A cura di Gabriele Cuscino e Lorenzo Domenis.

Continua il nostro viaggio alla scoperta delle macchine misteriose di Destiny 1 e 2, percorrendo terreni non battuti, proponendo nuove teorie. In questa seconda e per adesso ultima parte, affronteremo i dubbi forse tra i più noti della saga.


Gli Araldi si manifestano in prima linea, davanti allo schieramento della flotta della Regina durante la Battaglia di Saturno. In questa immagine possiamo notare la superficie della loro struttura, costellata da fori luminosi, mentre intorno il bagliore blu tipico della loro emissione d’energia brucia come la luce di una stella.

Gli Araldi
Fin dalla loro prima apparizione, durante la cutscene introduttiva di The Taken King, gli Araldi hanno da sempre affascinato l’utenza di Destiny.
Armi potentissime, dispositivi viventi con una coscienza e misteriosamente legati alle Tecnidi e alla Regina… ma cosa sono veramente?

“Così la Regina li chiamò, come solo lei può fare […] Dietro la nave della Regina, gli Araldi si risvegliarono.”
Grimorio, Frammento di Spettro, “I Caduti 4”

Un’immagine reale di Ceres, dalla NASA.

“I suoi Araldi squarciarono Ceres, distruggendo l’asteroide e uccidendo Virixas, il Kell dei Lupi e con esso più della metà del suo casato. I Lupi rimanenti si dispersero, rintanandosi nelle profondità della Cintura, in cerca di rifugio.”
Grimorio, “RICERCATO: Skolas, il Kell dei Kell”.

L’alba della Battaglia della Breccia del Crepuscolo era vicina. I Caduti, guidati dal Casato dei Re, erano in procinto di piombare sull’Ultima Città in un violento, disperato ultimo atto di guerra per concentrare le loro forze al recupero del Viaggiatore, la Grande Macchina come loro la conobbero. Con i casati riuniti, l’umanità aveva ben poche chance di sopravvivenza e poteva solo sperare in un miracolo.
Mara Sov e gli Insonni, furono ben più di un miracolo. Decisa a sferrare un colpo decisivo alla presenza dei Caduti nel settore, una spina nel fianco di tutti, Mara si pose come obiettivo non solo aiutare la Città ma anche mettere in ginocchio il Casato che più di tutti rappresentava un pericolo mortale, sotto alla quale opera di convinzione i solitamente divisi Caduti si erano riuniti: il Casato dei Lupi.
Raggiunto Ceres, l’asteroide dove si stavano radunando le forze dei Lupi, Mara decise di usare la sua arma più potente, per instillare la paura in tutto il sistema solare, per far sì che il suo nome fosse pronunciato con terrore da quel momento in poi. Gli Araldi, richiamati dal misterioso potere che li legava a lei, si manifestarono e annichilirono le forze su Ceres, disintegrando il grande asteroide con una violenza inaudita.
Quello fu il momento in cui quest’arma terribile entrò nella storia e nelle leggende.
Sugli Araldi, tuttavia, non sappiamo quasi nulla. Essi non sono dei semplici dispositivi ma creature viventi e probabilmente intelligenti (da qui il termine di “Harbinger Mind”, Menti degli Araldi). La loro origine è sconosciuta e si può assimilare alla descrizione che se ne fa in un passaggio della lore:

Mara e la congrega delle sue Tecnidi, evocano gli Araldi mettendosi in comunicazione diretta con essi. La luce che sprigionano sembra essere dello stesso spettro e intensità di quella emessa dagli Araldi.

“Erano tutte connesse in trance, spiritualmente, nello stile degli Antichi. Proferendo parola avrebbero solo interrotto la connessione con le Menti degli Araldi che venivano custodite in quel luogo – trofei di una guerra senza tempo e armi nelle mani giuste.”
Grimorio, “La Congrega”

Non sappiamo quale sia questa “guerra senza tempo” dal quale gli Araldi provengono, e sicuramente la menzione del tempo potrebbe far venire in mente i Vex, così come l’utilizzo del termine “Mente”. E’ possibile che gli Araldi siano dei costrutti neurologici di qualche tipo, delle reti neurali autonome che esistono come entità incorporee, formate da pura energia. Questa energia è manifestata attraverso una luce accecante, globulare. Le impressioni di Petra mentre atterra sulla Riva Contorta, ci danno da pensare sulle loro origini:

“Giunge all’Approdo dei Ladri da un angolo estremo, tagliando poi velocemente e radente sulle rovine sferzate e i rottami della Riva. L’aria è appesantita dalle polveri e dai detriti rilucenti dell’evanescente materia degli Araldi. È impossibile vedere oltre un click di distanza.”
“Reggente”, tratto da “Il Libro dei Caduti dell’Atollo”

Le nebbie dell’Atollo, probabilmente gas interplanetari, potrebbero essere la culla della nascita degli Araldi o, comunque, essere collegate alla loro origine in qualche modo.

I sette Araldi usati contro Oryx sembra abbiano rilasciato una nube gassosa di qualche tipo dunque, attorno a Saturno e in tutta la Riva e quindi anche l’Atollo. Potrebbe essere quell’intenso strato di nebbia violacea che caratteristicamente permea la zona. Essendo questa nebbia già presente in passato nell’Atollo, non è del tutto da escludere che gli Araldi si possano essere formati da essa, allo stesso modo forse in cui le stelle si formano da collassi di parti di nubi di gas cosmico che innescano poi una reazione nucleare al loro interno, accendendole. Questa, dunque, potrebbe essere la misteriosa origine degli Araldi, esseri protostellari o dispositivi intelligenti che sfruttano una simile energia nucleare.

L’ingresso alla zona del monastero del Rifugio dell’Araldo, una delle zone più intime e nascoste della Città Sognante.

Un’altra ipotesi è legata al loro nome… essendo gli Antichi citati nel passaggio di cui sopra, in cui le Tecnidi descrivono come legarsi agli Araldi ed essendo il nome di quest’ultimi indicativo del loro compito, è possibile ipotizzare che queste creature siano appunto dei messaggeri mandati dagli Antichi dal loro reame immateriale verso il nostro, per mettersi al servizio degli Insonni. O è possibile che siano stati dei messaggeri mandati dagli Antichi a Mara dopo uno scontro con essi, che appunto sarebbe la “guerra senza tempo” menzionata. La loro abilità di viaggiare attraverso diverse dimensioni, di manifestarsi dal nulla e di interferire con i Reami Ascendenti dell’Alveare (come vedremo in seguito), potrebbero sottolineare questa loro origine dagli Antichi, un popolo che sembra vivere in sovrapposizione con il nostro continuum spazio-temporale.

La parte interna del monastero presente nel Rifugio dell’Araldo.

Come si evince dal brano in cui le Tecnidi si connettono con gli Araldi, queste e Mara sono in grado di comunicare telepaticamente con questi esseri, ma il tale legame va ben oltre un semplice scambio di informazioni. Da un altro passaggio, possiamo infatti capire che le Tecnidi vivono l’assegnazione di un Araldo alle loro cure come un rapporto simbiotico, in cui la creatura si fonde mentalmente con la sua tutrice, dando vita a un’intimità molto profonda, che causa grande emotività nelle altrimenti fredde streghe insonni. Il tale rapporto è coltivato nella Città Sognante, in vari luoghi indicati da Shuro Chi durante le missioni di pattuglia, dove il Guardiano viene guidato alla loro scoperta. Tra le tante zone, il “Rifugio dell’Araldo” (al singolare perché, ricordiamo, un singolo Araldo è rimasto ancora in vita a tutt’oggi) e il Pilastro dell’Evocazione sembrano essere quelle più fondamentali.

Uno dei Pilastri dell’Evocazione, sulla Città Sognante. Davanti a questi obelischi, le Tecnidi evocavano gli Araldi e si mettevano in comunicazione con essi.

Ero solita venire qui e sedermi su questa seduta assieme a Nascia. Eravamo entrate nella Congrega assieme. Lei fu legata al suo Araldo prima che lo fossi io – ero gelosa, anche se non me ne rendevo conto, poiché fummo addestrate a non provare questo sentimento. Non tutte le lezioni vengono imparate allo stesso modo.”
Trascritto da una pattuglia della Tecnide Shuro Chi, “Pellegrinaggio ai Giardini di Esilia: la panchina nel giardino.”

“Questo era un luogo di invocazione, un tempo. Qui richiamavano gli Araldi per parlare con loro, per persuaderli, per ascoltare i loro sussurri – strani canti in un linguaggio che tutte noi pensavamo di dover conoscere.”
Trascritto da una pattuglia della Tecnide Shuro Chi, “Pellegrinaggio alla Spina di Keres: Pilastro dell’Evocazione.”

Esiste dunque un rituale ben preciso con cui le Tecnidi vengono assegnate a un Araldo, creando di fatto una simbiosi mentale che permette alle prime di controllarli in battaglia. Gli Araldi vengono infine evocati, possibilmente da un piano dimensionale o spaziale diverso. Essi rispondono ai comandi mentali delle Tecnidi e di Mara e comunicano con un sistema di canti e suoni, come farebbero alcuni cetacei sulla Terra. Anche da questi dialoghi di Shuro Chi, possiamo comprendere quanto il legame tra gli Araldi e le Tecnidi fosse profondo, molto intimo.

“Qui, un tempo, invocavamo gli Araldi. È un peccato che tu non possa vederli com’erano allora… senza tempo ed età, menti immacolate, disconnesse da ogni status quo, sfreccianti nelle nebbie come aquiloni al vento.
Erano meravigliosi.
Trascritto da una pattuglia della Tecnide Shuro Chi, “Pellegrinaggio alla Spina di Keres: Pilastro dell’Invocazione.”

Shuro Chi parla di loro come se fossero delle meraviglie della natura, strumenti e viventi allo stesso tempo, depositari di grande conoscenza e, in qualche modo, in grado di completare spiritualmente chi si apprestava ad ascoltarli o solamente a essere alla loro presenza.

I sette Araldi schierati durante la Battaglia di Saturno mentre caricano la flotta dell’Alveare in perfetta formazione.

Ma gli Araldi erano anche delle micidiali armi.
L’energia sprigionata in un loro attacco è tale che possono squarciare facilmente un asteroide delle dimensioni di Ceres, che è considerato un pianeta nano (diametro di 942 km circa) e rappresentando di fatto un’arma di distruzione su scala massiccia. Dagli effetti visibili nella cutscene di The Taken King, è possibile che il loro potere si basi su onde d’urto gravitazionali, probabilmente generate tramite un forte campo gravitazionale dovuto alla loro massa.
Le Tecnidi hanno spesso usato il terrore dell’arma più che l’arma in sé, un po’ come nella Guerra Fredda si usava il sistema del deterrente con gli ICMB. In un caso, hanno usato una illusione mentale generata per far credere al Casato dei Lupi di essere attaccati dagli Araldi per gettare il caos totale tra le loro file e farli fuggire terrorizzato che il disastro di Ceres potesse ripetersi.

“Ho invocato il mio primo Araldo stando proprio qui, dove ti trovi tu ora. Era mio e soltanto mio. L’ho mandato a morire quando abbiamo attaccato l’Astrocorazzata. Un essere di incommensurabile età e potere… distrutto in un istante da quella bestia.”
Trascritto da una pattuglia della Tecnide Shuro Chi, “Pellegrinaggio alla Spina di Keres: Pilastro dell’Invocazione.”

La potenza d’attacco degli Araldi è mostrata al momento dell’impatto con gli incrociatori dell’Alveare, che ne vengono falciati.

La fine della maggior parte degli Araldi è avvenuta durante la Battaglia di Saturno, contro Oryx. La Regina Mara Sov e le sue Tecnidi, schierano in campo sette Araldi, puntandoli contro l’Astrocorazzata di Oryx. Sulla loro traiettoria lasciano una scia di morte e distruzione, falciando qualsiasi vascello incrociato, senza nessun timore per la stazza. Quello che inizialmente sembrava un insuccesso, è stato svelato essere parte di un grande piano in Forsaken, in cui gli Araldi hanno ricoperto un ruolo fondamentale. Invece di impattare sulla superficie dell’Astrocorazzata a livello distruttivo, gli Araldi sono penetrati nello scafo usando la loro capacità di attraversare le dimensioni.

“Adesso lei danza giù per il filo della lama e oltrepassa il confine, dentro il suo Mondo del Trono. Gli Araldi le hanno concesso la porta, e così lei ne varca la soglia. Ella adesso è morta, consumata da Oryx. Ella è morta per sua volontà, nel suo Reame Ascendente. Non v’era alcun modo per entrarvi, se non l’unico e solo.”
“Tirannicidio V”, tratto da “Il Libro degli Insonni dell’Atollo”

Gli Araldi entrano in contatto con la fusoliera dell’Astrocorazzata, apparententemente sconfitti dalla sua corazza. In realtà, essi penetrano come stabilito, mostrando un altro dei loro incredibili poteri.

Così, gli Araldi mostrano un altro loro grande potere: la capacità di bruciare la loro energia per viaggiare tra una dimensione e l’altra. Non sappiamo per certo quale sia stato il loro destino, ma quei sette Araldi sono stati probabilmente consumati fino alla morte per permettere a Mara di accedere al Mondo del Trono di Oryx.
Mara ha lasciato indietro un ottavo Araldo, probabilmente quello assegnato a lei e il più sapiente e potente, la cui attuale locazione è sconosciuta a tutti, persino alle Tecnidi. Shuro Chi assume che questo sia stato un saggio espediente per impedire che, nel caso fossero corrotte da Oryx, la sua posizione fosse rivelata. Una misura di sicurezza che ha subito mostrato il suo valore, visto il destino delle Tecnidi.

La cutscene iniziale di The Taken King, che mostra la Battaglia di Saturno, dove a lungo gli Araldi sono stati ritenuti inefficaci, se non addirittura inutili. Con il senno di poi, si può rivalutare il loro intero ruolo come fondamentale e, sulla lunga distanza, il loro potere impressionante. Qui, gli Araldi fanno anche la loro prima e finora ultima apparizione visiva.

In qualunque modo li si voglia interpretare o vedere, gli Araldi sono una delle entità o dei dispositivi più interessanti del mondo di Destiny, i cui misteri sono ancora ben lungi da essere svelati. Possiamo solo sperare che, in un futuro prossimo, verremo a contatto con l’ultimo Araldo rimasto in vita, per saperne di più.


La catapulta gravitazionale sulla nave del Ramingo. Chi vi accede dalla piattaforma viene lanciato dritto dentro lo sferoide che la nave rimorchia.

Cocytus, i portali dei Nove e il Relitto
“Non so in che altro modo definirla. Non so per quale motivo sia stata costruita. Ci sono queste… cose… come fossero delle serrature. I cercapiste dicono che si estendono per migliaia di chilometri. Quelli che sono andati dentro hanno trovato… beh, alcuni di loro urlano ancora qualcosa sull'”occhio”. Le altre storie che ho sentito sono ancora più terribili.”
Grimorio, “Frammento di Spettro: Orbita Morta”

Esiste una stazione spaziale, un tempo orbitante attorno a Ceres prima che fosse distrutta, denominata dall’Orbita Morta come “A-113”. Fu scoperta dalla loro famosa flotta, che pattuglia il sistema solare alla ricerca di qualcosa di riutilizzabile per la causa. Un Arach era a capo di quella spedizione, sul vascello Sophia, che fu danneggiato da uno scontro con una pattuglia di guardia degli Insonni. L’equipaggio fu così costretto ad atterrare sulla stazione, che identificarono subito come appartenente all’Età dell’Oro.
Dentro, un misterioso dispositivo portale che, una volta esplorato, ha gravemente danneggiato la mente di chi vi è entrato. L’Arach, in fin di vita, mugugna di orrori mai visti e affida il suo ultimo messaggio a uno Spettro morente trovato proprio sulla Stazione: cancellate dalle mappe l’A-113.

La zona dei relitti denominata Cassini, è una fascia attorno Saturno, dove numerosi relitti dell’Età dell’Oro orbitano senza vita. Possiamo ipotizzare che la stazione spaziale denominata “A-113” si mostri in uno spettacolo simile.

Con l’arrivo di una corposa lore sui Nove in Destiny 2, questo mistero che esiste fin dal primo gioco è stato risolto: la stazione ospita un portale il cui controllo è stato un tempo dell’umanità ma che poi è caduto nella mani delle legioni di Crota. Il portale è una fessura spaziotemporale chiamata Cocytus, dal famoso nome del fiume infernale della geografia dell’Ade greca. Attorno a questo fenomeno, le cui origini artificiali o naturali sono sconosciute, fu costruita la stazione dell’Età dell’Oro. Nel periodo in cui Crota aveva invaso il sistema solare, il portale fu deviato verso le dimensioni infernali dell’Alveare, che si presuppone siano state all’origine della tragedia raccontataci dall’Arach. Quando Crota fu sconfitto dai Guardiani, il suo potere abbandonò il sistema solare e con esso il controllo di Cocytus.
Gli Insonni non sono gli unici che tengono sotto sorveglianza questa stazione: assieme a loro, gli Occulti, che redigono regolari rapporti sulla sua stabilità d’orbita dopo la distruzione di Ceres da parte degli Araldi, sulla sua attività e sui suoi vis

Una delle navi della flotta dell’Orbita Morta.

In uno di questi rapporti, abbiamo un primo indizio di cosa stia avvenendo dall’altra parte di questo portale assolutamente misterioso. Sembra che, in tempi recenti, il portale sia entrato in attività, facendo giungere dall’altra parte dei composti chimico-organici di varia fattura. Nei vari tentativi, i composti assumevano sempre di più una forma simile a quella di una creatura vivente, partendo da basi estremamente semplici, fino a sistemi sempre più complessi.

“Alle 524:03:11 un organismo vivente ha fatto la sua comparsa. La morte è stata immediata. La dissezione in remoto rileva un corpo sferico, raggio approssimativamente di un metro, ricoperto di spesse placche di idrocarburi. Profondi spazi  simili a delle gole, convergono in una cavità che sembra dovesse coprire il ruolo dei polmoni e dello stomaco. Il corpo mostra tessuti con cellule di tipo vegetale connessi senza soluzione di continuità, in grado di creare spasmi atti a pompare aria o fluidi dentro e fuori le gole. Senza enzimi catalizzanti per il metabolismo o strutture interne per l’eliminazione dei rifiuti, l’organismo non poteva sopravvivere. La morte cellulare è avvenuta quasi istantaneamente su tutta la sua massa. Apparentemente, nessun sistema di riparazione dei tessuti o di riproduzione è stato previsto.”
“Cocytus”, dal libro “Intelligence rubata”.

Uno degli ultimi tentativi riesce persino a muoversi, ma tutti muoiono dopo pochi istanti. Infine, il portale entra in uno stato di inattività, emettendo solamente molecole di proteine sperimentali, che l’agente si preoccupa di farci notare essere molto simili a quelle rilevate dentro la Bocca dell’Inferno, sulla Luna, da sonde automatiche.
Una prima idea sarebbe quella di associare nuovamente l’intera situazione all’Alveare. Forse, Crota ha lasciato il controllo del portale a un altro Alveare Ascendente… ma è la storia della Criptarca Lavinia che getta luce sulla situazione.
Lavinia è ossessionata dall’identità dei Nove e, guidata dalle tracce di materia oscura, giunge su Cocytus sfidando le autorità della Regina.

“I Nove si trovano dall’altra parte di questo portale. Ne è sicura. Li ha trovati.”
“Il portale”, da “Il Libro della Polvere”.

Tallonata dalle forze degli Insonni, Lavinia salta dentro il portale.

“Lavinia fissa il portale che si apre davanti ai suoi occhi. Oltre a esso si trova un regno di assoluta tenebra e dissoluzione, un posto dove nulla esiste al di fuori delle più aliene tra le forme di vita. Giungere in quel reame significherebbe procurarsi la morte. Sarebbe morta come tutte quelle creature deformi giunte dall’altra parte.
Ma cosa si lascerebbe alle spalle? Il fallimento? La resa? La vergogna? Una condanna a vita e una fredda cella?
“Lavinia la Fortunata”, dice, mentre balza attraverso il buio”
“Il portale”, da “Il Libro della Polvere”.

Raggiunge, dall’altra parte, una scena familiare: un focolare, una vecchia signora chiamata Strega seduta con una tazza di tè creata da ossa, che le dà il benvenuto, rivelandosi colei che l’aveva dichiarata “la Fortunata” alla nascita.

Dûl Incaru, che attende in cima alla torre della versione corrotta di Eleusine, il Mondo del Trono di Mara Sov.

Mettendo insieme i nebulosi dettagli della storia di Cocytus, possiamo desumere che nell’Età dell’Oro sia stato costruito questo dispositivo per sfruttare un fenomeno spaziale già esistente. Dopo il Collasso, per molto tempo è rimasto inattivo e dunque con l’arrivo di Crota ai tempi forse di Rezyl Azzir, il portale sia divenuto parte del network dei Reami Ascendenti dell’Alveare. I Nove ne hanno ottenuto il controllo dopo la dipartita di Crota, e hanno forzato questo strumento per i loro esperimenti, trasmutando la materia oscura in materia biologica, nel tentativo di dare una forma fisica e vivente alla loro astratta entità incorporea. Questi esperimenti hanno portato alle varie creature viventi documentate dall’agente degli Occulti ma il loro fallimento pedissequo potrebbe aver portato i Nove ad abbandonare questo ennesimo tentativo di dare corpo alla loro incorporeità.

Quello che succede dopo non è chiarissimo ma sembra che, nel momento in cui i Nove abbandonano Cocytus, un’altra entità sopraggiunge e ne prende il controllo, dirottandolo verso i propri reami. Quell’entità è la Strega che Lavinia raggiunge dopo aver saltato dentro il portale. Da alcuni dettagli (il set da tè fatto di ossa di Ahamkara) sembra emergere che possa essere Dûl Incaru, la figlia di Savathûn – cosa confermata dall’emissione di molecole dell’Alveare nella parte finale del resoconto degli Occulti, a testimonianza di un ennesimo cambiamento della destinazione di Cocytus.
Tenendo conto che l’inquisitrice Aunor lamenta un aumento dell’attività sulla Luna in prossimità della Bocca dell’Inferno e che adesso Cocytus possa essere dirottato proprio lì, è possibile che l’Alveare stia architettando qualcosa usando i vecchi domini di Crota. Difficile dirlo ma probabile, visto che la presenza di Savathûn nel sistema suggerirebbe che, come fu per Crota, abbia messo in comunicazione Cocytus con il network dei Reami Ascendenti.

Lo schema di un wormhole. Lo spazio-tempo, curvo come previsto dalla Teoria della Relatività, può essere collegato in due punti diversi da un tunnel.
La schermata di caricamento di Eternità, la mappa del Crogiolo ambientata nel mondo dei Nove. Le navi dei Guardiani attraversano quello che sembra essere un wormhole.

Ma cosa è veramente Cocytus, alla fine?
Ciò che sappiamo è che sembra essere un tipo di portale basato su una parte meccanica creata per controllare un preesistente fenomeno spaziale che sembra corrispondere a un Ponte di Einstein-Rosen, altrimenti noto come wormhole. Si tratta di un fenomeno topologico ipotetico dello spazio-tempo, già teorizzato all’inizio del secolo scorso: un tunnel spazio-temporale, una ipotetica fessura tra due pieghe dello spazio, che agisce da scorciatoia nello spazio e quindi nel tempo, visto che se le distanze accorciate sono sufficientemente grandi, il tempo ne viene influenzato enormemente. Immaginate di avere un foglio di carta sul quale avete tracciato una posizione A e una B. Per percorrerla nel più breve tempo possibile tracciate una retta. Su un piano bidimensionale alterato è il metodo migliore… ma immaginate di piegare questo foglio fino a far coincidere A e B sullo stesso lato e poi di bucarlo per far sì che questi due punti comunichino attraverso il foglio… adesso avete un wormhole che collega i due punti in modo molto più breve che una retta. Se considerate il foglio come il tessuto spazio-temporale dell’universo, adesso avete capito come funziona un tunnel spaziotemporale.

Il meccanismo creato nell’Età dell’Oro sembra far funzionare Cocytus in modo regolare, in quanto i wormhole sono ipoteticamente considerati degli oggetti molto instabili e imprevedibili. Chiunque detenga il controllo di questi dispositivi, controlla Cocytus.

Sopra: la catapulta gravitazionale del Ramingo. La tecnologia sembra sofisticata, ragion per cui si desume che questo dispositivo sia arrivato assieme al “dono” dei Nove, la sfera rimorchiata dalla nave del Ramingo ed effettivo portale. Del resto, che bisogno avrebbe il Ramingo di una catapulta che scaraventa chi sta nella sua nave nello spazio profondo?
Sotto: varie concept art del misterioso sferoide rimorchiato dal Relitto e della nave stessa. E’ possibile vedere gli strani viticci che lo ancorano al Relitto in una delle immagini.

Dato il collegamento neppure troppo velato tra Orin, i Nove e il Ramingo, possiamo ipotizzare che il portale rimorchiato dalla sua nave, chiamata il Relitto, sia una diretta conseguenza della conoscenza che i Nove hanno acquisito da Cocytus. Essenziale per raggiungere la dimensione dove si trovano i Nove, il portale del Ramingo si attiva solo dietro loro invito ed è raggiungibile solo attraverso una catapulta gravitazionale presente sul retro della nave che lo rimorchia. La catapulta spinge chi a usa fuori dalla nave e all’interno dello sferoide che rimorchia, come visibile in questa sequenza. Data la sua destinazione (Spazio Ignoto), lo sferoide contiene molto probabilmente un tunnel simile a quello attraverso il quale raggiungevamo con la nostra nave proprio lo stesso Spazio Ignoto nelle Prove dei Nove e attualmente nel Crogiolo. Quel tunnel, in effetti, ricorda proprio l’aspetto di un teorico wormhole. I Nove, possiamo ipotizzare, hanno costruito artificialmente entrambi questi wormhole/portali, molto probabilmente grazie alle conoscenze acquisite negli esperimenti di Cocytus.
Lo sferoide rimorchiato dal Relitto è, dunque, solamente un contenitore di materia per arginare i confini del wormhole in un’area circoscritta e questa è una definizione molto importante per noi. Teoricamente, infatti, i wormhole sono stabilizzati attraverso l’utilizzo di materia esotica, che ne confina una delle bocche d’accesso e le permette di essere spostata nello spazio. Si tratta esattamente di quello che sembra accadere con lo sferoide. La sua forma è rocciosa, come se un asteroide o un frammento di pianeta fosse stato usato per confinarvi dentro l’accesso al wormhole, similarmente ai portali visti sulla superficie del pianeta nello Spazio Sconosciuto durante l’accesso per l’Invito dei Nove.
Curiosamente, i viticci che emergono dallo sferoide e il suo generale aspetto fisico, sembrano ricordare le creature tenute sotto vetro nelle capsule della nave del Ramingo – creature che sembrano essere in diretta correlazione con gli alieni delle navi piramidali, provenienti dal gelido pianeta sul quale il Ramingo ha rischiato di morire decenni addietro. La correlazione tra tutti questi elementi è al momento intrigante ma ignota.

John Lasseter, il regista di Toy Story, di fronte alla porta della famosa classe A113, della CALARTS.

Ultime due note, una di colore e l’altra più interessante.

ll nome della stazione spaziale, “A113” è un ben noto riferimento alla classe dove si studia graphic design e character animation del California Institute of Arts (CALARTS). La classe è celeberrima, in quanto molti animatori famosi hanno preso parte alle lezioni ivi svoltesi, inclusi animatori della Pixar, Tim Burton e molti altri. La classe A113 viene citata in una quantità innumerevole di film animati e cartoni, da “Toy Story” a “I Griffin”, nonché nei videogiochi, da “Fallout 4” a, appunto, “Destiny 2”.

Il nome di Lavinia è ispirato a Lavinia Whateley, uno dei personaggi del racconto del maestro H.P. Lovecraft, “L’orrore di Dunwich“, mentre il resto del suo nome, Umr at-Tawil, è invece il nome di una divinità legata agli Antichi sempre di lovecraftiana concezione, tratta dal suo racconto “Attraverso le porte della chiave d’argento“, dove si scopre l’epilogo del Ciclo di Randolph Carter, il celebre personaggio che nelle avventure di Lovecraft ha superato il sottile e quasi invalicabile confine tra le dimensioni, tra la realtà e il sogno. Un riferimento molto appropriato, visto che Lavinia, come Carter, varca la soglia di un portale verso una dimensione oscura, dove dimorano delle creature simili agli dei cosmici di Lovecraft, che confermano l’ispirazione degli scrittori di Destiny per la storia dei Nove.


Il misterioso dispositivo nel Cuore del Giardino Nero.

Il Cuore del Giardino Nero
La campagna di Destiny vanilla non spiccò per né per narrazione né per varietà, tuttavia introdusse alcuni temi di lore che hanno avuto un lungo impatto nella vita del titolo targato Bungie. Tra questi spicca senza ombra di dubbio il Giardino Nero, un luogo misterioso dominato e plasmato dai Vex. Perché ve ne parliamo in questo articolo dedicato alle macchine sconosciute? La risposta è piuttosto semplice: il Giardino Nero è una gigantesca macchina Vex con al centro un ulteriore macchinario alquanto misterioso, il Cuore del Giardino Nero.

Il Cuore del Giardino Nero ha un aspetto significativamente diverso da qualsiasi altra costruzione o struttura Vex mai vista in Destiny. Il Cuore appare infatti fluido e mobile, una sostanza di consistenza quasi oleosa; ciò suggerisce che esso sia strettamente collegato all’Oscurità pura, ma di questo ne riparleremo tra qualche riga.

Una vecchia concept art di pre-produzione del Cuore. Qui vediamo che ha una struttura più organica, imbrigliata dentro un costrutto Vex del tutto simile alle strutture geodesiche presenti dentro il Pyramidion, probabilmente atta a controllarne l’immenso potere. Sembra che l’intenzione di questo artwork sia quella di indicare l’origine degli asfodeli del Giardino: un legame diretto al Cuore, a giudicare dalle radici rosse che si sprigionano da esso e che toccano il Giardino e la sua vegetazione. Un’idea certamente intrigante.

I Vex, e in particolare la Divisione Sol, hanno tentato di comprendere la natura del Cuore del Giardino senza, tuttavia, riuscire a trovare una soluzione, decidendo alla fine di abbandonare qualsiasi forma di pensiero logico, optando per una mera venerazione religiosa. Questo è un comportamento assai anomalo per i Vex, ma ampliando la prospettiva si potrebbe ipotizzare che questa sia la prassi davanti ai principi paracausali, quali Luce o Oscurità. A  tal proposito, possiamo citare il “sacrario” che i Vex hanno costruito in onore del potente guardiano Saint-14, un vero campione della Luce e arcinemico dei Vex, come abbiamo potuto osservare in diverse simulazioni svoltesi nella Foresta Infinita.

“Il Giardino cresce in entrambe le direzioni. Cresce nel futuro, cresce nel passato. I fiori rossi fioriscono per sempre.”
Grimorio, Leggende e Misteri, Giardino Nero.

Un test di animazione in 3D della misteriosa sostanza al centro del Cuore del Giardino Nero, spesso identificata con l’Oscurità stessa. Realizzazione da parte dell’art director di Bungie, Jesse Van Dijk.

Ma torniamo al Cuore, cercando di sondare la sua natura e il collegamento al Giardino stesso. L’aspetto del Cuore può essere accostato a quello di alcune enigmatiche creature avvistate da Cayde-6, creature strettamente connesse all’Oscurità, e dal Ramingo. Il Ramingo e il suo equipaggio, infatti, durante l’esplorazione di una pianeta glaciale si imbatterono in alcuni cristalli contenenti delle creature oleose capaci di sopprimere la Luce, provocando la morte permanente di diversi guardiani. Il Cuore del Giardino è stato in grado di “dare energia” ad alcune antiche menti Vex in stato letargico, come possiamo vedere nella missione finale di Destiny, attraverso l’emissione di una forma di energia. Possiamo quindi supporre che il Cuore sia un qualcosa di oscuro capace di emettere una potente energia, forse esso è la fonte di energia che ha alimentato il Giardino Nero, dove, come suggerisce il nome, cresca della bizzarra vegetazione rossastra, composta in larga parte dai fiori che conosciamo come asfodeli, legati alla reale e mitologica pianta che i Greci allineavano alle potenze sotterranee degli inferi.

Chi alimenta questi fiori? Perché chi si reca nel Giardino parla di stare visioni e allucinazioni, come successe a Uldren? Di solito, nell’universo narrativo di Destiny, le esperienze extra sensoriali sono associate a poteri insondabili, come la Luce, l’Oscurità oppure, come ci è stato mostrato di recente, i poteri dei Nove. Forse l’intero Giardino Nero è stato creato dai Vex del Collettivo Sol per attingere e amplificare i poteri oscuri del Cuore. Ciò potrebbe spiegare perché Oryx tentò di occupare il Giardino Nero per mezzo delle sue armate corrotte, speranzoso di poter ripristinare il potere del Cuore a suo vantaggio.

La corretta traduzione italiana di “Sol Divisive”, il nome della fazione Vex che vive all’interno del Giardino Nero, sarebbe in realtà “Divisivo Sol”, e non “Divisione Sol”. Questa particolare fazione, come possiamo vedere, sembra essere in stand-by in questo luogo da tempo immemore, un altro dei misteri temporali legati ai Vex.

In sintesi, il “macchinario” Giardino Nero appare come un’immensa struttura Vex che aveva il suo fulcro nel potere del Cuore, un potere opposto a quello della Luce, del resto come dice lo stregone Pujari, alias lo scopritore del Giardino Nero e membro dell’Ordine dei Tanatonauti:

“Il Viaggiatore si spostò sulla superficie del pianeta di ferro. Aprì la terra e ricucì il cielo. Rese possibile la vita. In queste cose c’è sempre bisogno di simmetria, capisci. Questo non è l’inizio, ma è la ragione.
Grimorio, “Leggende e Misteri, Giardino Nero”.

Il principio di simmetria, sempre più presente in Destiny, risplende in tutto il suo splendore: la macchina Viaggiatore dispensa Luce, la macchina Giardino Nero dispensa Oscurità, perfettamente bilanciato, come tutto dovrebbe essere!

La copertina del booklet di Calus, per l’edizione speciale di Destiny 2. La storia di questo libretto contiene molti spunti estremamente interessanti per conoscere i misteri dietro questo personaggio.

Macchina OXA
Il termine “oxa” corrisponde al protogermanico, che è la radice dal quale ci arriva l’inglese “ox”, ossia il toro castrato usato nell’allevamento. Il legame è misterioso, ma data la prerogativa di predire il futuro della macchina, è possibile sia un riferimento molto alla lontana della pratica greca di sacrificare tori e altri animali simili per propiziare le visioni del futuro o gli dei. Questo ci è forse d’aiuto per capire la natura di questo dispositivo estremamente interessante che affonda nelle radici della lore di Destiny 1 e 2.

La dimensione mentale creata dagli Psionici nella camera finale del raid del Leviatano.

Centinaia di anni prima del colpo di stato di Ghaul, gli Psionici affrontavano una guerra con i Cabal, che li vinse prima e rese schiavi in seguito. Nel distruggere il loro pianeta natale, andò perduto anche un dispositivo leggendario, chiamato Macchina OXA. Si trattava di dispositivo in grado di predire il futuro, probabilmente funzionando su un principio simile a quello di una macchina del tempo il cui scopo era però ottenere dei dati, non far spostare oggetti o entità. I misteriosi Psionici hanno da sempre mostrato una interessante pletora di poteri mentali, tra cui quelli che permettono a Calus di manifestare una dimensione di pura volontà, la quale fisica è sottoposta alla mente di chi viene preso come modello. In questa dimensione, i Guardiani combattono per sopravvivere durante l’ultimo scontro del raid del Leviatano, nella camera di Calus.

Freeborn Otzot, da una scansione del booklet.

Quando quest’ultimo salì al potere, si venne a sapere di una Psionica particolarmente geniale, chiamata Freeborn Otzot, che era riuscita clandestinamente a costruire una seconda Macchina OXA, su una luna chiamata Brand. L’idea dell’entourage di Calus era quella di attaccare subito la luna, bombardandola e distruggendo la macchina assieme a Otzot, per impedire una pericolsa insurrezione degli Psionici, una paura molto sentita dai Cabal. Calus, tuttavia, decise altrimenti: non solo l’attacco fu revocato ma premiò la geniale scienziata e la macchina fu integrata nei suoi sistemi. Tramite essa, si dice, Calus è stato in grado di scrutare nel tempo e nello spazio, fino a prevedere l’arrivo dell’invasione del Re dei Corrotti, Oryx.

“Lascia che io ti narri di una delle storie della Macchina OXA. C’era una volta un popolo sparuto che viveva in un mondo molto pericoloso. Per natura essi erano timorosi e fragili. Il loro istinto però li spingeva a migliorarsi e grazie all’unità riuscirono a vincere le loro paure.

Tra queste genti emerse un Re che proclamò: “Siamo circondati da nemici, siamo deboli e fragili. Ma io ho la risposta alle nostre pene. Mangiate queste larve, o genti del mio popolo e con la loro forza noi insorgeremo.” E quando qualcuno ebbe l’ardire di protestare contro il Re, egli disse: “Sei al servizio del nostro nemico? No? E allora perché temi la nostra forza?”

E fu così che il Re guidò il proprio popolo alla schiavitù con la paura.”
Calus, l’Imperatore Cabal, tratto dal libretto dei Cabal, edizione speciale di Destiny 2

La visione di Calus riguarda il momento preciso in cui Oryx, avendo stretto il Patto con i Vermi, costringe il suo popolo a unirsi alle larve dei Vermi, sterminando chi si oppone. È un momento fondamentale della storia dell’Alveare e, oltre alla precisione con cui è descritto dalla Macchina OXA, abbiamo anche l’opinione personale di Calus al riguardo, molto oculata.

Analizzando la versione della macchina contro quella dei Libri del Dolore, abbiamo un riscontro molto veritiero e possiamo dunque intuire il grande potere dietro questo dispositivo. Ma cosa ci ricorda questa macchina? Qualcosa che abbiamo già incontrato in Destiny… ovvero il Dispositivo creato da Maya Sundaresh che il Culto della Guerra Futura usa per predire dei futuri possibili. La macchina sembra chiamarsi soltanto “Dispositivo” ma i suoi record vengono registrati con il termine  “Abisso”, da “Chasm” in inglese – una cattiva traduzione italiana, in quanto si riferisce al vero significato di “fenditura” o di “divario”, qualcosa che insomma tende a separare il tempo in diverse ramificazioni (l’apparecchio stesso viene infatti viene definito “mind-forking”, ovvero che suddivide la mente in varie direzioni). Il dispositivo del Culto non solo ha delle funzioni del tutto simili alla Macchina OXA, ovvero l’operare attraverso i dati, ma è unito a essa da un altro fil rouge, una narrazione che ci giunge da un assalto, “Terminale Intuitivo”, dove Kargen, il Tecnocrate, uno Scuoiatore Psionico d’alto rango, cercherà di infiltrarsi nel network Vex da Nessus:

Kargen tenta di hackerare il network Vex per accedere ai suoi dati per la creazione di una terza Macchina OXA.

C’è un artefatto di dati quasi illeggibile qui, designato come “OXA”. Sembra pesantemente corrotto, ma sono riuscito ad estrarre il nome “MSund12” dal registro degli accessi.
Trascritto da “Terminale intuitivo”, assalto.

Con la caduta del regno di Calus, molti hanno tradito l’ex imperatore, tra cui la stessa Otzot. Esaltata dal fatto di essere l’unica Psionica libera dalla schiavitù imposta dalla casta militare, Otzot è diventata acerrima nemica di Calus quando lui ha deciso di liberare l’intera razza degli Psionici con una riforma rivoluzionaria. Otzot voleva infatti essere l’unica a godere di questo status privilegiato. Così, tramite proprio l’utilizzo della OXA, ha mandato messaggi segreti agli organizzatori del colpo di stato, aiutando a mantenere la rete di comunicazione attiva per il successo dell’operazione. Alla caduta di Ghaul, Otzot scomparve con la sua Macchina. Kargen cerca di intrufolarsi dunque nel cuore del network Vex per ricostruire la Macchina OXA per vie traverse: accedere al potere dei Vex che ha permesso a Maya Sundaresh di costruire il Dispositivo. La conferma viene proprio dal registro degli accessi ritrovato nel database Vex, che è stato creato da un certo ID “MSund12”, chiaramente la dodicesima copia di sé stessa che Maya Sundaresh generò durante la crisi al laboratorio del Collettivo Isthar descritta in questo articolo.

Fallito il tentativo di Kargen di creare una terza Macchina OXA, rimane la seconda, ancora in mano a Otzot, il cui attuale stato e la posizione sono sconosciuti. Calus ha messo una taglia sulla sua testa, ma non sappiamo come questa faccenda si sia conclusa. I molti misteri di cui Calus sembra essere a parte e le risposte di cui è in possesso riguardo i segreti più oscuri dell’universo, sembrano essere non solo provenuti dai suoi viaggi interstellari ma anche dalla macchina, fin quando almeno era in suo possesso. Calus ha così avuto accesso a un immenso archivio di conoscenza che poteva coprire non solo lo spazio ma anche il tempo e che, indubbiamente, lo ha reso il personaggio estremamente interessante che conosciamo oggi e di cui, si spera, conosceremo presto alcuni tra i suoi grandi segreti.