Capitolo 2. Forza Bellica Russa

Chiudo gli occhi e penso a quei pochi attimi di vita vissuti: in un attimo sarà di nuovo tutto finito e questa volta per sempre…

“Guardiana! Da questa parte!”

Riaprendo gli occhi, con un flash sulla mia retina vedo un cancello che si stava aprendo e di nuovo le gambe cominciano a correre veloci come le zampe di un leopardo. Una volta raggiunto il cancello rotto mi accorgo che non potevo passarci se non con una scivolata e quindi… SWISH. Di fronte a me c’era uno scaffale con appoggiato uno strano oggetto metallico ed era come se mi stesse richiamando: avevo già visto una cosa del genere, però sembrava così primitivo, era forse un fucile?

“Oggi è il tuo giorno fortunato Guardiana. Imbraccia il fucile e fai vedere di che pasta sei fatta!… sempre… se funziona… lo spero per te, ma anche per me…”

Mentre lo spettro sbrodolava parole ansiose, io prendevo il fucile. La sensazione era strana, appena messo il dito sul grilletto sapevo benissimo cosa fare: chi ero in precedenza? Ero un militare?
Senza perder e tempo ho caricato il fucile e impostato il fuoco su automatico; anche se il mirino olografico aveva il vetro rotto, le meccaniche usurate e il metallo arrugginito e vecchio, il fucile sembrava fare il suo dovere e mi dava quel senso di sicurezza che avevo perso in quella vecchia struttura pericolante. Davanti a me il silenzio, c’era solo questo corridoio illuminato dalle lampade che ogni tanto impazzivano forse perché vecchie, se non proprio antiche o forse per l’elettricità non dispensata in maniera omogenea.
Cominciai a camminare lentamente tenendo sempre il dito sul grilletto e l’occhio pronto a prendere la mira.

“Sembra se ne siano andati… mi pare molto strano”

All’improvviso di fronte a me, come piombato dal cielo, uno di quei mostri urlava e tutto sembrava a rallentatore dandomi persino il tempo di osservarlo: aveva due braccia, non quattro… forse un servo o un soldato semplice? Addosso aveva un’armatura rosso spento abbastanza aderente,  sembrava che proteggesse in maniera eccellente la carne.
Molto velocemente sollevo il fucile e guardando il vetrino rotto miro a quella che sembra la testa, sperando che non gli ricresca. Premo il grilletto ed è tutto finito, dal foro nel cranio causato dal mio proiettile esce un fumo bianco e denso accompagnato da un doloroso e straziante stridio. Il sangue nelle vene mi si gela e mi viene la pelle d’oca: avevo ucciso un essere vivente, so che voleva uccidermi o catturarmi tuttavia provavo uno strano senso di colpa.

“Bravissima! Lo sapevo che potevo fidarmi di te! Caspita, quel caduto mi ha fatto prendere un colpo!”

“Caduto? E’ così che si chiamano?” Gli chiedo

“Si, è una razza molto sviluppata tecnologicamente e un tempo  una civiltà molto rigogliosa, ora si limitano a razziare e saccheggiare ed è anche per colpa loro che la Terra è in queste condizioni”

Terra! Ci troviamo sulla Terra! Finalmente qualche informazione.

“Di preciso, dove siamo?” domando alla piccola lucetta svolazzante.

“Russia, in un vecchio cosmodromo e pensare che da qui una volta partivano migliaia di navi per l’universo profondo, segno dell’evoluzione dell’uomo. Spero sia rimasta almeno una nave per fuggire, da qualche parte.”

Riprendo a correre per uscire da quella struttura fatiscente e prima di trovare l’uscita, noto una strana cassa, illuminata di verde.

“Una cassa! Che aspetti ad aprirla, potrebbe contenere qualcosa di utile!”

Aprendola un bagliore piacevole colpì il mio volto: all’interno della cassa c’era uno splendido fucile da cecchino, con un’ottica da medio raggio e una canna rinforzata, senza bipede probabilmente perché non ne aveva bisogno dal momento che era quasi più leggero di quel pezzo di storia russa che avevo trovato prima.
Quel cecchino è come se avesse innescato qualcosa in me, una sorta di ricordo bloccato. Il cecchino era il mio mestiere: ero veloce, cauta e sapevo sfruttare la pazienza come l’arma più letale.
Improvvisamente sento scorrere il fuoco dentro di me.

“Finalmente, non ce la facevo più! Ci avrei scommesso, sei una cacciatrice! Sei scaltra e agile e dentro di te brucia vivida la fiamma solare!”

“Mi sento benissimo! So di poter affrontare qualsiasi cosa adesso!” gli rispondo

“Frena il tuo entusiasmo, ora che sai di essere una pistolera d’oro devi imparare e padroneggiare questo potere, faremo pratica più avanti. Per il momento troviamo una nave per tornare alla base”

Dopo mezz’ora di cammino e dopo aver neutralizzato una pattuglia di Caduti finalmente trovammo un vecchio cantiere navale. Entrando molto silenziosamente notai subito che un’altra squadra faceva la ronda intorno a quella che sembrava essere un’astronave. Questa volta però c’era anche un alieno simile a quello visto appena “nata”: Quattro braccia, più grosso degli altri e si atteggia da capo, impartendo ordini ai piccoli soldati con solo due arti. Sfrutto l’effetto sorpresa, è ora di provare il fucile da cecchino. Mi inginocchiai nascosta nell’ombra e regolai il mirino,trattenendo il respiro, il battito rallenta e BAM!
Il primo suddito cade lasciando uscire dal foro quella che sembrava la sua anima.headshot

Il capitano urlò inferocito e mandò in avanscoperta gli altri pedoni, ma non fecero in tempo a capire dove fossi che anche loro si accasciarono per terra vittime dei miei proiettili. Il capo era solo ed era fermo: cosa stava facendo? Possibile che sia così codardo da non attaccarmi? Chi se ne frega, devo ucciderlo, magari sta cercando di farmi uscire allo scoperto. Inserisco il colpo nel binario del cecchino, carico e BAM! Il colpo raggiunse la testa del capitano, ma si fermò a pochi centimetri dalla sua fronte e cadde per terra rotolando via; si alzò una sorta di barriera tutta intorno a lui. Era magnifica, sembrava quasi un’aurora boreale con bordi frastagliati come le onde azzurre che si scontrano con la roccia spigolosa dello scoglio.captain

Il meraviglioso sgomento venne interrotto dal grido di battaglia dell’alieno che, avendo capito da dove sparassi cominciò a corrermi addosso.
Ripongo il fucile da tiratore e riprendo in mano l’antica forza bellica della Russia sparando e indietreggiando,  il capitano cercava disperatamente di avvicinarsi a me, probabilmente aveva un fucile a pompa o un’arma a corto raggio, ma io non glielo permettevo. Dopo due raffiche la protezione del mio avversario si ruppe, facendo il suono di un vetro spaccato.  “E’ il mio momento” penso tra me e me. Con una scivolata raggiungo il riparo di prima e tirando fuori il fucile da cecchino gli piazzo una pallottola in mezzo agli occhi. Finisce così il combattimento, nel silenzio, come era iniziato.

“Grandioso! Ora vediamo se questa nave funziona. Dammi 5 minuti”

Non riuscii neanche a riprendere il fiato che da una conduttura sentii il boato più forte di sempre. Strisciò fuori il caduto più veloce che io abbia visto finora: aveva un casco con delle specie di corna, un mantello rosso sangue con la pelliccia a coprire le spalle e un’arma con quattro canne che sembravano sputare fiamme.archon

“Oh no! L’Arconte! Scappa! Non c’è modo di sconfiggerlo adesso!”

Senza dare retta allo spettro, cercai di utilizzare il dono di cui mi aveva parlato prima,  mi concentrai e sollevando la mano verso l’alto sentii scorrere il fuoco vivo e il calore solare verso la mano e in meno di un secondo si formò nella mano una pistola infuocata. Sparai all’Arconte ma il rinculo è troppo alto e gli sfregia soltanto la maschera che indossava, lasciandogli una bruciatura sulla guancia e parte del corno sinistro. Lo spettro mi teleportò nell’astronave e con i motori al massimo abbandonammo il cantiere con l’Arconte che gridava inferocito.

“Non ho mai visto un cacciatore sfoggiare la pistola d’oro senza prima aver ricevuto il giusto insegnamento… sarai un’ottima Guardiana, forse sei destinata a ribaltare la sorte dell’umanità. Ora però rilassati, ti porto nell’ultimo posto sicuro rimasto.”

“Ovvero? Dove stiamo andando?”

“Andiamo in Torre, l’ultimo bagliore di speranza dell’umanità.”