Dopo otto anni di esclusiva collaborazione, la Bungie si separa da Activision. Molto si è detto in questi giorni al riguardo ma alcuni dettagli importanti hanno avuto poco risalto. Cosa significa questa separazione per Destiny, sul breve e sul lungo termine? L’indagine dell’antitrust su Activision ha a che fare con la decisione della Bungie?
Cerchiamo di scoprirlo.

Le partnership di Bungie

Bungie nasce nel 1991, legandosi quasi subito alla piattaforma Apple. I suoi due più rinomati franchise di questa sua prima era sono Marathon (antenato di tutti i suoi FPS) e Myth, uno strategico in tempo reale. Bungie West, uno studio separato, crea l’esperimento di Oni, pubblicato nel 2001. Le cose cambiano quando Microsoft, avendo assistito alla dimostrazione del nuovo gioco di Bungie al leggendario MacWorld del 1999 – un certo Halo – decide a tutti i costi di strappare via a Steve Jobs quella carta vincente. La Bungie viene acquistata nel 2000 da Microsoft e Halo viene convertito nel gioco di lancio della nuova console di casa Redmond, l’Xbox. Halo diventa immediatamente la killer application della console, facendone vendere milioni e dando vita alla tipologia di FPS moderni per console, rivoluzionando il mercato e un intero genere.
Dopo le glorie di Halo con 5 titoli (Halo 1, 2, 3, Halo 3 ODST e Halo Reach) la Bungie annuncia la separazione con Microsoft, dopo aver onorato il proprio contratto, nel 2010, lasciando l’importante proprietà intellettuale di Halo nelle mani di Redmond. Il progetto di Destiny è già in sviluppo da tempo e vedrà la luce assieme alla nuova partnership con Activision, con cui la casa di sviluppo firma un contratto decennale di collaborazione nell’aprile del 2010. Nel 2014 esce la prima istanza di Destiny,  seguito da Destiny 2 nel 2017.
Agli inizi del 2019, la Bungie annuncia la separazione con Activision, affermando che la proprietà intellettuale di Destiny questa volta rimarrà alla casa di sviluppo.

Il contratto con l’Activision

Quando Bungie firma il contratto con l’Activision (versione completa in inglese qui), si può notare che la casa di sviluppo si impegnerà a produrre un determinato numero di titoli e DLC con Activision come publisher.

I dettagli del contratto originale tra Activision e Bungie riguardo il “release plan”, il piano di uscita delle varie iterazioni di Destiny.

Il piano di uscita (release plan) prevedeva nello specifico:

  1. Quattro uscite maggiori (giochi stand alone), rilasciati nell’autunno degli anni 2013, 2015, 2017 e 2019.
  2. Ognuna di queste release dovrà essere accompagnata da DLC minori e da un DLC “comet” (contenuti maggiori, del calibro di “The Taken King” e “Forsaken”, per intenderci, vendibile a prezzo pieno).
  3. Ogni release avrà contenuti con abbonamenti e/o microtransazioni di varia entità.

Sappiamo bene che i titoli maggiori sviluppati da Bungie non sono mai arrivati a quattro, ma bensì si sono limitati a due (Destiny e Destiny 2), con un numero di DLC minori e due DLC del tipo “comet”. Il piano di sviluppo decennale è stato quindi non rispettato da Bungie, apparentemente.

I problemi tra Activision e Bungie

Che le cose non andassero bene tra lo sviluppatore e il publisher era abbastanza chiaro fin da subito. Durante la genesi iniziale di Destiny, Joe Staten, storico membro fondatore di Bungie e responsabile dello sviluppo narrativo della serie di Halo, fu incaricato di creare una stesura base della storia dell’intero franchise, da sottoporre a Bungie e Activision per l’approvazione. Il cosiddetto supercut non piacque a entrambe, ma fu Activision a porre subito grandi pressioni sul riscrivere la storia al più presto e in una forma meno complessa, tagliando molti dei contenuti originali e frammentandone l’identità e la logica interna. Queste decisioni (di cui si parla in questo storico articolo di Kotaku) si riversarono a cascata dallo sviluppo narrativo a quello del gameplay, un fattore ancillare per la tipologia di progetto ambizioso quale era Destiny, producendo i problemi che furono subito messi in evidenza da critica e pubblico al lancio e nei mesi seguenti.
L’attrito da publisher e creatori del gioco sembra non essersi mai del tutto esaurito negli anni successivi e molti sostengono che le scelte che hanno avuto più impatto negativo sul franchise siano venute da Activision. Di certo, sappiamo che l’implementazione da contratto delle microtransazioni con l’Everversum non ha fatto felice nessuno, creando un punto di divisione notevole nel pubblico e un cavallo di battaglia della parte più critica della community. Un rapporto difficile con Activision, che si rispecchia anche nelle recenti affermazioni del publisher sui “deludenti dati di vendita” di Forsaken, il DLC più acclamato dal pubblico dai tempi di The Taken King e, obbiettivamente, un prodotto ben riuscito che ha saputo rimettere a galla Destiny 2, che navigava ormai in brutte acque. All’affermazione segue una promessa di un “migliore modello di distribuzione di contenuti e monetizzazione”, che non sapremo mai se fosse riferito all’attuale sistema dell’annual pass o se l’Activision prevedesse ulteriori cambiamenti.
Luke Smith, il direttore di produzione di Forsaken, ha risposto con queste parole all’affermazione:

“Noi di Bungie non siamo delusi dalle vendite di Forsaken. Ci siamo preposti di creare un gioco che gli utenti di Destiny avrebbero amato e che, qui alla Bungie, avremmo amato anche noi.
Far crescere Destiny per i giocatori che lo amano è e rimarrà il nostro obiettivo nel futuro a venire.”

— Luke Smith (@thislukesmith) November 10, 2018

Situazioni come questa hanno, negli anni, sottolineato delle problematiche interne tra sviluppatore e publisher non di poco conto. Un’altra di queste è stata la voce che i dipendenti Bungie hanno vigorosamente festeggiato quando la notizia dell’addio ad Activision è stata ufficializzata.
Bungie, d’altra parte, non ha sempre avuto una grande gestione a livello di management interno, forse uno dei motivi per cui aveva in primis deciso di appoggiarsi a un grande publisher (oltre che per motivi di immagine e marketing). Fin dai tempi di Halo, ha raramente rispettato le scadenze e ha usato degli escamotage per tenere fede agli impegni contrattuali. Halo 3: ODST, per esempio, fu un gioco sbrigativamente creato per poter raggiungere il numero di produzione che era segnato come obbligo nel contratto con Microsoft, che era di quattro giochi. È difficile dire quale sia stata l’influenza di Activision e quale responsabilità abbia avuto Bungie negli aspetti negativi della produzione di Destiny e di Destiny 2. Di certo, ora che le due entità sono separate, potremo guardare al futuro per una risposta.

Il futuro di Activision e di Bungie

Importanti sviluppi attendono il futuro di entrambe le compagnie. Activision sembra navigare in cattive acque dopo la separazione con Bungie. A completare il quadro non roseo è arrivata la notizia di un’indagine per frode da parte della società Pomerantz LLP, che si occupa di problemi di antitrust. Non si sanno gli estremi di questa indagine ma si nota che il tempismo è quantomeno curioso. Ipotesi legherebbero il fatto a possibili violazioni da parte di Activision sul contratto Bungie, che avrebbe permesso la sua rescissione. Ma per una versione ufficiale dei fatti dovremmo aspettare.
Come detto, poco si sa dei retroscena burocratici riguardo la separazione, ma dalle affermazioni che ha rilasciato l’Activision ai propri investitori nella famosa dichiarazione sulle vendite di “Forsaken”, si evince che a breve termine non era prevista una scissione con la Bungie. Che sia stato un fulmine a ciel sereno è poco probabile ma se così dovesse essere, possiamo solo ipotizzare che la rottura sia avvenuta per un cavillo di qualche tipo e che la Bungie ne abbia approfittato per liberarsi di una partnership forse diventata troppo limitante.

Bungie, del resto, ha accompagnato così la sua decisione di voler abbandonare Activision, invece:

Quando avviamo la nostra società con Activision nel 2010, l’industria videoludica era decisamente differente da quella che è oggi. Da studio indipendente che intraprende un’esperienza nuova di zecca, volevamo un partner che si fidasse completamente. Avevamo una visione di Destiny in cui abbiamo creduto. Ma per avviare un gioco di tale portata, avevamo bisogno di supporto da parte di un publisher ben assestato.
Con Activision abbiamo creato qualcosa di speciale. Ad oggi, Destiny ha venduto più di 50 milioni di copie ed espansioni ai giocatori di tutto il mondo.
Abbiamo vissuto a pieno questi ultimi otto anni e vorremmo ringraziare Activision per essere stata la nostra partner in Destiny. Guardando al futuro, siamo emozionati di annunciare che i diritti di pubblicazione di Destiny verranno trasferiti da Activision a Bungie. Il processo di transazione è già iniziato, con Bungie e Activision entrambe impegnate ad assicurarsi che non vi siano intoppi.
Sappiamo che il self-publishing non è un campo semplice, abbiamo molto da imparare da studio indipendente, ma riusciamo a scorgere opportunità e potenziale in Destiny.

Il titolo del post sul sito ufficiale Bungie è appropriatamente “Our Destiny”.

Sappiamo che Blizzard manterrà il supporto della piattaforma online per Destiny su PC, ma con Activision, purtroppo, si congedano da Bungie due studios diremmo fondamentali per il successo che Forsaken ha avuto a livello di critica e di pubblico. I Vicarious Visions, responsabili del magnifico port su PC, delle felici introduzioni degli ultimi DLC e High Moon infatti lasciano Destiny, essendo impiegati di Activision. Questo potrebbe essere un duro colpo per il futuro a breve termine del franchise, essendo questi due studios responsabili di molte delle cose positive degli ultimi DLC (escluso l’Annual Pass). Di certo, Bungie saprà scegliere dei simili partner per il futuro, per venire incontro alle esigenze di lavoro più marginali (hard coding, patching, ecc.) e quelle più importanti, come la realizzazione delle meccaniche, la pianificazione artistica, il level design, il bilanciamento e oltre.

High Moon e Vicarious Visions, in parte responsabili della ripresa del franchise di Destiny lasceranno la Bungie, essendo sussidiarie dell’Activision.

Speculazioni riguardo un possibile e nuovo coinvolgimento da parte di Microsoft dopo un tweet particolarmente entusiasta da parte di Phil Spencer sulla separazione dell’azienda da Activision non sono tardate ad arrivare.

“Mi auguro un promettente futuro di collaborazione con uno dei miei studi indipendenti preferiti, su uno dei miei franchise preferiti. Non vedo l’ora di vedere come continueranno a far crescere ed evolvere Destiny.”
— Phil Spencer (@XboxP3) January 10, 2019

Sebbene molti dicano sia molto improbabile visti i passati comuni delle due aziende, non è un’evenienza da escludere completamente. Sia Microsoft che Bungie sono cambiate molto negli ultimi anni dopo la loro separazione del 2007, e qualche ex membro di Bungie è rimasto dall’altra parte della barricata. Gli accordi, in questo modello di business, sono sempre i benvenuti. Ancora più interessanti sono le ipotesi che membri storici come Joe Staten e Marty O’Donnel possano tornare a collaborare con Bungie. Quest’ultimo, licenziato senza giusta causa nel 2014 (ha poi vinto la causa in tribunale e ottenuto un lauto risarcimento), ha già fatto girare molte teste riguardo un suo possibile ritorno al franchise di Halo. O’Donnel non ha mai nascosto di essere nostalgico dei tempi alla Bungie, con cui ha realizzato i più grandi traguardi della sua vita, quindi ora che l’Activision è fuori dai giochi, potrebbe essere il momento della riconciliazione.

Hope for the future

Sappiamo che Bungie gode di buona salute come azienda, secondo dati recenti. Con quasi mille impiegati tra interni ed esterni, un annual revenue intorno ai 200 milioni di dollari, un nome nell’industria e un’esperienza pluridecennale, l’azienda è di certo pronta per autopubblicarsi e gestire qualsiasi tipo di progetto tripla A nell’immediato futuro e oltre. I suoi investimenti nella nuova proprietà intellettuale chiamata Matter (di cui si sa poco o nulla) e l’afflusso di denaro dalla compagnia cinese NetEase (circa cento milioni di dollari) fanno ben sperare sui piani a lungo termine.
Con il progetto di Destiny 3 già in sviluppo da qualche tempo, la tabella dell’annual pass rimasta invariata, la community di Destiny può al momento contare su questi punti fermi. Riguardo la qualità dei prossimi contenuti e la loro puntualità, nessuno può prevedere l’impatto che l’addio all’Activision potrà causare. Di certo, la Bungie dovrà correre ai ripari investendo per garantire un costante afflusso di menti brillanti e nuove idee al suo franchise. Contando che il mondo dei videogiochi non è di certo avaro di team talentuosi, possiamo solo sperare che ciò avvenga.
Un altro punto da esaminare è la partnership con Sony. Frutto di esclusive in-game come Assalti, armature e armi, questo sistema non è mai stato popolare con il rimanente della fanbase (PC e Xbox). La Bungie è sempre stata molto criticata dalla community e il suo atteggiamento al riguardo con la separazione da Activision potrebbe ora cambiare.
Anche l’attitudine al cross-platform (la possibilità di usare lo stesso utente su varie piattaforme e di poter giocare a server uniti tra le stesse) potrebbe essere un altro punto di cambiamento. Steve Cotton e Scott Taylor si sono recentemente aperti sull’argomento, che prevede comunque una grande interferenza da parte di Sony. Forse ora che i cambiamenti nel modello di business sono già in atto e la Bungie si è mossa verso una maggiore indipendenza dalle decisioni altrui, l’ipotesi di unire tutta la community in un’unica famiglia non è più così irreale.

Le previsioni su ciò che avverrà in Destiny ora che è libera dalle decisioni vincolanti di Activision sono tali e tante da non permetterci di indulgere oltre. L’ultima e forse più leggittima domanda in merito è questa: riusciranno le future iterazioni di Destiny a tornare fedeli all’originale visione che la Bungie ha avuto nel lontano inizio del suo sviluppo?