Con la conclusione della campagna di Shadowkeep, abbiamo assistito a un evento senza precedenti: l’Oscurità ha stabilito un primo contatto con gli esseri umani. Viene così imbastito un dialogo esclusivo tra il nostro Guardiano e all’entità che viene associata al nome di Vagliatore (Winnover in inglese), che ci mette a parte della segreta origine del nostro universo – in realtà, un enorme gioco tra entità fuori dal tempo.
Con la Stagione degli arrivi, le rivelazioni di Shadowkeep assumono un significato ancora più grande.
Affrontiamo questa difficile questione per gradi
, per prepararci al futuro che verrà e scoprendo, nel contempo, l’origine del conflitto tra Luce e Oscurità, l’idea della ricerca della perfezione tramite l’ordine o il caos, l’origine dei Vex.

Dopo gli eventi della campagna di Shadowkeep, l’entità a cui viene attribuita l’Oscurità, stabilisce un dialogo con i Guardiani.

I messaggi
Dopo aver completato la campagna in Shadowkeep e poco prima di aver stabilito il primo contatto con le forze delle Navi Piramidali, abbiamo ottenuto un artefatto, di cui abbiamo parlato in modo estensivo in questo articolo precedente. Tramite questo dispositivo, che è tra le altre cose anche una ricetrasmittente, Eris Morn ha ricevuto delle comunicazioni. Racchiuse nel libro chiamato “Rivelazioni”, destinate al nostro Guardiano, ma in generale a tutti i Guardiani, le creazioni del Viaggiatore. L’infelice traduzione italiana ci impedisce di cogliere l’importanza di questo nome: “Unveiling”, il nome originale, racchiude l’essenza di questo contatto inedito tra noi e le forze del Velo. “Veil”, infatti,  significa “Velo” in italiano, dunque “Unveiling” è “Svelare”, rimuovere il velo – e cioè accedere alla verità.
Il libro in questione, settimanalmente, ci ha svelato tramite una comunicazione diretta con uno dei testimoni degli avvenimenti, l’evento cosmogonico che ha generato l’universo di Destiny – la storia della genesi, in poche parole, vista dagli occhi di una delle forze che hanno contribuito a essa.
Si tratta della storia del Viaggiatore, del Velo, della Luce e dell’Oscurità, una storia di creazione e distruzione, di concetti filosofici e di forze cosmogoniche e astrofisiche fuori dalla nostra portata intellettuale. 

In principio, il Vagliatore e il Giardiniere si trovano in un luogo senza tempo né spazio, al di fuori del concetto stesso di esistenza… quello che noi saremo abituati a chiamare il Giardino Nero.

Il Vagliatore e il Giardiniere
“C’erano una volta un giardiniere e un vagliatore di grano che vivevano insieme in un giardino.
Esistevano poiché dovevano esistere. Non avevano antecedenti né costituenti, e nessuna catena di causa o effetto tramite cui essere divisi in componenti per attribuire la loro origine a qualche schema. Se tu seguissi il cordone ombelicale della storia alla ricerca di qualche ancestrale embrione trasformatosi in loro, finiresti tuo viaggio arenato qui, in questo giardino.
La mattina, il giardiniere piantava i semi nel terriccio del giardino per vedere che cosa sarebbero diventati.
La sera, il vagliatore mieteva il raccolto del giorno e separava ciò che sarebbe divenuto florido da ciò che non vi era riuscito”.
“Il giardiniere e il vagliatore”, dal libro “Rivelazioni”.

Il racconto che ci sta facendo l’entità riguarda due entità che vivevano al di fuori del tempo e dello spazio – una condizione appartenente alla fisica teorica odiernamente, quanto alla filosofia e alla religione in passato. La definizione esatta che ci introduce è “Molto prima di una volta, prima che iniziasse il tempo.” Stabilendo il “tempo” (o meglio, il “non-tempo”), resta da definire lo “spazio” (e anche qui, il “non-spazio”). Si tratta del Giardino Nero, una dimensione imprecisata, probabilmente non esistente al momento in cui la storia del racconto sta avvenendo e di cui parleremo approfonditamente in seguito.
L’interlocutore, che possiamo identificare con il nome di Vagliatore, ci parla di lui e di un’altra entità, il Giardiniere, che non possiamo non identificare immediatamente con il Viaggiatore, soprattutto tenendo a mente che un tempo esisteva questo concept della Giardiniera, un’entità che faceva da araldo al Viaggiatore stesso, facente parte dell’inception iniziale di Destiny, poi scartata e rimasta in vita solo in questa demo ormai famosa.
Le due entità esistendo e non-esistendo in uno stato antecedente al tempo stesso, sono un paradosso fisico vivente, definito dal nostro narratore con queste parole: “Non vivevamo. Esistevamo come principi di dinamiche ontologiche derivati da strutture matematiche, incorporei e inevitabili come i numeri primi.”
Principi dunque, come la Luce e l’Oscurità, forze fisiche ma non esistenti, non viventi. È uno stato di cose estremamente difficile da comprendere per la nostra mente, ma definitivamente materia di discussione nel campo delle scienze teoriche ancora oggi.
Il giardino di cui parla è definito “il campo della possibilità che prefigurava l’esistenza.”, non solo un luogo fisico, ma un luogo di speculazione teorica, un sistema di calcolo, una griglia con un pattern evolutivo.

“Nel giorno tra il mattino e la sera, il giardiniere e il vagliatore erano impegnati in un gioco di possibilità.”
“Il giardiniere e il vagliatore”, dal libro “Rivelazioni”.

Il gioco in cui sono impegnate queste due entità al di fuori del tempo e dello spazio, è il nostro prossimo passo per comprendere questa storia.

Uno schema del gioco della vita di Conway, un modello di automa cellulare.

Il gioco della vita
Esiste un modello matematico noto come cellular automata, o automa cellulare, un sistema discreto per calcolare varie cose tra cui l’evoluzione biologica. Uno di questi modelli è quello specifico del gioco della vita di Conway, dal nome del matematico che l’ha ideato, John Conway. Tale sistema è stato creato per dimostrare principi dell’ecobiologia e altro, secondo i quali comportamenti simili alla vita possono nascere tramite semplici interazioni di molti corpi tra loro e regole base.
Il modo in cui viene descritto il lavoro compiuto dal Giardiniere e il Vagliatore richiama in modo molto stretto questo tipo di sistema. Le due entità lavorano assieme per costruire modelli di comportamenti che portano a delle forme di vita in evoluzione, su scala universale. Mente il Giardiniere genera i pattern necessari a creare la vita, il Vagliatore elimina le possibilità per evitare che la complessità eccessiva allontani il modello dalle regole prestabilite.
Non abbiamo idea delle conseguenze di questo gioco ma sembra che sia del tutto teorico all’inizio della storia. È altresì impossibile giudicare se qualcosa di teorico sia anch’esso materia che vive in un ipotetico mondo delle idee platonico o se quest’ultimo condivida la medesima dimensione del reale nell’universo in cui il Giardiniere e il Vagliatore esistono e non-esistono allo stesso tempo, in un paradosso senza tempo né leggi della fisica.

Sopra, una schema del gioco della vita; sotto, le regole basate sul numero di cellule attive e sull’adiacenza, che determinano la sopravvivenza della vita simulata.


Le regole del gioco della vita sono le seguenti, prendendo come base una griglia dove vengono poste celle vuote e celle piene (che rappresentano le cellule vive):

  • Qualsiasi cella viva con meno di due celle vive adiacenti muore, come per effetto d’isolamento;
  • Qualsiasi cella viva con due o tre celle vive adiacenti sopravvive alla generazione successiva;
  • Qualsiasi cella viva con più di tre celle vive adiacenti muore, come per effetto di sovrappopolazione;
  • Qualsiasi cella morta con esattamente tre celle vive adiacenti diventa una cella viva, come per effetto di riproduzione.

Le regole del gioco vengono riflesse pedissequamente da quelle presente nel racconto del Vagliatore, benché sussista la metafora floreale che permea tutta la mitologia dietro il Viaggiatore e quest’altra entità fin da sempre:

Regola numero uno. Un fiore vivente con meno di due vicini viventi viene reciso. Muore.

Regola numero due. Un fiore vivente con due o tre vicini viventi viene connesso. Vive.
Regola numero tre. Un fiore vivente con più di tre vicini viventi patisce la fame e soffoca. Muore.
Regola numero quattro. Un fiore morto con esattamente tre vicini viventi rinasce. Sboccia nuovamente alla vita.”
“Il gioco del fiore”, dal libro “Rivelazioni”.

Come possiamo intuire dal racconto, il gioco soddisfa pienamente il Vagliatore, ma ben presto frustra il Giardiniere. L’atto della creazione, per lui è fine a se stesso se non gli viene data una possibilità di complessità per evolversi al di fuori del proprio modello. E questa chance non può essergli attribuita senza infrangere le regole del gioco e sovvertire il modello che gestisce il caos.

Oryx, il Re dei Corrotti, è stato uno dei campioni del principio della forma ultima, a cui tutto l’Alveare ha aderito con il nome di “Logica della Spada”.

Il concetto della Forma Ultima
“Nel loro gioco, il giardiniere e il vagliatore scoprivano le forme della possibilità. Prevedevano corpi e civiltà, menti e pensieri, qualia e sofferenza. Imparavano le regole che decidevano quali sequenze avrebbero prosperato nel gioco e quali si sarebbero spente.
Imparavano quelle regole poiché loro stessi erano quelle regole.
E, con il passare del tempo, il giardiniere ne fu frustrato.”
“Il gioco del fiore”, dal libro “Rivelazioni”.

Il Vagliatore paragona il gioco a quello dei re, a una scacchiera infinita, dove possibilità infinite giocano contro le medesime regole, una macchina computazionale che può simulare qualsiasi altra macchina computazionale. E nonostante questo, il gioco è ancora più di tutto ciò, secondo lui. L’idea del Vagliatore, come anche delle regole iniziali, è che debba esistere una forma ultima, una forma finale di tutte le cose, che è la forma più semplice ma efficace possibile. Ritorna questo concetto nella filosofia della Logica della Spada, derivata in pieno da quella del Vagliatore ma adottata dall’Alveare con dei cavilli logici diversi, che prevedono il trionfo del più forte sul più debole e del suo dovere di semplificare l’universo.

“[proviamo]… Felicità perché abbiamo sterminato queste piaghe. Rimosse completamente, sterilizzando l’universo, portandolo verso la sua forma ultima. Noi siamo il vento del progresso che sradica parassiti dal mondo materiale, poiché se non fossero parassiti non saremmo in grado di ucciderli e farebbero ancora parte dell’esistenza.
E cosa sarà la forma ultima? Un fuoco privo di combustibile che brucia eternamente uccidendo la morte e ponendo una domanda di cui essa stessa è la risposta. Questo è ciò che dobbiamo diventare.”
Libri del Dolore, “XXIII – Un fuoco senza combustibile”

Il concetto di “forma ultima” è dunque stato ereditato dal “Profondo”, ovvero dall’Oscurità, che si è rivelata all’Alveare nelle stesse modalità con cui si è rivelata a noi al termine di Shadowkeep, con un dialogo sui massimi sistemi tra il Vagliatore e Oryx. La filosofia delle Piramidi ha modellato l’intera civiltà dell’Alveare, che l’ha applicata alla Logica della Spada e ha trovato in Oryx un campione della sua ideologia. Bisogna ridurre ai minimi termini possibili l’universo, eliminando ogni eccesso, riducendolo alla sua forma finale e perfetta. Questi eccessi, è chiaro, difficilmente rientrano nell’ottica di comprensione di tutte le specie esistenti nell’universo – di fatto, molte di queste specie furono dichiarate eccessi loro stesse e sterminate da Oryx, malgrado la loro opposizione e il loro istinto di sopravvivenza.

La forma ultima è il combustibile che alimenta il gioco del Giardiniere e del Vagliatore e l’obiettivo finale a cui quest’ultimo aspira – ma anche l’unico risultato ottenuto in tutte le loro simulazioni. Il Giardiniere, infatti, accusa il Vagliatore di creare una sequenza terminante, che chiude tutte le loro partite allo stesso modo, con la riduzione del contenuto a un’unica forma perfetta, sempre uguale a se stessa nelle sue infinite iterazioni. Questo uccide la complessità, limita le possibilità, rende tutto “noioso”, statico.
Agli occhi del Vagliatore, il Giardiniere è un’entità capricciosa, che preferisce il caos invece che l’ordine, tutto il contrario di quello che abbiamo finora sempre creduto.
Decide così che servono nuove regole – una decisione grave, perché, come dice il Vagliatore, le due entità erano le stesse regole e viceversa, due elementi inscindibili. Voler cambiare questi dettami significa negare la loro stessa esistenza, commettere un crimine ideologico, e il Giardiniere è disposto a farlo malgrado l’enorme rischio implicito.

La lotta tra il Giardiniere e il Vagliatore ha portato cause ed effetti al nostro universo. Il Crollo è uno di quegli eventi legati intimamente a questo conflitto originale, iniziato miliardi di anni fa.

La fine del gioco, la nascita del tempo
L’idea del Giardiniere è semplice: creare l’evoluzione. Questa è una forma di sviluppo legata all’eterodossia, ovvero un insieme di violazioni dell’ortodossia (il comune stato delle cose) che causa diversità che, nel complesso, producono nuovi sistemi. Alcuni di questi sistemi falliscono, si estinguono, scompaiono; altri, invece, prosperano e si dimostrano migliori dei precedenti, dando vita a una evoluzione, un passo successivo verso la perfezione della specie. Un’altra forma di perfezione, dunque, che non nasce dall’ordine ma dal caos.

“Una nuova regola speciale. Qualcosa che…” Il giardiniere alzò le braccia, esasperato. “Non lo so. Per ricompensare chi crea spazio per nuova complessità. Un potere che aiuti chi produce forza dalla diversità e chi devia il gioco dalla paralisi. Qualcosa che garantisca vi sia sempre qualcuno che costruisce qualcosa di nuovo. Deve essere una regola a parte, che agisce in parallelo, in modo che non possa essere compromessa. Dobbiamo fare molta attenzione, affinché non rovini il gioco nel complesso…”
“Il primo coltello”, dal libro “Rivelazioni”.

Il sostanza, il Giardiniere lotta per l’affermazione dell’entropia, del caos progressivo e costante, che produce opportunità di crescita – una tendenza che noi siamo abituati a definire naturale nell’universo in cui viviamo. Il Vagliatore, d’altro canto, si oppone con il concetto della neghentropia, che ambisce all’ordine assoluto, a una forma finale delle cose che è sempre la medesima.
Abbiamo dunque ragione a credere che le parti siano sovvertite, che l’Oscurità cioè ambisce a una forma d’ordine, mentre la Luce predilige il caos. In termini semplicistici, l’idea è confusionaria, ma in realtà non lo è affatto. Oryx, del resto, l’ha sempre affermato, che il suo è l’unico ordine possibile. I Vex stessi, a modo loro, cercano un ordine finale delle cose basato su miliardi d’iterazioni simulate per ottenere il loro scopo. Coloro che sono stati toccati dalla Luce, invece, come i Caduti e i Guardiani, cercano solo di sopravvivere malgrado tutto e tutti.

“[…] Disse il giardiniere: “Io rappresento la crescita e la conservazione della complessità. Diverrò io stesso una legge del gioco”.
Così noi due diventammo parte del gioco, e le leggi del gioco divennero mutevoli e soggette a cambiamenti dettati dalla nostra influenza. E io avevo un solo scopo e un solo principio nel gioco. E non potevo fare altro che continuare a esercitarlo, poiché rappresentava tutto ciò che ero e che sarò.
Guardai il giardiniere.
Guardai le mie mani.
Scoprii il primo coltello.”
“Il primo coltello”, dal libro “Rivelazioni”.

L’entropia si un sistema (Q) aumenta esponenzialmente all’aumentare del tempo (T1 > T2). Il caos è un valore in continuo aumento nel nostro universo. Stephen Hawking spiegava così l’entropia: “Facilmente vedrete una tazza cadere da un tavolo e rompersi, aumentando così la sua entropia, il caos che prima la componeva è aumentato quando si è infranta; difficilmente, nel nostro universo, vedrete invece l’entropia della tazza diminuire, ovvero i pezzi ricongiungersi e ritornare sul tavolo in forma di tazza integra.”

Un tempo Vagliatore e Giardiniere si consideravano le regole del gioco ma al di fuori di esso; nel momento in cui il Giardiniere rompe questo equilibrio, le due entità smettono di rappresentarne la totalità e ne diventano parte. Questo significa, in termini astrofisici e meno metafisici, che in questo momento avviene la genesi dell’universo, il big bang teorico. Il mondo non-esistente del Giardiniere e del Vagliatore diventa esistente, il gioco smette di essere una simulazione su larga scala e ingloba loro stessi nelle sue dinamiche ed essi iniziano a esistere e con loro la freccia del tempo, che parte inesorabile verso il futuro e crea la dimensione spaziotemporale in cui viviamo, in cui il tempo fa parte della nostra esistenza (sottolineato dal titolo di una lore del libro, “T=0”, la nascita del tempo).
La nascita del tempo, o meglio, della freccia del tempo, che scorre inesorabilmente in avanti, segna l’inizio di una nuova regola estremamente importante per noi, che governa il nostro universo come Secondo Principio della Termodinamica. L’entropia di un sistema (nel nostro caso l’universo intero) non può decrescere con l’aumento del valore del tempo. Qualsiasi stato delle cose, cioè, tende a perdere il suo ordine man mano che il tempo scorre. Questa legge è una ragione più che evidente del perché il Giardiniere ha voluto infrangere il mondo statico e inesistente del Giardino iniziale, per un universo dove esiste il tempo e che, proprio a causa della direzione in cui scorre, è in continua espansione e caotico, in un costante aumento dell’entropia.

I Vex possono considerarsi un sottoprodotto della rottura delle regole del gioco della vita.

Le origini dei Vex
Le due entità dunque lottano. Distruggono il loro mondo con l’energia liberata dal loro scontro, facendo compenetrare il gioco nel cosmo e rendendo tutto parte di esso. La vita adesso è libera di prosperare, dando inizio all’esplosione pre-cambriana di diversità ed evoluzione. In mezzo a tutto questo, nascono delle forme di vita native del Giardino stesso dove inizia la lotta, descritte minuziosamente (ma mai nominate direttamente) come i Vex. Essendo nati da questo scontro primario e prima della Luce e dell’Oscurità stesse, essi sono entità neutrali, che perseguono il loro programma di ordine personale, sistematico – tanto più che vengono originati dagli schemi iniziali del gioco della vita, che vengono “precipitate” nelle acque del Giardino. Ciò spiegherebbe l’ossessione dell’ordine e la natura acquatica delle forme di vita radiolariche dei Vex, completando la nostra analisi in questo articolo e svelando finalmente il loro insondabile mistero.

“Ma non sono incontrovertibilmente destinati a dominare il cosmo. Sono stati fatti prima della Luce e dell’Oscurità, ma le regole adesso sono diverse, e perfino questa sequenza deve adeguarsi.
Non sono tutti miei, non nella misura in cui gli ammiratori come il mio Oryx sono miei: assolutamente devoti alla pratica dei miei principi. Ma alcuni di loro hanno trovato la strada di casa.”
“Precipitazione sequenziale”, dal libro “Rivelazioni”.

La prima forma di vita senziente dell’universo sono i Vex dunque, una delle grandi rivelazioni dei dialoghi con il Vagliatore.

“Si propagarono nell’acqua di fusione delle comete che orbitavano attorno alle prime stelle. Quel brodo di sostanze chimiche divenne il loro sostrato e impararono a catalizzare proprietà chimiche impossibili con stratagemmi quantici. Poi, piovvero dal cielo nei mari fumanti di mondi incolti, e là eressero i loro primi involucri di geometria e silicio.
In tutte le loro trasformazioni, mantennero quel nucleo di autosufficienza che li aveva resi vittoriosi nel gioco del fiore.”
“Precipitazione sequenziale”, dal libro “Rivelazioni”.

I Vex, dunque, si propagano nell’universo cadendo da comete, in una visione della teoria della panspermia in chiave Destiny, colonizzando i mondi ma seguendo l’istinto della loro collettività, riproducendosi sempre identici, sempre con la stessa sistematica sequenza, creando i loro esoscheletri robotici e connettendo poi tutti questi mondi con la loro rete di network – una necessità finalmente spiegata.

Nel dialogo finale con il Vagliatore, ci viene rivelato che egli è la nostra “salvezza”. Interpretando più largamente questo concetto apparentemente provocante, realizziamo cosa vuole veramente intendere: la filosofia che guida il suo operato, la forma ultima, è la salvezza del sistema.

La necessità di un vagliatore
Il Giardiniere, dunque, infrangendo le regole del gioco, lo allarga a tutto il cosmo. La sua lotta per affermare il diritto alla vita e la predestinazione delle cose, va contro tutta la filosofia del Vagliatore, che è dunque costretto a combatterlo con i suoi stessi mezzi: tramite l’affermazione dei propri principi, non senza intervenire direttamente, ora che entrambi sono parte del gioco stesso a un livello più profondo – non più come entità esterne e non soggette alle sue regole, ma come principi inclusi nel sistema.

“L’esistenza è la prima e più autentica prova del diritto all’esistenza stessa. Chi non riesce a mantenere l’esistenza non la merita. Questa è l’unica e sola intuizione, un gioco in cui chi perde non viene soltanto dimenticato, ma non è nato del tutto.”
“La scommessa”, dal libro “Rivelazioni”.

L’idea della forma ultima si scontra con l’idea della meravigliosa complessità dell’evoluzione. Ma né il Giardiniere, né tanto meno il Vagliatore, hanno la certezza che la loro sia la strada giusta.
Pur nonostante ciò, possiamo comprendere come la lotta tra queste due entità, tra Luce e Oscurità, abbia influenzato il cosmo, a discapito dell’equilibrio.

“Uno dei tuoi filosofi affermava: “Non bisogna pensare che la vita dell’oscurità sia afflitta da miseria e dolore. Non c’è alcun dolore. Poiché il dolore è qualcosa che viene inghiottito dalla morte, e la morte è l’autentica essenza dell’oscurità”.”
“Felice di conoscerti”, dal libro “Rivelazioni”.

Il Vagliatore, dunque, si presenta in questo modo, introducendo il concetto che Luce e Oscurità sono teoricamente al di là del bene e del male, oltre la moralità come potrebbe dire Nietzsche. Sono due entità con pulsioni e scopi differenti, entrambe necessarie all’esistenza ed entrambe votanti a un certo tipo di equilibrio – uno stato che fu alterato dal Giardiniere.

“Immagina l’abominio di un mondo dove nulla può finire e dove nessuna scelta è migliore di un’altra. Immagina cose che soffrono e non muoiono mai. Immagina le menzogne che si diffondono senza contesto o contestazione. Immagina un mondo senza di me.”
“Felice di conoscerti”, dal libro “Rivelazioni”.

L’argomentazione è giusta sotto molti punti di vista. Ogni sistema di controllo, che si basa su modelli matematici e simulazioni (tutte cose che il gioco originale tra il Vagliatore e il Giardiniere è stato) mira a diminuire il più possibile l’entropia, per far sì che il valore in entrata sia uguale a quello d’uscita, come abbiamo spiegato tempo fa parlando dei Vex e della teoria dei sistemi. Un sistema di controllo è utile per evitare che il valore controllato sia erratico e porti a risultati potenzialmente catastrofici.
Il Vagliatore ci fa l’esempio forse migliore possibile. La proteina p53, che si occupa tra le altre cose, di limitare la crescita delle nostre cellule, farle invecchiare e farci dunque morire. È una bomba biologica a tempo dentro ognuno di noi, programmata per terminarci in un modo o nell’altro. Eppure, senza la p53, le cellule crescerebbero a dismisura, consumando l’energia del corpo e producendo terra fertile per infinite cellule cancerogene, che divorerebbero tutte. Il Vagliatore ci chiede, dunque, è la p53 un errore? Qualcosa di malefico di per sé? Ma la domanda più importante è la seguente: “La p53 è un agente dell’Oscurità o della Luce?”
Così, il Vagliatore si presenta come la nostra “salvezza” – e non nel senso più classico interpretato dalla community, nel rapporto villain > supereroe, ma come sistema di principi. La forma ultima è la salvezza dell’intero sistema-universo, secondo il Vagliatore, e la sua idea è convincerci di tutto ciò.

Il contatto tra noi e le Navi Piramidali non si è ancora concluso. Nuove rivelazioni ci aspettano e, forse, delle alleanze. La verità che abbiamo percepito finora è, evidentemente, solo un brandello della storia di come tutto è iniziato. Come proseguire e verso dove, sono dettati dalla nostra conoscenza e dalla nostra ignoranza.

Cosa ci aspetta
Il dialogo intessuto con il Vagliatore è fondamentale per comprendere le origini profonde del conflitto originale in Destiny. La storia, per come l’abbiamo percepita, ha delle notevoli somiglianze con un paio di fonti di narrativa di fantascienza, una delle quali scritta dal medesimo scrittore, Seth Dickinson (padre anche dei “Libri del Dolore” e dei diari del K1). Si tratta di “Sekhmet hunts the dying gnosis: a computation”, dove due divinità che rappresentano tesi opposte di crescita e distruzione anni, entrano in conflitto. Vi sono i principi base che abbiamo affrontato: la lotta per una forma finale (presente sia qui, che nei “Libri del dolore” che nei dialoghi di “Rivelazioni”), l’idea della gnostica e degli equilibri, la simulazione, due divinità in conflitto tra loro. Dickinson adotta spesso gli stessi temi nei suoi scritti e questo ci da una idea di come la narrazione verrà sviluppata in futuro… una lotta per la supremazia di due sistemi in netto contrasto tra loro, ma facente parte della nostra concezione dell’ordine, del caos, della vita e dell’estinzione.
Non facciamo dunque solo parte della guerra di principi che stiamo vivendo, ma ne siamo l’ago della bilancia. In un prossimo articolo affronteremo una forma di teoria del tutto, che unisce le motivazioni profonde delle due entità alle loro strategie per ottenere la vittoria del proprio principio su quello dell’altra, unendo tutti gli indizi raccolti finora, per prepararci al culmine di un conflitto di idee che attraversa miliardi di anni. E, prepariamoci, le cose potrebbero non essere affatto come le abbiamo sempre credute fin dall’inizio.