L’universo narrativo e la lore di Destiny affondano le proprie radici nella filosofia, nella mitologia e nella simbologia. In questo articolo vi parliamo dell’influenza dello gnosticismo in Destiny. Buona lettura!

A cura di Lorenzo Domenis e Gabriele Cuscino

Cos’è lo gnosticismo

Hermete Trismegisto, gli Oracoli Caldaici, i Catari: nomi quasi leggendari e allo stesso tempo poco noti che si possono collegare a un complesso concetto: lo gnosticismo.
Gli gnostici (da non confondere con gli agnostici ossia coloro che ritengono che il divino non sia conoscibile) affondano le loro radici nel complesso crogiuolo culturale greco ellenistico e vicino orientale. Qui la spiritualità egizia, greca, persiana e induista entrarono in contatto, influenzandosi reciprocamente e dando vita a nuove correnti filosofico-religiose tra cui, appunto, spicca lo gnosticismo. I principi gnostici ritengono che corporeità sia un limite, una prigione per l’anima che deve trascendere attraverso la gnosi ossia la conoscenza verso il divino. La corporeità è stata creata da una figura sinistra, il demiurgo, che ha usato i poteri divini per plasmare il mondo terreno e porlo sotto il suo controllo. Il demiurgo quindi si maschera da divinità solo per imporre il proprio potere, ponendosi da ostacolo al raggiungimento del vero divino. Questa contrapposizione tra spirituale e materiale fece sì che lo gnosticismo pagano trovasse fortuna presso alcuni gruppi cristiani come i Bogomiliti nei Balcani e i più noti Catari in Francia. La dottrina gnostica di Hermete Trismegisto (che vuol dire tre volte grande) trovò fortuna anche nell’Europa umanista e rinascimentale presso filosofi come Giordano Bruno e Tommaso Campanella, lasciando traccia persino nel misterioso gruppo dei Rosacroce.
Dopo questo sintetico quadro storico, si potrebbero scrivere libri interi a proposito, è ora di calarsi nell’universo di Destiny alla ricerca delle tracce dello gnosticismo.

Yaldabaoth, il serpente leontocefalo, uno dei simboli dello gnosticismo ed esempio del concetto di “demiurgo”.

Tracce dello gnosticismo in Destiny

L’impronta gnostica si percepisce in Destiny a partire dalla sua trama, bloccata in una lotta tra due forze dicotomiche, di cui parleremo più tardi. Ancor prima di questo, abbiamo delle tracce ancora più marcate probabilmente, nella stesura iniziale della storia, quella che poi i vertici dell’Activision decisero di riscrivere. Si tratta del famoso e vociferato supercut dello storico scrittore della Bungie, Joe Staten. Benché irreperibile nella sua interezza, attraverso leak e voci di corridoio, sono emerse delle tracce di questa prima stesura e, recentemente, Destiny Guides ha ripescato dall’oblio un filmato dello studio dietro le prime cinematiche di Destiny 1. Questo filmato rappresenta forse l’idea originaria di un messaggero divino, una figura femminile che incontra gli astronauti della missione Ares One, spediti su Marte per indagare sulla misteriosa e immensa forma del Viaggiatore. La figura efebica (dagli occhi incredibilmente simili a quelli di un’Insonne), parla una lingua incomprensibile, che per qualche motivo riusciamo a decifrare:

[Inglese]

“The Traveler is coming.
Everything you know, is about to change.”

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[Italiano]

“Il Viaggiatore sta per giungere.
Tutto quello che conoscete sta per cambiare.”

La figura misteriosa al centro del primo storyboard animato dell’introduzione originale di Destiny.

La sequenza di immagini è davvero impressionante, poiché è seguita dall’apparizione della pioggia su Marte, un evento inesplicabile che rafforza il senso di soprannaturalità di ciò che sta avvenendo. La teoria di Destiny Guides è che questo misterioso personaggio sia l’altrettanto misterioso Gardener, ovvero la Giardiniera, una figura criptica citata più volte nel Grimorio in un contesto che definire ermetico è dir poco. L’idea è basata sul fatto che Rasputin usa il pronome femminile riferendosi al Viaggiatore quando descrive la drammatica scena della battaglia tra lui e le forze dell’Oscurità che è alla base del Collasso:

“SONO SOLO. Sono sopravvissuto da solo. Ho disperso lo scudo e scosso le mie spalle fino a che in miliardi caddero da me nelle ceneri. Mi hanno reso più forte di loro e capace di imparare e ho imparato bene.

ESSA è da sola ed ESSA è forte ed ESSA ha vinto. Persino contro la Giardiniera e lei possedeva poteri ben oltre i miei ma lei non ha scosso le sue spalle, rendendosi da sola. ESSA vincerà sempre.”
“Frammento di Spettro: Misteri”, Grimorio.

In questa ritraduzione ho corretto il genere del soggetto “Giardiniera”, che in originale inglese viene riferito sempre al femminile (“Even over the gardener and she held power beyond me”). Qui, Rasputin descrive la battaglia finale tra il Viaggiatore e l’Oscurità, in cui ha partecipato anche lui. Entrambi perdono, come sappiamo e ci sarebbero tante considerazioni incredibili racchiuse dentro queste poche, fantastiche righe (come in quasi tutti i testi di Leggende e Misteri)… ma quello che ci interessa al momento è appunto il genere sessuale del personaggio chiamato “gardener”, neutro in inglese chiaramente, ma apostrofato subito dopo al femminile. Destiny Guides ipotizza che questo personaggio sia appunto la donna misteriosa vista in quel video. Un essere divino dunque, assimilabile all’idea di demiurgo, che annuncia l’arrivo di un potere sovrannaturale, una nuova era, che plasmerà la nostra esistenza.
Sebbene questa storia sia stata infine scartata, forti tracce di questi elementi si mantengono tutt’ora nella storia principale di Destiny, soprattutto il concetto di dicotomia e dell’intervento del demiurgo nella nostra realtà. Durante i secoli di dibattiti in cui i grandi ordini filosofici della Città si sono interrogati sulla natura della Luce e dell’Oscurità, sono emerse delle correnti che si affiancano alle credenze gnostiche su più di un livello. La Simmetria è una di queste correnti.

Ulan-Tan e la Simmetria

“Per poter esistere, la Luce ha bisogno dell’Oscurità. Questa è la simmetria dell’Universo.”
Controverso Stregone Ulan-Tan

Ulan-Tan è stato un potente stregone noto per le sue posizioni piuttosto particolari riguardo il rapporto tra Luce e Oscurità. Ulan propose una teoria, introducendo il concetto di dicotomia in Destiny: Luce e Oscurità devono essere sempre in equilibrio, nessuna delle due potrà mai schiacciare l’altra dato che è necessario mantenere l’equilibrio universale. Ulan teorizzò, inoltre, che il Viaggiatore si sacrificò mosso da assoluta bontà in modo che l’Umanità, curandolo, potesse raggiungere a sua volta la bontà suprema. Infine, Ulan-Tan arrivò a sostenere che la Luce fosse interconnessa attraverso lo Spazio e il Tempo (un po’ come la Forza di Guerre Stellari). Ikora Rey ha supportato questa teoria portando come prova il fatto che l’Alveare utilizzasse un vecchio frammento del Viaggiatore da corrompere per poter danneggiare il Viaggiatore stesso, come abbiamo visto nella missione di Destiny “La camera della notte”.

“La tua scoperta è forse la più grande del nostro tempo. Se l’Alveare è stato in grado di corrompere il Viaggiatore attraverso questo frammento da lungo distaccatosi dal suo vissuto involucro, è allora possibile che la teoria di Ulan-Tan sia veritiera: ovunque si manifesti, la Luce rimane connessa a sé stessa, attraverso il tempo e lo spazio.”
Ikora Rey, trascritto dalla missione “La camera della notte”.

La nave esotica “Volo simmetrico” è l’esempio visivo della teoria di Ulan-Tan sulla dicotomia tra Luce e Oscurità.

Le idee di Ulan-Tan lo portarono a scontrarsi con l’Avanguardia, tuttavia non subì la stessa sorte di Osiride dato che morì prima di vedersi esiliato. Dopo la sua morte, un gruppo di seguaci fondò il gruppo noto come Simmetria che riuscì a crescere piuttosto rapidamente, divenendo quasi un delle fazioni della Torre (avrebbe dovuto prendere il posto del Culto Guerra Futura ma venne giudicato come troppo pericoloso).

“Gli insegnamenti di Ulan-Tan sono troppo pericolosi. Si basano sul terrore. Chi avrebbe mai immaginato che sarebbe stato più dannoso da morto che da vivo?”
Frammento di Spettro: L’Era della Città, Grimorio.

Torniamo alla visione filosofica di Ulan-Tan riguardo la Luce e vediamo di ricollegarci all’argomento principale di questo articolo. La visione simmetrica di Ulan si ispira ad alcune religioni orientali, in primis il taoismo e al suo celebre “Ying e Yang”, ma anche ai concetti dello gnosticismo. Gli gnostici, infatti, credono che vi sia una netta dicotomia tra i principi del Bene (la Luce) e del Male (l’Oscurità), due principi che agiscono in diretta contrapposizione. Qui emerge l’influenza del pensiero persiano e iranico mutuato dallo zoroastrismo, religione in cui tutto si articola in un’eterna lotta tra Ordine e Caos, tra Ahura Mazda e Arhiman, tra Bene e Male, entrambi dotati di agenti più o meno potenti.
Dopo questa parentesi sulla complessa figura di Ulan-Tan, addentriamoci nelle dicotomie presenti in Destiny.

I concetti di dicotomia e demiurgo applicati a Destiny

La storia originale poi scartata, i concetti estremamente complessi della dottrina della Simmetria di Ulan-Tan, ci portano in modo diretto ai tratti più evidenti in cui si riscontrano tracce dello gnosticismo in Destiny, che sono alla base del suo plot centrale. La dicotomia Luce/Oscurità presente a livello simbologico dentro il sistema gnostico, è infatti qui portata letteralmente al centro dell’intera storia attorno alla quale Destiny ruota. Luce e Oscurità qui sono due entità ben distinte e materialmente esistenti, seppur coscientemente inerti. Sono paragonabili alle quattro grandi forze della fisica: la forza gravitazionale, la forza elettromagnetica, la forza nucleare debole, la forza nucleare forte. Ma le due caratteristiche fondamentali di Luce e Oscurità vanno ben oltre ciò che la fisica riconosce, non sono misurabili, non sono prevedibili. Si tratta del potere ontologico, cioè della capacità di alterare la realtà che le circonda, e del potere paracausale, ovvero la capacità di trascendere la fisica conosciuta e sfociare nell’imprevedibile, nel non misurabile. Luce e Oscurità sono due forze dicotomiche, in rapporto tra loro, persino legate in modo indissolubile secondo molti. Come nello gnosticismo, sembrano parte dello stesso unicum, emanazioni di una stessa fonte. Se il mondo materiale viene considerato parto del male nello gnosticismo, il male stesso è un’emanazione del pleroma divino. La creazione del mondo in cui sono intrappolate le essenze fisiche delle persone è frutto come si è detto di un errore, di qualcosa di non prevedibile, di casuale. Quindi, possiamo interpretare che Luce e Oscurità non hanno una personale agenda, agiscono come forze prive di direzione e, quindi, sfruttabili.

La Luce e l’Oscurità… con i suoi agenti, modificano la realtà attorno a essi, creando e distruggendo.

Proprio lo gnosticismo ci viene incontro ancora una volta per spiegare cosa avviene a questo punto, in cui abbiamo definito le due entità più importanti della storia che stiamo affrontando. Nel mondo di Destiny abbiamo degli agenti, creature, volontà ben precise, che operano a un livello superiore della realtà e sfruttano le forze paracausali e ontologiche legate alla nostra dicotomia Luce/Oscurità. Questi agenti sono il Viaggiatore per la parte della Luce per esempio, i Vermi, per quella dell’Oscurità. Essi hanno anche dei sottoposti, agenti subordinati come il Leviatano per il Viaggiatore su Fondamento e Oryx per i Vermi. Ebbene, la figura di questi agenti corrisponde a quella del demiurgo di gnostica matrice, un essere che, per errore, per egoismo o per altri scopi lontani dal divino originario, decide di usare le forze divine per forgiare la sua propria realtà. Questo tipo di subordinamento esiste in modo esplicito nella dottrina di Ulan-Tan, quando egli tenta di stabilire in modo sistematico come noi e i nostri nemici rientriamo in questo sistema:

“Il demiurgo dell’Alveare è il verme. Il demiurgo dei Vex è il pensiero. Il demiurgo dei Caduti è l’Etere, che è la sopravvivenza. Il demiurgo dei Cabal è l’autorità. Questi sono gli elementi, insieme costrizioni e potere, che definiscono l’universo degli atti possibili. Questi sono i creatori delle regole, gli strumenti che producono la realtà.

Dai un qualsiasi potere ai Guardiani e loro identificheranno quel potere  in un’arma, perché nel momento in cui un Guardiano sceglie il suo mezzo per alterare il mondo circostante, lui lo fa con i proiettili e la lama. Fornisci un potere divino a un Guardiano e quel Guardiano lo forgerà nella forma del perfetto fucile.

Il demiurgo del Guardiano è l’arma da fuoco.”
Ulan-Tan, “Le Mille Ali”, nave.

Il demiurgo è responsabile della creazione del mondo materiale nello gnosticismo, e viene così associato al male, pur facendo parte (come il tutto) del divino. Perché? L’idea è che il mondo materiale, come abbiamo visto, agisce come una prigione per la conoscenza, perché la conoscenza è il viaggio verso l’apprendimento del divino, l’esperienza diretta del pleroma, il nucleo originale in cui tutti eravamo contenuti – una sorta di singolarità quantica, per usare termini astrofisici, del tutto simile a ciò che è stato il Big Bang prima di essere il Big Bang. Qualsiasi cosa ci allontani da questa conoscenza è male. Può dunque, questo essere applicato anche al rapporto dei Guardiani in Destiny, per esempio, o al popolo krill schiavo delle sue larve, trasformato nell’Alveare? Il modello è facilmente sovrapponibile: i due demiurghi, in questo caso il Viaggiatore e i Vermi, “imprigionano” le essenze divine dei risorti e del popolo krill in una prigione materiale, una dipendenza dalla Luce e dall’Oscurità, trasformandoli in Guardiani e Alveare e costringendoli a operare all’interno di questi confini ben precisi. Questo concetto è riflesso nel pensiero finale di Ulan-Tan riguardo la natura del rapporto tra divinità, demiurgo e prodotto del demiurgo:

“Dobbiamo ricordare che il demiurgo non è il dio. È solo ciò che converte la forma della perfezione divina nell’imperfetta forma materiale. Noi possiamo brandire il demiurgo… ma nel farlo, quale dio brandisce noi?”
Ulan-Tan, “Le Mille Ali”, nave.

La lore della nave esotica “Le Mille Ali” ha introdotto in modo diretto e senza mezzi termini lo gnosticismo in Destiny 2.

I Guardiani sono visceralmente legati alla Luce e agli strumenti attraverso cui la Luce opera. Sono dipendenti dal loro Spettro e dal suo livello di operatività (come abbiamo visto più volte, incapacitare lo Spettro porta spesso a tragiche conseguenze) così come lo sono gli Alveare dal loro verme. Il Viaggiatore, analizzando il contesto fin qui illustrato, può essere visto come un demiurgo negativo, un essere egoista che non ha creato i Guardiani se non per proteggersi, dandogli solamente una scintilla di Luce mutuata da poteri più grandi dei suoi – esattamente come il demiurgo dello gnosticismo fa quando diventa il creatore dell’universo e degli uomini, infondendoli di una luce che non gli appartiene. I limiti imposti ai Guardiani, dunque, allontanano dalla conoscenza finale quindi, dal vero contatto con la Luce o con l’Oscurità, perché si viene filtrati da un demiurgo al quale si appartiene e a cui, forse, non importa nulla di loro. Quale sarebbe dunque il destino dei Guardiani, se potessero liberarsi di questi vincoli fisici e finalmente raggiungere la massima conoscenza del divino (della Luce in questo caso)? Nella prossima parte, cercheremo di rispondere a questa domanda.

L’incubatore di divinità

“Non so dove tu sia scomparso, ma non posso più mandare degli Spettri in tua ricerca. Alcuni ritornano – con storie sulla tua morte, sulla tua ricerca di risposte ai limiti dello spazio e del tempo. Riportano che hai trovato un modo di esplorare il network dei portali Vex. Che sei riuscito, attraverso un’irruzione e l’altra, a risalire alle loro origini – teorie sui Guardiani che non possono essere simulati, che il Viaggiatore possa essere un ontoformatore o un incubatore di divinità, che i Vex abbiano deciso di divergere in gruppi diversi, per assicurarsi ogni stato di configurazione possibile della realtà.”
“Osiride”, Grimorio.

Se potessimo, dunque, liberarci delle nostre vestigia materiali, sfuggendo al mondo dell’ignoranza che si oppone alla sapienza assoluta nello gnosticismo, cosa accadrebbe? E come si potrebbe applicare questo al nostro stato di Guardiani? La risposta è nella considerazione che abbiamo del Viaggiatore. Per anni speculazioni hanno affermato di tutto e di più su questo essere dai poteri immensi. Assistere alla tempesta di pioggia scatenata da questa immensa sfera aliena, avvolta dalle nubi, è una visione emozionante per noi come lo deve essere stata per gli astronauti della missione Ares Uno. Non sappiamo nulla del Viaggiatore, per un motivo o per un altro. Per questo, non abbiamo modo di sapere se esso è un’entità unica o se quello che vediamo è solo un mezzo e al suo interno ospiti qualcos’altro, qualcuno. Potrebbe essere la misteriosa figura della Giardiniera, potrebbe essere qualcos’altro. Un’oscura ma interessante teoria su Reddit ci fa riflettere sulla possibilità che esistano più Viaggiatori. Sappiamo quasi per certo che sia una verità, poiché una conferma ci è sempre venuta da una delle fonti più inaspettate fin dal primo Destiny:

“Il Viaggiatore ha un gemello oscuro.”
Udito da Xur

La parola “gemello” è adattata da “dark mirror”, ma il significato è esattamente quello. Esiste più di un Viaggiatore quasi sicuramente, di cui uno potrebbe esserne una versione dell’Oscurità – rafforzando l’idea della dicotomia iniziale.
I Nove hanno svelato la doppiezza del Viaggiatore anche a Variks il Fedele. Nel corso di un sogno/visione, Variks ha visitato lo Spazio Ignoto e qui ha udito una voce, attribuibile a uno dei Nove o all’Emissaria, che gli ha svelato che il Viaggiatore “è uno specchio oscuro”. Cosa ci nascondono i Nove? Per ora non ci è possibile rispondere. Tuttavia, questo dato ci spinge a fare un’ulteriore ipotesi: se esiste un essere all’interno del Viaggiatore, deve essere composto di pura Luce. Se prendiamo per vera l’affermazione di uno degli Spettri che ha udito le teorie di Osiride, che cioé il Viaggiatore è un incubatore di divinità, possiamo ipotizzare che quella che abbiamo davanti ogni giorno quando guardiamo il cielo dalla Torre sia, in realtà, un enorme uovo, che cova al suo interno un essere quasi perfetto, formato di pura Luce, che rimane inerte perché ancora incompleto. È facile adesso ipotizzare che quell’essere possa rappresentare l’acme dell’evoluzione di una creatura che sfrutta la Luce… una creatura come noi. Se un Guardiano potesse dunque infondersi di Luce a un livello evolutivo superiore, nutrendosi di conoscenza, esplorandone le potenzialità al massimo, potrebbe liberarsi delle sue vestigia materiali – un processo del tutto simile a quello che la dottrina gnostica professa, ascendendo al divino e diventando un Viaggiatori lui stesso. E se questo vi suona familiare, non pensateci nemmeno troppo sopra: è esattamente ciò che è accaduto al primus Ghaul, durante il suo folle tentativo di infondersi di Luce artificialmente. Forse i mezzi e le intenzioni erano sbagliati, ma l’idea di fondo giusta.

Il mondo dell’ignoranza, la ricerca della sapienza

Un altro tema prettamente legato allo gnosticismo è sicuramente noto a tutti, a diversi livelli chiaramente, ma sempre presente: il nostro costante stato di ignoranza. La lore di Destiny comunica su un piano diverso da quello che siamo soliti utilizzare, indiretto e criptico. È il modo di comunicare dell’ermetismo, una dottrina filosofica estremamente affine allo gnosticismo e sviluppatasi poi in una tipologia di poesia all’inizio del Novecento. Non a caso, qui è il linguaggio scelto per sviluppare temi complessi e di natura intricata, che connettono personaggi, avvenimenti e luoghi a un livello superiore. La Bungie non ha mai fatto mistero di aver mutuato in parte questo sistema dalla serie di From Software Dark Souls, e possiamo anche capire quale sia la sua funzione metatestuale ma anche pratica: fornire un livello di entertainment stratificato, dove il giocatore più profondo e attento può impegnarsi a scoprire ogni aspetto del testo, mentre quello meno interessato e più votato all’azione può classificare il testo in base al suo aspetto superficiale. La ricerca della sapienza dietro l’apparente strato di ignoranza, o l’ostacolo posto dall’ignoranza che ci rende il testo inaccessibile è importante: unita alla costante oscurità in cui il giocatore si muove, senza una storia diretta, che dia delle risposte chiare (chi è il Viaggiatore? Cosa è l’Oscurità? Cosa sono veramente i Vex? ecc.) noi operiamo in un ambito prettamente gnostico, dove la ricerca della conoscenza assoluta diventa il nostro motivo di essere. Possiamo dunque definire questo l’aspetto simbolico dell’implicazione dello gnosticismo in Destiny, metareale e metareferenziale.

Il Consenso, presieduto dall’Oratore, è formato oltre che da fazioni politiche diverse, da vere e proprie filosofie e modelli di pensiero.

Conclusione: la filosofia in Destiny

Lo gnosticismo, seppur in preponderanza, sembra non essere l’unica filosofia presente in Destiny. Molto spesso, anzi, queste filosofie non sono solo presenti ma in conflitto tra loro e con l’idea gnostica. Delle chiare posizioni agnostiche, che si oppongono al concetto della conoscenza della verità o del divino come un qualcosa di possibile, sono quelle del Fuoco Prassico (ordine degli Stregoni) e della Clausola Acatalessica. La prima agisce secondo la metafora del fuoco:

Una giovane Strega raggiunse il suo mentore, in cerca della verità del Fuoco Prassico. In una valle vicina, un incendio stava dilagando. Il suo mentore puntò il fumo che si agitava selvaggio e disse: “Questo è il Fuoco Prassico. Vai e apprendi ciò che puoi.”

E così la discepola tornò dal suo maestro, dicendo: “Maestro, il fuoco non chiede, il fuoco agisce. Questa è la verità”
“Ali dell’Alba Sacra”, armatura

Il Fuoco Prassico, come la Clausola Acatalessica, stabiliscono che l’Oscurità (e di contro la Luce) sono incononoscibili, come l’agnosticismo dichiara verso la natura divina. Nel caso dell’Oscurità, la soluzione a questo dilemma prevede la distruzione senza soluzione di continuità. Lo scetticismo ha molti tratti in comune con l’agnosticismo ed è presente in personaggi come Shaxx, che non crede in nulla, perché la verità è per lui irraggiungibile e forse non del tutto rilevante allo scopo corrente, quello della lotta dei Guardiani contro le forze oppositrici. Osiride ha una posizione forse illuminista ma comunque molto simile a quella gnostica. Per lui la conoscenza è tutto come lo fu per Toland, al punto da diventare un’ossessione, l’unica chiave di lettura della realtà e la via maestra per raggiungere la verità, a qualsiasi costo. Paradossalmente ma non dissimilmente a ciò che è avvenuto con molte filosofie o credi, Osiride ha dato vita involontariamente a un vero e proprio culto religioso.
Ma esistono degli esempi di integrazione della filosofia e di modelli di pensiero ben precisi persino nel sistema di governo politico e nell’ordinamento sociale della Città, ovvero nel Consenso. Parliamo del Culto della Guerra Futura, che offre una visione conflittuale dell’esistenza in cui l’unica certezza è la guerra, o dell’Orbita Morta, che opta per un deciso nichilismo e via discorrendo. Abbiamo branche di pensiero estreme come quella dei Tanatonauti, che esplorano la morte per arrivare alla conoscenza. Troviamo altri importanti elementi di ispirazione nella colonna sonora del primo Destiny, per comporre la quale Marty O’Donnell si è ispirato ad antiche concezioni medievali sull’universo, di stampo pre-Copernicano. L’impronta delle teorie di Pitagora è ravvisabile nel titolo dell’opera sinfonica che Marty ha composto fondendo tutta la musica di Destiny, pubblicata solo ultimamente da Bungie dopo essere rimasta a languire nei loro archivi. L’opera, infatti, è nota come Music of the Spheres, ovvero “La Musica delle Sfere”, dal nome della famosa teoria pitagorica in cui si dice che i pianeti emettano dei suoni e delle vibrazioni che solo alcuni possono percepire e che, raggiunti la Terra, entrino in risonanza con queste menti elette, influenzandole in vari modi. Per concludere questa parata di scuole di pensiero, potremmo anche citare la famigerata Logica della Spada, i cui obiettivi sono affini a quelli comuni alle filosofie del passato: cercare di spiegare il funzionamento dell’universo attraverso un proprio sistema di pensiero, come Toland un tempo cercò di farci capire con la sua storia delle tre regine.

L’importanza della filosofia in Destiny è più che rimarcata in ogni parte dell’opera, non solo nella lore, dunque. Sappiamo oggi che la filosofia è un ottimo esercizio mentale, che stimola la curiosità e i processi di ragionamento, ma con l’avvento della fisica moderna il suo ruolo di mezzo per la ricerca della verità è venuto meno e, con esso, la maggior parte della sua funzionalità. Perché allora in Destiny si sceglie di basarsi pesantemente su questo tipo di forma mentis? Seguendo il nostro ragionamento epistemologico, la spiegazione potrebbe essere più semplice di quanto si creda. Il primo punto è che Destiny è stato ispirato da un’ambientazione medievale/fantasy all’inizio del suo ciclo vitale, come ben sappiamo. Doveva essere un techno-fantasy, un mix di avventura cavalleresca e space opera. Magia e scienza, ma anche fisica mischiata a filosofia, la sua illustre antenata. Il secondo motivo è forse ancora più semplice. Le forze paracausali al centro del movimento narrativo dell’universo di Destiny sfidano proprio quella fisica che ha sostituito la filosofia nell’ultimo secolo, rendendone vane le premesse e annullandone la validità quasi assoluta come mezzo per raggiungere la conoscenza. In mancanza di un sistema scientifico infallibile per determinare la natura della realtà dell’universo, il mondo di Destiny si è dunque rivolto al passato, tornando a basarsi sulle pratiche del pensiero, della retorica mentale. La filosofia, dunque, è tornata a essere l’unico mezzo valido per concepire forze talmente incognite e potenti da essere paragonabili allo sconosciuto primordiale con cui l’uomo, e la filosofia nata per aiutarlo in questo processo, ha dovuto far fronte quando la scienza non poteva spiegare i fenomeni naturali: il divino.
In questa ricerca della sapienza, forse la forte base gnostica in Destiny serve proprio a creare l’impulso ad andare avanti in un mondo materiale permeato dal mistero o, per usare una chiave gnostica, dall’ignoranza, dove quello che non si conosce è di gran lunga superiore a ciò si conosce e che limita, pur spingendo costantemente al percorso verso la perfezione: la γνῶσις,  o gnōsis, la conoscenza assoluta dell’essenza divina che è nei Guardiani, in questo caso la Luce.