruppo di Cacciatori noti come “I Sei Coyote”. I Sei Coyote furono, in un certo senso, l’archetipo del Cacciatore-Esploratore dato che mapparono per primi e con grande perizia l’area del Cosmodromo. Il loro simbolo, che campeggia anche in un mantello di Destiny e in alcuni emblemi, era appunto il coyote, animale particolarmente caro al folklore nativo americano. Al coyote sono attribuiti varie virtù e vari vizi, tra cui troviamo l’intraprendenza, il desiderio di esplorare e l’istinto, tutte caratteristiche che ben si adattano a un gruppo di Cacciatori leggendari.

Fig. 7 – Le medaglie ottenibili nella parte multiplayer di Destiny conservano lo spirito dell’emblema araldico, uno scopo dei quali è quello di trasmettere ai posteri il compimento di una particolare impresa, che va a formare le radici storiche di un casato, di una famiglia o, in questo caso, dell’esperienza del giocatore.
Fig. 8 –  Le icone dei Trofei/Obiettivi di gioco di Destiny 1. Nel primo volume di “The Art of Destiny”, l’intenzione è definita chiaramente: “Le icone degli obiettivi di gioco devono dare una buona impressione se tutte appese allo stesso muro.”

L’influenza medievale si riflette anche nella struttura delle icone degli obiettivi/trofei del gioco, nonché nell’emblema dei Guardiani. I primi offrono un ampio assortimento di ogni caratteristica della suddivisione del blasone: stiamo parlando di partizione araldica. Pur non seguendo uno schema ben preciso, l’impressione che ne risulta è di grande impatto e alimenta l’idea che ogni difficile obiettivo/trofeo sia un’impresa cavalleresca, che una volta risolta lascerà un dono per i posteri: come blasoni da appendere alla sala principale del proprio castello –  in questo caso, figurativamente parlando, il menu dei trofei della propria console (fig. 8).

Fig. 9 – Lo stemma dei Guardiani, presente fin dalla prima iterazione del gioco, segue le regole dell’araldica in modo molto preciso.

Il secondo esempio è quello dello stemma dei Guardiani (da non confondere con i loghi, fig. 9). Lo stemma è basato sullo scudo, vero e proprio template di ogni stemma araldico che si rispetti – nella fattispecie, parliamo di una variante dello scudo francese antico, dalla forma acuta nella parte inferiore. Quello dei Guardiani è appropriatamente diviso in partizione inquartata (quattro sezioni), che sfoggiano i loghi delle tre classi in un motivo ripetuto (modernismo), mentre la quarta partizione è nulla, coperta da un motivo grafico che richiama lo smalto verde in assenza di colore. Nella versione finale dello stemma, campeggia il motto latino “post proelia praemia” , che inneggia al desiderio intimo di ogni Guardiano nonché motore delle sue imprese, di ottenere il prezioso loot: “Dopo le battaglie, la ricompensa”. Delle foglie presumibilmente di alloro lo circondano nella forma circolare di fondo, arricchita dalle tipiche linee di geometria sacra e dal simbolo del Viaggiatore.

Fig. 10 – Lo Stendardo di Ferro  è una delle tradizioni visive più antiche di Destiny, sia per quanto riguarda la lore sia per il mondo reale dall’altra parte dello schermo. La sua forma ieratica, basata sul cerchio e su simboli medievali dall’ispirazione nordica come il lupo e la quercia, consegna un messaggio ben preciso: forza, nobiltà, antichità, tradizione. Sopra: lo stendardo dei Signori del Ferro, invece, ha una forma più tradizionale, basata sullo scudo gotico antico.

Araldica e simbolismo: i Signori del Ferro e Osiride

Come accennato nella parte precedente, i Signori del Ferro attingono a piene mani dalla simbologia medievale del ciclo arturiano e, più in generale, dell’epica cavalleresca, oltre che dal bacino mitologico dell’Europa del nord e dell’est. L’idea stessa di un gruppo di guerrieri che combattono (e vivono) insieme con l’obiettivo di sconfiggere il male e di portare pace è squisitamente cavalleresca.
Uno dei simboli dei Signori del Ferro è la quercia, albero che ha goduto di grande fama nel corso di tutto il Medioevo. Simbolo di forza, resistenza e regalità già nel contesto celtico e germanico, la quercia è un albero sacro associato anche al concetto dell’immortalità. Non è quindi un caso che nella sala dove sono sepolti tutti i grandi Signori del Ferro nel Tempio del Ferro svetti una grande quercia, in ricordo delle gesta immortali di guerrieri leggendari come Jolder, Timur, Gheleon, Perun, Skarri, Radegast, Silimar e Felwinter. Proprio questa quercia, affiancata dalle statue di due lupi, è il motivo stilizzato nello Stendardo di Ferro, il simbolo del torneo quasi sacro che ha ricoperto il fondamentale ruolo di forgia di nuovi Guardiani, prima che il Crogiolo lo sostituisse giornalmente.

Fig. 11 – L’immagine che viene restituita al giocatore quando accede al Tempio del Ferro per la prima volta in Destiny è di grande impatto: in modo subitaneo, la mente ricollega l’inconscia informazione che lo Stendardo di Ferro ci ha fornito negli anni, ritrovando fisicamente i lupi che fronteggiano la grande e antica quercia, in un ambiente solenne e misterico. Questi legami sottili ma fondamentali costituiscono i mattoni della lore di Destiny e sono utilizzati con grande maestria dai suoi artisti visivi.

La quercia è presente anche nel secondo simbolo legato a questa stirpe particolare di Guardiani (fig.10), lo stemma dei Signori del Ferro. Più classicamente inquadrato nella tradizione araldica, questo stemma ha in sé gli elementi chiave di forza, nobiltà, continuità, con una rottura degli schemi rappresentata dai guanti tridimensionali che emergono dallo sfondo dello scudo, mentre reggono l’arma simbolo di Lord Saladin Forge e, di riflesso, rappresentativa dei Signori del Ferro.
Ricollegandoci al simbolo del lupo, notiamo che esso è un altro importante simbolo per l’economia visiva dei Signori del Ferro – particolarmente caro all’ultimo sopravvissuto della loro casta, il sopra menzionato Saladin. La venerazione dell’Uomo verso il lupo è una costante in numerosissime culture ed è un simbolo spesso utilizzato in ambito cavalleresco, come abbiamo già indicato. Nel caso dello Stendardo di Ferro, il lupo è simbolo sia di forza che di unione dato che traccia un paragone tra un branco di lupi e un gruppo di guardiani pronti a lanciarsi senza pietà sul nemico, come dicevamo in precedenza. Gli stessi Signori del Ferro amavano paragonarsi a un gruppo di lupi. Anche la celebre cacciatrice Anastasia “Ana” Bray, anche se non fu un membro dei Signori del Ferro, sfoggiava un lupo sul suo famoso mantello “Forza del branco”, ponendo ancora una volta l’accento sul valore simbolico del branco di lupi.Concludiamo l’analisi della simbologia dei Signori del Ferro analizzando un simbolo associato di solito al cacciatore Gheleon, ossia il teschio di un cervo (fig.12). Il cervo è stato considerato animale “divino” da diverse culture sia dell’area celtica (dove troviamo la divinità mezzo uomo mezzo cervo Cernunnos) sia nel bacino del Mediterraneo. Preda ambita per i cacciatori più esperti, il cervo incarna la maestosità della Natura, maestosità che richiede grande rispetto anche nel momento della morte. Nello specifico, il teschio del cervo simboleggia spesso la caccia in generale, il trofeo del cacciatore esperto. Ecco perché, nel contesto dei Signori del Ferro, tale simbolo viene collegato a Gheleon, il cacciatore più abile del gruppo.

Fig. 12 – L’iconografia legata ai temi dei Signori del Ferro pesca a piene mani dalla mitologia celtica, scandinava e dai culti ancora più oscuri di quella balcanico-slava. I temi sono spesso legati agli animali divinizzati, come il cervo, il lupo e ai simboli ancestrali come gli alberi e i motivi ripetuti, tipici degli artefatti scolpiti nel legno e forgiati in metallo delle popolazioni nord-europee.

Parliamo ora della simbologia di Osiride. Non è un mistero, tutto il Culto di Osiride attinge a piene mani dalla cultura dell’Antico Egitto (fig.13); del resto, il centro dell’adorazione del culto porta il nome di una delle divinità dell’enneade eliopolitana (le nove le divinità più importanti del mondo egizio): Osiride il dio dei morti e della resurrezione.
Il simbolo più noto del Culto di Osiride è indubbiamente l’occhio, vero e proprio emblema di questa fazione. Appare evidente il legame con l’occhio di Horus o di Ra, simboli distinti poi confluiti in uno singolo, che incarnavano onniveggenza e protezione intesa come attenta vigilanza. Nel contesto del culto di Osiride abbiamo potuto scorgere anche il simbolo egizio dello scarabeo, animale ritenuto capace di rinascere e quindi simbolo di immortalità. Il paragone con i Guardiani di Destiny capaci appunto di rinascere appare davvero palese. Anche il gatto ha trovato spazio negli emblemi associati ad Osiride; i gatti erano sacri nell’Antico Egitto, su di loro vegliava la dea Bastet, figura inizialmente legata all’ambito della guerra e alla dea dalla testa di leonessa Sekhmet, salvo poi incarnare i valori della vita domestica e della fertilità. Nel contesto di Osiride trova spazio anche il disco solare alato, simbolo sia del Sole come astro sia della regalità, del resto il Sole sarà associato al potere regio fino alle soglie della contemporaneità. Se i paragoni tra Osiride e il mistero legato all’Antico Egitto sono chiari, non dimentichiamoci di ricordare come molti di questi simboli ricordino le società massoniche e misteriche, a cui il Culto di Osiride fa pesantemente riferimento.
Merita una menzione anche uno shader delle Prove di Osiride di Destiny 1, ossia “inchiostro di Amduat.” Con il termine Amduat si fa riferimento ad alcuni testi egizi riguardo il mondo dei morti (la duat) e come affrontare la permanenza nell’aldilà. Osiride, come divinità morta e risorta, era fortemente connesso al mondo dei morti, non ci deve quindi stupire la menzione all’Amduat nel contesto dell’Osiride di Destiny.

Fig. 13 – I temi del compartimento visivo legato a Osiride sono di chiara ispirazione egizia. Il culto della personalità, l’esilio e la conseguente vita come ombra dietro le quinte e leggenda di cui non si sa quasi più nulla, sposano il personaggio all’alone di mistero e di irraggiungibili verità che permea da sempre l’Antico Egitto.

Chiudiamo così questa seconda parte del nostro viaggio nell’iconografia di Destiny, del suo mondo visuale e dei suoi segreti. Per il prossimo appuntamento, affronteremo dei nuovi argomenti sulla rappresentazione visiva: i logotipi – i simboli delle corporazioni e delle istituzioni di Destiny –  e l’idiomatica visuale – il lato squisitamente “visivo” delle lingue presenti in Destiny, con focalizzazione sugli idiomi alieni.

Link e riferimenti

Articolo precedente, parte 1
Joseph Cross su Artstation
Ryan Klaverweide su Artstation
Catalogo IAMAG degli artwork di Destiny