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“La grandezza del design grafico è un segno rivelatore della grandezza della cultura a cui si riferisce.”
Dall’artbook di Destiny 1.

Fig. 1 – L’insieme con alcuni dei loghi delle corporazioni e delle entità di Destiny. Dall’artbook di Destiny 1: “Le entità corporative e i brand dei manifattori devono essere percepiti come reali allo stesso modo delle varie fazioni su Destiny.”

Le corporazioni

Caratteristica di un design moderno è certamente quella della presenza dei logotipi (abbreviati in loghi), veri e propri contemporanei eredi dei blasoni e degli stemmi araldici del passato. L’uso di sigilli regali, watermark e simboli di stampo araldico, ci conduce all’epoca moderna, dove il logo è diventato preponderante con la nascita delle associazioni produttive, delle aziende e infine, verso la fine dell’Ottocento, della moderna industria. Oggi non esiste alcuna impresa pubblica o privata che non utilizzi un logo che sappia condensare il suo settore e la sua identità e presentarlo al pubblico. Come suggerisce Michael Evamy  “Il logo è il punto focale di qualsiasi sistema di identità e la chiave della sua approvazione”.
In Destiny, il compito dei loghi delle entità esistenti è fondamentale, siano esse esistenti o sepolte dal tempo. Il giocatore deve essere posto in condizione di identificare un’area o un’ambientazione dal suo linguaggio visuale. Luoghi come il Cosmodromo sono permeati da uno stile rétro di matrice costruttivista, legato alla Guerra Fredda e come tale i suoi loghi e il suo design riflettono questa idea.

Il logo del Russian Federal Bureau of Aeronautics (“РОССИЙСКОЕ ФЕДЕРАЛЬНОЕ БЮРО АЭРОНАВТИКИ” in russo, abbreviato appunto in “PФБA”, fig.2), è un mix tra forme taglienti e dinamiche, campiture basiche e aree ben definite del costruttivismo con l’utilitarismo marziale dell’iconografia delle istituzioni aeronautiche e agenzie aerospaziali americane, come la NASA (nel suo meno interessante ma contemporaneo logo, a cui preferiamo il celeberrimo logotipo simbolo degli Anni Ottanta dell’amministrazione). C’è anche una scelta della palette tipica, ispirata senza dubbio al decennio degli Anni Settanta. L’idea è trasmettere un senso di propaganda ma con una vena pionieristica tipica delle amministrazioni spaziali occidentali. Altre varianti del logo, più altra iconografia sparsa per la struttura, mostrano un razzo o uno shuttle che raggiunge la velocità di fuga, lasciando una scia divisoria dietro di sé – un’altra tipica immagine di propaganda di regime dell’era aerospaziale russa. Il Cosmodromo è, infatti, una struttura anacronistica, che non trova spazio nelle avveniristiche concezioni dell’Età dell’Oro sotto l’egida tecnologica del Viaggiatore. Basti pensare al paragone impietoso tra questo sito e l’Arcologia di Titano, in teoria contemporanei. I concept artist della Bungie hanno voluto restituirci un senso dietrologico della struttura, utile per instillare un artificiale senso di nostalgia che è legato ai nostri tempi ma non trova spazio nella cronologia del gioco. I logotipi e tutta la grafica presente nel Cosmodromo rinforzano questa sensazione.
Stessa logica vige per il logo della missione Ares 1 (fig.6), che rimanda al momento in cui l’umanità ha avuto il primo contatto con il Viaggiatore, realizzato seguendo lo stile dei loghi delle missioni della NASA ed estremamente simile al reale logo del programma americano Ares.

Fig. 2 – Il logo dell’amministrazione spaziale russa a capo del Cosmodromo è un mix ben riuscito di design vecchio e nuovo, propagandistico e rassicurante.

Corporazioni come Clovis Bray, invece, attingono a uno stile futurista, con linee semplici e minimaliste, ponendosi in netto contrasto con l’immagine rétro del Cosmodromo. Le strutture tipiche della Clovis Bray infatti sono quelle delle città hi-tech su Marte, semisepolte dalle sabbie, ma più in linea con la grande influenza tecnologica dell’Età dell’Oro. Clovis Bray, del resto, è responsabile quasi unilateralmente dello sviluppo della maggior parte della tecnologia derivata dalla collaborazione con il Viaggiatore, ponendosi in cima alle organizzazioni che hanno spinto l’umanità ben oltre i propri limiti ordinari. Il logo di Clovis Bray è un moderno monogramma con un font lineare su campitura uniforme. Non è un caso che assomigli a un altro logo molto celebre, legato anch’esso alla tecnologia: quello della  Commodore International – un’azienda che contribuì in modo fondamentale al diffondersi dei personal computer negli Anni Ottanta, spingendo il progresso informatico oltre i limiti del tempo. L’analogia tra le due compagnie è evidente.

Fig.3 – Il logo di Clovis Bray (a sinistra) confrontato con quello della Commodore International.

Le linee delle infografiche di Clovis Bray, riscontrabili su Libernia in maggior parte, sono in stile minimalista, che ricorda in parte le grandi opere di interfaccia grafica o di design dei The Designer of Republic, che furono dei grandi innovatori di questo campo nel mondo dei videogiochi e la cui influenza è particolarmente evidente negli interni della Exodus Black, su Nessus e sull’intero compartimento grafico legato alla Lega SRL (l’analogia con il brand di Wipeout è palese). Il logo della divisione Exoscience, per esempio, è incluso in questo tipo di stile, rifacendosi in parte anche alle infografiche e i famosi Okudagrammi di Star Trek: The Next Generation, utilizzati nell’interfaccia nota come LCARS. Si può, infatti, rilevare una grande somiglianza tra il logo della Exoscience e l’icona di designazione dei siluri fotonici di Star Trek. In generale, possiamo dire che lo stile adottato per le infografiche di Libernia, ricalcano in modo fedele quelle degli standard grafici dei manuali relativi alle informazioni visive di aeroporti, metropolitane e altri servizi simili, come si può vedere qui, nel caso degli standard grafici della metropolitana di New York. Non a caso, è possibile vederli in gran numero dentro i tunnel sotterranei dei treni di collegamento della città.

Fig. 4 – L’icona di sicurezza dei siluri fotonici di un’interfaccia LCARS della Next Generation di Star Trek.
Fig. 5 – Standard grafici di Libernia.

Il logo del Collettivo Ishtar (Ishtar Collective), una branca di Clovis Bray, è rappresentativo della sua istituzione: un nucleo circolare centrale, verso il quale confluiscono 12 linee rette per raggiungere idealmente un punto di fuga. Si tratta di una rappresentazione di un sistema di informazioni, un network, sia fisico che metaforico, in quanto lo scopo del Collettivo è quello di accumulare conoscenza nei confronti dei Vex. Proprio i Vex danno un’altra interpretazione della sua grafica: in qualche modo, il logo ci ricorda l’occhio scrutatore dei Goblin, come se l’intelligenza di chi è studiato stesse a sua volta scrutando chi studia.

Fig. 6 – Assortimento di loghi di corporazioni e organizzazioni di Destiny. Possiamo notarne alcuni: RFBA; Häkke; Installazione Lunare di Prima Luce 曙光 (First Light Lunar Installation 曙光); Mente bellica (Rasputin); Ares 1; Collettivo Ishtar (Ishtar Collective); NordenStahl (Cosmodromo).

Fig. 7 e 8 – Le aziende del Trostland, nella Zona Morta Europea, sono di diretta ispirazione teutonica, derivate specialmente dalle aree delle industrie siderurgiche come la Zollverein, sul Reno e, molto probabilmente, localizzate nella Svizzera post-collasso. I loro loghi riflettono questo tipo di ambientazione industriale europea.
Fig. 9 – Gli interni dell’Exodus Black sono decorati con infografiche di servizio minimaliste. Da notare che lo stile dovrebbe essere simile a quello visto nel Cosmodromo, essendo il luogo da dove le navi della serie Exodus sono partite e, probabilmente costruite. In realtà, la Bungie sembra aver voluto provare una diversa strada, optando per il minimalismo sgargiante di fine Anni Novanta.

Le fazioni

Abbiamo speso un gran numero di parole nell’approfondire l’emblema dell’Orbita Morta nel primo articolo della serie. Eppure, anche le singole icone delle fazioni raccolgono importanti elementi che trasmettono un messaggio.
Iniziamo proprio dall’Orbita Morta, il cui logo è all’inizio poco comprensibile, volutamente criptico come tutto l’ordinamento dietro quella che, ricordiamolo, è una dottrina filosofica di natura cultista piuttosto che una fazione politica. Il simbolo criptico altro non è che un teschio umano stilizzato, ruotato di 90°, cioè posto di profilo. È di certo un approccio più originale nei confronti di un simbolo, il teschio appunto, estremamente abusato nella storia dell’iconografia umana. La Maschera dell’Eliopausa dimostra che questo design, se applicato, non solo svela subito la sua natura ma è anche estremamente d’impatto. Il primo oggetto circolare che inscrive il simbolo, infine, rappresenta la Terra; il secondo il Viaggiatore. Il riferimento appunto è a un’orbita morta, quella del pianeta Terra attorno al Sole o quella più metaforica del genere umano attorno al Viaggiatore, che va abbandonata. I colori non-colori utilizzati (bianco, nero e grigio) sottolineano la sensazione di oscuro presagio di morte.

Fig.10 – La Maschera dell’Eliopausa mostra cosa il logo dell’Orbita Morta rappresenti davvero.

La Nuova Monarchia, invece, colpisce per la sua sobrietà. Un triangolo bianco, con tre simboli verticali dentro e fuori la sua area, che è in rosso. I due colori sono intercambiabili nelle varie iterazioni del simbolo e, da sempre, legati ai colori simboleggianti la monarchia in molte culture europee: il rosso, infatti, è da sempre un colore legato alla regalità e al mandato divino della monarchia, poiché estremamente costoso da ottenere come procedimento (come il rosso porpora, ottenuto estraendolo dai murici, gasteropodi marini). Il bianco è spesso presente come risvolto interno di mantelli regali rossi, nella forma del motivo ad armellino (da non confondersi con ermellino, l’animale di cui viene utilizzata la pelliccia). Non ci sorprende dunque che questi siano i colori della Nuova Monarchia. Il triangolo è un simbolo di autorità, derivativo di uno schema gerarchico piramidale, che si sposa appieno con la filosofia di restaurazione di un ordine monarchico della fazione. Le triplici linee, e di conseguenza anche i tre angoli della forma geometrica, potrebbero essere un riferimento alle tre caratteristiche riportate nel testo guida del movimento in questo passaggio:

“Il simbolo della Nuova Monarchia reca il significato di conforto, sicurezza e forza.”
Leggi degli Esecutori, vol. I

Fig.11 – Il rosso regale è l’elemento che colpisce di più del logo della Nuova Monarchia.

Il Culto della Guerra Futura è un caso molto particolare all’interno delle fazioni. Il suo design è squisitamente retrofuturistico, posizionato cronologicamente tra gli Anni Settanta e gli Anni Ottanta. La palette di colori e l’organizzazione in pattern di linee parallele che tagliano in fuga lo sfondo, offrono una particolarissima e ispirata grafica, che è quasi assente in ogni altra fazione/corporazione/entità in Destiny. Se da un lato è vero che tutte le tre fazioni presenti hanno uno stile unico proprio per differenziare la loro palette da altri set di armatura in gioco, è anche evidente come il Culto abbia tra queste lo stile più eclatante. Non esiste una particolare relazione tra la natura del Culto e il suo brand visivo, se non che due o tre decenni fa era considerato avveniristico. Forse è proprio questo rapporto con il tempo e lo zeitgeist del design che lo rende particolare. Un’altra spiegazione è che i pattern molto rigorosi, lineari e strutturali del Culto siano un riferimento alla loro filosofia, che prevede che ogni cosa sia già incasellata in un flusso temporale preciso e dal quale non si può evadere, anche se esistono vari corsi alternativi di realtà future. Questo è in linea con le loro credenze, basate tutte su un dispositivo di origine Vex di cui la fondatrice, la famosa dr. Maya Sundaresh del Collettivo Ishtar, è venuta in possesso, in grado di prevedere diversi futuri possibili.

Fig.12 – Lo stile di pattern, palette e font tipicamente retrofuturistici del Culto della Guerra Futura.

La fazione dei Nove reca un’interessantissima combinazione di loghi, all’apparenza insensati e quasi un linguaggio a sé stante. Forse però, la loro è la simbologia più semplice da interpretare in un interessante gioco dei contrari in contrasto con tutto il resto che li riguarda. Se si osserva bene, infatti, i tre elementi del loro logo sono formati da sei linee più tre circonferenze, per un totale di nove segni, palese riferimento alla loro enneade. Lo schema con cui sono arrangiati questi segni, però, non trova finora alcuna spiegazione particolare.

Fig.13 – Sorprendentemente, il logo dei Nove ha ben poco di misterioso, al di là della sua particolare .

Le classi dei Guardiani

Non si può non parlare di loghi in Destiny senza considerare quelli che forse sono i più importanti tra i simboli grafici ricorrenti nell’intera iconografia: i loghi delle classi dei Guardiani. Creati per differenziare in modo netto le tre differenti classi di personaggi disponibili ma con un trait d’union specificamente pensato per legarli tra loro in uno stesso insieme, i loghi sono estremamente efficaci nel restituire al giocatore un senso di appartenenza, distinzione e identificazione. Per affrontare la complessa questione delle icone delle classi, si userà qui il sistema delle enunciazioni di Ferdinand de Saussure (ovvero “significato”, “significante” e “referente”), tramite il cosiddetto triangolo semiotico. Oltre a questo, useremo la simbologia e un esame grafico vero e proprio.

Fig. 14 – Da sinistra a destra: il logo dei Cacciatori, dei Titani e degli Stregoni.

“Ogni classe doveva essere iconica e riconoscibile. Per i Cacciatori, ci siamo assicurati che il loro mantello fosse il loro identificatore.”
Shi Kai Wang, concept artist e character designer di Bungie.

Il logo dei Cacciatori ha dunque come significante dei segni che formano frecce verticali e come significato il mantello, che ne viene appunto stilizzato. Esso si pone in una situazione dinamica. Il simbolo è sempre composto da due triangoli in spazio negativo più sei parallelogrammi posti in una composizione ascendente. I parallelogrammi potrebbero essere tutti uniti tra loro e formare i due rombi del logo dei Titani, e così i due triangoli formati dallo spazio negativo potrebbero coprire i triangoli positivi del suddetto logo. I due simboli, infatti, sembrano essere quasi complementari, come se i Cacciatori simboleggiassero una decostruzione dei Titani in tal senso e forse l’idea non è tanto lontana dalla verità, in quanto le due classi sono quasi opposte. Il logo dei Cacciatori, dunque, ha una composizione dinamica e ascendente, a simboleggiare le capacità di movimento superiori della classe e le tre disposizioni verticali potrebbero facilmente essere rimembranti di una delle modalità di salto esclusive, ovvero il triplo salto. Che sia vero o meno, c’è chi ipotizza che i sei simboli del logo possano richiamare (analogamente a quanto avviene per il logo dei Titani) l’ordine dei Sei Coyote, forse il gruppo più famoso dei Cacciatori.

“Il Titano è la classe più immediatamente comprensibile visivamente. Con la nostra esperienza passata in figure di soldati corazzati [“Halo”, Nda], questa classe è stata la più semplice da realizzare. Il suo identificatore è, molto semplicemente, la stazza massiccia della loro armatura.”
Shi Kai Wang, concept artist e character designer di Bungie.

Il logo del Titano, secondo il triangolo semiotico, ha dunque come significante un esagono, ma come significato l’armatura del Titano, vera e propria caratteristica identificatrice della classe. Esso è composto da due triangoli laterali che si inseriscono tra due rombi, incastonandosi in un esagono, una figura compatta, inamovibile. Si tratta della perfetta sintesi della classe del Titano, un personaggio molto forte, che ha un impatto sia in attacco che in difesa. La forma suggerisce che, al momento di opporre resistenza al nemico, il Titano sarà la classe che più tra le altre potrà mantenere il terreno. Ma non è solo una simbologia visuale quella dietro al logo del Titano, poiché esiste anche una profonda e unica connessione alla background lore. Si tratta di un evento di importanza capitale nella storia di Destiny, ovvero la Battaglia dei Sei Fronti, quasi paragonabile alla Prima Guerra Mondiale della nostra Storia. Collocata agli inizi della fondazione dell’Ultima Città, è uno scontro di immani proporzioni, che vede una forza non meglio specificata (si crede composta da alcune casate riunite dei Caduti) attaccare in massa la Città, quando ancora le mura non erano state completate. La battaglia vede tra tutte le forze in campo, quelle dei Titani compiere un miracolo, spiccando tra coraggio e forza, la cui determinazione divenne leggendaria e permise alla Città di sopravvivere. Quattro ordini di Titani, l’ordine della Catena, della Guardia Pellegrina, dei Tagliafuoco e dei Signori del Ferro mantengono la posizione su sei fronti, dividendosi sei punti deboli nello schieramento difensivo della Città, che rischiano di essere inondati dalle forze nemiche. Se uno solo di questi fronti difensivi avesse ceduto, la Città sarebbe caduta con esso, i Guardiani sconfitti e l’umanità sarebbe stata cancellata dalla storia. Quel singolo momento nella battaglia è stato fondamentale, al punto da darvi il nome e da sintetizzarsi in un simbolo che, da quel momento in poi, è diventato anche il simbolo che rappresenta l’intera classe degli orgogliosi Titani.

“Quattro ordini dei Titani tennero i sei accessi durante la prima grande battaglia intorno all’Ultima Città e nessuno di quei fronti crollò.”
“Marchio dei Sei Fronti”, armatura.

Se si osserva bene, oltre alla lettura di cui abbiamo parlato in apertura, puramente iconografica, abbiamo un secondo livello di lettura per il logo dei Titani, ovvero quello simbologico. Le quattro parti in cui è diviso rappresentano i quattro ordini che tennero i sei fronti (ogni ordine ha due fronti, ovvero ogni figura geometrica ha due lati esterni); la differenza di grandezza riflette la grandezza dell’ordine stesso (due ordini minori, due ordini maggiori). Il simbolo dei Titani, insomma, è una summa perfetta di quello che deve essere un design di un logo: diversi livelli di lettura (visuale e simbologico), grande impatto visivo, che comunica più informazioni in modo semplice ed efficace, detentore di una tradizione, riconoscibile.

“Gli Stregoni sono dei maghi dello spazio. Visivamente, abbiamo immaginato il loro profilo come una forma triangolare. Visualizzando ogni nuovo tema attraverso questa idea, abbiamo stabilito rapidamente quale fosse l’elemento identificativo della sua classe: la loro veste.”
Shi Kai Wang, concept artist e character designer di Bungie.

Fig.15 – L’antico simbolo cinese per la montagna potrebbe essere stata una fonte di ispirazione per il logo degli Stregoni.

Il logo dello Stregone è dunque caratterizzato dalla ripetizione del simbolo del triangolo, il suo significante, il cui significato è la veste dello stregone, stilizzata nella forma triangolare. Esso sfrutta la fase di transizione di quello dei Cacciatori per creare un proprio spazio visivo. Qui i triangoli sono tre, sovrapposti tra di loro e usando una divisione simile a quella del simbolo dei Cacciatori, ma in disposizione diversa. I triangoli hanno una disposizione e un aspetto che richiama quello della montagna. La montagna è da sempre un simbolo mistico che ha avuto diffusione in tutta la civiltà umana. Nell’antichità, innumerevoli religioni indicano la montagna come la dimora degli dèi (l’Olimpo greco ne è un esempio) o il luogo dove gli dèi comunicano con l’uomo, in quanto punto di contatto tra il regno dei cieli e la terra (l’esempio di Mosè al momento di ricevere le Tavole dei Comandamenti nella religione ebraica). In molte teogonie, infatti, la montagna rappresenta gli stessi simboli religiosi: confine tra il dominio dell’umano e quello del divino, sulla sua cima, spesso nascosta alla vista per altezza o dalle nubi, avvengono le sacre nozze tra il cielo e la terra, detta ierogamia. Luogo spesso inaccessibile senza mezzi moderni e replicato quando possibile (basti pensare alle piramidi, presenti in varie e distanti culture), possiamo dire che il simbolo della montagna in relazione alla classe degli Stregoni, rappresenti appunto la ricerca della conoscenza tipica degli esponenti (raggiungere il divino, infatti, vuol spesso dire condividerne l’onniscienza). Questo significato si sposa facilmente con il caratteristico comportamento ieratico degli Stregoni. Seguendo questa ottica, non è forse da escludere l’ispirazione diretta che l’antico simbolo cinese legato alla montagna (fig. 15) possa aver avuto nella scelta della composizione.

Fig.16 – Il misterioso simbolo detto Valknut, formato da tre triangoli intersecati tra loro, simile in relazione e forme a quello della classe degli Stregoni.

Un altro significato possibile del suo simbolo, rispetto ai tre triangoli in relazione tra loro, è da trovarsi nel simbolo pseudorunico valknut, presente in tutta la cultura di origine germanica a partire dall’ottavo secolo DC. Il significato del simbolo è sconosciuto ma si è ipotizzato un legame con la massima divinità della cultura scandinava, Odino, e con dei rituali legati alla morte. In entrambi i casi, esso potrebbe ben rappresentare gli Stregoni: Odino, lo ricordiamo, è anche il dio della conoscenza, che sacrificò sé stesso impiccandosi su Yggdrasil (l’albero del mondo) e privandosi di un occhio pur di ottenere la capacità di utilizzare le rune; l’altro significato, legato ai rituali funebri, ben si ricollega alla capacità dello Stregone di tornare in vita tramite la vecchia Super della Radianza.

Fig.17 – Rispettivamente, lo schermo di selezione della classe in Destiny 1 e Destiny 2.

I loghi delle fonderie

Le fonderie di armi in Destiny hanno avuto il compito di creare degli archetipi visuali e meccanici in grado di differenziare il medium più importante del franchise, ovvero le armi. Qualora il giocatore avesse provate un’arma e si fosse trovato a suo agio con essa, avrebbe dovuto immediatamente associarvi un set di colori, un nome, un logo e una forma per poter riconoscerne il tipo favorito tra il numero altissimo di altre armi presenti in-game. Da qui la necessità di creare una forte identità da brand, dove il logo svolge come sempre in questi casi un’azione fondamentale, come in ogni situazione in cui un consumatore deve essere guidato alla preferenza di un prodotto specifico in mezzo a tanti altri.

Fig. 18 – i loghi delle maggiori fonderie (illustra assente una delle più recenti, la Veist).

Il logo della Suros è un tipico esempio di design fine a sé stesso, con un forte focus sulla forma del font e il design minimalista, in relazione alla grande importanza data al design delle loro armi. La fonderia ha infatti come filosofia di produzione questi medesimi precetti: linee pulite, futuristiche e aerodinamiche (i concept artist si sono ispirati agli aerei e ai veicoli di formula 1) con colori netti, soprattutto bianco e rosso.

“Questa è la mia spada.
La funzione è scontata; deve essergli donata forma.
Il design è affinità, precisione.
Ogni curva, ogni linea, ogni camera parla della filosofia della Suros.
Suros è eleganza tra la brutalità.”
Motto della fonderia Suros

Fig. 20 – Uno degli ornamenti del celeberrimo Suros Regime porta appunto il nome del basilisco, nonché la sua foggia, essendo l’animale mitologico molto legato al nome della fonderia, al punto da apparire anche in altre serie di armi.

Occasionalmente, la Suros utilizza un simbolo inusuale e anacronistico per la sua idea di design,  la silhouette di un basilisco, una creatura mitologica metà serpente e metà uccello, fortemente legata alla tradizione araldica e rappresentante la potenza e l’eternità. Una curiosità: il basilisco è noto per pietrificare con lo sguardo e, in un parallelo interessante, le armi della Suros sono quelle che dispongono di più set up di mirini tra tutte le presenti in Destiny.
Se da un alto abbiamo elementi semplici che si rifanno a semplici parallelismi, come la forma fluida del logo della Omolon che si riferisce all’esclusivo tipo di munizioni liquide, oppure il mon giapponese stilizzato in forma moderna della orientale Daito (comun denominatore in molte zaibatsu giapponesi dei nostri giorni, per esempio la Mitsubishi), altri sono più complessi. Di origini runica sono i loghi della Häkke e della Cassoid, che si rifanno agli antichi simboli germanici e scandinavi, richiamanti oscuri legami con il mondo ultraterreno, soprattutto nel caso della Cassoid, le cui armi sembrano spesso attingere a elementi esterni di potere acasuale (il Vituperio, che rigenera le munizioni e il Telesto, che sfrutta il potere degli Araldi degli Insonni).

Si chiude così questo lungo viaggio intrapreso alla scoperta del linguaggio visivo di Destiny, di certo non l’ultimo, poiché questo è un territorio affascinante, che si interfaccia con l’anima del franchise a un livello estremamente profondo, fino a costruirne l’identità e i cui misteri e dettagli da scoprire sono innumerevoli e molteplici.

Link e riferimenti

Articolo precedente, parte 1
Articolo precedente, parte 2
Joseph Cross su Artstation
Ryan Klaverweide su Artstation
Catalogo IAMAG degli artwork di Destiny
Concept art di Destiny su Kotaku