Con l’arrivo della nuova Incursione per Destiny 2, L’Ultimo Desiderio, assistiamo a un netto cambiamento di rotta da parte della Bungie. Viene abbandonato il sistema del Covo dell’Incursione precedentemente adottato per tutto il primo anno di Destiny 2, tornando a una più classica impostazione e vengono apportate delle modifiche sostanziali a tutto il feeling generale dell’esperienza e a come questa si integra con il resto del gioco. L’utenza si era già espressa, ma anche il feedback ricevuto dal community summit dello scorso aprile ha stabilito chiaramente che il sistema del Covo non ha ottenuto l’obiettivo che la Bungie si prefiggeva, ovvero di unificare l’esperienza di gioco e di sfruttare l’immensa location del Leviatano in modo continuativo e profondo. Ma cosa ha dunque cambiato L’Ultimo Desiderio? Per rispondere a questa domanda complessa, dobbiamo prima capire cosa è veramente un’Incursione, e perché viene ritenuta una delle attività più uniche e soddisfacenti del mondo di Destiny.

Destiny 2

LA FILOSOFIA DELL’INCURSIONE

Johan Huizinga, nel suo noto lavoro “Homo Ludens“, definiva lo spazio in cui si gioca qualcosa di capitale importanza, in quanto ogni singola regola del gioco, ogni sua realtà oggettiva e soggettiva, non avevano alcuna valenza al di fuori di esso. I videogiochi sono forse la più alta rappresentazione di questo cerchio magico e, al loro interno, possono esistere ulteriori mondi racchiusi dove si sperimentano le emozioni più intense. Una delle attività più impegnative di Destiny, l’Incursione è di certo definibile attraverso molti parametri. Ma ce ne uno, in particolare, che forse si pone alla base di tutto e ci avvicina a quella intensità di emozioni che il gioco da solo non può fornirci. Ricordiamo le parole di Luke Smith al riguardo, nel 2014, quando in un’intervista definì il concetto di Incursione basandosi sull’esperienza del post-lancio della Volta di Vetro:

“L’Incursione è composta da due elementi fondamentali. Si tratta del piacere della scoperta, sia verso un nuovo ambiente sia nella comprensione di come risolvere i problemi che tu e il tuo fireteam state affrontando. E quando abbiamo riflettuto su cosa mostrare o spiegare, se volevamo che il giocatore intraprendesse quel viaggio di scoperta, allora abbiamo deciso di non spiegare quasi nulla. Gran parte del divertimento, infatti, è scoprirlo per conto proprio.”

Con questa logica furono create le Incursioni del primo titolo di Destiny, con quel “sense of wonder” dell’avanzare in un territorio sconosciuto, ostile ma potenzialmente pieno di segreti, affascinante. Se sulla versione base di Destiny 2 avevamo un’Incursione che soddisfava in parte questi requisiti, ovvero il Leviatano, il successivo sistema del Covo dell’Incursione sminuiva lo stesso concetto di scoperta e fascino, riproponendo le medesime ambientazioni con variazioni sul tema. Il ritorno a quell’idea vincente di Incursione che aveva caratterizzato il primo Destiny è quello che rende la nuova Incursione, L’Ultimo Desiderio, così affascinante e ben realizzata. La location immensa, non solo per la grandezza in sé ma per la quantità di dettagli e segreti che nasconde, ha subito rimesso nella giusta direzione il franchise. La scelta di creare un duplice design nelle ambientazioni della Riva Contorta (tema Caduti, più simile al vecchio Atollo che conoscevamo dal gioco passato) e della Città Sognante, si è rivelata ottima. La differenziazione delle due destinazioni pone l’accento sulla cura generale e permette di dare carta bianca ai concept artist che finora non avevano mai mostrato questa parte del mondo dell’affascinante civiltà degli Insonni. Analogamente a ciò che accadde nella celebre e amatissima espansione “gemella” de I Rinnegati, ovvero Il Re dei Corrotti nel primo Destiny, la location dell’Incursione è qui anche una pattuglia, per sfruttarne appieno l’immensa potenzialità di esplorazione ma anche per un secondo e più importante motivo: la continuità.

Con “L’Ultimo Desiderio”, colmiamo le lacune volute della storia principale dell’espansione, dando un senso al climax con Uldren.

UNA NARRAZIONE DINAMICA

Molti utenti e content creator legati alla lore di Destiny, hanno chiesto a gran voce che l’Incursione tornasse a rappresentare la logica conclusione della storia aperta nella campagna dell’espansione stessa, un fil rouge che proseguiva e chiudeva un ciclo narrativo. Ciò non era accaduto con il Leviatano e il Covo dell’Incursione, che rappresentavano un brusco (seppur lievemente connesso) taglio narrativo con la storia di Ghaul, la campagna principale di Destiny 2. Questo non accadeva in passato, dove l’Incursione è sempre stata il tassello finale del puzzle narrativo che portava il giocatore alla sua scoperta. Con L’Ultimo Desiderio, colmiamo le lacune volute della storia principale dell’espansione, dando un senso al climax con Uldren. Comprenderemo parte delle sue intenzioni, scopriremo un interno mondo dietro. Letteralmente, visto che, con un colpo di genio raro, l’endgame sblocca un’intera nuova location, la Città Sognante. L’ispirazione della quale, per stessa ammissione di Bungie, si trova nel passato, a confermare quanto detto finora:

“È come se la Volta di Vetro e l’Astrocorazzata avessero avuto un bambino, o dei gemelli. E poi fossero stati lasciati sulla porta di Peter Jackson, cresciuti da lui come propri. Questa è la Città Sognante.”

L’architettura scelta, non a caso, riflette l’ispirazione di origine tolkieniana dei film di Peter Jackson, soprattutto il lavoro del concept artist e illustratore della saga Alan Lee. L’ambientazione ricorda Gran Burrone, o meglio Rivendell come in originale (citazione per il nome del boss finale, Riven?). L’idea si sposa bene con l’impressione generale che danno gli Insonni, esseri distaccati come gli elfi di tolkieniana memoria, gli Eldar (il termine originale “Awoken”, ovvero “Risvegliati”, riflette di più la loro natura di entità di atteggiamento superiore). L’idea di distacco, di isolamento ma anche di custodia di enormi segreti fuori dalla comprensione del giocatore, sono dei forti stimoli che rafforzano la concezione iniziale dell’attività dell’Incursione, come da descrizione di Luke Smith, il senso del mistero, la voglia di scoprire. E, badiamo bene, forse questa voglia non verrà mai del tutto soddisfatta, ma questo fa parte del fascino. La mancanza di varietà strutturale e territoriale o anche di tecniche base come il color coding per le diverse aree, si può perdonare a fronte di un tale, immenso lavoro strutturale. 

In coda a queste considerazioni, sottolineo la grande influenza che ha il completamento dell’Incursione non solo sulla storia ma anche sulle attività e gli aspetti geofisici della Città Sognante. Questo dimostra quanto sia centrale e integrato nel mondo persistente di Destiny 2 L’Ultimo Desiderio.

Con le meccaniche fortemente basate sui boss, la Bungie riporta ne L’Ultimo Desiderio la sfida al posto giusto.

L’IMPORTANZA DELLA COERENZA

L’Ultimo Desiderio offre una continuità generale, che cioè si ripercuote non solo nella narrazione e nel feeling visivo, ma anche nelle meccaniche di gioco, con la scelta di far droppare un Seme di Luce per sbloccare quella che per molti è l’ultima classe di abilità al primo boss dell’Incursione, Kalli. Questa decisione importante, contestata da alcuni, pone l’accento sul peso della nuova Incursione sull’intera espansione.

Sulla medesima linea, il ritorno alle meccaniche basate in maniera preponderante sui boss. Un’altra nota dolente del passato anno, infatti, era proprio questa: pochi boss, poca sfida. Il secondo Covo dell’Incursione, il Divora Mondi, addirittura si presentava in una forma più assimilabile all’Assalto. Scomparsi ormai gli scontri epici tra creature minori ma difficili da abbattere, come Golgoroth, il Templare, Vosik, Ir Yût. In alcuni casi, scomparsi anche gli scontri con creature mostruose, esseri divini, sostituiti da semplici soldati potenziati (Val Ca’our).

L’assenza totale di mid-encounter nel Leviatano è stata disarmante… questi incontri servivano a costruire una crescente fiducia e abitudine nel combattere nemici sempre più imponenti durante il corso dell’Incursione. Il continuo crescendo della sfida portava poi preparati al climax finale: Atheon, Crota, Oryx e Aksis, boss storici resi non meno epici dai loro luogotenenti, ma forse più grandi ancora.

Con le meccaniche fortemente basate sui boss, la Bungie riporta ne L’Ultimo Desiderio la sfida al posto giusto. E, come se non bastasse, dopo aver basato la propria struttura su questo, ne altera il classico topos videoludico del boss finale con una meccanica a sorpresa che non rivelerò in questa sede, ma che offre un interessante cambio di prospettive. La sensazione di essere appena passati attraverso un’ordalia è vera, perché reale.

CONCLUSIONE

La nuova Incursione, dunque, rimette in discussione le nostre opinioni su Destiny 2 a livello generale, offrendo un’esperienza coerente, completa e solida. È un fortissimo segnale positivo, che fa sperare per un futuro di maggiore qualità rispetto agli scarni contenuti delle due ultime espansioni ed è, forse, il vero fiore all’occhiello tra gli sforzi fatti da Bungie per salvare la propria creatura. È l’attività di Destiny più lunga, complessa, articolata e vasta finora mai prodotta, che è stata conclusa dopo 18 ore e 48 minuti dal primo fireteam che ha avuto successo tra il primo e il secondo giorno di lancio, in una vera e propria odissea che per altri grandi giocatori è durata oltre le 24 ore.  Un unico, lungo ed estenuante hero moment che ha però per protagonista l’intera squadra. Un’Incursione brutale dunque, forse troppo esagerata per alcuni aspetti, ma coraggiosa, che sembra annunciare al mondo da parte di Bungie che il guanto della sfida è stato lanciato, ancora una volta, ma nella giusta direzione.