Fin dall’inizio di Destiny 2, l’ombra di Savathûn ha segnato il nostro cammino, in modo indiretto, sibillino. Cercheremo di scoprire, dunque, la reale entità della sua minaccia, quale verità si cela tra i suoi inganni, cosa c’entra un’antica divinità africana, il determinismo e Nietzsche con la sua storia e quale impatto ha il suo incredibile potere non solo sul nostro personaggio ma su noi stessi come giocatori.

Premessa: “Da verità a potere”, il piano di Savathûn
La lore più importante ottenuta durante Forsaken è senza dubbio “Da verità a potere”, che sarà il centro di questa nostra ricerca per la verità su Savathûn. Si tratta di una serie di informazioni intricate, criptiche e assolutamente affascinanti, il cui narratore sembra cambiare di volta in volta e assumere identità sempre diverse, una dentro l’altra come delle scatole cinesi. La quantità di informazioni fuorvianti e di trappole logiche al suo interno è talmente alta da mettere in discussione l’intera faccenda come un enorme e unica bugia, un grande inganno perpetrato nei nostri confronti. In verità, l’identità del narratore o la natura delle informazioni controverse e come queste collidono tra loro non sono fatti rilevanti come si pensa. Questi contenuti vanno filtrati e, in alcuni casi, daremo per scontato che siano realtà come semplice supposizione matematica – un’utile ipotesi narrativa che serve a ottenere dei risultati. A conti fatti, purtroppo, si tratta di un sistema dualistico in cui dovremo considerare “Da verità a potere” una serie di falsità come anche di verità, per un motivo che questo articolo si prefigge di spiegare e che fa parte del mistero affascinante di Savathûn. 

Fatte le debite premesse, per comprendere in toto il piano di Savathûn dobbiamo spezzarlo in tre parti diverse e, poiché questo piano ha un respiro talmente grande da coinvolgere entrambi i giochi e addirittura precedere la nascita del genere umano, cercheremo di andare avanti con cautela e per ordine, cercando di essere più chiari possibile.

Da destra a sinistra: Savathûn, Oryx e Xivu Arath nelle loro forme precedenti di Sathona, Auryx e Xi Ro.

Parte Prima

a) I dubbi sulla Logica della Spada
Fin dal remotissimo passato, Savathûn ha espresso dubbi sulla reale efficacia a lungo termine della Logica della Spada e queste sue divergenze dal suo più grande fautore e sostenitore, il fratello e re Oryx, sono riportate nei Libri del Dolore.

“Lo sai che non ho ancora trovato la prova definita.” Savathûn accarezza il vuoto con uno dei suoi lunghi artigli e lo spaziotempo geme al suo tocco. “Questa nostra teoria dove noi liberiamo l’universo divorandolo, rimuoviamo la sua parte marcia, diretti verso la sua forma ultima; non ho ancora trovato una prova definitiva, eternale. Potremmo ancora avere torto.” 

Oryx riflette sul tempo trascorso, sulla vecchiaia della loro razza, della loro antica rivoluzione contro il destino crudele e sul patto con i Vermi. Così risponde:

“Sorella, siamo noi, l’alveare, la prova definita. Se sopravviviamo per sempre, dimostreremo la nostra teoria, e se soccombiamo a una razza più spietata sapremo di aver avuto ragione.”

Savathûn lo guarda col fuoco negli occhi e risponde: “Mi piace, molto elegante” sebbene sia giunta a questa conclusione tempo fa.”
Libri del Dolore, verso 5:2
“XLIV: Prova definitiva eternale”

Nonostante le sue parole, Savathûn non è del tutto convinta che la Logica della Spada, l’affermazione del più forte e della propria specie, sia veramente l’unica via per la perfezione. Sebbene Oryx la convinca con un sillogismo perfettamente funzionante, possiamo intuire che i dubbi non sono stati sciolti del tutto e che Savathûn, di fatto, inizi subito una ricerca di fonti di potere alternative per soddisfare la terribile fame dei vermi che divorano ogni Alveare, inclusi loro stessi. I tributi potrebbero un giorno non bastare più, la Logica della Spada potrebbe un giorno fallire. Affidare il destino della propria esistenza a un singolo fattore di sopravvivenza, per Savathûn, sembra un azzardo troppo grande.

Facciamo bene attenzione che questo passaggio dei Libri del Dolore include anche la presentazione di Quria come dono a Savathûn, evento molto importante. Inoltre, sembra proprio che i dubbi di Savathûn siano nati in principio proprio per la risolutezza della visione che ha animato i Vex durante lo scontro con Oryx. Forse esistono altre filosofie, altre verità nell’universo, non solo quella dell’Alveare e dei Vermi prima di loro.

Quria invade il Reame Ascendente di Oryx a causa dell’inganno di Savathûn e dell’imprudenza di Crota.

b) Quria
Nonostante Savathûn sia stata più volte “teased” in Destiny 2, la sua presenza ha cominciato a farsi opprimente durante il DLC di Forsaken. È pur vero che tutto ciò che sperimentiamo in Forsaken è da una parte causato dalle azioni di Oryx durante Destiny 1, ma la mano della sorella Savathûn dirige i resti di questa opera in corso. Ed è proprio da Oryx che dobbiamo cominciare anche qui.

Durante i tempi ormai reconditi in cui Oryx genera la sua prole, il figlio Crota entra in contatto con i Vex, portando a una invasione dei reami ascendenti degli Alveare superiori da parte di questi ultimi. I Vex vengono quindi a conoscenza dell’esistenza dell’Alveare e del potere ontologico che ha la forza paracausale che sfruttano, l’Oscurità. Una volta entrati nel radar dei Vex, difficilmente se ne esce, considerando che parliamo di macchine spietate e sistematiche.

Millenni dopo, Oryx crede di aver trovato finalmente traccia della traditrice del suo popolo, Taox, su una nave abbandonata nello spazio. Vi trova invece Quria, una mente Vex costruita con lo scopo di creare un potere ontologico basato sui tributi e sull’adorazione di un culto, esattamente come la Logica della Spada. È una trappola Vex per il Re dei Corrotti. La lotta è impari e Quria, cercando di simulare Oryx, in realtà ne simula solo le parti pre-trasformazione da verme, quando ancora cioè il Re dei Corrotti non era in possesso del potere dell’Oscurità, impossibile da simulare dai Vex, ed era un fragile membro del popolo-krill. Oryx corrompe Quria e la dona a Savathûn, la sorella, per il suo personale divertimento. Ciò che è importante qui è che sia stata proprio la sorella a mettere in contatto Crota con i Vex, in modo ingannevole, un dato importante che pone subito Savathûn al centro di un turbine di eventi la cui eco si espande fino a Forsaken.

Di Quria dobbiamo specificare che si tratta di una mente Vex di grande potere, in grado di sfidare l’intelletto di Oryx e in grado di desumere da sola l’esistenza della Logica della Spada e di applicarla. I risultati degli studi di Quria sull’Alveare hanno non solo generato l’assalto a Oryx ma hanno anche varato il progetto della Volta di Vetro, un luogo creato appositamente per sviluppare un sistema di controllo della realtà basato sull’adorazione e sul culto. Anche quello che vediamo nel Giardino Nero è un risultato dell’incontro tra i Vex e gli Alveare. Il nome stesso proviene dal latino curia, ovvero “corte reale”, ma anche riferito alla “Curia Romana”, ovvero l’apparato di amministrazione della Santa Sede.

Infine, di Quria dobbiamo sapere una cosa, che ci dice Oryx sottilmente quando la dona alla sorella:

“Gli ho lasciato un brandello di volontà, in modo che possa sorprenderti.”

 Libri del Dolore, verso 5:2
“XLIV: Prova definitiva eternale”

Questo significa che la corruzione di Quria è avvenuta in modo differente e che la mente Vex è in possesso di una parte di sé cosciente e sveglia, non controllata da chi l’ha corrotta, a differenza di tutti gli altri suoi simili. 

La flotta degli Insonni viene spazzata via dalla Superanima di Oryx durante la Battaglia di Saturno. Il piano di Mara è in moto: invaderà il Reame Ascendente del Re dei Corrotti nel tentativo di usurparne il trono.

c) La caduta del Re
Il piano di Mara, Eris e Osiride (quest’ultimo poi rimosso in una retcon) prevedeva che Mara ottenesse il trono di Oryx al momento della sua caduta. Le modalità che avrebbero permesso ciò saranno discusse in futuro, perché fanno parte di una grande storia a sé.
Purtroppo, al momento di prendere il posto di Oryx, Mara si trova in scacco a causa di Savathûn, che l’ha preceduta: da regina astuta a regina astuta, la sorella di Oryx è stata più abile e veloce di lei.

Ottenere il controllo dei Corrotti era necessario per la seconda parte del piano di Savathûn, un tassello importante in un disegno più grande che ora procederemo a svelare.

Una concept art pre-produzione di Riven. Il suo ruolo nella maledizione della Città Sognante è stato determinante all’inizio e… forse ancora di più successivamente. I segreti di cui sono a conoscenza gli Ahamkara sono una delle chiavi del potere di Savathûn, che di segreti si nutre.

Parte Seconda

a) La maledizione della Città Sognante
Sappiamo che la maledizione che affligge la Città Sognante è ciclica. Come è ciclico il modo di operare delle macchine, quindi dei Vex. Quria, in qualche modo, sta alimentando la maledizione della Città e la conferma di questa teoria è nel seguente passaggio:

“Comprendo ciò che sta accadendo qui. Oryx ha corrotto l’Ahamkara Riven, che quindi è finito tra gli artigli di Savathûn. Ella ha creato un piano per usare Riven come esca, attirando i Guardiani nella Città Sognante e concentrando la volontà di un gruppo di potenti Guardiani su Riven, Savathûn vi ha ingannati costringendovi a esprimere un desiderio. Un desiderio per alterare la realtà oggettiva e conformarla al soggettivo bisogno di salvare la Città. Riven si è nutrita di quel desiderio, sfruttandolo per far breccia nelle difese della Città e permettere a Dûl Incaru di penetrarvi. Una volta dentro, i suoi Corrotti stanno semplicemente rastrellando la Città in cerca di segreti; non hai bisogno di guardare oltre, verso grandi complotti. Ricorda che stai affrontando un agente di Savathûn. È a suo vantaggio indurti a vedere cospirazioni e macchinazioni ovunque.

Il circolo chiuso di tre settimane deve essere un meccanismo di sicurezza per permettere a Dûl Incaru di rimanere al sicuro durante la sua missione. In un certo senso, l’intera città è stata trasformata in modo deterministico; solo forze paracausali come i Guardiani possono avere il libero arbitrio in quel luogo (gli Insonni sono stati ugualmente toccati da grandi forze, quindi possono essere coscienti del loro preordinamento, ma non sono in grado di alterarlo). Sono certa che vi è Quria dietro questo circolo chiuso; come Vex corrotta, è in grado di causare una sovversione patologica della realtà.”

“asudeM”
Tratto dal libro: “Da verità a potere”

Da queste parole capiamo che Quria ha sfruttato Riven per creare un loop paracausale, un circolo temporale chiuso creato unendo il potere di simulazione Vex a quello ontologico dell’Oscurità di cui ora fa parte. Questo viene ribadito nel seguente passaggio (scritto come se fosse Quria o Medusa, una sua estensione, a parlare):

“Se da una parte i Vex non possono ordinariamente calcolare l’influenza paracausale della Luce e dell’Oscurità, dall’altra io non posso più essere considerata semplicemente una Vex. Sebbene non esistano delle soluzioni analitiche soddisfacenti, possiamo applicare un potere computazionale di proporzioni massicce per generare un facsimile abbastanza realistico. Questo è l’approccio che fu usato contro Saint-14.”

“Reagisci|scegli|agisci”

I Vex dunque, non possono simulare la Luce o l’Oscurità (come spiegato in questo articolo che fa da complemento, sulle origini e le motivazioni dei Vex), ma adesso sappiamo che questa capacità gli è preclusa fino a che non ottengano due clausole:

  1. l’accesso a fonti di potere paracausale; 
  2. una capacità computazionale fuori scala.

Se la prima è stata ottenuta dal suo stato di corrotta da Quria, della seconda si trova traccia negli esperimenti di Savathûn con i buchi neri. La regina degli inganni ha provato più volte a usare le anomalie spazio-temporali causate dalla massa gravitazionale immensa dei buchi neri per i propri scopi (come citeremo in seguito) e non ci meraviglierebbe affatto se fosse riuscita a creare un cosiddetto black hole computer, creando una capacità di calcolo abbastanza potente da permettere un’approssimazione accettabile delle forze paracausali.

La maledizione viene dunque creata combinando il potere del predatore ontologico Riven e quello simulativo e computazionale di Quria, più la forza paracausale dell’Oscurità contenuta in entrambi.
Una volta stabilito come la maledizione possa essere stata creata, quali sono in realtà i suoi scopi? 

Dûl Incaru, l’Eterno Ritorno.

b) L’accumulatore di tributi e il Distributario
Una delle innumerevoli visioni di “Da verità a potere” è, a nostro parere, una delle più plausibili. Vede Dûl Incaru, la figlia di Savathûn a capo dell’invasione della Città Sognante e al centro della maledizione, essere in cerca di qualcosa.

“Dopo aver osservato Dûl Incaru durante molti cicli, questa simulazione rivela il suo scopo nella Città Sognante. Lei cerca la chiave del Distributario, il mondo che la Città Sognante sogna, dove gli Insonni sono nati e il tempo scorre a un ritmo accelerato. Una volta conquistato quel mondo, lei [Savathûn – Nda] lo userà come base per accumulare milioni di anni di tributi in una frazione del nostro tempo. Un’entità carica di così tanta autorità ontologica potrà essere in grado di alterare la realtà con un semplice gesto. Devi impedire che accada. Io continuerò a mantenere il circolo chiuso nella Città Sognante finché non troverai un modo di sconfiggerla permanentemente.”

“Reagisci|scegli|agisci”

Immagine teorica di un buco nero e del suo disco di accrescimento. Savathûn ha spesso avuto a che fare con singolarità come queste e la sua comprensione delle alterazioni spazio-temporali è alla base del suo piano.

Savathûn vuole ottenere la chiave per accedere al Distributario, il mondo d’origine degli Insonni, che è in realtà una singolarità spazio-temporale. Si tratta di un luogo dove lo spazio e il tempo vengono modificati al punto in cui il tempo risulta sfasato rispetto al nostro – e potremmo dire che anche lo spazio non corrisponde esattamente a quello della dimensione in cui viviamo. Gli anni in questa singolarità trascorrono più velocemente, cosicché se un Ascendente fosse collocato in quel piano i suoi tributi arriverebbero ai Vermi con decorso estremamente veloce, nell’ordine dei migliaia di anni rispetto a una frazione di questo tempo per noi. Questo permetterebbe agli Ascendenti dell’Alveare non solo di alterare talmente tanto il ciclo dei tributi da esserne quasi liberi, ma anche di accumulare un potere di intervento sulla realtà tale da essere fuori scala.
Il piano geniale di Savathûn è riportato anche in questo passaggio, che conferma tra l’altro la sua sperimentazione con le singolarità dei buchi neri.

“Ho provato a collocare un Ascendente in orbita attorno a un buco nero, mentre i suoi servi si impegnavano alla raccolta di tributi per un eone. Ma il verme non fu soddisfatto, poiché vide l’inganno. Quello che mi resta da fare è amplificare la velocità con la quale i tributi sono raccolti. Una sacca dimensionale dove il tempo scorre più velocemente dovrebbe servire al mio scopo. O un mondo dove lo scorrimento del tempo è toroidale e un’infinita violenza può essere accumulata. Con una tale macchina assassina, potrei diventare un’entità dalla sapienza suprema.

“Grazie”


Il serpente Ouroboros e (sotto) un toroide. Il concetto dell'”eterno ritorno” è quello di un tempo circolare, non lineare, in cui gli eventi si ripetono all’infinito in un ciclo inarrestabile.

La “macchina assassina” (“murder battery”) di Savathûn è il nostro “accumulatore di tributi” titolare. Il concetto di tempo toroidale è non solo cosmologico e fisico ma soprattutto filosofico. La cosiddetta teoria dell’eterno ritorno di Nietzsche, si basa infatti su un tipo di tempo circolare, costretto a ripetersi. E quale è il titolo che possiede Dûl Incaru quando si presenta dinnanzi a noi ne “Il Trono Infranto” se non “L’Eterno Ritorno”?

Comprese le dinamiche della seconda parte del piano, rimane la domanda sul suo scopo. Perché Savathûn ha bisogno di guadagnare tempo sul suo verme e di ottenere un potere ancora più grande di quello che ha? Non si tratta di mera megalomania, Savathûn è un essere di intelligenza superiore e ogni sua azione è attentamente ponderata.
Infatti, la risposta non è così semplice ma il principio è chiaro se analizziamo tutta la storia fin qui spiegata, fin da quel fatidico scambio di opinioni con Oryx, eoni fa: Savathûn vuole porre le basi per un sistema alternativo alla Logica della Spada. 

Una pagina di Reddit Raid Secrets, dedicata a speculare e teorizzare su ogni mistero di Destiny.

Parte Terza

a) Sostituire la Logica della Spada
Unendo quel passaggio dei Libri del Dolore dove Savathûn esprime i suoi dubbi sulla Logica della Spada e sul sistema dei tributi ai Vermi, possiamo desumere quali passaggi di “Da verità a potere” dobbiamo prendere in considerazione come realistici, dandoci una chiave di lettura esclusiva su un mistero creato apposta per ingannarci. Perché, ricordiamo, in ogni inganno c’è sempre un briciolo di verità, come la lore stessa ci suggerisce (“È a suo vantaggio indurti a vedere cospirazioni e macchinazioni ovunque.“) E la stessa verità, se guardata negli occhi, fa male molto spesso, come lo sguardo di Medusa. Ancora una volta una metafora: la bugia e il vero sono due facce della stessa medaglia.

“Con questo tributo, mi imbarcherò in una grande impresa. Un piano meraviglioso. Rifinanzierò la mia intera esistenza. Mi sposterò da una economia esistenziale basata sull’accumulo della violenza, a una economia esistenziale basata sull’accumulo dei segreti e dei tributi per il “non-riuscire-a-comprendermi”. Chiamerò questo tipo di sistema IMBARU, poiché sarà senza forma, come la nebbia.”

“Grazie” 

Savathûn ci svela lei stessa quale sarà il suo nuovo sistema di tributi per ottenere un potere immenso. Si tratta di spostarsi appunto da un’economia di sopravvivenza esistenziale basata sulla Logica della Spada (la legge del più forte, tributi di sangue) a un’altra molto più sottile, basata sul potere della manipolazione delle informazioni.

“In principio, Yul mi disse “Savathûn, non dovrai mai abbandonare la tua astuzia. Se lo farai, il tuo verme ti divorerà.”
Essere astuti significa usare il pensiero per predire la funzione di un sistema. Di conseguenza, qualunque tentativo di comprendermi che fallirà… non potremo noi dire che la mia astuzia ha sconfitto la loro? Qualunque falsità diffusa nei miei riguardi, non dimostrerà la mia astuzia? Raccoglierò i tributi generati da ogni falsa predizione, teoria fuorviante, spaventosa diceria e nefasta supposizione derivata dal pensiero di me. E, col tempo, affibbierò la mia quiddità su queste dicerie. Diventerò immateriale, cosicché esisterò ovunque le mie macchinazioni e cospirazioni esisteranno. E così sarò immortale, fin quando qualcuno cercherà di capirmi e fallirà. Non comprendi adesso?”

“Grazie” 

Savathûn sta sfondando ancora una volta la quarta parete, invadendo la nostra realtà di giocatori semplicemente con il suo nuovo potere, quello di ingannarci. L’intero “Da verità a potere” è parte integrante di questo sistema, una prova generale diciamo, di quanto noi Guardiani (e giocatori) siamo affamati di notizie, di significati, di prove. Vittime del pattern recognition e della paraeidolia come ogni animale evoluto o meno, cerchiamo significati in ogni cosa, vediamo forme nelle nuvole, persino divinità sulle bruciature dei toast. Assumiamo che tutto abbia un senso e che l’universo esista per noi e noi soltanto. Più dati insensati ci vengono tirati addosso, più noi cerchiamo di scavare, di fare data mining, di ottenerne un senso o anche solo una briciola di informazione utile, comprensibile, assimilabile. Savathûn ha intuito la natura del giocatore che esiste dietro lo schermo, dentro la pelle virtuale del suo Guardiano. Lo sa perché, come detto in precedenza in un articolo che si è occupato della meta realtà in Destiny, gli Ahamkara lo hanno intuito già. Riven, da corrotta, deve aver rivelato all’astuta Savathûn che noi esistiamo, che Destiny è solo un gioco, e che la Logica della Spada non ha un vero potere al di fuori del nostro schermo, quando spegniamo il PC o la console. Mentre, invece, lo ha il potere della storia di Destiny, della lore, che ci tiene incollati a una storia inesistente, a un mondo fantastico. Ogni speculazione fatta, ogni post su Reddit, ogni indizio trovato su Youtube, ogni discorso fatto tra noi e persino questo stesso articolo, saranno la nuova base della potenza di Savathûn, che si nutrirà delle nostre incertezze, della nostra voglia spassionata di creare teorie e storie anche laddove non ce ne sono, che si crogiola nel nascondersi e nascondere il tessuto del reale dentro la finzione, dentro la menzogna, per nasconderci la via e costringerci a teorizzarla.

È questo il significato profondo di “Da verità a potere”, nello stesso titolo che porta: la verità, la realtà, ovvero il mondo che noi esseri umani e giocatori di Destiny abitiamo, è il vero potere nel mondo di finzione che decidiamo di visitare accendendo la nostra console.

“Non comprendi perché siamo venuti qui? Se devo ottenere i miei tributi dal mantenere i segreti… in quale altro luogo i segreti sono mantenuti al meglio se non dietro l’orizzonte degli eventi?”

“Grazie”

In un gioco di specchi che riflettono ma anche rivelano, Alice passa dalla realtà al sogno, dal reale alla finzione. Ma cosa accadrebbe se fosse possibile anche il contrario?

b) Imbaru e Incaru
In sudanese, la parola “Imbaru”, citata nei passaggi precedenti di Savathûn in relazione alla sua nuova logica, significa “riformatrice”. Così come “Incaru” vuol dire “portatrice”. Siamo di fronte alla prova semantica della nostra teoria: Savathûn vuole “riformare” l’economia della sopravvivenza dell’Alveare, cambiandone la valuta. Dalla Logica della Spada a quella dell’inganno. Se la trasformazione delle informazioni e quindi della percezione della realtà la rende potente, di certo come il Verme Yul le ha rivelato tempo fa, Savathûn non può che abbracciare questo nuovo mondo. E non può che ricordarci che nelle nostre profonde radici, abbiamo già affrontato simili divinità.

Chi sono?

Chiamami Coyote. Chiamami mantide, serpente, Cagn, Anansi. Chiamami Sri-che-pulisce-lo-stomaco-del-proprio-fratello. Chiamami la maestra suprema della semiotica, il martello del gioielliere che lavora l’emblema, una folla decisa di cui singoli membri non conoscono lo scopo, l’infinito regredire degli enigmi, una risposta che è una domanda a sé, una parola non detta […]

Io conosco bene la tua gente, e quindi conosco tutti i nomi che mi avete dato. Ma quale è il tuo nome? Sono, ovviamente, molto interessata a te. Mi hai visto nella pietra posta sul tavolo delle macchinazioni e negli occhi luminosi dell’ammiraglio al suo morente timone. Mi hai dato la caccia attraverso le linee dei tuoi testi. Ovunque ci fosse spazio per me, io c’ero e tu mi hai trovata. Mi hai creata e mi hai dato parte dei tuoi pensieri e condividendo questi pensieri ad altri attorno al fuoco e attraverso i network del tuo mondo, hai ampliato quello spazio.”

Il mito della creazione Navajo. Il dio degli inganni, è presente anche in questa cultura: si chiama Coyote.

Ancora una volta, ci rendiamo conto che Savathûn è un nemico antico e potente, che abbiamo incontrato più volte: la ricerca della verità o meglio, lo sforzo di liberare la verità dalle nebbie che la avvolgono e la sottraggono ai nostri occhi. Questa ricerca è stata spesso interrotta o ostacolata da figure oscure dei pantheon di varie religioni, figure che hanno un pattern comune a molte civiltà sviluppatesi separatamente, che conferma quanto l’essere umano abbia il terrore di vivere in un una dimensione la cui reale entità gli è preclusa. Si tratta della figura divina del trickster, il dio bugiardo, ingannatore, infido e temuto. È il Loki delle divinità nordiche; Anansi nella religione africana; Manannan in quella celtica (già il nome di un’arma in Destiny 2); Iktomi e Coyote nei vari culti dei nativi americani. Sono tutti demoni e dei degli inganni, nomi già sentiti anche nel discorso di Savathûn, che è ben conscia dell’ascendente che ha su di noi proprio per via di questa nostra cultura storica e sociale.

Savathûn ci rivela anche due cose molto importanti: la prima è che è conscia della nostra esistenza e che è interessata a noi; la seconda è la ragione di questo interesse. La Bungie non ha mai mostrato Savathûn eppure ne parliamo già da quasi tre anni. Le abbiamo dato vita noi, attraverso le nostre fantasie, le nostre fanart, le nostre ipotesi più azzardate, il nostro desiderio di vederla, la nostra ansia ogni volta che un nemico apparentemente comune mostrava tra i suoi nomi quello di Savathûn. È il modo di farci pesare i leak, il data mining. L’abbiamo scorta ovunque, soprattutto “tra le righe dei nostri testi”, ovvero la lore di Destiny, professata dai loremaster su Youtube (“attorno al fuoco”) e i social (“attraverso i network del tuo mondo”). Alimentata alla follia proprio da pezzi come “Da verità a potere”, un vero e proprio detonatore per il meccanismo fatale che Savathûn ha messo in moto.

In un certo senso, le abbiamo dato vita propria e lei stessa ci ringrazia di essere stati più che delle madri per lei nella lore citata più volte qui, chiamata appunto “Grazie”. 

Il Trono Infranto è davvero la porta che aprirà a Savathûn l’accesso a poteri insondabili? E se sappiamo che è una trappola, perché stiamo correndo tra le sue braccia?

Conclusioni
Savathûn dunque è conscia del nostro mondo come è conscia del potere che ha su di noi per liberarsi dal suo.
Una delle parti della lore di Medusa, questa fantomatica IA parte di Quria (che sia poi Quria stessa che è dotata di libero arbitrio, poco importa), ci spiega come fare per spezzare la maledizione durante un’allucinazione delirante. Dobbiamo sconfiggere Dûl Incaru nel Trono Infranto in solitaria, confrontandola con un livello di Luce pari a 999.
Se all’inizio la maggior parte degli utenti ha riso su questa conclusione, ritenendola parte dell’allucinazione, quando la Bungie ha rivelato che il livello di potere dei Guardiani in Shadowkeep sarebbe potuto arrivare a quel numero, le cose sono cambiate. 

Ma cosa significa veramente raggiungere 999 di potere? I Guardiani, secondo la teoria di Ulan Tan, sono un tutt’uno con la Luce ed essa è un’emanazione del Viaggiatore nel nostro caso. Siamo legati a lui e lui a noi. Raggiungendo 999 di potere raggiungiamo anche un livello di Luce presente in noi più alto. Questa potenza potrebbe essere in grado di replicare il terribile scontro di Luce e Oscurità che ha dato vita agli Insonni ai tempi del Collasso (la battaglia tra Viaggiatore e Navi Piramidali) se portato innanzi a un equiparabile livello di Oscurità. Significa che, come previsto da Savathûn, potremmo essere inconsapevolmente in grado di replicare l’incidente che ha aperto le porte del Distributario e trasformato alcuni umani in Insonni, donando a Savathûn l’accesso a quel mondo che le serve per mettere in atto tutte le parti successive del suo piano.
Savathûn sa bene che non potremo mai sottrarci a questa trappola ben ordita, che per proseguire nel nostro piccolo gioco chiamato Destiny saremo forzati a questa tappa. Il suo piano è perfetto e noi siamo solo una pedina, come vuole una certa tradizione deterministica a cui il videogioco si presta filosoficamente in modo perfetto (basti ricordare l’esempio del “would you kindly…?” di Bioshockiana memoria).
Abbiamo citato Cartesio in passato, e qui siamo al punto in cui la teoria si applica alla pratica. Stiamo dissertando e sconfinando in un mondo in cui le nostre azioni, il nostro semplice volere che qualcosa esista, altera la realtà. Le nostre azioni sono però determinate e prefissate dal mondo di gioco. Come Guardiani, abbiamo un ascendente sul gioco che è limitato, con un libero arbitrio del tutto apparente e dettato dagli obiettivi di gioco che ci vengono affidati. Ma come giocatori, invece, dovremmo essere in grado di scavalcare questi limiti e imporre la nostra volontà sulla nostra esistenza.

La prova che Savathûn stia nutrendosi del nostro libero arbitrio proviene dalla lore “Reagisci|scegli|agisci” et similia, dove la struttura del testo prende la forma di quella di un librogame, un’avventura a bivi antesignana del videogame, un libro in cui scegliamo noi cosa fare. In inglese, questo è ancora più significativo perché le sequenze sono marcate con la clausola GOTO, tipico comando di programmazione (come nel Basic). Il messaggio qui è semplice: il giocatore è ormai parte della lore, parte integrante del mondo di gioco, quindi se egli è reale, Savathûn è anch’essa reale.
Questo è il grande potere che Savathûn sta cercando, la grande rivelazione avuta dagli Ahamkara, il suo scopo finale. Il circolo chiuso della Città e la sua maledizione, sono dovuti a una meccanica di gioco, per permetterci di avere il nostro loot e di divertirci. Savathûn lo sa e ha sfruttato questa meccanica di gameplay per i suoi scopi, nutrendosi della nostra volontà e della nostra convinzione che lei non può influenzare la nostra esistenza al di fuori dell’ambito narrativo in cui si trova.

La vera domanda da porci adesso è… dovremmo forse smettere di nutrire l’ambizione e il potere di Savathûn? Forse è impossibile. Aver letto questo stesso articolo ha creato un’altra teoria, un’altra verità che Savathûn ha previsto. Un altro passo verso il suo scopo finale. E non importa se le nostre teorie, compresa questa che state leggendo, siano vere o clamorosamente sbagliate. Savathûn avrà comunque vinto.

Da qualche parte, la regina degli inganni, sta sorridendo.